Enrico De Angelis

Coriandoli a Natale #15: Georg Trakl, Nascita

trakl_poesie

 

Nascita

Montagne: nero, silenzio e neve.
Rossa dal bosco scende la caccia;
Oh, che sguardi muscosi hanno le bestie.

Silenzio della madre; sotto pini neri
S’aprono le mani addormentate
Quando incolore appare la fredda luna.

Oh, la nascita dell’uomo. Notturna fruscia
Acqua azzurra al piede delle rocce;
Tra i sospiri guarda l’angelo caduto la sua immagine,

Si desta un lividore in stanza sorda.
Due lune,
Lucono gli occhi alla vecchia di pietra.

Ahi, il grido della partoriente. Con ala nera
Sfiora la notte le tempie del fanciullo,
Neve che cade piano dalla nube porpora.

Georg Trakl
Trad. di Enrico De Angelis in: G.T., Poesie. A cura di Grazia Pulvirenti, Marsilio 1999, p. 257

. (altro…)

Georg Trakl, cento anni fa

TRAKL

Cade il suono
come il tonfo di un remo
nel silenzio.

(A.M. Curci)

Il 3 novembre 1914, cento anni fa, moriva all’ospedale di Cracovia, probabilmente suicida per una dose eccessiva di cocaina, il poeta austriaco Georg Trakl. Nelle sue poesie, che si possono leggere anche nelle traduzioni di Elio Gianturco (1925), Leone Traverso (1938), di Giaime Pintor (1939-40), di Ida Porena (1963), di Ervino Pocar (1974), di Enrico De Angelis (1999; l’elenco prosegue, ché la poesia di Trakl continua a essere frequentata assiduamente anche in quella lettura ‘al quadrato’ che è la traduzione) la «azzurritudine» (Bläue) della natura limpida e, insieme, trasfigurata, si affianca alla cadenza, come attutita dal manto di nebbia, del remo nelle acque che scorrono, chiare o torbide, lente e inesorabili e, ancora, alla visione inequivocabile del disfacimento (Verfall) all’orrore della guerra – la lirica Grodek ne è l’esempio più esplicito e sconvolgente – che schiaccia, maciulla, stravolge, annienta l’umanità.

Nel centenario della morte di Georg Trakl propongo, in ordine cronologico di composizione (dall’autunno 1912 all’inizio di ottobre 1914), alcune sue liriche nell’originale e nella mia traduzione.

Anna Maria Curci

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Verklärter Herbst

Gewaltig endet so das Jahr
Mit goldnem Wein und Frucht der Gärten.
Rund schweigen Wälder wunderbar
Und sind des Einsamen Gefährten.

Da sagt der Landmann: Es ist gut.
Ihr Abendglocken lang und leise
Gebt noch zum Ende frohen Mut.
Ein Vogelzug grüßt auf der Reise.

Es ist der Liebe milde Zeit.
Im Kahn den blauen Fluß hinunter
Wie schön sich Bild an Bildchen reiht –
Das geht in Ruh und Schweigen unter.

Autunno trasfigurato

Finisce così l’anno, con vigore,
Con vino d’oro e frutto dei giardini.
Tacciono intorno i boschi, ed è stupore
Al solitario sono per la via vicini.

Allora dice il contadino: è bene.
Voi campane del vespro a largo raggio
In fine ancora, piano date forze serene.
Migranti uccelli salutan lungo il viaggio.

È dell’amore l’epoca clemente.
Giù per l’azzurro fiume sulla chiatta
Immagini si susseguon, quanto dolcemente –
Tramonta in silenzio il tutto ed in quiete perfetta.

*

Im Frühling

Leise sank von dunklen Schritten der Schnee,
Im Schatten des Baums
Heben die rosigen Lider Liebende.

Immer folgt den dunklen Rufen der Schiffer
Stern und Nacht;
Und die Ruder schlagen leise im Takt.

Balde an verfallener Mauer blühen
Die Veilchen,
Ergrünt so stille die Schläfe des Einsamen.

In primavera

Senza rumore cadde la neve da passi oscuri,
All’ombra dell’albero
Levano amanti le palpebre rosate.

Sempre alle grida oscure dei barcaioli
Seguono astro e notte;
E sommessi i remi battono in cadenza.

Presto su mura in rovina fioriranno
Le viole,
Così s’inverdisce silente la tempia al solitario.

