Estate crudele

Alessandro Bertante – Estate crudele

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Alessandro Bertante – Estate Crudele –Rizzoli 2013 – euro 17,00 – ebook 11,99

 

L’estate del 2003 è stata una delle più calde degli ultimi anni. Per Milano fu un’estate soffocante, l’aria sembrava fosse stata trasportata da un’altra parte. Il respiro era diventato qualcosa che con il capoluogo lombardo non aveva più niente a che fare. Dentro quell’estate, in uno dei quartieri più popolari di Milano, quello a nord di Piazzale Loreto (Turro, Viale Monza, Via dei Transiti, Viale Padova, Via Crespi), Alessandro Bertante ha ambientato il suo nuovo, importante e decisivo, romanzo. Milano è una città  involuta, diventata ormai l’ombra di se stessa. La periferia non è altro che uno degli specchi di questo nulla. Bertante sceglie il caldo per raccontare il disagio, le rovine di un luogo e di un tempo. Il caldo è più funzionale della pioggia, perché il caldo fa sentire meglio la puzza. La puzza di fogna. Alessio Slaviero, il protagonista, ha studiato da antropologo, il suo spessore culturale è elevato. Slaviero spaccia droga. Consuma benzodiazepine e molto alcol. Vive qui, nelle vie dove tra casa e topaia non c’è alcuna differenza. Il quartiere una volta è stato luogo di botteghe, di artigiani, di piccole fabbriche. Zona di non trascurabile rilevanza storica. Fuori i nativi dentro i meridionali, via i meridionali dentro i sudamericani, gli arabi, gli africani, i cinesi. Nessuno è destinato a lasciare traccia, in queste stradine si consuma una disperata lotta di sopravvivenza. Ma è una sopravvivere tra morti. Il calore terribile si abbassa  denso e in quella densità cupa e putrida non c’è speranza, non c’è più alcuna ragione che giustifichi l’esistenza di qualcuno. Alessio si aggira stanco, disilluso, arrabbiato. Porta addosso un peso che è la propria vita. Si muove squallido tra personaggi squallidi. Lui lo squallore lo cerca, se lo infligge. Non scappa da nulla, è la rappresentazione dell’uomo che una volta affondato scava la sabbia per sparire ancora più giù. C’è qualcosa di vivo che torna però, uno sguardo al balcone di fronte, la debolezza di una carezza. “Il sangue, a vederlo da vicino, è sempre più scuro di quanto s’immagini.” Una frase chiave. Bertante guarda da vicino: gli uomini, il declino, sono osservati con la lente di ingrandimento. Raccontati mentre la loro fine accade. Estate Crudele è un bellissimo romanzo, di lucida potenza. La scrittura di Bertante è ricca, colta, mai banale, incisiva, brillante e devastante. Il romanzo si legge molto rapidamente ma costringe a ritornare su alcune pagine come se lasciasse addosso la voglia di cercare, il desiderio di capire di più. Alessandro Bertante ha più o meno l’età del protagonista (Slaviero è un quarantenne), chi sono questi uomini nati tra la fine degli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta? Quali sono gli accadimenti politici, sociali che ne hanno condizionato le esistenze e poi la scrittura. Cosa non è accaduto? Questo libro tira i fili di un inesorabile declino, quello di un tessuto urbano che fagocita tutto in un’unica voragine di indifferenza e solitudine. “Io sono solo, sconfitto, imprigionato e ingannato tutti i giorni di questa estate rovente. Non vuole finire. La finestra spalancata cerca l’aria ma nella stanza entra solo il frastuono della strada. Gente che grida coprendo il basso continuo dei tubi di scappamento, dei motorini eccitati, delle utilitarie bloccate nel traffico.” Cruel Summer è la canzone beffarda che accompagna le giornate di Alessio, ma anche in un’estate così terribile a un certo punto piove, il momento in cui la puzza diventa odore.

© Gianni Montieri

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recensione uscita per la rivista QuiLibri (numero 18 – luglio/agosto 2013)