Edizioni CFR

I poeti della domenica #314: Erik Lindner, La tramontana

La tramontana

Sulla riva riposa il palombaro nella propria storia
e disegna la scogliera spoglia dietro la spiaggia.
Il vento taglia la storia e liscia e leviga
le foglie dei platani – il telaio della finestra.

Per sentire questa storia sono venuto con il vento.
Il viaggio raccontava un uomo era passato al di là del monte
e la storia finì in un vicolo cieco sul mare. Il vento

fa il signore sulla sua tomba. E il palombaro resta
incastrato tra le pietre, gli assistenti riemergono
e il vento schiaccia l’ondeggiare il mare.

Il palombaro dipinge raffiche di vento sulla riva.
La scogliera fiorisce. E la tomba è un gradino
verso il corallo in una spelonca sul fondo
sopra la stampa colorata della tendina a fiori.

De tramontane

Voor de kust rust de duiker in zijn verhaal
en tekent kaal de bergwand aan het strand.
De wind snijdt het verhaal en slijt en slijpt
bladeren van de platanen – het raamkozijn.

Ik kwam met de wind mee voor dit verhaal.
De reis vertelde een man liep over de berg
en het verhaal loopt dood op zee. De wind

speelt heer op zijn graf. En de duiker raakt
bekneld tussen het steen, de helpers duiken
op en de wind verplettert de deining de zee.

De duiker schildert windvlagen voor de kust.
De bergwand bloeit. En het graf is een trede
naar het koraal in een spelonk op de bodem
boven de kleurgravure van het bloemgordijn.

Edizione di riferimento: Erik Lindner, Fermata provvisoria. Tijdelijke halte. Poesie, Traduzione di Pierluigi Lanfranchi, Edizioni CFR 2013, p. 23

I poeti della domenica #313: Malgorzata Hillar, Euridice

Euridice

Risvegliava per lei
la segala notturna
perché sfiorasse
i suoi fianchi

La vestiva
di nero odore
di trifoglio

Mutava i suoi capelli
in fiamme

Quando la fecero sprofondare
nell’Ade
non le andò
dietro

Fuggì
chiudendosi le orecchie
alla sua invocazione
di aiuto

Quando tornò
toccò i suoi capelli

Non si erano mutati
in fiamme

Erano come erba morta

Disse
Non sei Orfeo
Sei un prestigiatore
che tira fuori i conigli
da un orecchio

Eurydyka

Budził dla niej
nocne żyta
aby łasiły się
do jej bioder

Ubierał ją
w czarny zapach
koniczyny

Zamieniał jej włosy
w płomienie

Kiedy strącono ją
do Podziemi
nie poszedł
za nią

Uciekł
zamykając uszy
na jej wołanie
o ratunek

Kiedy wrócił
dotknął jej włosów

Nie zamieniły się
w płomienie

Były jak umarła trawa

Powiedziała
Nie jesteś Orfeuszem
Jesteś sztukmistrzem
który wyciąga z ucha
króliki

Edizione di riferimento: Malgorzata Hillar, 20 poesie. Testo polacco a fronte. Traduzione e nota introduttiva di Paolo Statuti. Note critiche di Luca Benassi, Anna Maria Bonfiglio, Gianmario Lucini, Giuseppe Panella, Liliana Zinetti, Lucio Zinna, Edizioni CFR 2013, pp 31-32

I poeti della domenica #307: Lucianna Argentino, Gestazione dell’addio

Gestazione dell’addio

a Valentina Cavalli

“Impossibile pronunciarla
quella parola; ma forse
si poteva farla risuonare”

(Marguerite Duras)

 

Trovarla nella caduta perpendicolare
del sangue la parola giusta
che mi raschi dalla pelle tutto il male,
che mi scavi le ossa e mi faccia cava
per galleggiare almeno in quest’aria
che non riesco più a respirare.
Trovarla negli otto minuti di travaglio
della luce ora che sto come il cielo
dismesso dalle rondini,
la verità dimenticata dall’ombra,
le lenzuola sui davanzali, al mattino,
prostrate in un rigurgito di buio.
Trovarla la parola giusta e difficile
ora che il mondo è tutto e solo visibile,
la parola che è segreto e mistero di te ed io,
quella che dice l’amore
quella che m’è rimasta dentro muta
perché non ho più un te
e nemmeno un io e sono metallo gelido
campana che suona
tamburo che rimbomba.

