Domenico Stagno

Under 30 Made in Sicily – Domenico Stagno (post di natàlia castaldi)

Nell’ambito della rubrica dedicata alle giovani voci siciliane, dopo i testi del giovanissimo Andrea Cangialosi, vi propongo l’ironia e il suono della poetica di Domenico Stagno. Buona lettura.

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Direzione Nord-Sud 

Scorre plausibile ogni citazione
il pensiero di te è limpido e improrogabile,
smaniosi di star fermi
urlano
i quadri alle pareti gongolano
alle costellazioni di ferro dei chiodi
e la luce fievole della giornata
è un po’ spenta, ma si dà.
Giuoco coi tuoi occhi,
patrono della messa e del piccolo
corteo delle tue mani,
dal foro convesso del mio
desiderio
lingue cucite a sfera e nervi sani,
salvi come acciughe,
salvo le intemperie.
Chi si tuffa è meno cieco
di chi sta già in acqua,
trova testuggini a incoraggiarlo
e le sembianze umane
lasciano posto a comodi zerbini
a due, a quattro a cinque posti,
tranne i triangoli,
ma la convergenza è seria:
qui si rischia di rischiare !

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“Cara prof. (ovvero breve ritratto di una rompi palle)” 

Posticipati i tuoi pensieri
dal legame dativo dell’ora (15: 21+)
in cui ti presto qualcosa
e tu non dai niente,
spicciolate di parole,
parolieri spacciati le tue labbra.
Aspidi spinose di filosofi
e per dessert il cin cin dei bar
cosi che il tragitto
possa farti dimenticare il danno:
hanno detto le lampare
che sei niente male
squamosa di schiuma
e i capelli d’alga:
partecipi ai miei participi attivi,
a parte i cipi cipi del
verbo ceppare
e le viscose applicazioni
di te céppita inula e inutile
nelle esternazioni salivari,
parti cipigliosa dal tuo thesaurus mefitico
e metti i puntini sulle “i”,
e quei chiodi mi crocifiggono
all’ennesimo : “va bene!”.

*

Pri (ma) mordi 

Così le dinamiti
sfilavano in passerelle di pietra
sotto lo stupore di mariti e amici
archeologi dalle mille montature.
La fascia in legno massello,
ma-se-lo vuoi anche in radica,
ti arricchisce il ventre ovarico
e passi alla storia.
Storica presenza di lei che ride
e tutti la guardano
e si girano nei capitomboli dei colli
poi come a molla
tornano a guardarsi lo SpettaColo,
tonnano i panini e le tartine:
spetta a Colombo il merito del purè,
eppure tutti se la mangiano
con gl’occhi.

*

Di ritorno
.

Sono con te ma ti piace non vedermi,
il tempo scorre a picco dalle campate
e ti sembri restituita
all’idea di stare zitta.
Si tolgono i rami di bocca le foglie
per sperare di volare nel giardino del vicino,
e sovente la vernice ne resta spaventata
per rimpiazzi anzi tempo e si cicatrizza
laddove lacuna l’attenzione dell’usura.
Conta la staccionata le stazioni dei suoi pali,
e i chiodi li hanno messi adesso,
giungerà a breve l’ora dell’ascensore
e la parola torna a farti suora:
nella meditazione della luce divina
di statuette al neon su ogni piano.
Circostanza memorabile e la casa
è trapezista, di divani e tende
in quell’ordine sconvolto della sera
in attesa del panno, del profumo
delle ciglia e del maglione in lana mista.
L’Abat-jour prova a baciarti le labbra
nella posa del suo nome
ma è di luce che invade l’asta
non di te, ma delle braccia inusate dell’argenteria…
presti l’ultimo sguardo alla finestra
e l’addio è pregato in peristalsi
dalla mano ferma, gli occhi fissi, i piedi scalzi.

*

“La Romantica sfida la Natura” (ovvero 5 5 5 5 5)

Trave principale a parte
la riflessione sui muri è più importante:
quanto è vero che passando
non ti dai un’occhiata? Di te
che temperi lo spigolo a ricordarti la sua finezza,
dove il muro t’abbandona e
lascia respirare le piastrelle, invidia…
belle anche quelle e per dispetto
ci cammini sopra, sfoggiando il tuo
stile dorico, di braccia e ali impreziosite
dagli sfarzi del popolo inca,
accipicchia, …
compete anche la porta e la tenda
nella furbizia di far squadra;
resti sola e t’armi di nastrini
aiutanti spremitori di meningi
ma il pensiero non ti supporta,
non c’è cosa che ti sottenda
né porta che sostenga il tuo andante regolare.
Scappi via ma una stanza vale l’altra
ti rincuori e ti rimpiazzi
all’acqua marina di quei fiori
l’ultimo cargo di salvezza
è la caseina dei tuoi tori
appesi alle pareti dei quadri,
ma son mozzarelle i tori femmina
e t’immergi nello stesso
fastidio dell’avanscoperta,
neanche lei a darti retta la
ripieghi nell’armadio
con due pastiglie, zuccherini di veleno.
Il pensiero della resa
è finemente cesellato nelle ceramiche di Waterloo
ti affretti a formulare l’ultimo
calcolo di stizza
la mole lascia freddati i davanzali
ogni parola resta zitta,
l’ingegno a tungsteno degli illustri
soppiantato dal mormorio di nuovi
neon-logismi.

*

Per un uomo che si perde

Video-pensi dal foro ottico del tuo cellulare e provi a parlare, a dire qualcosa di sensato, ma la sim- card ti smentisce, hai finito il credito, è cessato il tuo diritto di far venire le borse anche all’occhio elettronico di quell’aggeggino. La stazione è deserta adesso, tutti hanno percorso la loro strada, gli spazi dilagano tra la nostra volontà di comunicare così tanto che non avrei più niente da dire, forse nessun motivo per farlo. O forse sono stato anch’io screditato.
Eterni debitori, inconsci oscurantisti di quelle parole che ho già dimenticato, mossi dalle fila di radio e carica batteria, pronti a non sorpassare la linea gialla di delimitazione tra l’umile servire e il campo incolto della coscienza, rintracciabili animisti che smettono volentieri la meditazione piuttosto che perdersi la prima fila delle liti calcistiche e delle serie A “realityste”. Affascinati dalla diceria dei decimi pianeti solari si scaldano per la corsa e corrono la giornata, perché il tempo è poco e tutti, pur rischiando di impelagarsi in inutili occupazioni, sentono di vivere il loro tempo: applicazioni futili di corpo e cuore alla moglie durante il bacio del mattino, stenditoi di lingue ormai secche di tritare sempre le stesse parole che per ora non van poi di moda (e ciò li rende compiaciuti!). Alle luci ortofrutticole carote e finocchi illeciti che si sposano perfettamente con l’insalata dell’ora-pranzo, così è più sazio il non guardare, occuparsi solo del tempo e l’orologio ti avvisa che sta piovendo. Somministrazioni convulse di orgogli e oli ed agli per tentare la religio, un po’ di broncio poi t’accorgi che è più facile dipingere e ti disegni una faccia nuova per il prossimo carnevale e t’indigni per colui che accanto a te, inerte, perde tempo a pensare: “…povero lui, pochi spiccioli possono andar bene per quell’uomo che si perde !”

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Domenico Stagno

Domenico Stagno è nato a Palermo il 2 Marzo del 1987, diplomato al Liceo Scientifico “Benedetto Croce” di Palermo Corso PNI, prosegue tutt’oggi i suoi studi di Design Grafico. Cantante dell’Orchestra Popolare Rosa Parks. Passioni: scrittura creativa, fotografia, musica, grafica.

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