ed. Sartoria Utopia

‘Il battesimo del bambino’ di Silvia Salvagnini: una lettura

Il battesimo del bambino di Silvia Salvagnini è una delle poesie contenute nel calendario utopico 2017 di Sartoria Utopia (qui).

C’è nella poesia di Silvia Salvagnini come una luce che illumina il senso delle cose; una luce che entra dolcemente nel testo, a scoprirne la forza di comprensione della realtà poeticamente detta, “costruita”, fatta di un lavorio incessante. Alcune volte si potrebbe parlare di ‘rivelazione’ di un dire poetico, che da dentro il proprio “mistero e segreto” si fa palese e autentico; un manifestarsi che, grazie alla centralità della parola e alla sperimentazione linguistica – che guardano a elementi della tradizione ma di continuo ne spostano i confini – portano il lettore in ‘presenza’ di un lavoro battente e a tratti ossessivo sul significante prima che sul significato. Ciò che accade, nello stesso momento, assumerebbe anche i tratti di una ‘epifania’, intesa come “manifestazione” o ancora “rivelazione” che, dall’interno, emerge con forza all’esterno – e verrebbe poi da dire nel mondo. (altro…)

Interviste credibili # 13 – Manuela Dago e Francesca Genti su Sartoria Utopia

Calendario Sartoria Utopia - illustrato da Jean Genti

Calendario Sartoria Utopia – illustrato da Jean Genti

G: Allora, ditemi tutto dall’inizio come se fossi un bambino di tre anni. L’idea, le prove, gi spunti, i primi lavori, coraggio.

M: è iniziato tutto circa due anni fa e l’origine è da ricercarsi nel fatto che sia io che Francesca siamo due poete performative e con una forte propensione alla manualità. Da qui il desiderio di produrre materialmente i nostri libri, che ci rispecchiassero quindi al 100%, dai testi all’aspetto esteriore: copertina, formato, colori, tipo di carta, ecc… Il valore aggiunto, non trascurabile, è che facendo i libri a mano avremmo prodotto degli “oggetti d’arte” ognuno diverso dall’altro, questa idea era ed è per noi uno dei motori del progetto.

All’inizio abbiamo frequentato un corso di legatoria e appreso i primi rudimenti, siamo partite subito per il nostro viaggio mettendo in pratica quello che avevamo imparato, ma anche sperimentando senza timori le idee che di volta in volta ci venivano in mente.

I primi libri di Sartoria sono stati il mio, Altre forme di vita, L’arancione mi ha salvato dalla malinconia di Francesca e Manuale Portatile per la Devozione del Fertile Gaudio di Paolo Gentiluomo. Il primo è una plaquette di sedici micro-poesie connotata dal formato anomalo e assolutamente originale e dalla lettura double face; il secondo raccoglie tutte le poesie inedite di Francesca, nel tempo quindi si è ampliato man mano che la sua produzione poetica cresceva e la caratteristica del libro che più attira l’occhio del lettore è senza dubbio la copertina: coloratissima e con collage sempre diversi; il terzo è un canzoniere amoroso sui generis.

G: Sartoria Utopia è un bel nome. Utopia poi è una parola che rimanda sia a cose assolute, epiche, irraggiungibili sia, per come la vedo io, anche a piccoli sogni e al coraggio di crederci, voi che ne pensate? O meglio come l’avete pensata?

F: Il nome Sartoria Utopia è nato da un momento di libere associazioni tra me e Paolo Gentiluomo,  che è molto bravo a trovare i titoli per le cose. Io avevo tirato fuori “ferma utopia” da un verso della poetessa Piera Oppezzo, ma poi sembrava troppo duro, troppo programmatico, però utopia volevo conservarlo e abbiamo cominciato a fare delle rime e a un certo punto Paolo ha detto “sartoria utopia” quindi ho subito scritto un sms a Manuela che ne è rimasta contenta.

Per quanto mi riguarda l’utopia riguarda l’accrescimento della bellezza, l’immaginazione, la creazione di altri mondi: mi basta guardare un francobollo con raffigurato un aviatore sotto un cielo di piombo e la sirena dell’utopia mi seduce con il suo canto.

