Don Giovanni

Festlet! #4: Musica

Giovanni Bietti - foto G.A.

Giovanni Bietti – foto G.A.

Alla consueta Lavagna di Piazza Mantegna, il musicista Fabrizio Puglisi ha ripercorso per noi la tradizione del tarantismo nell’Italia meridionale. Ha ricordato come il fenomeno, forse ultima propaggine del culto dionisiaco, sia sopravvissuto fino a poco tempo fa, diventando la forma di trance organizzata più longeva in una società occidentale. Il tarantismo, ha ricordato ancora, nei suoi sintomi di pianto e paralisi, urla e convulsioni, cui la musica del violino, dell’organetto e del tamburo a sonagli dovevano essere cura, è simile a quello che ancora sopravvive in Africa, e da lì è passato a Cuba, ad Haiti, in Brasile. Fabrizio Puglisi ci ha fatto ascoltare canti della Santeria, ha suonato per noi piatti della tradizione marocchina, e ha sorseggiato alla nostra salute, anziché la solita bottiglia d’acqua, un buon dionisiaco bicchiere di vino. La trance, come rilevano gli antropologi, è ritualità per il dominato – umile, donna, contadino – che si pone al di là della società che lo opprime. Mentre si torce, vestito di bianco, la sua danza prima sui quattro arti e poi in piedi fino al crollo finale è la medesima in molte parti del mondo; la corteccia parietale che misteriosamente si attiva negli stati di trance cerca sfogo nella danza, prende nutrimento dalla musica. (altro…)

Fuori di testo (nr. 30)

Le cose che pensano

In nessun luogo andai
per niente ti pensai
e nulla ti mandai
per mio ricordo
sul bordo m’affacciai
d’abissi belli assai.

Su un dolce tedio a sdraio
amore ti ignorai
invece costeggiai
i lungomai

M’estasiai, ti spensierai
m’estasiai e si spostò
la tua testa estranea
che rotolò

Cadere la guardai
riflessa tra ghiacciai
sessanta volte che
cacciava fuori
la lingua e t’abbracciai
di sangue m’inguaiai

Tu quindi come stai
se è lecito che fai
in quell’attualità
che pare vera

Come stai, ti smemorai
ti stemperai e come sta
la straniera, lei come sta

Son le cose che pensano
ed hanno di te sentimento
esse t’amano e non io
come assente rimpiangono te
son le cose prolungano te

La vista l’angolai
di modo che tu mai
entrassi col viavai
di quando sei
dolcezza e liturgia
orgetta e leccornia

La prima volta che
ti vidi non guardai
da allora non t’amai
tu come stai (ah come stai)

Rimpiangono te, son le cose
prolungano te, certe cose

 

 

 

 

Lucio Battisti
(da “Don Giovanni”, 1986)