Del Vecchio editore

I poeti della domenica #280: Lutz Seiler, (nosferatu)

(nosferatu)

fritz w. plumpe alias murnau, perì
per disgrazia negli USA. nikolaus
nakszynski alias kinski abitava in subaffitto, 7
anni bonner strasse a berlino. io

vivevo in campagna & mangiavo »zetti« di
zeitz per la buonanotte  con bacio-nocciola oppure
in braccio stavo al tavolino da fumo
col piano di bronzo, poi

già più fuori che dentro, nel corridoio, una musica
m’afferrò alle caviglie & per entro
a un interstizio di luce, fievole, volsi

gli occhi al film della sera: un
morto smilzo, che inviperito sgusciava
—-dal suolo con
cricchiare di gomene, mi

cinse col suo sguardo – lì
la porta si serrò & io, confuso, al buio
salii le scale alla mia stanza; non
è ancora finito il film che ne seguì

(traduzione di Federico Italiano)

 

(nosferatu)

fritz w. plumpe alias murnau ver-
unglückte in USA. nikolaus
nakszynski alias kinski wohnte untermiete, 7
jahre bonner strasse in berlin. ich

lebte auf dem land & ass »zetti« aus
zeitz zur gute nacht mit walnusskuss oder
umarmt stand ich am rauchertisch
mit der bronzeplatte. dann

halb schon hinaus, im flur, erwischte mich
auf kaltem fuss eine musik & durch
den lichtspalt, leise, sah

ich zum abendfilm zurück: ein
dünner toter, der verbissen, knirschend wie
—-an trossen aus
dem boden klappte, um-

fasste mich mit seinem blick – so
fiel die tür ins schloss & ich, verwirrt, im dunkel
stieg die treppe auf mein zimmer; der
film, der folgte, läuft noch immer

 

Edizione di riferimento: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott. A cura di Paola Del Zoppo. Traduzioni di Gio Batta Bucciol, Anna Maria Curci, Milo De Angelis, Paola Del Zoppo, Federico Italiano, Theresia Prammer, Silvia Ulrich, Del Vecchio Editore, pp- 186-189.

I poeti della domenica #279: Lutz Seiler, hubertusweg

hubertusweg

….. sbarramento, crescita irta: il bosco prussiano
è meccanica morenica, come se
potesse ancora avanzare, parola

per parola, quando fresco
tra le foglie, con la pioggia che arriva, il vento
attacca e
inizia il suo lungo, lento
parlare per anni
io stesso sono stato bosco di giorno

nelle resistenze alla luce
degli alberi, di notte sepolto
nelle venature degli iris – per anni

niente. ciò che udii
la battuta di caccia, l’inchiostro nel vello dei suoi corpi
volanti grandi un pugno, ogni
salmo seguito

dal salmodiare, un odore
che anneriva gli specchi nella casa, quelli
erano i vecchi: le loro orme
che già salivano sulla schiena, il loro
procedere osmotico
dalla pelle al bosco, dal

senso agli occhi: giocato
alla cieca persi immagine per immagine, vidi
il mio cranio tremante premuto

contro la testata del letto, udii
l’inchiostro nel vello, la parola base scritta
con scriminatura balbettante, il bosco

(traduzione di Anna Maria Curci)

 

hubertusweg

…heimleuchten, hartwuchs: der preussische wald
ist moränen-mechanik, als ob
er noch aufrücken könnte, wort

für wort, wenn kühl
im laub mit dem regen, der kommt, der wind
anschlägt und
sein langes, langsames sprechen
beginnt jahrelang
selber wald gewesen tags

in den lichtbeständen
der bäume, nachts in den maserungen
der iris vergraben – jahrelang

nichts. was ich hörte
die treibjagd, die tinte im fell seiner faustgrossen
fliegenden körper, jeder
psalm verfolgt

vom psalmodieren, ein geruch
der die spiegel schwärzte im haus, das
waren die alten: ihre spuren
die schon stiegen im rücken, ihr
osmotisches schreiten
aus der haut in den wald, aus

dem sinn in die augen: blind
gespielt verlor ich bild für bild, ich sah
meinen zitternden schädel gepresst

an den giebel des bettes, ich hörte
die tinte im fell, das grundwort geschrieben
mit stotterndem scheitel, der wald

 

Edizione di riferimento: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott. A cura di Paola Del Zoppo. Traduzioni di Gio Batta Bucciol, Anna Maria Curci, Milo De Angelis, Paola Del Zoppo, Federico Italiano, Theresia Prammer, Silvia Ulrich, Del Vecchio Editore, pp- 132-135.

Qui, nella pagina della rubrica di Poetarum Silva “Gli anni meravigliosi” dedicata a Peter Huchel, la ‘storia’ del titolo di questo componimento di Lutz Seiler.

I poeti della domenica #127: Margaret Avison, Due

Aison - fonte brickbooks

Avison – fonte brickbooks

Due

Il respiro degli alberi
dà respiro a chi vive

::::::::::La pietra fa ogni cosa
::::::::::ancor più ciò che è:
::::::::::calda di sole.

spoglia come in un tardo novembre,
fredda in un mattino di primo aprile;

::::::::::l’età in essere
::::::::::sempre.

*
Two

Trees breathe for any
who breathe to live.

::::::::::Stone make every thing
::::::::::more what it is:
::::::::::sun-hot.

late November bare,
cold in an early April morning;

:::::::::age in being
:::::::::always.

