Dicembre dall’alto

I poeti della domenica #309: Vittoriano Masciullo, “conta il tempo”

conta il tempo
anche nel ritardo
conta guardare lo stesso
alle briciole lasciate sul labbro
conta ogni resurrezione
senza bagagli arreso
a tutto l’improvviso
benessere di un sole venerdino
tra centinaia di guerrieri
splendidi soli e articolate difese
aperto il sacchetto di gioie
le gemme di questa tempesta
mi piacerebbe averti qui ogni tanto
a confonderti stremato da me ricorda
ricorda altrimenti
a che è servito aver scritto prima di

 

Vittoriano Masciullo, Dicembre dall’alto, L’arcolaio 2018

da “Dicembre dall’alto” (inedito), di Vittoriano Masciullo

di Vittoriano Masciullo

ueno

Ueno

 

abitò per poco qui vicino
la figlia della signora ota
forse anche lei i versi degli animali
in cattività o negli spazi museali
chiusi noi pure in un cubicolo
sulla strada in attesa di
in ultimo scattiamo
per un o un br
amito notturno
speriamo non sia omen
(AZ785 latitudine piano di volo
ore carburante aggiuntivo
tasse pagate chiusa la valigia chiesta la grazia
spesa la moneta lascia stare poi vedo
lì cosa mi dicono cosa mi fanno)

 

*

un desiderio lo sciogliamo così
che forza queste braccia mattutine
vita mia morte quanto volte
dov’eri ogni lettera è ma
sempre la stessa rimane “ r ”
ora riesci a salvare
salva salva o a che serve
(farò rumore perdona le plastiche
scricchiolano le scarpe lascio la
camicia presa a san paolo l’intero
fotogramma di me e altro che non
battiti ventagli le cartoline del museo nazionale)

 

*

lasciamo stare
la punteggiatura le pieghe gli
sguardi obliqui (scatto
non scatto fumi ti giri
verrebbe bene con questa
negli occhi meglio se di profilo anzi un)
limite che finisce sempre in un deserto
senza racconto senza libro speso
in anni tutto non detto nel e infatti
(scoprimmo non si diede la morte
fumiko fuggì in cerca di sopravvivenza
inviò lettere si disse viva senza di lui
passata per solitudine morte presagi
e anche noi)

 

*

porta questo orologio in più pensa
di allungare il tempo suo davanti
questa clinica non resisto incerto
del luogo interno dove
bagna le pezze abbassa la febbre
accartoccia il corpo usa la strategia del serpente
aspetta luglio quando la croce cardinale
avrà abbandonato il cielo non è ora
perdona perdona o a che serve
(e trova una smoking area
troppo verde
quando eravamo piccoli avevamo
la fortuna dei dischi di mio
poi invadiamo shibuia e così anche
la malattia
la nostra)

 

*

ultima preghiera nel tempio di asakusa
so per chi cosa devi
piove rientri così scrivi
ma col tempo sai anche
questi senza fine giorni
irripetibili più feroci delle spine
infragiliti dalla tosse
col tempo sai la morsa del palmo
in silenzio formicolio che non si
più al buio di quella
delle analisi sangue o
linfa da parte terrei ti servisse
ma cresciuta non più libera
dalla luce suicida
col tempo sai
(vicino i fiori galleggiano
presto verso il bianco
che qui è l’addio)

 

*

perdonassi mentre bevi
e chi
se ne importa
della fotografia dall’alto
dell’aeroplano in caduta
libera dell’immagine della casa
del viso c’era un piano generale mio
padre doveva sapere
un vestito preso apposta
e invece guarda
che rientro che fine sono capace di
e non girarti è sera col tempo sai