edizioni Nemapress

I poeti della domenica #167: Giuseppe Dessì, “La ruvida scorza…”

A ADA E ANGELO ROMANO

La ruvida scorza
di questa esile rovere
dai frutti d’argento
la ruvida scorza grigio-rosa
sotto la mia mano invecchiata.
Struggente cielo
dietro le nuvole bianche.
Tutti i miei morti sono
nell’altra stanza,
in silenzio,
di là del monte, invisibile,
un aeroplano ronza
come una zanzara sulle agavi africane
della mia città
mentre la tromba solitaria
prova le note del silenzio
ed è un pomeriggio qualunque
di una settimana che aspetta la domenica piovosa
come il giorno della Resurrezione

Taino Agosto 1967, già in Atti, Cagliari 1986

.

da Giuseppe Dessì, Poesie. A cura di Neria De Giovanni, Nemapress editrice, 1995

Iole Chessa Olivares e la poesia del “confine”, di Fausta Genziana Le Piane

OLIVARES

 

Iole Chessa Olivares e la poesia del “confine”

di Fausta Genziana Le Piane

Il lettore dell’ultima raccolta poetica di Iole Chessa Olivares, Nel finito… mai finito (Edizioni Ne­mapress, 2015), già dal titolo, intuisce che la Poetessa è costantemente sospesa tra il finito, cioè la realtà e l’infinito, cioè l’universo, lo spirituale, l’altrove (Nel finito… mai finito è un vero e proprio ossimoro). Questo continuo dibattimento, questa continua lotta si chiama “vita” – soffio della vita – che coinvolge tutti. Plinio Perilli parla, in effetti, «di limbo che preme ma al contempo, ci salva ci ospita.»
Procedendo nella lettura delle varie sezioni del libro, ci si accorge che ognuna riprende, ampia e as­sume varie sfaccettature di questo concetto espresso anche con altri sostantivi quali orlo, cancello, margine, muro, contorno oppure siepe di leopardiana memoria: tutta la raccolta è pervasa dal sen­timento di “confine” (tracce di confine) e di “sconfinamento”. Si legga, a pagina 32, la lirica intito­lata appunto Sconfinare: «Ora…sconfinare/ tra parole dormienti/ fuggevoli accordi negati/ alleanze randagie/ inquietare di sfide/ il “quasi” inutile/ da parte a parte/ con cuore disobbediente/ fino all’orlo preciso/ invulnerabile al pentimento». Qui tutto l’umano è rappresentato, riassunto. «Scon­finare, poi, o meglio Svanire, è dunque – avrebbe detto Montale – la ventura delle venture», dice Plinio Perilli nel commento al testo.
Confine tra passato, oggi, futuro ed eternità, «nel remoto e nell’oggi» (Donna… Con le donne, p. 56): si veda la bellissima metafora del cancello che implica l’atto di sostare della Poetessa – penso­sa – tra passato e futuro. Cosa cerca Iole? Cerca la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, nella sua in­terezza, «nei trapassi di luce/ nel ballo delle ombre» (Sul cancello del tempo, p. 13). Anche qui c’è un “alle spalle” e c’è un “ora”, un “futuro”, c’è un passato fatto di entusiasmi, di giovinezza, anche di «pene, soprusi, lutti», e c’è un ora fatto di crepuscoli e di tramonti. (altro…)