Enea Roversi

Enea Roversi, Dalla raccolta inedita “Coleoptera”

Enea Roversi, dalla raccolta inedita Coleoptera

 

Dalla sezione presenze / presente: 

latte ghiacciato

sul marciapiede una macchia, con bianche striature
di liquido rovesciato o di bagnato indecifrabile
si diramano stelle in ambo i sensi sull’asfalto
sembra latte ghiacciato, forse brina dicembrina rappresa
cerco di evitarla, non mi chiedo il perché di questa
mia azione   ma poi è calpestata ormai   la brina
di latte ghiacciato che supera il pensiero
che oltrepassa la volontà di delimitare il
raggio d’azione        un raggio di sole che infine
scioglierà la macchia con scontata dolce efferatezza

 

cronaca e letteratura

non è letteratura non serve è cronaca
il manifesto strappato gronda sangue
si staccano dalle pareti le frasi
non ci manca la rabbia, ci fa difetto
la ragione   è un periodo di transizione
di grovigli inesplicabili e rozzi   non c’è
trasumanazione né organizzazione
un’epoca di subcultura e gastrite
dove le navi annaspano alla fonda
descriviamo la cronaca allora con
dovizia di particolari   lasciamo la
letteratura al conformismo degli
esteti   sia fatta per sempre la
volontà dello stomaco

 

pioggia di rane

e della virtù poi che ne faremo
dei ricordi avvolti nel cellophane
di tutti i fulmini caduti dal
cielo durante i temporali estivi
che ne faremo della sabbia
nelle clessidre          dell’intonaco
che cade a pezzi e dei chiodi
arrugginiti che rimangono su
attaccati a un’idea da nulla
che ne facciamo ora poi
di questa nostra insipienza
degli ululati notturni        della neve
così poco rassicurante   e del sole
nascosto   che cosa ne possiamo fare
dei segnali di pericolo   degli allarmi
delle dottrine rinnegate    possiamo
attendere impassibili o sgomenti
la pioggia di rane   o l’ultima eclissi
che verrà

 

Dalla sezione addizioni e sottrazioni:

ladri di biciclette

come fossimo rimasti immobili, di spalle
dentro un’immagine in bianco e nero
folla di gente muta che non muta
cambiato soltanto l’abbigliamento senza più
quei vestiti sformati e polverosi da neorealismo
ladri di biciclette del terzo millennio
con la forza e la disperazione   un
lacerante soffocato grido   un
misero slabbrato sogno   la
lacrima cristallizzata sul conto finale
la dignità del lavoro (come no)
tutto ha un prezzo   anche l’essere
umano     è questo il conto da pagare (altro…)

Bologna in lettere 2015

Venerdì 15 al Cassero LGBT center si dà il via alle iniziative legate a Bologna in lettere  con la performance di Monalisa Tina, Pinina Podestà Nicola Frangione, il gruppo di OBLOM Poesia e chiusura con il recital “La macchina miracolante” dedicato a Pier Paolo Pasolini e prodotto dallo staff del festival. Il Festival si svilupperà in tre weekend nel mese di Maggio 2015: Ven. 15, Sab. 16, Ven. 22, Sab. 23, Ven. 29, Sab. 30.

gic-4-1-cop-defQuesta edizione del Festival è dedicata alla complessa ed articolata figura di Pier Paolo Pasolini. Lo staff del Festival, operando secondo l’ottica dei “Sistemi d’Attrazione” (gli spazi di confine e le linee di intercomunicazione tra i vari linguaggi artistici ed espressivi), ha inteso concertare e strutturare un focus pasoliniano  che si articolerà nelle prime 5 giornate.