*

Karl Kraus

Weißer Hohenpriester der Wahrheit,
Kristallne Stimme, in der Gottes eisiger Odem wohnt,
Zürnender Magier,
Dem unter flammenden Mantel der blaue Panzer des Kriegers klirrt.

Karl Kraus

Bianco sommo sacerdote della verità,
Voce di cristallo, in cui dimora l’algido soffio di Dio,
Mago in collera,
Cui sotto cappa fiammante tintinna la cotta azzurra del guerriero.

*

Frühling der Seele

Aufschrei im Schlaf; durch schwarze Gassen stürzt der Wind,
Das Blau des Frühlings winkt durch brechendes Geäst,
Purpurner Nachttau und es erlöschen rings die Sterne.
Grünlich dämmert der Fluß, silbern die alten Alleen
Und die Türme der Stadt. O sanfte Trunkenheit
Im gleitenden Kahn und die dunklen Rufe der Amsel
In kindlichen Gärten. Schon lichtet sich der rosige Flor.

Feierlich rauschen die Wasser. O die feuchten Schatten der Au,
Das schreitende Tier; Grünendes, Blütengezweig
Rührt die kristallene Stirne; schimmernder Schaukelkahn.
Leise tönt die Sonne im Rosengewölk am Hügel.
Groß ist die Stille des Tannenwalds, die ernsten Schatten am Fluß.

Reinheit! Reinheit! Wo sind die furchtbaren Pfade des Todes,
Des grauen steinernen Schweigens, die Felsen der Nacht
Und die friedlosen Schatten? Strahlender Sonnenabgrund.

Schwester, da ich dich fand an einsamer Lichtung
Des Waldes und Mittag war und groß das Schweigen des Tiers;
Weiße unter wilder Eiche, und es blühte silbern der Dorn.
Gewaltiges Sterben und die singende Flamme im Herzen.

Dunkler umfließen die Wasser die schönen Spiele der Fische.
Stunde der Trauer, schweigender Anblick der Sonne;
Es ist die Seele ein Fremdes auf Erden. Geistlich dämmert
Bläue über dem verhauenen Wald und es läutet
Lange eine dunkle Glocke im Dorf; friedlich Geleit.
Stille blüht die Myrthe über den weißen Lidern des Toten.

Leise tönen die Wasser im sinkenden Nachmittag
Und es grünet dunkler die Wildnis am Ufer, Freude im rosigen Wind;
Der sanfte Gesang des Bruders am Abendhügel.

Primavera dell’anima

Un grido nel sonno; per neri vicoli si abbatte il vento,
L’azzurro della primavera ammicca da rami che si spezzano,
Purpurea rugiada notturna, e si spengono intorno le stelle.
Verdognolo albeggia il fiume, argentei i vecchi viali
E le torri della città. Oh mite ebbrezza
Nella chiatta che scivola e le grida oscure del merlo
In giardini infantili. Già si dirada la rosea peluria.

Solenni mormorano le acque. Oh le umide ombre del prato,
L’animale che incede; Rami in fiore che inverdiscono
Agitano la fronte di cristallo; chiatta che ondeggia luccicante.
Piano risuona il sole tra le nubi di rosa sul colle.
Grande è la quiete dell’abetaia, le ombre serie sul fiume.

Purezza! Purezza! Dove sono gli orrendi sentieri della morte,
Del grigio silenzio di pietra, gli scogli della notte
E le ombre senza pace? Abisso raggiante di sole.

Sorella, quando ti trovai in solitaria radura
Del bosco ed era mezzogiorno e grande il silenzio dell’animale;
Bianchezza sotto quercia selvatica, e argenteo fioriva il duomo.
Morte possente e la fiamma che canta nel cuore.

Più cupe le acque circondano i bei giochi dei pesci.
Ora del lutto, sguardo silente del sole;
L’anima è uno straniero sulla terra. Sacra albeggia
Azzurrità sopra il bosco abbattuto e rintocca
A lungo una campana cupa nel villaggio; in pace estremo saluto.
Silenzioso fiorisce il mirto sopra le palpebre bianche del morto.

Piano risuonano le acque nel pomeriggio al declino
E verdeggia più cupa la sterpaglia alla riva, gioia nel roseo vento
Il canto lieve del fratello sul colle vespertino.

