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Notturno Americano di Emidio Clementi. Recensione

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© Giampaolo Zaniboni

 

Notturno Americano è una stanza stretta come un corridoio tra la 33esima e la 12esima Street; è uno “schifosissimo lavoro”; sono le strade lerce di New York o di Chicago percorse a stomaco vuoto, sotto l’effetto di allucinazioni, alla ricerca dell’ispirazione o del senso dei giorni. È un racconto a testa alta, altissima, che ci fa vedere dove i nostri occhi non possono arrivare, due città tra gli anni Dieci e Venti, un’America crudele, sconfinata, respingente, e una vita che accade malgrado tutto. A raccontarcela è Emidio Clementi, che mischia le parole di Emanuel Carnevali da Il primo dio. Poesie scelte. Racconti e scritti critici (Adelphi, 1978, a cura di Maria Pia Carnevali) alle proprie, tratte da L’ultimo Dio (Fazi, 2004 ora Fandango).
La sua monomania per Carnevali, già espressa con i Massimo Volume, la sua band, diventa emblematica con questo reading, ora disponibile su cd (per Santeria/Audioglobe) e da qualche giorno in streaming su Rockit. Già altri protagonisti del mondo del rock italiano, negli ultimi anni, hanno portato sul palco i grandi autori del Novecento – penso, ad esempio, a quanto fatto da Pierpaolo Capovilla con La religione del mio tempo di Pasolini – ma per Clementi questa nuova operazione giunge a chiudere un percorso attorno all’opera di uno scrittore a lungo dimenticato; è una continua riappropriazione, sempre vincente ed efficace, soprattutto nella sua formula “live”.
E proprio la voce – carica e sacra – di Clementi, ripercorre il cortocircuito degli eventi che Carnevali e lui stesso vivono, il disfacimento dell’apparenza e delle proprie illusioni. La musica, qui, è di Corrado Nuccini ed Emanuele Reverberi dei Giardini di Mirò, in un impasto di suoni che vanno dal post-rock all’elettronica, dal noise acustico all’ambient, in grado di sostenere la narrazione non aumentandone il peso specifico, anzi, allineandosi alla violenza e alla potenza delle due prose ma anche della poesia di Carnevali, scavalcando gli ordini di genere.
La scelta dei brani da leggere, in questo lavoro, è cruciale: tocca tutte le corde, quelle della delusione e dell’amarezza di Carnevali e di Clementi, ma soprattutto coglie appieno il ritmo interno dei due romanzi – che poi è lo stesso –, vorace e ultracontemporaneo, facendoci comprendere che Carnevali era capace di precorrere i tempi, lenti, della letteratura di quegli anni.
Emanuel Carnevali si può dire anche anticipi il Mario Soldati di America primo amore (Bemporad, 1935); le loro opere, molto diverse, trovano come comune denominatore il disincanto esperienziale della realtà e l’incapacità di rendere sentimentale quel viaggio agognato e, nel contempo, straordinario.
Ma una cifra interessante è la scelta del titolo del reading: Notturno è anche un celebre romanzo di Gabriele D’Annunzio, scritto tra il 1916 e il 1921 (uscì per Treves), gli stessi anni di Carnevali. D’Annunzio è ormai cieco, e fa della sua prosa lirica una prova del “vedere dove l’occhio non coglie”. Clementi, simbolicamente in linea con questo gioco linguistico – antiromantico – entra nella “sovraumanità” di Carnevali, la sovraespone e la trasforma: la sua non è una parabola ma diventa una verosimile, fortissima, rituale esperienza rock.

© Alessandra Trevisan

Due manifestazioni a cura dell’Associazione culturale Luigi Bernardi (10 e 11 gennaio)

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Siamo orgogliosi di annunciarvi che sabato 10 gennaio a partire dalle 17.30 inaugureremo il Fondo Luigi Bernardi presso la biblioteca dell’Alliance Française di Bologna, in via de Marchi 4. Si tratta di 800 titoli in lingua francese di genere polar, comprendenti intere collane, alcune storiche (come la Série Noire di Gallimard, la Rivages Noir, la Suite NoireFuturopolice, i mitici Bouiquins e tante altre ) e finora introvabili in Italia. Ci saranno Marcello Fois, Pino Cacucci, Emidio Clementi, Francesca Rimondi e Doug Headline, figlio dello scrittore Jean-Patrick Manchette.

Nell’occasione verrà inaugurata anche una mostra di tavole ispirate ai racconti di Pallottole vaganti, realizzate da artisti vicini a Luigi, come Otto Gabos, Onofrio Catacchio, Andrea Accardi, Roberto Baldazzini, Grazia Lobaccaro, Giancarlo Caracuzzo, Enrico Fornaroli e studenti del corso di fumetto e illustrazioni dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna.

 
Di seguito il programma dettagliato dell’evento.
17:30 Benvenuto di Martine Pagan, direttrice Alliance Française
17:35 Interventi di Marco Bernardi, Enrico Fornaroli, Francesca Rimondi
18:10  Letture a cura di Pino Cacucci, Marcello Fois, Emidio Clementi, Doug Headline. Letture in lingua francese e italiana a cura di Annachiara Masetti e Silvia Lamboglia
18:45 Musica a cura del duo Camera80
19:10 Francesco Mastria presenta il lavoro di catalogazione. A seguire inaugurazione della targa per Luigi Bernardi in biblioteca.
19:30 – 20:30 Inaugurazione della mostra “Pallottole vaganti” a cura di Otto Gabos e Onofrio Catacchio. Cocktail con playlist in sottofondo.
 
 
Domenica 11 gennaio, invece, presso la biblioteca del comune di Ozzano, si terrà la manifestazione “Ricordando Luigi Bernardi”, pensata in contemporanea all’evento di sabato presso l’Alliance Francaise.
A partire dalle 17.30 verrà inaugurata anche qui la mostra ispirata a Pallottole vaganti, alla presenza di Otto Gabos, curatore, e realizzata dagli studenti del corso di fumetto dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna.

Pillole da Mantova #5 – (valigie)

Ieri ho capito che non sono una di quelle a cui piace disfare le valigie. A me, le valigie, piace farle. Comprenderlo pienamente a 27 anni è già qualcosa; scoprirlo alla diciottesima edizione di Festivaletteratura, forse, non è del tutto casuale.
In questi giorni io e Giovanna Amato vi abbiamo raccontato perché e cosa ci ha lasciato questo Festival ma solo ieri ho capito con più chiarezza di un tempo perché da dieci anni vengo a Mantova e cosa mi fa partire per venirci: è il fare ‘comunità’ che le persone di qui permettono, che rende questa manifestazione unica in Italia. Questo è ciò che ci fa stare bene. Ho mutuato il senso di quest’espressione dal giornalista e critico Enrico Bettinello che spesse volte ho sentito interrogarsi sul significato di ‘comunità’ attorno al mondo del jazz in Italia. Ecco: a Mantova tutti, dal comitato organizzativo ai volontari, da chi si occupa della mensa alla redazione, dagli autori agli intervistatori, ecco, tutti fanno comunità per cinque giorni. La città poi, splendida, facilmente percorribile, ci mette del suo (storicamente e praticamente) per migliorare l’accoglienza e farci appartenere. Lo dico con parole molto semplici e forse un po’ banali ma, nell’epoca della ‘crisi delle appartenenze’, sentire di essere inclusi, anche solo per poche ore, in una comunità, è qualcosa di raro e prezioso. Penso proprio che qui sia racchiusa tutta la forza di questo Festival.

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