Ven. 15, La macchina miracolante, recital ispirato alla corrispondenza epistolare tra Pasolini, Leonetti e Roversi, dalla quale è scaturita l’esperienza della rivista letteraria bolognese “Officina”, testi e regia Enzo Campi, musiche Mario Sboarina, con Alessandro BrusaEnea Roversi.
Sab. 16, Bologna, le contraddizioni di una città pasoliniana per caso, un intervento di Stefano Casi.
Ven. 22, la proiezione del video della performance “Intellettuale” di Fabio Mauri, con Pasolini come attore, con un’introduzione di Roberto Chiesi; Supplica a mia madre, lectio magistralis di Antonella Pierangeli. Sab. 23, le premiazioni dei due concorsi letterari dedicati a Pasolini banditi dallo staff; la presentazione del volume “Pasolini, la diversità consapevole”, a cura di Enzo Campi, edito da Marco Saya Editore.
La kermesse pasoliniana si concluderà Ven. 29 con un vero e proprio focus che comprenderà un intervento di Roberto Chiesi sui luoghi bolognesi del cinema pasoliniano, la performance “Io non ritratto” di Dome Bulfaro, la presentazione – a cura di Daniele Poletti, Ermanno Moretti e in anteprima nazionale – del saggio “Sulla rivoluzione incompiuta di Pasolini” di Peter Carravetta (Diaforia Edizioni), la proiezione del documentario “Pier Paolo Pasolini” di Carlo Di Carlo (aiuto regista di Pasolini in Mamma Roma, La Ricotta, La Rabbia), un’affabulazione di Sonia Caporossi, un intervento di Antonella Pierangeli e la kermesse Oltre ogni possibile fine: Versi per PPP, a cura di Claudio FinelliCarmine De Falco, con Bruno GalluccioFerdinando TricaricoOmar GhianiCostanzo Ioni.
Nell’arco del Festival avranno luogo altri due focus di approfondimento dedicati a Elio Pagliarani Patrizia Vicinelli, e un focus tematico sulle riviste letterarie in Italia con un incontro coi redattori di “Anterem” (rivista attiva da circa quarant’anni).
Ven. 22, Proseguendo un finale, focus su Elio Pagliarani, a cura di Francesca Del Moro in dialogo con Maria Concetta Petrollo; Relatori Luigi BalleriniBiagio CepollaroFrancesco MuzzioliVincenzo FrungilloSonia Caporossi, Luciano Mazziotta; Letture e testimonianze Maria Concetta PetrolloRosaria Lo RussoCarla ChiarelliSara VentroniRita GalbucciNadia Cavalera. Nel corso della serata verrà proiettato un estratto de “La ragazza Carla”, regia Alberto Saibene, un film di Carla Chiarelli, Carlotta Cristiani, Gianfilippo Pedote, Alberto Saibene, con Carla Chiarelli, fotografia Luca Bigazzi, Simone Pera.
Sab. 23, Focus su Patrizia Vicinelli, a cura di Daniela Rossi, con Niva LorenziniCecilia Bello MinciacchiRosaria Lo Russo, Jonida Prifti, Patrizia Mattioli. 
Sab. 16, Anterem – 1976/2015 – Quarant’anni di poesia e pensiero, a cura di Enea RoversiAlessandro Assiri, con Flavio ErminiRanieri TetiGiorgio BonaciniRosa PiernoLaura CacciaDavide CampiMarco FuriaMara Cini.
Gli spazi dedicati ai focus culmineranno con un approccio ad una delle poetiche imprescindibili del panorama contemporaneo: Ida Travi, che sarà introdotta criticamente da Alessandra Pigliaru nella giornata di Sabato 23.
La rassegna nella rassegna quest’anno prende il nome “Vetrine del nuovo millennio – Macchine e macchinazioni”, ed è rivolta a presentare alcuni degli artisti più rappresentativi del panorama contemporaneo che operano sugli spazi di confine dei vari generi.
Ven. 15, Pinina Podestà (video-arte), Nicola Frangione (recital), Mona Lisa Tina (performance), e il gemellaggio con il Festival “Oblom Poesia” di Torino, con azioni di Ivo De PalmaIvan FassioFabrizio Bonci,Salvatore Sblando.
Sab. 16, Andrea Inglese & Stefano Delle Monache (performance/installazione), Tiziana Cera Rosco (performance), Maria Korporal (video-arte), Nina Maroccolo & Emiliano Pietrini (performance). Sab. 30, cortometraggi, azioni, recital, performance, sonorizzazioni, proclami e varie artisticità con Marion D’AmburgoFrancesco ForlaniJulian ZharaSolidea RuggieroRita BonomoBarbara PinchiGiovanni CampiMarthia CarrozzoVanni SchiavoniChiara CossuSilvia Benedetti.
Il Festival si concluderà Sabato 30 con la consueta maratona non-stop di eventi dalle 11.00 alle 23.00, dove tra reading, letture, approfondimenti e performance, troveranno spazio anche alcuni progetti tematici: una tavola rotonda sull’editoria di poesia e sul pensiero pratico curata da Luca Rizzatello (Prufrock spa), Mariangela Guatteri (Benway Series), Daniele Poletti (Diaforia), la presentazione dell’antologia italo-rumena “Père-Lachaise – Racconti dalle tombe di Parigi” (Edizioni Ratio et Revelatio), curata da Laura Liberale, la presentazione dell’antologia “Poeti della lontananza” (Marco Saya Editore), curata da Antonella PierangeliSonia Caporossi, il progetto “Umafeminità” (Edizioni Joker) ideato e curato da Nadia Cavalera, la presentazione del numero 60/61 della rivista “Le Voci della Luna”, a cura di Maria Luisa VezzaliMarinella  PolidoriLoredana Magazzeni, Roberta Sireno, la presentazione dell’antologia “Femminile Plurale” (Vydia Edizioni), curata da Cristina Babino, e altre due anteprime assolute: la presentazione di “Il pane del giorno prima” (Ladolfi Editore) di Valentina Pinza, la presentazione di “Spazio di Destot” (Edizioni Diaforia) di Fabio Teti. Nel corso della maratona finale saranno coinvolti più di un centinaio di autori.
Informazioni e programma specifico su: https://boinlettere.wordpress.com/