G: Raccontatemi un po’ di come procede il vostro lavoro: scelta dei materiali, illustrazioni, impaginazione, grafica.

M: La scelta dei materiali e della grafica sono strettamente legati al contenuto del libro. Copertina, formato e le altre caratteristiche devono infatti legarsi ai testi e creare una sorta di armonia tra le parti che accompagni il lettore dal primo approccio materiale col libro fino alla sua fruizione completa.

Una particolare attenzione in tal senso è sempre rivolta alla copertina, un esempio su tutti sicuramente è la raccolta di invettive Bastarde senza gloria che vede, in linea con i contenuti, un formato che abbiamo ironicamente definito “contundente”: cucitura giapponese, copertina rigida con una serigrafia originale realizzata anch’essa a mano da noi, essenziale ma diretta, il tre di spade del mazzo di Tarocchi Raider-Waite, che raffigura un cuore trafitto da tre spade e che riassume lo spirito dell’antologia, romantico e violento.

F: Inoltre abbiamo la fortuna di avere intorno a noi, tra i nostri cari, persone creative che ci aiutano con generosità, per esempio Anna Castellari, che è un’ottima grafica e ha impaginato tutti i nostri libri o Jean Genti, mio padre, a cui ho rubato due disegni per illustrare l’Utopico Calendario 2014 e che sicuramente sfrutteremo ancora per i prossimi progetti.

G: Tutto fatto a mano?

M: A parte gli interni che vengono stampati in tipografia, tutto il resto è fatto a mano da noi, dal taglio della carta per le copertine, all’incollaggio, alla cucitura.

F: Dateci tempo e realizzeremo anche la carta!

G: Parliamo adesso un po’ delle scelte dei poeti da pubblicare, come procedete? Invitate voi? Accettate manoscritti? Partite da un’idea circa il tipo di poeta che vorreste oppure cercate “la bellezza ovunque”?

M: Non abbiamo uno schema fisso. Ci è capitato di invitare i poeti a collaborare con noi proponendo loro di lavorare su un progetto, come è accaduto prima con Francesca Matteoni e Azzurra D’Agostino, che in una doppia plaquette hanno dialogato sui luoghi dell’Appenino tosco-emiliano e con le nove poetesse di Bastarde senza gloria poi, chiedendo loro di lavorare sul tema dell’invettiva. Ma riceviamo anche testi che ci vengono proposti dagli autori, li valutiamo senza preconcetti e se ci convincono siamo ben felici di pubblicarli, come nel caso di “Anna la nera e altri lividi” di Graziano Mignatta, autore che non conoscevamo fino a che non abbiamo ricevuto questa sua raccolta di caustica bellezza che ci ha subito molto colpite.

G: Raccontatemi un po’ dell’antologia Bastarde senza gloria, che fino ad ora sembra il vostro progetto più ambizioso.

F: Bastarde senza gloria nasce dal mio amore per alcune poetesse  contemporanee la cui scrittura si contraddistingue per una sotterranea e forte qualità eversiva che poi ognuna di esse declina in modo personale. Ho voluto raccoglierle quindi in questa antologia che non rende conto di una linea o di una scuola in particolare, ma di un’attitudine romantica nell’accostarsi alla parola e alla vita. Ho chiesto loro di scrivere delle invettive, di arrabbiarsi, di usare la parola, per dirla con Emily Dickinson, come “un fucile carico”. Ne è uscito un ottimo lavoro che è stato accolto dai lettori con il più sincero entusiasmo. I due reading collettivi che abbiamo fatto a Torino e a Milano sono stati esattamente come io mi immagino debbano essere i ritrovi di poesia: esplosivi.

Ho in mente di continuare questo lavoro di curatrice di antologie pretendendo sempre qualcosa di nuovo dagli autori che chiamo, mettendoli al lavoro su temi che magari non hanno ancora esplorato, e voglio che questi libri vengano poi desiderati fortemente da quattrocento lettori che, tenendo conto che ogni libro è fatto a mano, è il massimo che Sartoria Utopia possa offrire.

