Elfriede Jelinek

Si ristampi #8: Anna Maria Carpi, E sarai per sempre giovane

La rubrica Si ristampi racconta di libri molto amati, non più ristampati. Nasce per passione, anzi è un invito appassionato: Per favore, si ristampi. L’ottava tappa della rubrica formula questo invito per il romanzo di Anna Maria Carpi E sarai per sempre giovane. Pubblicato nel 1996 da Bollati Boringhieri, è uscito in traduzione tedesca nel 1997, presso la casa editrice Rowohlt di Amburgo, con il titolo Forever young.

cop_carpi_sempre_giovane

 

Si ristampi #8: Anna Maria Carpi, E sarai per sempre giovane. Bollati Boringhieri, 1996

E sarai per sempre giovane, romanzo di Anna Maria Carpi pubblicato nel 1996, è il racconto di un racconto, come precisa l’io narrante nel prologo alle vicende esposte. È il ritratto di due donne, Meta Van Wijn e Saskja Van Eyck, che si incontrano trentasei anni fa, nel luglio 1979,  si amano, convivono, condividono – o pensano di poter condividere – sogni e prospettive, si separano, si incontrano ancora.
Due vie, due modi di fare i conti con l’esistenza, con il peso del passato, con l’ansia e la determinazione di disegnare il proprio spazio nel futuro. Meta è curiosa, versatile, sensibile alla vocazione pedagogica, o, più precisamente, a ciò che viene definito «l’eros pedagogico», è colei che «dice sì, l’eterna convitata», come la definisce l’amante di gioventù, l’amico, cinico ed efficiente, scanzonato e gaudente Bas Wesselius. Pecora nera insieme additata e integrata, paradossalmente, proprio per il suo essere brillante pecora nera,  in una famiglia che, dal bisnonno “mangiatore di patate”,  ha saputo costruire una sua solidità nell’azienda agricola, percepisce, sempre a debita distanza, il fascino quieto “dell’intimità coniugale” e condivide pienamente, quella sì, la convivialità complementare all’esercizio quotidiano del lavoro.  Saskja riferisce tutto il mondo al proprio io perennemente oscillante tra ribellione, a volte perfino violenta, comunque sempre rancorosa, e ascesi agognata, tra spiritismo esotico – le Antille, Curaçao – e la clausura delle beghine della corte di Amsterdam, tra “souvenirs d’égotisme” e il compiacimento, perfino, del proprio degrado, sempre a spese altrui e con la fierezza di discendere da un lato dalla borghesia colta della tedesca Münster, dall’altro dall’aristocrazia olandese ritratta con i suoi colletti bianchi – vezzo di cui si fregia anche Saskja – nei quadri del Seicento. Vincente e perdente sono due categorie insufficienti a restituire tutta la varietà degli attacchi golosi al mondo, dei cunicoli-rifugio e balsamo alle ferite oppure nicchie dell’orrore dei ricordi.
Anni cruciali di storia, non solo per l’emancipazione femminile, si animano, prendono vita nel romanzo, vengono descritti, narrati, edificati, anche, talvolta divorati con avidità. (altro…)