Direttore artistico Enzo Campi
Staff: Luca Ariano, Alessandro Assiri, Alessandro Brusa, Martina Campi, Francesca Del Moro, Rita Galbucci, Serenella Gatti Linares, Agnese Leo, Loredana Magazzeni, Iacopo Ninni, Marinella Polidori, Sergio Rotino, Enea Roversi, Mario Sboarina, Maria Luisa Vezzali
Collaboratori: Vincenzo Bagnoli, Sonia Caporossi, Roberto Chiesi, Silvia Comarella, Laura Liberale, Renata Morresi, Antonella Pierangeli, Maria Concetta Petrollo, Daniele Poletti, Luca Rizzatello, Daniela Rossi.

AAVV – Contatti – Enea Roversi (post di natàlia castaldi)

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Enea Roversi

Asfissia

in

AAVV Contatti

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Sergio Pasquandrea Parole agli assenti

Patrizia Dughero Canto di sonno in tre tempi

Enea Roversi Asfissia

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Edizioni Smasher – Collana Ulteriora Mirari – Sezione Tripodi


Adicere animos: l’incivile compito della poetica roversiana.

[…]
Ma cosa è mai l’Asfissia di cui parla Roversi?

Stando alla definizione letterale del termine, siamo in presenza di una condizione che nega la libertà di respiro ed ossigenazione, una condizione che provoca soffocamento e, figuratamente, noia, oppressione, appropriazione e disappropriazione, schiavitù, distacco e impotenza, reazione o abbandono.

Asfissia, dunque, è mal du vivre, è noia nell’accezione esistenziale del termine, ma non solo. Asfissia è presa di coscienza di una condizione limite da combattere, è necessità di respiro e riscatto, condizione precaria che denuncia e non si arrende, ma si dimena, si rifiuta, si contorce in una lotta estrema contro il tempo, contro la realtà sociale, contro gli ingranaggi che stritolano senza perdono.

imperativo non nascondere /la testa mai (attenzione) / dalla realtà marcita / vuota e disillusa / irreale e irrisolta / ci siamo dentro tutti / magra consolazione

Asfittico dunque è il presente che si dispiega come un cumulo di rovine, un ammasso di cemento che ha divorato gli spazi del vivibile, ornandoli di eccesso “inutile”, di superfluo destinato a travolgerci tutti. L’uomo appare spettatore malinconico e inerme – “un tempo l’immaginario viveva / in trame intricate di fili d’erba / ora abbiamo l’inutile tutto” –  soggiogato da se stesso, dai finti bisogni che si è imposto – “incombe sovrana /la pubblicità” – dagl’ingranaggi dell’economia e del mercato, “eretica parodia della modernità”.

