Di morte e altre incombenze

PoEstate Silva #16: Lucrezia Lenzi, da ‘Di morte e altre incombenze’

 

Ripenso spesso
al tuo sguardo ancestrale
che riempiva di virgole le mie parole
e di silenzi la pineta
all’imbrunire
quando le caviglie coperte
lasciano spazio ai buchi neri dell’anima.

.

Sedevo lesta accanto ai tulipani sgualciti
sul tuo divano in organza tinta di blu
ed ero ladra gentile
delle tue macchinose attenzioni.
Ho sempre pensato al mio corpo come ad un tempio
e a te
come a uno sciamano
indagatore di uomini e d’anime
così ho generato una moltitudine di figli
poiché il più immortale dei sogni
è sempre la vita.

.

Non ho mai capito
le liturgie segrete
delle tue mani
sul mio corpo
incustodito.
Semplicemente
le ho accolte,
con gli occhi
chiusi,
come si fa con le cose
che non ci paiono
terrene
anche se
le sentiamo
nella carne.

.

Lucrezia Lenzi, Di morte e altre incombenze, AUGH! edizioni 2018