*

Klage, II

Schlaf und Tod, die düstern Adler
Umrauschen nachtlang dieses Haupt:
Des Menschen goldnes Bildnis
Verschlänge die eisige Woge
Der Ewigkeit. An schaurigen Riffen
Zerschellt der purpurne Leib
Und es klagt die dunkle Stimme
Über dem Meer.
Schwester stürmischer Schwermut
Sieh ein ängstlicher Kahn versinkt
Unter Sternen,
Dem schweigenden Antlitz der Nacht.

Lamento , II

Sonno e morte, le aquile tetre
Mugghiando sorvolano di notte questo capo:
Il flutto gelido dell’eternità
Divori il dorato sembiante
umano. Su orride scogliere
Si schianta il corpo purpureo
E la voce oscura si leva di lamento
Sopra il mare.
Sorella di tempestosa malinconia
Guarda una barca pavida affonda
Tra stelle,
Al cospetto silente della notte.

Georg Trakl
(traduzione di Anna Maria Curci)

Tra le righe n. 13: Georg Trakl

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Tra le righe n. 13: Georg Trakl, An den Knaben Elis

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman*

An den Knaben Elis

Elis, wenn die Amsel im schwarzen Wald ruft,
Dieses ist dein Untergang.
Deine Lippen trinken die Kühle des blauen Felsenquells.

Laß, wenn deine Stirne leise blutet
Uralte Legenden
Und dunkle Deutung des Vogelflugs.

Du aber gehst mit weichen Schritten in die Nacht,
Die voll purpurner Trauben hängt,
Und du regst die Arme schöner im Blau.

Ein Dornenbusch tönt,
Wo deine mondenen Augen sind.
O, wie lange bist, Elis, du verstorben.

Dein Leib ist eine Hyazinthe,
In die ein Mönch die wächsernen Finger taucht.
Eine schwarze Höhle ist unser Schweigen,

Daraus bisweilen ein sanftes Tier tritt
Und langsam die schweren Lider senkt.
Auf deine Schlafen tropft schwarzer Tau,

Das letzte Gold verfallener Sterne.

(Georg Trakl)

Al ragazzo Elis

Elis, se il merlo chiama da nere foreste,
allora è il tuo tramonto.
Bevono le tue labbra il fresco di azzurre sorgenti.

Lascia, se la tua fronte piano sanguina
le remote leggende
e il presagio oscuro del volo.

Tu che vai con passi taciti nella notte
carica di  grappoli purpurei,
levi più belle nell’azzurro le braccia.

Batte un cespo di rovi
dove i tuoi occhi guardano,  lunari.
Elis da quanto tempo tu sei morto.

Il tuo corpo è un giacinto,
in cui fruga con ceree dita un monaco.
il silenzio è una nera grotta; sbuca

di tanto in tanto timida una fiera,
abbassa lenta le palpebre gravi.
Nera rugiada cola alle tue tempie,

ultimo oro di stelle cadute.

(traduzione di Giame Pintor, apparsa per la prima volta in “Campo di Marte” del luglio-agosto 1939; oggi si può leggere in : Rilke, Poesie. Tradotte da Giaime Pintor. Con due prose dai Quaderni di Malte Laurids Brigge e versioni da H. Hesse e G. Trakl, Einaudi, Torino 1942 e 1955, p. 111)

Al fanciullo Elis

Elis, se il merlo chiama nel bosco nero,
Questo è  il tuo tramonto.
Bevono le tue labbra la frescura della sorgente fra le rocce.

Quando la tua fronte versa piano il sangue
Ci siano leggende antiche
E i segni oscuri del volo degli uccelli.

Ma mollemente ti addentri nella notte
Che pende di purpuree viti,
E con maggior bellezza muovi le braccia nell’azzurro.

Risuona un roveto,
In cui si trovano i tuoi occhi lunari.
O da quanto, tu Elis, tu sei morto.

È un giacinto il tuo corpo,
In cui le ceree dita immerge un monaco.
Una caverna nera è il tacer nostro,

Da cui talvolta esce bestia mite
E lenta china le ciglia grevi.
Sulle tue tempie cola rugiada nera,

l’ultimo oro di stelle tramontate.

(traduzione di Enrico De Angelis, in: Georg Trakl, Poesie. A cura di Grazia Pulvirenti. Traduzione di Enrico De Angelis, Marsilio, Venezia 1999, p. 201)

An den Knaben Elis fu composta nell’aprile 1913 e pubblicata sulla rivista “Der Brenner”, nel n. 15 del 1° maggio 1913.

