fabio macellari

Fukushima: il nuovo disco “alchemico” dei Kleinkief. Con un’intervista a Thomas Zane

© Camilla Martini

© Camilla Martini

Proponiamo oggi sul nostro blog un’intervista a Thomas Zane, chitarra e voce dei Kleinkief, che qualche giorno fa hanno pubblicato il loro quinto disco, Fukushima. Seguirà poi una recensione che precede – cronologicamente – l’intervista, e cioè non è stata influenzata in alcun modo dalle risposte che qui leggerete – ed è questo già motivo di “alchimia”. Buon ascolto prima (!) e buona lettura poi.

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https://soundcloud.com/kleinkief

Un nuovo lavoro con un titolo apocalittico e “non integrato”, molto contemporaneo; cos’avete di nuovo da comunicare con la vostra musica?

Il titolo nasce durante una chiacchierata con il nostro art designer, Matteo Scorsini. Gli stavo raccontando cos’era uscito dalle session di registrazione e quando gli parlai della suite strumentale che chiudeva il disco, appunto Fukushima, lui mi guardò con occhi da killer e disse “Lo chiamiamo così!”. Non dovetti convincere il resto della band, eravamo e siamo tutti innamorati di quella non-canzone ed abbiamo appoggiato con entusiasmo il suo desiderio.
Il disco è continuamente pervaso da note apocalittiche, con la punta delle dita rimane ancorato alla realtà, ma il grosso è ampiamente immerso in un mare d’incubi e visioni oniriche. Volevamo un disco ambizioso, autentico e particolare e volevamo fare un sacco di casino, ora che è tutto finito, che è finalmente “nato”, sono molto felice di com’è andata, il risultato ha di gran lunga superato le mie attese.

Banalmente: come sono nate le canzoni, quanto avete lavorato e come? Quindi qual è stata la direzione che avete intrapreso, in particolare nei testi?

Quasi tutto è nato su temi improvvisati nella nostra amata stanza. Abbiam giocato e sperimentato molto, tenendo sempre tese le orecchie, aspettando la scintilla. Ci è parso presto evidente che avremmo potuto e dovuto osare.
Abbiamo fatto una lunga e appassionata preproduzione curata dal nostro chitarrista Nicolò che ci ha portato a decidere di registrar “live”, senza click e tracce guida.
A questo punto è cominciata la ricerca del posto giusto, conclusasi fortunatamente poco dopo, abbiamo avuto tutto per noi il C32 [sito a Mestre, n.d.r.] per 3 interi giorni, un teatro dedito a molteplici performance, molto accogliente e spazioso che abbiamo sfruttato in pieno. Giorni intensi ed appassionati che ricorderemo.

Per quanto concerne i testi, per la prima volta ho lavorato anche a cose non mie; cominciò tutto quasi per caso, conobbi qualche anno fa Fabio Macellari, anni orsono lui vide i Kleinkief e ne rimase colpito, quando incrociò il nostro nome nel social network mi scrisse e da lì è nato uno scambio quasi quotidiano di sfoghi, paranoie e divertissement lessicali. Rimasi subito attratto dal suo modo di scrivere così poetico e viscerale, audace e pazzo, una sera provai ad improvvisare usando i suoi versi, mi piaque moltissimo e a lui pure. Da quell’improvvisazione è nata “Grattacieli” la canzone che apre il disco, quella che più mi piace cantare.

Cosa lo differenzia dai primi dischi e cos’è cambiato negli ultimi anni e rispetto all’ultimo del 2013 Gli Infranti (di cui abbiamo chiacchierato qui)?

Son passati tanti anni da quando abbiamo realizzato il primo disco; nonostante tra loro ci siano enormi differenze si sente che la band è comunque la stessa, perlomeno il fine ultimo, far qualcosa di musicalmente bizzarro e audace. Rispetto a Gli Infranti le differenze sono abbastanza evidenti. Prima di tutto è cambiato il gruppo. Sono entrati in pianta stabile Claudio (piano elettrico) ed Erik (basso) ed è rientrato Fabio (chitarra elettrica). Le possibilità espressive e i giochi armonici sono aumentati rendendo gli arrangiamenti più complessi ma non meno diretti. La seconda differenza arriva dall’uso in fase compositiva dell’accordatura aperta in RE della mia chitarra, già peraltro usata per i primi due dischi. Questo ha portato una cupezza maggiore rispetto a Gli Infranti, spalancando le porte ad una sperimentazione psichedelica, da sempre presente nei nostri brani, ma che prima non era mai emersa con così tanta forza. Il suono del Fender Rhodes di Claudio e i ruvidissimi giri di basso di Erik hanno poi spostato l’asse verso le sonorità dei primi anni ’70, anche questa una novità per i Kleinkief.

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