Diritto di famiglia

Ian McEwan – La ballata di Adam Henry

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Ian McEwan – La ballata di Adam Henry – Einaudi, 2014 – € 17,00 – traduzione di Susanna Basso

Incontrare nuovamente la scrittura di Ian McEwan è confortante. Si naviga, sempre, in acque sicure, che non significa trovare sempre lo stesso romanzo, anzi, vuol dire – invece – riconoscere certi meccanismi, punti cardine di qualunque storia lo scrittore inglese decida di raccontare. La precisione, la lucidità con cui affronta il tema scelto, la narrazione che viaggia su più piani, più inquadrature. C’è una scena, ma i pensieri, i dialoghi o i silenzi, di quella scena rimandano a un’altra situazione avvenuta nel passato o che il lettore incrocerà nel capitolo successivo. Così tesse le sue trame McEwan. La preparazione documentale è cruciale nei suoi i libri e in questo ancora di più. Ne La ballata di Adam Henry c’entrano la giurisprudenza, la medicina, la religione, non si può improvvisare. McEwan non improvvisa: ecco il conforto. Non urla, nemmeno quando i suoi personaggi lo fanno. Non scrive mai una frase seguendo una scorciatoia, la costruisce minuziosamente, non la accorcia per semplificare, non allunga più del necessario. Il punto, questa è la sensazione, è sempre dove dovrebbe essere.

La ballata di Adam Henry è la storia di più scelte, di una rinuncia, di una forza trovata e, poi, usata per perdersi. È la storia di una vita che cade a pezzi mentre un’altra rischia di finire. Infine è la storia di una vittoria o di una sconfitta? Ecco la domanda alla quale non è molto facile rispondere, McEwan non lo farà, ogni lettore dovrà provarci da sé.

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