Ernst Jandl

Lorenzo Poggi, Quel ragazzo che provava a volare

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Lorenzo Poggi, Quel ragazzo che provava a volare. Prefazione di Augusto Benemeglio, Edizioni Progetto Cultura 2016

Sono rotte le brocche armoniose,
i piatti con il volto greco;
le teste dorate dei classici…

ma l’argilla e l’acqua continuano a girare
nelle umili case dei vasai.

Ernst Jandl

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

Mi risuonano nella mente i versi che Ernst Jandl scrisse tra il 1953 e il 1955, mentre scorro, ancora una volta, le pagine della raccolta di Lorenzo Poggi, pubblicata qualche mese fa da Edizioni Proget­to Cultura. Quel ragazzo che provava a volare è una raccolta ricca di testi, nei quali l’io lirico, pre­sente nella maggior parte di questi, cammina, raccoglie, serba e trasmette memoria in un lavoro quotidiano, incessante. Tutto ciò avviene nella piena consapevolezza della fatica e della dignità ar­tigianale. Umile e fiera insieme, tale consapevolezza, ché sa, come sottolineato dalla poesia di Jandl, che «nelle umili case dei vasai» «l’argilla e l’acqua continuano a girare» per resistere alla di­struzione, alla frattura, alla profanazione, sì, della bellezza, per preservarla, nonostante tutto e non tacendo l’enorme meschinità della devastazione perpetrata. La coscienza della necessità di un lavo­ro artigianale di raccolta, selezione, scavo, lima, distesa di linee, impasto di colori, intaglio, model­lamento si accompagna qui alla descrizione di un sogno, che non è mai rigettato. Non è dato tempo di abiura, anche nei giorni del gelo, del fango e del bitume.
Che cosa ne è stato, allora, di quel ragazzo che provava a volare? La risposta alla domanda centrale suscitata dal titolo percorre fitta l’intera raccolta e si articola in camminamenti e visioni, segue il volo di gabbiani e di colombe bianche, affonda i piedi e le mani nella terra, in quella pazientemente coltivata dell’orto e in quella intrisa di acqua e di foglie del sottobosco, calpesta, denunciandone la piattezza infida, l’asfalto e si libra, ancora, in un volo che non ha dimenticato le aspirazioni di “quel ragazzo” e gli insegnamenti di chi lo ha preceduto, del padre carnale e dei padri ideali.
La gamma dei tempi verbali – il passato prossimo che costituisce da sempre la cifra della poesia di Lorenzo Poggi, il presente che conferma il suo essere intrepidamente qui e ora – si arricchisce così dell’imperfetto, tempo della memoria e della cura, della “onnicomprensiva cura” (Sibylle Le­witscha­roff nella traduzione di Paola Del Zoppo). La fedeltà ai sogni è attestata, inoltre, dal tem­po futuro in Il ragazzo dentro. (altro…)

Giornata mondiale della poesia 2015: le nostre (ri)proposte

Oggi, 21 marzo 2015, in occasione della Giornata Mondiale della Poesia, proponiamo la (ri)lettura di alcuni nostri articoli dedicati a voci poetiche a noi care.

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An(ders)denken: Bachmann, Jandl, Enzensberger, Braun, Kunze

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An(ders)denken: Bachmann, Jandl, Enzensberger, Braun, Kunze

 

Quando l’esercizio della memoria (Andenken), il monito sul tempo si fa pensiero diverso e divergente (anders denken): cinque testi poetici, cinque autori di lingua tedesca. Scelta di testi e traduzione in italiano di Anna Maria Curci.