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«Georg Trakl nasce nel 1887 a Salisburgo, dove trascorre gli anni dell’infanzia e della giovinezza fino al trasferimento a Vienna nel 1908. Qui porta a termine gli studi di farmacia e il servizio militare come addetto sanitario. È a Vienna che nonostante una condizione di volontario isolamento dagli ambienti cittadini, si consolida definitivamente una vocazione artistica già manifestata nel periodo di Salisburgo con le prime frequentazioni letterarie e i primi tentativi di scrittura poetica. Esperienza centrale nella vita e nell’opera è una drammatica passione per la sorella Grete, che segna entrambi i fratelli come colpa incancellabile. Dopo un breve ritorno nella città natale, nell’anno cruciale per la cultura dell’espressionismo – il 1912 -, Trakl si trasferisce a Innsbruck, dove lavora nella farmacia dell’ospedale militare e dove il consumo di alcool e di droga diviene irreversibile insieme a sempre più frequenti crisi depressive. Il soggiorno in questa città significa anche l’inizio della collaborazione con il circolo della rivista “Der Brenner”, dove sostanzialmente vengono pubblicate quasi tutte le sue poesie prima della morte. La poesia di Trakl raggiunge forse il massimo della propria intensità e qualità nell’anno 1913, quando l’editore Wolff gli pubblica il primo libro di liriche. Tutto il periodo successivo fino alla morte è segnato dal precipitare delle sue condizioni psichiche e della situazione economica. Il poeta muore probabilmente suicida per una dose eccessiva di cocaina la notte fra il 3 e il 4 novembre 1914 all’ospedale militare di Cracovia». (da: Georg Trakl, Poesie. A cura di Grazia Pulvirenti. Traduzione di Enrico De Angelis, Marsilio, Roma 1999)

Giaime Pintor – “Giaime Pintor era nato a Roma, di famiglia sarda, il 30 ottobre 1919. Aveva frequentato le scuole elementari e il ginnasio a Cagliari, il liceo e l’università a Roma, laureandosi in legge nel giugno 1940. Quindi aveva seguito il corso allievi ufficiali, ma la vita militare non gli aveva impedito di svolgere un’intensa attività letteraria e pubblicistica, tra cui si notano mirabili traduzioni in versi di R.M. Rilke e della Kätchen von Heilbronn di Kleist. […  ]Ma ciò che di lui rimane stampato, pur costituendo una voce importante nella nuova cultura italiana, non dà la piena misura della sua stupefacente versatilità e maturità di giudizio, quali sono note a chi lo ebbe amico e poté godere della sua incantevole conversazione: una molteplicità d’interessi che si ribellava ai limiti d’ogni specializzazione e che gli permetteva di orientarsi con ugual sicurezza nella politica, nella storia, nella letteratura, nella musica e nelle arti, una signorilità innata del tratto, la vivacità dell’esposizione e la gentilezza dei modi, tutte queste doti facevano di lui un mirabile esempio di educazione – nel più alto senso della parola – ereditata e assorbita attraverso la cultura dell’ambiente familiare e perfezionata con l’opera assidua dell’intelligenza. “[…] Ufficiale alla Commissione d’Armistizio, era vissuto per più di un anno a Torino, con frequenti viaggi in Germania; quindi si era fatto trasferire a Vichy, per il desiderio impaziente di conoscere nuovi ambienti, nuove scene, nuovi punti di vista politici e culturali […]. Tornò a Roma dopo il 25 luglio 1943, ed appena Napoli fu liberata attraversò clandestinamente le linee del fronte. […] Incaricato di rientrare a Roma con ordini segreti, incappò in un campo minato mentre riattraversava le linee del fronte e fu ucciso dall’esplosione il 1° dicembre 1943.” (Massimo Mila nell’Introduzione a:  Friedrich Schiller, Wallenstein, UTET, Torino 1971, 27-28)

Enrico De Angelis, germanista all’Università di Pisa, si è occupato di Stifter, Adorno, Musil, George, Handke. Tra le sue pubblicazioni: Arte e ideologia grande borghese. Mann, Musil, Kafka, Torino 1975; Robert Musil, Torino 1982; Simbolismo e decadentismo nella letteratura tedesca, Bologna 1987. Ha curato per Einaudi i Diari 1899-1941 di Musil e per Marsilio Notte, lucente notte. Sonetti di Andreas Gryphius (1993).  Il suo studio L’Ottocento letterario tedesco è apparso nel n. 34-35 (2000) di “Jacques e i suoi quaderni” ed è reperibile in rete qui

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*Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.