Non sanno che non è solo il corpo
che m’hanno profanato
ma tutta tutta intera la vita
che il corpo ricco di messi e bello lo sentivo
e adesso non è più mio e mi sta addosso
come guerra, come piazza di mercato
dopo un attentato.
Corpo estirpato, corpo incolto,
concesso alla mancanza
e se Dio esiste
in me non sento più il suo alito
e sono polvere
alla polvere già ritornata.

 

© Lucianna Argentino

da: Cuore di preda. Poesie contro la violenza alle donne, a cura di Loredana Magazzeni. Immagini di Fabiola Ledda, Edizioni CFR 2012, pp 33-34

I poeti della domenica #274: Gianmario Lucini, Lettera da un Paese di morti

 

Lettera da un Paese di morti

Voglio concludere di notte
questo lungo viaggio dentro lʼuomo
perché nero è il suo colore e la madre
luna sua unica speranza
sepolta nel cuore di giaguaro.

Scrivo da un Paese Paradiso
spaccato in due dal cemento
segnato dallʼincuria e dal tormento
inflitto a ogni forma di bellezza;

qui dove lʼora suona con la campana e la sirena
e Dio eterizzato sʼaddormenta
dal fetore dei rifiuti a cielo aperto.

Di notte leviamo dai covili
un sordido rancore, dilaga
nel fosco di campagne stralunate
si mescola al veleno delle mafie
allʼarroganza dei forti e alle
legalizzate porcherie dʼun sistema
corrotto dai piedi alla cervice,
duro fino al cuore

e il mattino trova noi tutti un poco
più velenosi di ieri, più scontenti
noi che vogliamo tutto avere senza la fatica dellʼingegno,
maestri dellʼinsipido senza cultura,

noi che non sappiamo più la terra il murmure dellʼacqua,
il profumo del vento sullʼoceano dei prati
siamo un popolo che grufola indeciso nel suo passato e nel futuro
così che scorre il presente e ci ingolfa
in una dialettica improbabile
fra ciò che siamo e che dovremmo essere

e ride il mondo e ci sbeffeggia:
“ecco gli eredi del grande Rinascimento,
il popolo dʼartisti che vive in cicaleccio
mentre muore la sua grande storia
in una sabba di merda e di cemento
svenduto dai corrotti e dai ruffiani;

popolo di pezzenti e teatranti, di ricchi avidi e spietati
popolo indaffarato di scrocconi e lestofanti
piazzaioli imboniti e imbonitori
gente che tutto vuole senza nulla dare
pronta a prostituirsi per unʼesistenza
fatta di niente e “gratta e vinci”. (altro…)

“Dià lógoi”. Recensione di Mario Bazzi

Dià logoiIl dialogo al di là e al di fuori dei codici linguistici. Il piacere del dià lógos. La conferma che quello che ognuno di noi pensa e scrive, in qualche modo, viene pensato ed espresso da altri, con altre parole. Questa la missione di Dià lógoi (Edizioni CFR di Gianmario Lucini, Sondrio, pp. 69, 10 €), un volume che raccoglie le poesie di 22 autori siciliani che si sono ispirati ai disegni del giovanissimo artista bagherese Giuseppe Alletto.
Questa speciale “orditura di segni e parole”, che si avvale anche della prefazione di Tommaso Romano e delle note esplicative di Giuseppe Alletto e di Gianmario Lucini, presenta poeti quali Biagio Accardo, Sebastiano Aglieco, Franca Alaimo, Maria Patrizia Allotta, Saragei Antonini, Anna Maria Bonfiglio, Rossella Cerniglia, Gianpaolo De Pietro, Giovanni Dino, Elio Giunta, Emanuele Insinna, Maria Antonietta La Barbera, Giuseppe La Delfa, Piero Longo, Gianmario Lucini, Francesca Luzzio, Ester Monachino, Daniela Musumeci, Nicola Romano, Tommaso Romano, Marco Scalabrino, Lina Maria Ugolini.
Gli autori, veri e propri protagonisti della letteratura contemporanea siciliana, si confrontano tra di loro in una sorta di grande gara poetica dalla quale emergono le più diverse e le più (apparentemente) inconciliabili interpretazioni dell’arte e della vita, offrendo agli autori stessi, e soprattutto ai lettori, la possibilità di intrecciare un vero e proprio “dialogo” alla pari, non solo tra pittura e letteratura, ma anche tra le diverse poetiche e i diversi stili letterari, per giungere infine alla lettura poetica dell’opera pittorica di Giuseppe Alletto, definito nella prefazione da Tommaso Romano come “un artista geniale, tanto giovane quanto straordinario come pochi se ne sono visti negli ultimi anni, autore di centellinate opere totali, dove grafite e tecniche miste compiono il miracolo dell’oltrità e della visibile perfezione”.
(altro…)