Verrebbe da chiedersi a questo punto, come l’uomo si sia potuto rendere schiavo di se stesso, e la risposta arriva, arriva come una sentenza: “ci manca l’anima purtroppo”. Ecco, su questo verso mi sono a lungo interrogata:

di quale “anima” parla il poeta Roversi?

Dalla lettura dell’intera silloge, bene emerge quanto ciò che si dimena in questo stato di asfissia sia la lotta, la necessità di denuncia di una realtà che mortifica l’uomo e che viene additata, spogliata, scarnificata e mostrata, perché non soddisfi, perché – appunto – provochi “asfissia”.

vi maledico senza rimorso alcuno / … // penso con lo stomaco e la mente / non c’è più tempo per osservare / forse c’è  tempo per rimediare / lo sfacelo fu di certo annunciato / programmato con cura e accudito / i servi hanno ottemperato / al loro compito con precisione

Il poeta sembra volerci dire che proprio nell’asfissia, in quello stato di sofferenza estrema, si debba seminare il seme della ribellione, quale ultimo atto per la sopravvivenza; una lotta terrena dunque, che ravvisa nel presente la necessità di ricostruire un mondo a noi più “somigliante”, più vero.

tacciano per favore i falsi filantropi / non vogliamo più ascoltare / le loro attorcigliate litanie / che tornino alle loro caverne / … / c’è bisogno di umana intelligenza / e di sottoscritte regole certe / per poter alimentare il nuovo sogno.

Da qui, l’associazione del termine “anima” mi scivola via dalle dita nella sua più comune accezione “spirituale”, per materializzarsi in tutta la sua forza, come veemente volontà di “adicere animos”, infondere coraggio, smuovere coscienze. […]

(dalla prefazione di Natàlia Castaldi)

Selezione testi

il conto

domino senza effetto
le carte giocate
con rovello
la scelta prima o poi
si dice che è dovuta
ed ecco qualcuno arriva
prima o poi si sa
maitre dai modi freddi
a presentarti il conto
a dirti mi dispiace
soltanto un poco invero
e tocca a te pagare
per le lacrime versate
le discese schivate
gli specchi concavi
dove muore lo sguardo
tacere di quell’obolo
così mal sopportato
infine accorgerti
che quel conto è sbagliato
il dessert tu non l’avevi
neppure ordinato.

*

Asfissia

con l’ansia di spargere sale
sulle ferite di questa strada bagnata
mi fermo riluttante all’incrocio
ignorando le voci dietro i muri
sono in balìa di ricordi furiosi
questo senso di torpore
mi prende le mani e le stringe
questa vita oziosa e pagana
mi soffoca con guanti di velluto
questa asfissia rarefatta e molle
mi fa perdere i sensi per sempre.

*

altri versi ancora

tenebre di carta sottile
una scritta inutile
con inchiostro giallo
pagina scavata
lettera nuda
impiastricciata
per altri versi ancora
scritti male
pensati forse
con scaltra ispirazione
riversati motu proprio
senza sbavatura alcuna
ma quella carta sottile
non può certo mentire.

*

reality

imperativo non nascondere
la testa mai (attenzione)
dalla realtà marcita
vuota e disillusa
irreale e irrisolta
ci siamo dentro tutti
magra consolazione
osservati giorno e notte
dall’occhio miserevole
il taglio de L’àge d’or
produsse mille rivoli
oggi si cerca il sangue
dietro la porta di casa
mani compassionevoli
pregano a comando
share senza rossore
la vergogna è obsoleta
non c’è tempo alcuno
per ragionarci sopra
incombe sovrana
la pubblicità.

Enea Roversi – poesie “a ritroso” (post di natàlia castaldi)

Selezione di testi da Disincanto dello scorrere

 

Disincanto dello scorrere

.
Sciaborda tenue il filo d’acqua
Quasi una voce sommessa
Nella corsa a scavare il sasso
Rampa di prato trattenuta
Ad arginare il pensiero
Osservazione in macro da vicino

Cogliere il subitaneo rumore
Dapprima scrosciante e puro
Poi torbido e limaccioso
Approccio di mente e sensi
In luce diviene e si definisce
Il disincanto dello scorrere.

