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“Ero nato errore” di Nina Maroccolo e Anthony Wallace. Lettura di Monica Martinelli

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Un viaggio dis-umano nei labirinti dell’in-giustizia: Ero nato errore di Nina Maroccolo e Anthony Wallace.

 di Monica Martinelli

Ci sono incubi dove qualcosa di orrendo e terribile sembra avere il sopravvento e ci fa precipitare sopraffatti dalle tenebre. Ma ci sono realtà peggiori di qualsiasi incubo, proprio come quella di Anthony Wallace, il protagonista di questa storia iperreale ma poco realista. Come giustamente osserva la coautrice Nina Maroccolo nella quarta di copertina, il protagonista sembra provenire da uno dei romanzi del “sottosuolo” di Dostoevskij o Kafka, con lo stesso dolore estremo, inciso dalla durezza della realtà, stesso stare sospesi tra essere e nulla per affrontare l’angoscia quotidiana nella sfida del mondo. Viene da pensare anche alle dramatis personae dei romanzi sul ciclo dell’inettitudine di Svevo e Tozzi.  Quando l’intoppo, il precipizio costringono a toccare con mano il dolore e né i colori né la musica riescono a dare sollievo al cuore, lì si comprende la storia di Anthony…

Il libro Ero nato errore scritto a quattro mani da Nina Maroccolo e Anthony Wallace, edito nel 2014 da Pagine-Roma, non è né un diario, né una biografia, né un romanzo, bensì la speranza di una nuova vita, e quindi di una nuova nascita, di un uomo perseguitato da un destino infausto, condannato a vivere nella solitudine del suo corpo per la crisi identitaria dovuta al suo stato civile registrato all’anagrafe che lo ha fatto sentire perennemente inadeguato e sbagliato. Il libro è composto da due parti che si intrecciano, due voci ugualmente e diversamente drammatiche e vibranti, quella scritta in un italiano stentato piena di sobbalzi e cruda intensità da Anthony, e quella più lirica scritta in modo struggentemente empatico da Nina Maroccolo, che dà anima e voce al protagonista e che sembra aver realizzato con lui un folgorante transfert. Nina è scrittrice sensibile e densa che conosce le aporie psicologiche e sa bene che anche nell’inferno l’animo si può muovere con grazia e agilità per ardere di meno, seppure le ustioni lasciano cicatrici. (altro…)

Claudia Luisa Perin, L’arte della misura. La prefazione di Plinio Perilli e una scelta di poesie

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Implosione con rosa
eucalypthus e mandorlo fiorito

(per Claudia Luisa Perin,
poetessa concreta e immaginifica,
visionaria temprata della Dea Realtà)

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Che bello quando una raccolta poetica risuona d’armonie e insieme cova dissonanze più orchestrate d’una tessitura musicale! Che bello quando il dettato lirico dipinge o trasfigura le immagini, i colori, come una grande tela d’un artista che ritragga la natura, il creato tutto come un unico viso, specchiato dialogo col nostro!
Ricordo una pagina indimenticabile di Eugène Delacroix, maestro della pittura romantica francese e dunque europea del pieno ’800, nel suo intrigante e segreto Diario:

“Constable dice che la superiorità del verde dei suoi prati dipende dall’essere composto di una infinità di verdi diversi. La mancanza di intensità e di vita che hanno comunemente i verdi della maggior parte dei pittori di paesaggio, deriva dal fatto che essi li fanno ordinariamente con una tinta uniforme. Questo che dico del verde dei prati si può applicare a tutti gli altri toni.”

Questa bella, sorprendente raccolta di Claudia Luisa Perin – L’arte della misura – riesce appunto a usare, a scegliere, porre le parole come note armoniose – o meglio, pennellate e cromìe: esose o estuose, secondo l’ordito lirico, l’ispirazione che esse accompagnano, incarnano e rappresentano. Ed anche il suo verde, ideale o concreto, se è bello, lo è soprattutto perché è miscela, media, miscellanea di verdi diversi.
Verde è ad esempio il titolo d’una intera sezione: eppure il color verde non vi ricorre mai direttamente, ma è nominata la linfa, il nutrimento segreto, la pennellata nascosta che sùbito porta alla luce quella gemmazione, la nota liberata perché di noi, in noi, rifiorisca:

Stanotte, sulla strada di casa
il mandorlo si staglia fiorito
nel buio, fantasmico, bianco.
Mi appari
tra le sue radici deposta
dando a lui linfa,
e lui a te, Gatta,
conforto di bellezza…

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Nina Maroccolo / Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony

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Nina Maroccolo – Anthony Wallace, Ero nato errore. Storia di Anthony, ed. Pagine 2014

Fardello, pegno, testimone: la narrazione di anni di esistenza nel dolore diventa un tratto di strada percorso insieme. Un libro, questo di Nina Maroccolo  e Anthony Wallace, da leggere e per il quale trovo importante dare testimonianza: «là fuori, tutti, proprio tutti, devono sapere». La storia di questo libro è iniziata per me il 16 giugno scorso, giorno in cui sono stata invitata da Nina Maroccolo e Plinio Perilli a partecipare alla presentazione di un’antologia di poesie, Aspetto l’attesa e spero la speranza – Poesie a Rebibbia (Pagine e Fondazione Roma Arte Musei, 2014). Il luogo della presentazione era lo stesso che aveva visto la nascita dei testi che compongono l’antologia, la casa circondariale di Rebibbia, sezione femminile. Lì ho conosciuto Anthony, poeta tra i poeti, recluso tra le recluse. Esile e con lo sguardo profondo e interrogativo (“racconterai la mia storia?”), con l’immancabile sigaretta, mi ha chiesto, dopo la presentazione, se mi fossero piaciute le poesie lette in quella occasione e tutte tratte dall’antologia. Abbiamo cominciato a parlare e lì, dalla sua voce e da quella di Nina, ho appreso del progetto comune. Di altri frammenti, di altri passaggi all’inferno, di passi e di speranze, sono venuta a conoscenza attraverso Nina, che in questi mesi è stata anche per me la sua voce, la voce di Anthony.

« Scriverò la tua storia, Anthony.
“Scriverai di quello che mi è successo?”
Sì. È una promessa. (altro…)