La Disarmata – cinque napolitudini

copertina1

 

Roberto Bolaño a Piazza Garibaldi

 

I treni che vanno e vengono sono uguali
qui o a Santiago, a Parigi come in Spagna
le stazioni, no le persone ancora meno
i binari sono già letteratura, credo

che avrei rubato libri come in Cile
se fossi nato qua, avrei rubato comunque
mi sarei arrangiato, avrei perso
avrei dimenticato ma non tutto

questa è una frontiera in diagonale
ogni vicolo, ogni incrocio è una linea
e tutto marca una differenza, un’assenza
avrei tenuto a mente il tufo, l’ignoto.

(Gianni Montieri, da Turisti americani)

 

*

nostri figli

 

Si annuvolavano conigli
sotto pelo, palpitanti,
cibo pasto alimento
dna  in transito, un guizzo di
vibrisse, pesci terragni,
immaginando improbabili salvezze nei balzi a scarse miglia,
dannatamente simili ai
nostri padri, ai nostri figli.

 

(Viola Amarelli, da Rettoriche)

 

*

Via Cavalleggeri d’Aosta

 

Ci troveranno abbracciati in questo
sottopasso allagato, in una periferia
di particolato, fazzolettini
e lattice, di acque
e carcasse, senza poterci
distinguere tra il cruscotto
e i sediolini posteriori, ognuno
con la mano sul sesso dell’altro,
tra alito e gemiti impressi sui finestrini
e i tuoi capelli che galleggiano
sciolti nell’abitacolo.
Forse per allora i tuoi seni saranno
scomparsi amore mio — e il mio sguardo
sarà quello attonito e senza pace
di un morto — ma non certo
quello che ci ha resi vivi,
i nostri cenni d’intesa, l’ultimo
spasmo impresso in un gesto,
la gioia feroce
di un amore appena abbozzato.

(Francesco Filia, da Stradario)

 

*

La casa

 

Vivo in una casa vuota,
ma di cosa dovrebbe essere piena una casa?

Resta solo l’utilizzo mancato
d’ogni oggetto, lo puoi vedere, certo,
strabuzzando gli occhi
ome facevi da ragazzo,
fissandoti allo specchio:
il petto nudo, e tutto il resto,
spezzato nel mezzo,
un capezzolo che guarda il cielo
(l’altro l’inferno).
In questo sei un mitico busto,
con i vestiti di tua madre tutto intorno,
la macchina da cucire
che fissa i punti alle gonne.
Allora aspettavi il padre,
l’occhio mansueto del tempo.
Di questo non puoi avere rimpianto,
nemmeno adesso, che la rosa nel vaso
fa la muffa lungo lo stelo.
Lo dici a te stesso, riflesso nel vetro:
“I vestiti che indosso
li darò in pasto agli zingari del centro”.

