Eduard Mörike

I poeti della domenica #334: Eduard Mörike/Cristina Campo, da “Peregrina”

Eduard Mörike

 

da Peregrina

È l’amore legato alla colonna;
alfine se ne va, scalzo mendico;
nobile il capo senza più riposo,
bagna di pianto i piedi lacerati.

Ahi, così ti ritrovo, Peregrina!
Bella e demente, e un fuoco le sue gote;
scherzava, cinta di selvagge rose,
nell’aspro turbinio primaverile.

Tale bellezza come abbandonavo?
Torna più viva l’ebbrezza perduta.
Oh, tra le braccia accoglierti smarrita!

Ma ahimè! ahimè! questo sguardo che vale?
Ella mi bacia fra l’odio e l’amore,
e si parte da me, per non tornare.

Eduard Mörike

Traduzione di Cristina Campo, ora in: Cristina Campo, La tigre assenza, Adelphi Edizioni 1991, p. 80

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Tra le righe n. 9: Eduard Mörike, Nostalgia

Eduard Mörike

Tra le righe n. 9: Eduard Mörike, Nostalgia

la traduzione è nella sua essenza plurale etica dell’ascolto

Antoine Berman[i]

Eduard Mörike

Heimweh

Anders wird die Welt mit jedem Schritt,
Den ich weiter von der Liebsten mache;
Mein Herz, das will nicht weiter mit.
Hier scheint die Sonne kalt ins Land,
Hier deucht mir alles unbekannt,
Sogar die Blumen am Bache!
Hat jede Sache
So fremd eine Miene, so falsch ein Gesicht.
Das Bächlein murmelt wohl und spricht:
Armer Knabe, komm bei mir vorüber,
Siehst auch hier Vergißmeinnicht. –
Ja, die sind schön an jedem Ort,
Aber nicht wie dort.
Fort, nur fort!
Die Augen gehn mir über!

(da: Eduard Mörike, Die schönsten Gedichte. Ausgewählt von Hermann Hesse, Insel Verlag, Frankfurt am Main und Leipzig 1999, 43)

Nostalgia

Si tramuta il mondo ad ogni passo
che dall’amata mi allontana.
Non mi vuole più seguire il cuore.
Freddo brilla il sole alla campagna;
ogni cosa qui mi sembra ignota,
anche i fiori al margine dell’acqua,
tanto estraneo m’appare il mondo,
mi offre tanto mendace un volto.
Pure mormora il ruscello e dice:
Passami accanto, povero fanciullo,
guarda i miei non-ti-scordar-di-me! –
Belli fioriscono in ogni luogo,
belli, ma non come laggiù…
Avanti, dunque, avanti!
Gli occhi m’inonda il pianto.

(traduzione di Cristina Campo, in: Cristina Campo,  La tigre assenza, Adelphi, Milano 1991, 68)

Nostalgia

Diverso si rivela ad ogni passo questo mondo,
che dall’amore mio mi tien lontano;
si rifiuta il mio cuore d’avanzare.
Freddo qui sopra i campi brilla il sole,
tutto qui si rivela essermi estraneo,
perfino i fiorellini sulla sponda!
Ogni cosa ha
un aspetto sconosciuto, un’apparenza falsa.
Il ruscelletto mormora e mi dice:
avvicinati a me, caro fanciullo,
scorgi anche qui non-ti-scordar-di-me!
– È vero sì, son pur belli dovunque,
ma non come laggiù.
Via, voglio andare via!
Di lacrime straripano i miei occhi!

(traduzione di Liliana Cutino, in Eduard Mörike, Poesie, traduzioni di Enrico De Angelis e Liliana Cutino. Con un’appendice di Diego Valeri, “Jacques e i suoi quaderni”, 22, Pisa 1994, 53)


[i] Berman, linguista francese, traduttore dall’inglese, dallo spagnolo e dal tedesco, saggista e teorico della traduzione, è menzionato da Maria Luisa Vezzali a p. 8 del suo Editoriale al volume di “Materiali” (pubblicazione semestrale della Bottega dell’Elefante), pubblicato nel dicembre 2007 con il titolo La soglia sull’altro. I nuovi compiti del traduttore.

Primavera 2011: ricordi, riflessioni, rom

Il 2 dicembre 2001, su invito di Maria Olita,  insegnante di scuola elementare, impegnata da anni nell’Opera Nomadi, ho parlato a Cosenza dei Rom nella letteratura di lingua tedesca, all’interno di un corso di formazione in servizio sull’educazione interculturale da lei progettato. Ricordo che, mentre parlavo, avevo su di me lo sguardo serissimo di una ragazza poco più che ventenne. Sembrava soppesare ogni mia parola. Al termine del mio intervento, la ragazza si è avvicinata a me e mi ha chiesto dettagli bibliografici. Mi ha spiegato che, cresciuta in un campo nomadi a Cosenza, dopo aver frequentato la scuola dell’obbligo (Maria era stata sua insegnante) si era iscritta all’Università. Considerava quel corso come una tappa importante della sua formazione. Avevo appena affrontato un esame, mi accorsi a quel punto. Ecco, i fatti di cronaca della mia città natale, in questi giorni, chiedono a gran voce che “non ci tiriamo fuori”. Ripropongo qui il testo del mio intervento di allora. Credo che la conoscenza dell’altro sia una via privilegiata per il superamento delle paure, che le paure, a loro volta, siano generate in gran parte dall’ignoranza. Il contributo si trova anche in rete, insieme ad altre proposte formulate nella cornice del progetto ELiCa, per un canone letterario europeo. Può essere consultato anche qui.
Invito a dare un’occhiata anche alla bibliografia e consiglio la lettura  (o la rilettura) de Gli Zingari e il Rinascimento di Antonio Tabucchi.

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