dieci minuti di pordenonelegge

Dieci minuti di pordenonelegge #3

20150920_111521

«Il suo buio primitivo»: dentro la poesia di Milo De Angelis

L’ultimo appuntamento con “dieci minuti di pordenonelegge” vede un ritorno molto gradito nel nostro blog: quello con la poesia di Milo De Angelis, che è già stata ospite di alcuni post pubblicati da noi nel corso dell’ultimo anno a cura di Francesco Filia. Li rilancio: Intervista a Milo De AngelisMillimetri. Una nota di lettura, Incontri e agguati. Una nota di lettura ma potete rileggerli anche qui.

Incontri e agguati è il titolo dell’ultima raccolta Mondadori e dell’evento che si è tenuto presso Palazzo Gregoris ieri mattina ed è anche il titolo del dialogo appassionato tra Emanuele Trevi e lo stesso poeta. Trevi ha indagato la poesia di De Angelis con un’attenzione e un’acutezza che hanno fortunatamente dato luogo a un viaggio dentro le parole. Proverò a riproporne una parte qui, una selezione di tre momenti, ma intendo lasciare spazio prima all’ascolto, alla lettura ad alta voce, che inizia con un testo dedicato a Mario Benedetti. Sarà il bagaglio di questo viaggio:

***

Emanuele Trevi inizia la conversazione partendo da un’osservazione: «Credo che nella tua poesia ci sia sempre un andare incontro alle cose, non un inventare» e introduce anche il tema della morte presente nella prima sezione dell’ultima raccolta. Attorno a questo, De Angelis risponde:

Vero. D’altronde nella radice del verbo “inventare” c’è “invenire”. Ho sempre creduto alla poesia non come fondazione ma come svelamento di qualcosa che c’era già, quindi come un rito propiziatorio che mette in atto, attraverso le parole, un mondo già esistito prima di noi. […] Nell’ultima raccolta Incontri e agguati ho tentato una sorta di trattativa con la morte […] e certo la poesia è, più di ogni altra forma espressiva, carica di morte; conosce i ritmi, ha una pretesa di assoluto […] rinasce nel verso successivo. Nietzsche diceva in un suo aforisma del 1887 “Ciò che non porta con sé la sua fine non ha diritto di nascere, non ha diritto di cominciare.” Ecco, credo che sia così: un discorso poetico che non è impregnato della propria mortalità diventerebbe chiacchiera, intrattenimento, talk show, passaggio da una puntata all’altra del discorso. No: ci sono interruzioni brusche, feroci, di fare poesia, che diventano in realtà il segreto della sua autenticità. […]  Di fronte alla morte io, Milo De Angelis, non sono in grado di instaurare un dialogo: c’è solo un grido, di indignazione, di stupore. L’altro però, la poesia, può permettersi di instaurare un tentativo di tregua con la morte.

La morte è centrale anche nella seconda parte delle letture che si propongono qui oggi, cui segue una terza porzione di ascolti in cui protagonisti sono gli incontri con dei “tu” particolari, come riporta ancora Trevi: «Mi sembra che in alcune di queste poesie il poeta incontri sé stesso. […] Poi, avviene sempre in momenti di passaggio, mentre quest’io che racconta sta andando a lavorare, o momenti di passaggio nel pensiero: appaiono queste meravigliose figure. E anche è tanto autentico che queste straordinarie figure ti siano venute addosso.». De Angelis afferma:

Sì, è così, dici molto bene. Ogni incontro, anche il più domestico, può irrompere in un agguato, può portarti in una zona sconosciuta, indeducibile, che ti porta a scoprire altre cose, che ti impedisce di tranquillizzare l’incontro. Tu stesso senti che, a volte, tutto è troppo quieto. Non solo tu subisci l’agguato ma senti che bisogna scendere a picco in una zona più ripida, che bisogna camminare, appunto, sul bordo dei pozzi. Ecco, questa figura del cammino pericolante, pericoloso, l’ho sempre sentita in tutta la seconda sezione. Quanti pellegrini e compagni si affacciano come ombre […] però anche dietro la giacca dell’impiegato di Tecno Casa può affacciarsi la poderosa insistenza del niente. Di volta in volta sono stato attratto […] da questi perduti nel centro della loro stanza, esiliati nel cuore del luogo amato, nel centro del cuscino. E quindi ho cercato di cantare questo esilio.