(2006)

*

Hai letto nei miei occhi

.
Hai letto nei miei occhi, un non lontano giorno
La sciatta inquietudine dell’uomo triste
Sedimentarsi e farsi forma discutibile
Plastico sciame di contorsione
Macabra danza di serotonina

Pelle grinzosa in divenire, rasa
Di palpiti e di ventagli dorati
Affranta dose di doloroso distacco
Nell’alto frastagliarsi dei cirri
Ovunque si annidavano mali oscuri

Dietro sipari barbaramente strappati
Le parole si incrociavano stanche
Fra le caselle nere dello schema
Ricordi l’assonanza del grido
Con il metallo arrugginito?

C’erano spirali di foschia a decretare
La fine del sogno invernale
Ed una mano callosa e tremante
A spargere sassi di alabastro
Sulla pelle dell’alba fredda.

(2006)

*

La crepa nel muro

.
Si screpola il muro di foglie d’edera
S’ottunde il ricordo malcelato e smosso
Annaspando oltre le grate, nei cortili
Gonfi del miagolare di randagi

Si protende, multiforme e caldo
Steso ad asciugare sui fili
Mentre i cactus riposano nei loro vasi
Ignari dello sgomento del ragno

È il gioco dell’approssimazione
La crepa nel muro si estende
L’asta della bandiera vacilla
Sotto il nubifragio blu di Prussia
Ci aspetta una sinfonia notturna
Scritta a mano sulla carta vetrata.

(2006)

*

Taxi bianco

.
Microcosmo di fodera e pelle
Guardo verso l’alto, dal fondo
Del sedile posteriore di un taxi bianco
Declamo a mente versi plumbei
Mentre parla inascoltato e rauco
Il petulante nocchiero davanti a me

Un breve viaggio di falda catramosa
Odore dolciastro e cupo di Arbre Magique
Finisce il momento del passaggio
Con l’accostarsi al marciapiede
Asfaltato argine di folla in movimento

Ridiscendo nel mondo a orologeria
Fogliame e strisce gialle si coagulano
Confusi tra loro nell’epidermide urbana
Provo a ricordare i versi di poco fa
Avanzando nel disadorno pomeriggio
Illanguidito di slavati desideri.

(2006)

*

A ritroso, lentamente

.
A ritroso, lentamente ritorna
Cercando il passo inerme
Di vecchie locomotive
Ansimando di calore e bruma

Eterna elegia dello spazio
Rincorso e da rincorrere
Marasma di valvola mitralica
Progresso evidenziato in giallo
Evidentemente mal progredito

Sbuffi di giornate assolate
Macchie di sudore sull’arsa stoffa
Canicolare intreccio di sentori
Per un vuoto cosmico e casalingo
Scegliere la pietra giusta
Nell’errante dicotomia del ritorno.

(2006)
***

Selezione di testi da Taccuino dell’apolide

 

Scacchiera

Mosse per primo il nero
quella volta
ed il bianco restò
a guardare
scrutando immobile
fra le crepe
della scacchiera.

Avrebbero potuto toccarsi
scomporsi
mimare giochi di sangue
ma a nessuno dei due
quella volta venne in mente
di sorridere.

(1995)

*

Nuovo medioevo

 
Anoressica civiltà di fango
multimediale nonché mediocre
multirazziale nonché razzista
pagina smembrata dal contesto
del testo.

Archetipo inutile e mai docile
violenza futile e datata
dècade ridanciana e lugubre
nuovo medioevo che avanza scomposto
in avanzato stato di decomposizione.

(1996)

*

Rinascimento perduto

 
Rinascimento: parola ormai stanca
di suonare per l’umanità sorda.
Scienziati part-time
davanti ai loro mulini a vento
accordatori di pianoforte
con il diapason usurato
teorici dell’usa e getta
con il cappello a cilindro.

Carta ingiallita e macchiata
luce fioca senza riflessi
gli occhi del poeta sono chiusi
il cuore immobile e vitreo.
Parole crociate senza soluzione
caramelle al napalm
per bambini guerrieri.
La morte ha un incedere elegante
ed unghie laccate di rosso.