(Vincenzo Frungillo, da Zona est)

 

*

poesia: the napoli heading

 

I chitemmuort
You chitemmuort
He She it lota
We chivestramuort
You piglioncu’
They anna passa’ nu guaio

(Immo, da ‘ci stanno un napoletano un napoletano e un napoletano, ovvero: 8 poesie ma 9 pagine (come higuain) sul significante NAPOL’)

Manuel Cohen, L’orlo

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Manuel Cohen, L’orlo (Edizioni CFR 2014)

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Una scelta di poesie introdotta da una breve nota di lettura di Anna Maria Curci

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Leggere, ascoltare (con l’orecchio interiore o, come nel mio caso, riandando con la memoria alle occasioni in cui ho ascoltato dalla voce stessa dell’autore alcuni dei testi qui raccolti quando ancora erano inediti) le poesie de L’orlo di Manuel Cohen, significa trovare, ritrovare le note più autentiche della poesia di Cohen: il ritmo rigoroso a scandire l’intreccio di memoria e constatazione, la lucidissima e inequivocabile esortazione a non sbarrare loro (alla memoria e alla constatazione) la strada, il procedere sapiente di figure, rime e metri, l’attenzione e la tensione sempre alte ed evidenti nella «tramatura di fili tesi» tra assonanze, allitterazioni, enjambement e neologismi taglienti e tagliati per calzare impeccabilmente. Non viene mai meno, nelle quattro sezioni che compongono la raccolta, la tensione che anima il gesto poetico, che orchestra la partitura dal ritmo preciso, che progetta e nutre la struttura di ciascun testo. Mi piace definirla — con un complemento di specificazione che intende abbracciare e comprendere diversi aggettivi:  morale, etico, civile, letterario, artistico, umano e umanistico — tensione dello spirito, lucidissimo nella visione di più ambiti temporali, nei quali si muove con conoscenza profonda e altrettanto profonda sete di conoscenza. Tensione dello spirito, vigilanza dello sguardo, sapienza nel riunire contenuto e forma: si potrebbe obiettare che tutto questo fa parte del bagaglio indispensabile di chi si accinge al viaggio nella poesia. Il tratto che Manuel Cohen aggiunge al bagaglio, che porta sempre con sé senza stivarlo in angoli di difficile reperibilità, è una pietas che non si limita alla riverenza, al semplice, benché doveroso, tributo nei confronti di chi precede, ma salda in modo senz’altro efficace un mai cieco amore con l’impegno a raccogliere il testimone, a non dimenticare, a sottrarre all’oblio, con tanto ammirevoli quanto convincenti intenzionalità programmatica e resa poetica, persone, eventi, scrittori, amorevoli o severi maestri, come dimostrano anche gli esergo a ciascuna sezione. Dopo il mio primo incontro con la poesia di Cohen in Winterreise, del 2012, questa ulteriore tappa giunge a confermare apprezzamento e, nel mio caso, predilezione per il suo modo di concepire e praticare la scrittura poetica. (Anna Maria Curci)

.

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(strage di via d’Amelio, 19.07.1992)

che ora d’incerta luce ci fu data
che ora – tra giorno e sera – dibattuta
attende la nostra vita ricolma
ora che entra, che sparisce senz’orma
o vago indizio ormai, ora che deflagra
 bomba a bomba la città, la vita agra
 a palermo – come a roma – s’impiomba
cede il campo – paga il dazio – s’inombra.

(p. 13)

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*

II (la devastata)*

                     (Eboli dal treno a Battipaglia)

“Trenitalia augura ai passeggeri Buon Viaggio”
“Avvisiamo i signori viaggiatori
Che tra 5 minuti saremo alla stazione
Di Salerno”
“Salerno stazione di Salerno
Avvisiamo i signori viaggiatori che siamo
Alla stazione di Salerno
Prossima Fermata Napoli Centrale”