Trevi prosegue quindi conducendo anche noi verso la conclusione di questo post; il riferimento è il testo che chiude l’ascolto proposto sopra: «Mi ha molto colpito, in questo tuo libro, un momento di sospensione in cui tu “suddividi apparentemente il niente”. Preferisci “niente” al “nulla”. Dici “un dolce niente”, che è un po’ adolescenziale. E un altro, per questo citavo i tuoi inizi, che è il “cupo niente”, il muro di pece e di impossibilità di creare una comunità anche provvisoria attorno alla parola. E poi c’è una cosa che mi ha colpito: […] dici che in fondo il “dolce niente” e “cupo niente” sono la stessa cosa.» E De Angelis risponde:

Questa poesia è imprevedibile, con qualcosa che poi è sfuggito durante la stesura – per fortuna -, con un’idea quasi da teorema. Ossia la percezione che non c’è la possibilità di un autentico niente se non comporta e se non trattiene dentro di sé entrambe le sue valenze: quella sognante del bambino [..] ma anche quella scheggiata del niente che ti devasta. […] Dici bene: “niente” piuttosto di “nulla”, o “istante” piuttosto di “attimo”; […] “instare” suggerisce l’imminenza, mentre il “momento” o anche l'”attimo” corrisponde a una dimensione più calma, orizzontale in cui stare, quindi “niente” piuttosto di “nulla”.

Dieci minuti di pordenonelegge #2

IMG_20150919_180028You can’t repeat the past

(F. Scott Fitzgerald)

Giungevo ieri, dopo un excursus diaristico (e un po’ romantico) a dire che la poesia a pordenonelegge può stupire. Quello che propongo nei “dieci minuti” di oggi, è una lettura poetica con le voci di Maria Borio, Roberto Cescon, Tommaso Di Dio, Carmen Gallo, Bernardo De Luca, Stefano Dal Bianco mentre qui cercherò di sintetizzare i contenuti dei due incontri che hanno preceduto il reading.
“Idee di poesia” è stato un doppio intervento attorno ad alcune “parole-guida” con cui la generazione dei nati negli anni Ottanta – e quella dei nati poco prima – «con una fisionomia particolare e caratterizzata dalla precarietà estrema» (Maria Borio) si pone oggi nei confronti dello scrivere poesia, della critica e della mappatura. In questo dialogo è intervenuto anche Stefano Dal Bianco, per porre alcune questioni rispetto ai temi che alimentano un dibattito che non va mai forse a esaurire, da entrambe le parti, le direzioni che si possono prendere e che meriterebbero uno spazio più ampio di quello dato ieri, soprattutto un tempo più largo e la possibilità (e necessità) di un dibattito aperto al pubblico, che per ragioni di tempistiche forse c’è stato solo in piccola parte. (altro…)

Dieci minuti di pordenonelegge #1

IMG_20150918_165018

pordenone(legge) è una vecchia signora?