(2006)

*

Pamphlet n° 5

.
Piove sulla baraccopoli
si apre come un fungo
la Bomba di Gregory Corso
immortalata sul National Geographic.
Corruzione malata e tollerata
la multinazionale dell’odio cerca adepti
per sdoganare il nuovo business
del commercio di armi per corrispondenza.
La luce della sera scioglie l’asfalto
ai bordi dei campi di lattuga
le auto sfiorano i gatti ubriachi
sulla statale numero sessantaquattro.

Necessario tenere un diario della schizofrenia
catalogare ogni differenza
per rimuoverle prima della fine.
Raccogliere le prove per inchiodare i colpevoli
al muro del pianto
per vederli versare lacrime
dentro i loro Martini.
Scrivere un pamphlet
atto d’accusa contro le tartarughe marine
il cerchio di fuoco tra le sequoie
la sudorazione può evaporare
con due gocce di Chanel n° 5.

(2006)

*

Legoland

.
La transumanza delle idee si ripropone
lungo i versanti dell’anima
attraversa le autostrade che portano al mare
suoni confusi di gomme bruciate
cantieri dell’illusionismo
teatri malandati senza più maschere
per uno spettacolo troppe volte replicato.

Il paradiso è oltre la staccionata
un eden masticato in fretta
senza neppure smaltirne le scorie
una cavalcata a pelo sopra il catrame fresco
aggrappandosi allo specchietto retrovisore
un salto senza rete di solida inquietudine
mostrando alla folla la migliore dentatura.

Appare infine l’universo degli incanti
con le sue luci fredde e gelatinose
paese dei balocchi per uomini malati
Legoland per adulti tristemente griffati
e meno male che ci rimane il tramonto
con i suoi spicchi di arancia rossa
increspati di irriverente foschia.

(2006)

*

Paesaggio blu cobalto

.
Numeri sparsi nell’erba umida
da una rubrica telefonica smarrita.
Un piede scalzo la infastidisce:
l’orma del giullare depresso.
Il vento strappa rami moribondi
e collane di perle fasulle:
deposita poi ogni cosa
oltre la collina dei rifiuti.

Tranquilla e senza sussulti
la giornata dei cani
con i loro latrati d’ordinanza.
Uomini con l’abito scuro
azzardano sorrisi
dal gusto di Campari.

Svettano le antenne paraboliche
sopra le figure dei danzatori stanchi:
sera di cobalto si annuncia
spoglia di proclami.
Appare all’orizzonte
l’ultimo biglietto scaduto.

(2006)

*

A Pier Paolo Pasolini

.
1.
Erba filo spinato e poco lontano, il mare
le spiagge d’estate affollate, a novembre
sono lugubri teatri deserti
palcoscenici ammuffiti e polverosi
qui si conclude la tragedia
va in scena il delitto clamoroso
succulenta portata per mass media.

2.
Qui ti hanno portato e gettato, come
si getta la monnezza nella discarica abusiva
come abusiva è la plastica nei fiumi
abusiva l’intelligenza nell’Italietta post-boom
abusivo il pensiero di chi guarda oltre
ed ogni giorno cerca di saltare le barriere.

3.
Hanno voluto chiudere la bocca, ma
quella bocca continua a parlare.
Se solo ci fosse qualcuno ad ascoltarla!
Se per le strade si potesse respirare
aria di speranza e non questo fetore
di rovina da tardo Impero.

4.
Trent’anni di corse affannate
e ben poco è cambiato.
Se tu ci fossi, ora, ad indagare
fra le trame melmose
dei giochi di potere
avresti le giuste parole
per ritrarre l’orrore
misero e catodico
di questo assordante vuoto.

5.
Mondo derelitto di accattoni
di scribi e faccendieri
eroi del potere analfabeta
ombre scivolose e madide
dove si perdono i sogni
nel suono dei crisantemi.
Alito pesante di benzina
tra i viaggiatori senza meta.

6.
Nuovi gladiatori dai denti d’oro
affollano le strade della capitale.
Il vento del Tirreno si spinge
fino a Roma: parte il motore
per un nuovo ciak arroventato
da girare senza sosta
ma c’è una verità non vana
che si è fermata
per sempre
davanti alla croce di Ostia.

