Era de maggio

Le cronache della Leda #14 – La festa del paese

Saint Germain - Paris- foto di gianni montieri

Saint Germain – Paris- foto di gianni montieri

Le cronache della Leda #14 La festa del paese

 

 

È maggio, ci risiamo. Maggio, si sa, almeno in teoria, è un bellissimo mese. Le rose e tutte quelle faccende legate alla primavera, i baci di sera  quando eravamo giovani, quella bellissima canzone napoletana. L’ho sempre preferita nella versione di Murolo anche se quando la cantò Battiato mi stupì in positivo. E poi quell’altra, quella splendida della Mannoia, la canzone con cui si poteva parlare. Ci sarebbero molti motivi per amare maggio, ma qui dove vivo ce ne sono due per odiarlo, uno è il Rosario. Nulla contro il Rosario, quando è recitato in chiesa può essere anche affascinante e comunque non disturba, è nel suo luogo, ha senso. Quello che non sopporto è quello che recitano la mia vicina con le amiche, a finestre aperte, in  un misto di dialetto lombardo e latino. Latino? Vabbè, lasciamo perdere.

L’altro motivo valido per desiderare la fine di maggio è la festa del paese. La fanno ogni anno da duecentocinquanta anni, più o meno, cioè, è sempre stata presente in tutti gli anni della mia vita. Ma andiamo per gradi, perché se è maggio è maggio per tutti, e quindi ve la racconto.

Pare che nei campi, appena fuori dal paese, dei contadini trovarono la statua di una Madonna, riversa su un fianco in mezzo al terreno. La Madonna aveva un vestito bianco e rosa, alta circa un metro e sessanta. Bellissima come lo sono solo le Madonne. Cosa volete che facessero i contadini se non inginocchiarsi, adorarla, andare a chiamare il parroco e portarla in processione al paese? Naturalmente quell’anno ci fu un raccolto strepitoso, tutti gridarono al miracolo. La Madonna andava da quel momento osannata, pregata, ringraziata, festeggiata. A maggio, perché era quello il mese in cui l’avevano trovata.

Io non sono credente, lo sapete, ma ho molto rispetto per chi ha fede, per chi crede; non sopporto tuttavia i riti, le ripetizioni. L’abbruttirsi di ciò che dovrebbe essere preghiera e invece diventa fiera, tripudio di bancarelle. Sagra.

La statua della Madonna è dentro al Santuario, che sta nella piazza principale del paese. Per due settimane, tutte le sere, le vie che portano alla piazza e la piazza stessa diventano il centro delle celebrazioni. Bancarelle prima di tutto.  Fiumi di gente che vanno e vengono e comprano quelle assurde caramelle colorate. Le guardano come se fosse la prima volta. Bambini e passeggini. Palloncini colorati e, da non crederci, ancora lo zucchero filato. Lo zucchero filato rosa. Isola pedonale, i migliori bar del paese irraggiungibili. I banchetti dove vendono le salamelle e la porchetta, roba che nemmeno alla festa dell’Unità. Concerti di cantanti improponibili o dimenticati, tipo Amedeo Minghi, ma di adesso.

Naturalmente l’aspetto religioso resiste ma passa in secondo piano. Ci sono quattro processioni in cui la Madonna viene portata in spalla a spasso per il paese. Chissà cosa ne penserà di tutte queste bancarelle e di qualcuno che ancora indossa i vestiti della festa. Il parroco cammina davanti ai portatori della Madonna e benedice a destra e a manca. Tutti salutano la statua anche dai balconi. Fuochi d’artificio.

L’Adriana è nel comitato organizzatore dei festeggiamenti. Per tutto maggio praticamente non ci parliamo. La Luisa tenta di mediare. La Wanda sorride perché pensa che siamo delle ragazzine. La Madonna salterebbe almeno un anno su due, mi sa.

Leda

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©Gianni Montieri