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Gli anni meravigliosi #15: Ernst Jandl

La rubrica prende il nome da un testo del 1976 di Reiner Kunze, Die wunderbaren Jahre, Gli anni meravigliosi. Si trattava di prose agili e pungenti, istantanee veritiere – e per questo tanto più temute – su diversi aspetti della vita quotidiana dei giovani nella DDR degli anni Settanta. Come ricorda Paola Quadrelli nel bel volume «Il partito è il nostro sole». La scuola socialista nella letteratura delle DDRfu Heinrich Böll, lo scrittore tedesco federale più attento ai temi della dissidenza est-europea, a definire queste brevi prose, recensendo il volume di Kunze su «Die Zeit», «medaglioni sbalzati dalla realtà della DDR».
Molta letteratura degli anni Settanta – in parte e per alcuni aspetti molto significativi oggi ingiustamente dimenticata, non soltanto per la DDR − possiede le caratteristiche della raccolta di prose di Reiner Kunze, Gli anni meravigliosi: agile, puntuale e pungente, non si sottrae mai al dialogo serrato con la realtà, il contesto storico, la quotidianità anche ‘spicciola’.

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La quindicesima puntata della rubrica incontra Ernst Jandl, il poeta austriaco della “konkrete Poesie”, attraverso una lirica apparsa nella raccolta der gelbe hund (“il cane giallo”), pubblicata all’indomani degli ‘anni meravigliosi’, nel 1980. L’effetto placidamente spiazzante del finale, preparato, modificando la famosa formula di Winckelmann, con “nobile non-sense e quieto sarcasmo”, è esempio di ciò che Heinrich Böll definiva, nel suo discorso per il conferimento del premio Nobel, “il nascondiglio della resistenza”: l’umorismo della poesia. (Anna Maria Curci)

der schnitter

es ist ein schnitter, der
schneidet brot und gibt
der frau ein stück
und jedem kind ein stück
und ein stück ißt er selber
und dann fragt er
wer hat noch hunger?
und schneidet dann weiter.
einem solchen schnitter
möchtest du wohl gern einmal begegnen.
außer er sagt zu dir:
komm hier, du brot.

Ernst Jandl
(da: der gelbe hund, Luchterhand 1980)

il tagliatore

è un tagliatore, che
taglia pane e dà
un tozzo alla moglie
e un tozzo a ogni figlio
e un tozzo lo mangia lui stesso
e poi chiede
chi ha ancora fame?
e poi continua a tagliare.
un tagliatore del genere
lo vorresti proprio incontrare una volta.
a meno che non ti dica:
vieni qui, tu, pane.

Ernst Jandl

(traduzione di Anna Maria Curci)

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Ernst Jandl (Vienna 1925-2000) «è il più noto rappresentante di quell’avanguardia linguistico-poetica degli anni Cinquanta e Sessanta che è stata definita, in ambito internazionale, con l’espressione ‘poesia concreta’ e che in ambiente austriaco è stata rappresentata soprattutto dalla Wiener Gruppe. La notorietà di Jandl va ascritto, oltre che a una spiccata intelligenza lirica, al tono schiettamente umoristico-ironico (e autoironico) che costituisce il tratto più peculiare della sua poesia. Chiamato alle armi nel 1943 e inviato sul fronte occidentale, Jandl viene fatto prigioniero dagli americani e portato in Inghilterra. Tornato a Vienna nel 1946, studia germanistica e anglistica, laureandosi con una tesi su Arthur Schnitzler. Le sue prime poesie, di tono vagamente brechtiano, cominciano a essere pubblicate agli inizi degli anni Cinquante, e vennero raccolte nel 1956 nel volume Andere Augen (Altri occhi). Nel 1954 conosce Friederike Mayröcker, che diventò sua compagna di vita e con la quale scrive alcuni importanti lavori, tra cui il celebre radiodramma Fünf Mann Menschen (Cinque persone maschio, 1967). Negli stessi anni Jandl entrò nell’orbita culturale della Wiener Gruppe.» (da: Antologia della poesia tedesca a cura di Monica Lumachi e Paolo Scotini. Introduzione di Patrizio Collini, Firenze 2004, p. 732).

Qui note biobibliografiche e un elenco dei titoli in traduzione italiana.

© Anna Maria Curci