(2006)

*

Cronaca di un disastro

.
Macchie di leopardo sopra i tacchi a spillo
Macchie d’olio illuminate di sghembo
Si srotola il lenzuolo del dolore
Nell’alba viola della sala operatoria.

Ammutolisce la folla di automi
Vischiosa goccia che si frantuma
Tra meridiani di fuoco erboso
E paralleli di ghiaccio venefico.

S’inarca aldilà delle montagne
Un arcobaleno ormai fatiscente
Gelo di mercurio strappato a morsi
Sostanza vivisezionata e cremosa.

Colonne addormentate, perdute
Dietro curve sfacciatamente ripide
Tempo di carri armati che avanzano
A completare il disastro modernista.

(2006)

*

Il tiratore scelto

.
Il tiratore scelto, appollaiato sul tetto
sogna di incontrare King Kong
le cornacchie volano in cerchio
sopra lo sgangherato paesaggio
delle strade in naftalina.

Tumulti di cristalleria a seminare
il panico nelle vetrine, tra pigri
monumenti di stoffa e lastre
di vetro coperte di sputi.

Gomena dentro la cruna, poi
la risata beffarda del cammello:
ci credi? Non c’entra nulla, lui.
E lo tirano in ballo da millenni.
Con la scusa del paradiso.

Ma in fondo io ci credo, un po’
al dubbio eterno del dopo
il ramo colorato di turchese
la ruota che affonda, lentamente
nel fango della foresta periferica.

Credo alla macchina del futuro
efficiente, ben oliata, con aspre
cromature di vena rossa.
Dove il mare si alza, la vela
sbeffeggia Eolo, dio fuori moda
e gli uccelli anneriscono.

Codardia ultramillenaria
dietro gli infissi di alluminio
spacciatori di menzogne
sciolgono il tiro a segno
nello scricchiolante lunapark.

Appena il sole spunterà, come
un rotondo dente arancione
oltre la gengiva dell’orizzonte,
il tiratore scelto sarà già a dormire
avvinghiato ai propri sogni
da decadentismo hollywoodiano.

E qualcuno avrà già provveduto
a far sparire i bossoli e a ripulire
le strade dal sangue. Di nuovo
il requiem per l’animale ferito.

(2006)

*

Canto d’inverno

.
Questo balenare di occhi
umidi come foglie in autunno
ad osservare tumulti inesplosi.

Questo mulinare di braccia
anfiteatri d’aria, a coprire
lo spazio della sconfitta.

Questo annusare la vita
con olfatto da dilettante
lungo percorsi già esplorati.

Questo invocare aiuto
con voce tenue e malferma
nell’attesa del nuovo giorno.

Questo palpitare di cuori
a forzare il silenzio
con inaudita inquietudine.

Questa marea calda e leggera
che si inchina solenne
allo sguardo del sognatore folle.

Marasma di anime che si rincorrono.
Corpi muti in cerca di riscatto.
Canto che sfuma con eco di rabbia.

(2006)

*

Dove i fiumi

.
Dove i fiumi raccolgono la schiuma
Non c’è spazio per la favola
Si ricoprono di pelle nera
I fili d’erba, prossimi al contagio
E le pietre, bagnate e scavate
Sono fiamme di vetro opaco
Piccoli pianeti di intermittenza
Calamitati al fondo dalla corrente
Approdo per le zampe di fango
Degli uccelli marini perduti

Oltre le rive si catapulta l’aria
Fredda di gesso e calda di menzogna
Si arrotola lungo i tronchi dipinti
Scaglia schegge di rosa appassita
Sui davanzali senza più memoria
Null’altro rimane alle radici
Che il marciapiede da sventrare
Con armonica distruzione
Anima nera e linfa dolce
Mescolate tra foglie e liquami

Resta a guardare, caldo e attonito
L’immutabile immobile astro
Che sfalda i pensieri estivi
E arroventa le pietraie
Scioglie i carri di ghiaccio
E ammutolisce la tempesta
Solitario, si riparerà altrove
Con il suo mantello rosso
Un letto di schiuma lo accoglierà
Per dormire un nuovo eterno sonno.

