Desi

Paolo Triulzi: I me medesimi. N. 2 Desi

Berlino, foto GM

Berlino, foto GM

Paolo Triulzi: I me medesimi. N. 2 Desi

Gli Abbronzatissimi, così si chiamavano fra loro. Il nome veniva da una cosa che era successa un giorno e che  poi ci avevano riso sopra per un pezzo. Era passato dai giardinetti uno, che era uguale ai tanti tizi in giacca e cravatta che passavano di là verso le sei e mezza-sette di sera, però questo, invece che tirare dritto per le sue, si era fermato. Era andato verso di loro, lì seduti sulle due panchine ai lati della fontanella. Prima a passi lenti, poi più spedito. Era venuto fuori che conosceva la Desi perché erano stati a scuola insieme. La città non è poi così grande. Gli Abbronzatissimi lo guardavano come una bestia venuta fuori dallo zoo. Lui chiacchierava un sacco e la Desi rideva e lui, allora, ci dava ancora più dentro. Poi, dopo un po’, quando lui ormai iniziava a lanciare occhiate agli Abbronzatissimi che erano lì, tutti seduti in fila sulle panche, a guardare lui e la Desi che parlavano, aveva detto quella cosa. Disse così: “Beh dai, ti vedo proprio bene! Ma dì, non è che sei andata al mare? Sei proprio abbronzatissima!”. A quel punto la Desi si era girata verso di loro e li aveva guardati in un modo e tutti si erano messi a ridere.
Erano proprio un bel gruppo, gli Abbronzatissimi, e la Desi era la loro femmina. Era anche bella la Desi, bionda con gli occhi azzurri e tutti loro erano innamorati di lei.
La mattina, quando si trovavano ai giardinetti, non è che fossero tanto abbronzati, per la verità. Qualcuno, appena c’erano due raggi di sole, si toglieva tutto e si lavava lì alla fontanella. La Desi, di solito, arrivava verso le undici. Non era mai messa troppo male e non lo diceva a nessuno dove andava a dormire. Mica scema la Desi. Anche perché era così furba che tutti la amavano. E poi arrivava sempre con un bel cartone di rosso e tutti sapevano che quel vino arrivava sicuro tutti i giorni. (altro…)