 

fine
gennaio ghiacciato giorno di sole
nel rinnovato parco di Trenitalia
tra Freccerosse d’argento Eurostar
qualcosa del vecchio mondo motorio
è rimasto ancora vivo funzionante
ad esempio sulla tratta Potenza-Napoli-Roma
fa la sua figura l’Intercity-Littorina
sali il giorno dopo la memoria a Bella Muro

tra campi non più arati
finite le fatiche le sementi
archeologici siti ammantati
per mancanza di finanziamenti
10 sindaci commissariati
per illeciti accaparramenti
ma questo dal treno non si vede vedi verdi
costoni monti aguzzi penetrando in gallerie
seriali che incidono il fiume le vallate zigzagando

scorci di pale eoliche pascoli vigneti

finché dopo l’ultimo traforo la vista si spalanca
l’orizzonte mentre il monte si allontana
ai lati ai piedi della piana ovvero vallata
ineducata colata edificata di cemento

rivoli neri discariche diossina
corsi d’acqua cementati / tralicci della luce allineati
fili tra filari fitti di frutteti
casupole campi capanni copertoni
rimesse di imprese Pezzullo-Oro-Di-Napoli
una piana invasa sterminata tra costoni
di monti a picco dirupanti ammassate
depositi palazzoni fabbrichette indotti installazioni
pratoni incolti coltivati capannoni Motta-Casa-Di-Spedizioni

a destra su palazzine a 7 piani a Battipaglia

snulleggiano parabole a sinistra scheletrici
roveti canneti acacie sconce nella piana
ebolana sagome di costruzioni spettri
abusivi mai finiti grandi firme repertuali fornaci
incenerite attività inattive e inoperose di archeologia
industriale depositi della S.L.A. Ditta Trasporti Inurbani
e una scritta sui cementi dei muri contenimenti:

“prendimi ora e per sempre ti amo esageratamente”

sbirri
stazionano silvani alla banchina
per controlli a fumanti marocchini
sotto il cartello Paestum-Litoranea
tra casupole dai tetti d’amianto
ammantate alberelli di mimose
in gennaio già fiorite

mentre la corsa tra i binari

si distende
si srotola
si scorpora
s’apre ad libitum

.                indefinito
.                                         indefinibile
.                                                                    indifendibile
.                                                                                                  continuum

(pp. 18-20)

* I versi sono dedicati al caro amico e poeta lucano Salvatore Pagliuca, e sono stati scritti percorrendo il tratto Roma-Bella Muro il 27 gennaio 2011.

.

*

IX       (la dimorata)*

(il bucato di Jolanda)

e là, nella mansarda centrale
la tramatura di fili tesi
da parete a parete, i versi appesi
alle pinzette dopo i bagni di sale
l’asciugatura in lasse messinesi
onde in foglietti per l’ordine a venire

e, da fuori, una trafittura che sale
a fiotti, a via dei Greci, la dimora
in vecchia muratura inumidisce
lambisce la clausura corporale
là s’espande mondatura di lavanda
insana inchiostratura, insonne Jolanda

(p. 32)

*Jolanda Insana, una delle maggiori poete contemporanee che difficilmente sarà candidata al Nobel, nata a Messina nel 1937 e residente nella Capitale da decenni, ha l’abitudine, molto naturale e artigianale, di appendere i foglietti con i suoi versi, man mano che li scrive, a lunghi fili per i panni fissati alle pareti della sua mansarda romana. Dopo qualche anno, l’intera struttura del libro le appare così, chiara e mondata.
Il testo, qui rivisto, è precedentemente apparso nel catalogo della mostra Incontro con gli autori. 24 anni di Arte, 1989-2012 a Portonovo, a cura di L. Socci, Edizioni Hotel Fortino Napoleonico, Portonovo (AN) 2012.

.

*

(curva sud)

“Il saluto romano ha solo una valenza sportiva.
 Ho incaricato il mio legale da tutelarmi da chi
infangherà  il mio nome”

(Paolo Di Canio, all’epoca calciatore della
Lazio, Agenzia Ansa, 22.12.2005).

ognuno ha la storia che merita
Di Canio ad esempio con quel nome
segnata ha una retta che non evita

la testa secca rasata in elezione
a una fede fiacca una fiaccolina
bislacca il braccio tende in azione

una faccina che dire? più coattina
che scema bruttina non poco lupesca
la parlata oscena repubblichina

nutrito a frattaglie trippa ventresca
venuto su nella sguaiata popolana
opulenta maiala amatricianesca

papalina cialtronesca ulliganniana
altro? la gazzetta dello sport stadio
studio di piede pallone in accademia

blasone da bar centurione gladio
non altro se non che nel clan intra moenia
lo sostiene in una memoria d’inverno

un compitissimo Alessandro Piperno

(p. 51)

.