Quando nel 2007 arrivavo a pordenonelegge per la prima volta, poco più che ventenne, con un piede dentro l’università e l’altro chissà dove, sul mio taccuino annotavo queste parole: «mi accorgo che pordenonelegge mantiene una propria specificità, forse un po’ ingenua, che i grandi festival letterari non hanno più: Pordenone è un “dove” in cui si assapora quella sensazione che sopraggiunge prima dello stupore totale. La città ti cinge, ti abbraccia come una nonna che desidera proteggerti; è una tensione parziale quella che sento, una continua ricerca verso la completezza.» Nelle parole di allora non trovo la me stessa di oggi − forse vorrei negare di averle scritte − ma ciò che è più importante sono quelle parole rapportate al presente, a ciò che vedono e riconoscono i miei occhi ora. Quella “vecchia signora” del titolo mai esistita davvero stava, all’epoca, nella mia immaginazione, seduta lungo il corso principale: osservava i passanti e creava con loro un rapporto di accoglienza e protezione. Quella vecchia signora era la città e l’evento insieme. E, nel 2015, ma già da qualche tempo, ha lasciato posto a molto altro: si è forse messa da parte, a osservare da lontano ciò che accade. pordenonelegge non ha bisogno di un pretesto come quello per essere raccontata (doppia ingenuità la mia, allora): infatti, qui, vige una familiarità che si riconosce in un programma sempre più curato, in cui trovano spazio e attenzione sì gli autori esordienti e molti nomi importanti della letteratura italiana e straniera ma soprattutto gli “esercizi di lettura”, la scienza, la storia e la filosofia; gli appuntamenti riservati alle scuole, che proseguono un percorso annuale di formazione che inizia in aula; l’attualità e il territorio, con appuntamenti dedicati. L’allestimento è ben concepito, i volontari preparati a gestire le emergenze; il pubblico è educato: rispetta la coda e attende, si confronta. La città offre degli spazi adatti sia per gli eventi − negli anni forse non sono cambiati di molto − sia per i momenti di convivio. I dettagli, soprattutto, sono ciò che non può mancare ed è pregevole per una “festa del libro” l’aver avuto una crescita così rapita e ben congegnata nell’ultimo decennio, in grado di attirare lettori curiosi anche da fuori regione. La provincia, più che la grande città, crea le proprie forme di resistenza e le evolve continuamente, con intelligenza e bellezza. Ma è soprattutto la poesia a trovare nel programma degli eventi e dei luoghi per sé, tra cui una libreria dedicata, una libreria di fuori catalogo, e altri spazi. L’incontro con la poesia qui, apre a momenti importanti: ad esempio la poesia in dialetto, con Giovanni Nadiani, Emilio Rentocchini, Piero Simon Ostan e Andrea Longega. Lo stupore, quindi, è ancora e sempre possibile. Ve ne parlo nei miei “dieci minuti di”.

© Alessandra Trevisan

Poetarum Silva a pordenonelegge

BANNER-CONFERENZA-STAMPA2

Poetarum Silva seguirà nei prossimi giorni pordononelegge, che s svolgerà dal 16 al 20 settembre prossimi. Gli appuntamenti della “Festa del libro con gli autori” saranno raccontati in “dieci minuti di Pordenonelegge” #dieciminutidipnlegge2015, post testo e audio a cura di Alessandra Trevisan (Twitter: @TW_TwoWomen).

*

Il programma

EDIZIONE 2015

Crisi vs futuro

C’è una parola che abbiamo incontrato spesso, in quest’ultimo anno, nei libri che abbiamo incrociato o che ci sono stati proposti. Non è difficile indovinare: è la parola “crisi”. Una parola declinata in tutti gli accostamenti possibili, dall’economia alle istituzioni, dalla famiglia all’impresa, e poi fin dentro lo specifico di cui ci occupiamo: crisi dell’editoria, crisi del libro. Crisi, ovvero, necessariamente: cambiamento. Il momento della crisi è quello di un passaggio, di cui avvertiamo gli effetti, e di solito generano segnali di disagio, peggioramento, allarme. E’ necessario cercare di capire che cosa sta accadendo, durante una crisi. E oggi più di sempre è proprio nei libri che si trovano, se non le risposte, le domande giuste. E poi nei libri di quest’anno ricorre, senza che vi sia paradosso, un’altra parola: “futuro”. Solo il futuro, il futuro che è già qui e che dobbiamo imparare a vedere sarà non la soluzione, ma la conseguenza della crisi. Ci appare chiaro, oramai, che quello che è stato il mondo della crisi è il mondo di ieri e il suo tempo non avrà più corso. Mentre il mondo dove le conseguenze della crisi sono già all’opera si lascia intravedere, soprattutto attraverso i libri, nell’avvento di nuove dimensioni di esistenza, di produzione e di relazione comunicativa. Abbiamo cinque lunghi giorni, meravigliosamente intensi, per imparare a leggerle meglio e per parlarne insieme.

I curatori
Alberto Garlini, Valentina Gasparet, Gian Mario Villalta

(altro…)