(2007)

*

Corridoio

.
Scruto da dietro la porta, socchiusa.
Individuo lo sguardo di mio padre
riversarsi obliquo, dal letto bianco
ed uscire implorante dalla stanza.

Quello sguardo mi lambisce,
sfiora i miei vestiti,
tocca il mio corpo,
mi penetra inesorabilmente.

Sono nel corridoio, presenza inerme
con gli occhi lucidi e spenti
non so più che cosa è vero
se mai esiste la verità.

Cammino avanti e indietro
vulnerabile e goffo
fiaccato nei sentimenti
labile nei pensieri.

Sta tutto in questo spazio
il senso di ciò che siamo
ridicole, mutevoli ombre
mosse da sincronie casuali.

Dietro la porta, la stanza respira
calda di lattiginoso bagliore.
Un guscio fragile, crepato di speranze
la racchiude ogni notte, fino al mattino.

(2008)
***

Selezione di testi da Eclissi di luna

Eclissi di luna


Giostra obliqua in un raggio di sole
scoppio di ginestre tra le siepi
il tuono è una similitudine
nel sogno della riconciliazione.
Infranto lo specchio dell’essere:
circo in piazza e bandiere al vento.

La Santa Inquisizione morde alle spalle
e l’ombra rugosa avanza lenta
carro cigolante sul binario arroventato.
Inventami un sogno pagano:
un’eclissi di luna torbida
per cavalcare la notte.

(1986)

*

Dèjà vu

.
Non più ricordi di guerra
scolpiti nel muro
non più catastrofi azzurre
da ornare con fiori di metallo
niente più alghe marine
a coprire i marciapiedi
di questa strada assolata
scomparsa l’ultima capriola
insieme alla finestra di ghiaccio
soltanto un bacio mi è rimasto
un bacio di labbra secche
ed un foglio di carta bianca
su cui scrivere il mio nome.

(1983)

*

Ci uccide il tempo

.
Ci uccide il tempo
questo tempo di cipressi malati
di pallide finestre gocciolanti
di mani incandescenti e morbide
questo tempo incorruttibile
fatto di amori corrotti
che vivono una sola stagione
questo tempo ubriaco di luce
specchio fragile dagli angoli smussati
macchia indelebile sul nostro cammino
questo tempo da sempre indefinito
questo tempo per sempre infinito.

(1983)

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Enea Roversi

Enea Roversi è nato a Bologna nel 1960. Vive a Bologna.
Premiato e segnalato in numerosi premi letterari e pubblicato su riviste e antologie.
Nel 1988 ha partecipato alla rassegna “Made in Bo” ed è stato tra i fondatori del Gruppo “Versodove”. È stato tra gli ideatori e promotori della rivista letteraria sperimentale Uh! interamente dedicata alla letteratura umoristica. È presente inoltre nell’antologia “Bologna e i suoi poeti”  (Editoriale Mongolfiera, 1991). Nel 2007 ha vinto la sezione inediti del “Premio Renata Canepa” con la raccolta Eclissi di luna. Si è classificato al 3° posto al Premio Miramare Città di Rimini – Nuova Poesia nel 2008 con la raccolta Taccuino dell’apolide, in uscita nel giugno 2011 per la casa editrice Zona.

Più volte segnalato o menzionato al Premio Lorenzo Montano organizzato dalla rivista Anterem, ha partecipato ad alcune edizioni della Biennale di Poesia di Verona. Si è classificato al 2° posto nelle edizioni 2007 e 2009 del Premio Lago Gerundo.
Nel 2010 si è classificato 1° nella sezione poesia in italiano al Premio Letterario Il Giunco – Città di Brugherio, aggiudicandosi il Premio Filippo De Pisis.
Si occupa anche di arti figurative, cimentandosi con tecniche miste e collages.
Sta ultimando la preparazione di un sito web – www.enearoversi.it – interamente dedicato alla propria attività letteraria e pittorica e cura il blog Tragico Alverman – Scrittura ed altro ( http://tragicoalverman.wordpress.com/ ).
Per contatti: enea.roversi@virgilio.it.