*

(Mario Luzi)

con tutta la distanza che c’era e c’è
è incredibile quanto ti ami
e ti abbia amato sempre, Mario Luzi
mio maestro amico padre cercato
sempre, uomo a cui mi sono abbeverato
o, inquieto, rifugiato, non ti ho mai rinnegato
o tradito, né mi sono approfittato
ti penso sempre, ovunque tu sia andato

(p. 71)

.

*

(Ospedale Pediatrico Bambin Gesù)

A Francesco

“Mi darete un mondo speciale?”
chissà cosa sogni tra le luci a neon le corsie le stanze
le vetrate il pixel della play station le schermate
galattiche di window dinosauri mostri stratosferici
mondi di quark biblioteche di Harry Potter
letture da paura giallefantastiche per fuggire la realtà

chissà cosa aspetti da questa assurda civiltà — realtà
capovolta di fiume cretto o cemento di case
abitazioni strade capannoni orride installazioni
che doni vorresti per il male — alzatacce
corriere spaventi siringhe infermiere interventi flebo
borsette cateteri per il drenaggio – magari un rene

buono per crescere mangiare sperare continuare
leggere studiare sorridere vivere correre giocare.

(p. 77)

___________________________________________________
Manuel Cohen è autore di versi, critico contemporaneista e saggista. Si occupa prevalentemente di Poesia italiana, in lingua e nei neo-dialetti, dirige e co-dirige alcune collane di poesia per CFR, Dot.com.Press-Le Voci della Luna, Puntoacapo. Figura nelle redazioni di: «Ali», «Argo. Rivista di esplorazione», «Carte Urbinati. Rivista di Lett. Ital. e Teoria della Lett. Dell’Univ. Degli studi di Urbino», «Il parlar franco. Critica e scrittura neodialettale», «Punto. Almanacco della Poesia italiana», e collabora ad alcuni tra i principali periodici di settore: «Atelier», «Letteratura e dialetti», «Poesia». Suoi saggi e interventi appaiono in volumi miscellanei, atti di convegni e riviste, in Italia, Europa, USA e Latinoamerica (tra gli altri, su: Baldassari, Baldini, Bellezza, Bufalino, Buffoni, D’Elia, De Vita, Finiguerra, Franzin, Fucci, Guerra, Insana, Jabès, Jacottet, Kenaz, Luzi, Loi, Melèndez, Nadiani, Neri, Porta, Rosselli, Villa, Volponi, Zuccato, Zanzotto, i Nuovi autori delle Marche, La poesia romagnola, i Poeti della Svizzera Italiana, la Narrativa d’Israele). Tra i suoi più recenti lavori: L’Italia a pezzi. Antologia della poesia neodialettale (in co-curatela con V. Cuccaroni, G. Nava, R. Renzi e C. Sinicco, Ancona, 2014); Appunti di Geocritica, per una mappatura della Poesia Italiana Contemporanea (ATM, Monaco di Baviera, Germania 2013); in uscita è una trilogia che raccoglie tre ampie selezioni di scritti critici 1991-2014: La prefazione. Teoria e prassi, per una apologia del prefatore-mappatore necessario; La recensione. Teoria e prassi. Appunti di Geocritica e manualetto d’autodifesa della critica di servizio e Il saggio. L’intervento, il saggio breve, il mapping e la lettura del testo singolo. Teoria e prassi. Per una critica post-ideologica e contemporaneista. In poesia ha pubblicato: Altrove, nel folto (a cura di D. Bellezza, Roma 1990); e dopo venti anni di silenzio: Cartoline di marca (prefazione di M. Raffaeli, Teramo 2010); Winterreise. La traversata occidentale (nota di G. D’Elia, Sondrio 2012) e L’orlo (introduzione di G. Lucini, Sondrio 2014).