G: Quali sono i poeti e poete che state per pubblicare?

M: Stiamo lavorando alla raccolta dell’autrice milanese Anna Lamberti-Bocconi, una delle voci più incisive della poesia italiana contemporanea, che si intitolerà La signorina di Cro-Magnon, titolo eloquentissimo che preannuncia un libro connotato dalla forza che contraddistingue la scrittura di Anna.

F: E dopo Lamberti-Bocconi, che siamo molto onorate di pubblicare, abbiamo in programma una poetessa di cui poco si conosce: Fernanda Woodman, che ha cominciato circa un anno fa a mandarci le sue poesie, il titolo dell’opera sarà, con tutta probabilità, Diario, ma stiamo ancora lavorando sulla forma giusta per accogliere questi testi scuri e misteriosi, ci piacerebbe farne un vero e proprio libro oggetto. Inoltre sta per uscire la quarta edizione di L’arancione mi ha salvato dalla malinconia che, per la nostra capanna editrice, si sta rivelando un lillipuziano long-seller e uscirà in una veste grafica rinnovata e non più rilegato a quadernetto: si trasformerà anche lui in un piccolo Samurai (la collana iniziata con l’antologia Bastarde senza gloria connotata dalla copertina serigrafata e dalla legatura giapponese).

G: Tra voi due esiste un’ideale divisioni dei compiti o fate tutto insieme?

M: Solitamente la divisione dei compiti avviene più che altro per la parte amministrativa di Sartoria e per quanto riguarda la gestione del magazzino e le spedizioni di cui si prende cura Francesca per ragioni pratiche e logistiche.

Per quanto riguarda il lavoro manuale siamo intercambiabili, tutte e due siamo in grado di fare le stesse cose, una curiosità da sapere potrebbe essere che nella realizzazione dei Samurai, Francesca è operaia specializzata trapanatrice mentre io sono operaia specializzata nel posizionamento dei moduli da forare.

F: Manuela si occupa anche di organizzare reading, performance, presentazioni di Sartoria Utopia.

G: Mi dite, brevemente, qualcosa circa i vostri futuri progetti individuali?

M: In questo momento sto cercando di gestire la mia vita in modo da poter dedicare più tempo possibile alle attività di Sartoria, oltre alla realizzazione dei libri ci sono ovviamente tante altri aspetti  da curare: i contatti, le presentazioni ecc. Sto inoltre lavorando a una mia seconda raccolta.

F: Anch’io sto cercando di avere sempre più tempo per Sartoria Utopia per la quale sto mettendo a punto due progetti di laboratori che spero partano presto, inoltre mi piacerebbe dare inizio a nuove collane: una per bambini e una che ospiti testi spuri, cosidetti sperimentali, sia di poesia che di prosa, testi che attualmente non trovano spazio nelle collane delle case editrici, mi piacerebbe chiamare questa collana “gli impresentabili” e avrei già almeno un paio di ottimi autori da pubblicare.

G: Nascono sempre più spesso case – capanne nel vostro caso – editrici artigianali, qual è la spinta? L’editoria classica è finita? Inventare qualcosa di diverso è necessario o soltanto divertente?

F: Penso che tutte queste piccole case editrici nascano da una vera esigenza, siano quindi necessarie e non semplici divertissement e anche se lo fossero non ci sarebbe nulla di male: la poesia, la letteratura hanno molto più a che fare con il “divertirsi” che con questa specie di controproducente Realpolitik che livella verso il basso e l’ovvio l’editoria che tu definisci classica.

Per quanto mi riguarda, penso che Sartoria Utopia sia una delle cose migliori che io abbia fatto negli ultimi anni, mi infonde più coraggio, più libertà soprattutto come autrice, pensando che se le case editrici “classiche” non potranno accogliere i miei testi, essi sempre troveranno nell’Utopia un rifugio e un avamposto.

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intervista a cura di Gianni Montieri