*

© da Margaret Avison, Cemento e carota selvatica, a cura di Laura Ferri, Del Vecchio editore, 2008, € 13,00

Coriandoli a Natale #11: Heinz Czechowski, Natale

il-tempo-e-immobile

 

NATALE,
e pioggia
lungo

l’intera
Via Senese:
già al mattino

ero ospite
del piccolo bar
per bere

e telefonare.
«Tu
non hai più una patria»,

disse asciutta
e io
provai

a procurarmi
dietro il muro
che sudava sangue

un kalashnikov.

.

NATALE,
und Regen,
die ganze

Via Senese
hinunter:
Morgens schon

war ich zu Gast
in der kleinen Bar,
um zu trinken

und zu telefonieren.
»Du
hast keine Heimat mehr«,

sagte sie kühl,
und ich
versuchte

hinter der Mauer,
die Blut schwitzte,
eine Kalaschnikow

zu erwerben.

.

Heinz Czechowski, dal ciclo Inferno, in: H.C., Il tempo è immobile. Poesie scelte. Cura e traduzione di Paola Del Zoppo, Del Vecchio editore 2012

Coriandoli a Natale #9: Margaret Avison, Equilibrando

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Equilibrando

Egli ha odore di – che cosa?
Come di fuliggine bagnata.
Arrivò molto tardi:
capelli arruffati, segnato, e
stanco, il volto;
senza guanti, ma (Buon
Natale) proveniente da una missione, doppia
benedizione – un bel cappotto caldo
che poteva andare – ed era andato – ovunque!
ora spiegazzato, ammaccato, l’orlo sdrucito dalle
notti passate fuori, e strappato intorno
alla toppa di pelle sul gomito,
e abbottonato storto. Non c’erano altri bottoni
ora. Dormiva lì nella
sua panca in chiesa.

Chi donò questo mantello guardò
lugubre, la desolazione della sua vedova chiaramente
inconsolabile ora
(un acuto dolore – simile a gioia!),
per vedere cosa lei avesse visto
in un bell’uomo, ben saldo
ora ridotto a quest’individuo completamente in rovina.
Tuttavia, lui aveva il suo cappotto,
e lei, gli anni echeggianti.

*

Balancing out

He smells of – what?
it’s like wet coal-dust.
He came very late:
tangled brown hair, his face
streaked, and bleary;
no gloves, but (Merry
Christmas) from a mission, twice
blest a good warm coat
that could go anywhere – and had!
now puckered, snagged, hem spread
from sleeping out, and ripped
around one leather elbow,
and buttoned crooked. There were no
other buttons now. He slept
there in his pew.

The giver of his topcoat eerily
watched, her widow’s desolation clearly
inconsolable now
(a pang – like joy!),
to see what she had seen
on a fine and steady man
made come full circle on this ruined fellow.
Still, he had his coat,
and she, the echoing years.

*

Margaret Avison, Equilibrando da Cemento e carota selvatica, a cura di Laura Ferri, Del Vecchio editore, 2008, € 13,00

I poeti della domenica #103: Jo Shapcott, La Serenissima

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La Serenissima

Ero sulla terra, ma la terra non apparteneva
più al mondo, le era concesso poggiare
qua e là su zolle galleggianti.
Il marciapiedi ondeggiava sotto le mie scarpe.
Tutto quel che vedevo apparteneva all’acqua:
liquide chiese, e teatri, monumenti, case,
liquido sole e cielo. Le mie mani vagavano
nell’acqua, raccoglievano acqua. La faccia rivolta

alle nuvole. Sentivo le membrane
del mio corpo tremare per il fluido
che contengono, e il flusso maestoso della linfa,
il pulsare accelerato del sangue. Il motore di una barca
vibrò attraverso la terra, le onde, i miei piedi
fin dentro il mio petto. Lenta – lentamente, salii a bordo.

*

La Serenissima

I was on land, but the land didn’t belong
to earth any more, was allowed to rest
in floating patches here and there.
The pavement rippled under my shoes.
Everything I could see belonged to water:
liquid churches, theatres, monuments, houses,
liquid sun and sky. My hands wandered
into water, cupped water. My face turned

towards rainclouds. I could feel the membranes
in my body tremble with the fluid
they contain, and the stately flow of lymph,
the faster pulse of blood. A boat’s engine
vibrated through land, through waves, through my feet
into my torso. Slow – slowly moving, I stepped on.

*

Jo Shapcott, La Serenissima, da Della mutuabilità, Del Vecchio Editore, 2015; traduzione di Paola Splendore

Un libro al giorno #28: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

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Interrogazione del figliol prodigo

Mi chiedono, quando ritorno
in patria per un breve soggiorno,
per quale motivo non riesca a decidermi
di rimanere là,
e si informano subito dopo con cortesia
sulla data della mia partenza.

Proprio coloro che vogliono trattenerci
ci amano ancora di più
se possiamo già esibire
il biglietto di ritorno.

 

Befragung des verlorenen Sohnes

Sie fragen mich, wenn ich zu
kurzem Aufenthalt heimkehre, warum
ich mich nicht entschließen
könne dazubleiben, und
erkundigen sich zugleich höflich
nach dem Termin meiner Abreise.

Die uns durchaus halten wollen,
lieben uns noch mehr, wenn wir
bereits die Rückfahrkarte
vorweisen können.

 

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo, Del Vecchio, 2014. Traduzione e cura di Nadia Centorbi

Un libro al giorno #28: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

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Nota in calce

Del dolore del mondo
ho preso atto nella mia poesia
e del mio volto degli altri.
Ho viaggiato per Paesi
su vagoni piombati
e ho abitato in case
che non avevano finestre.
Ho profetizzato il passato
e al futuro ho scritto una postfazione.
Dei miei sogni è rimasto:
la loro irrealizzabilità.

Noi tutti abbiamo lo stesso nemico, noi stessi,
e la stessa madre, che ci diede
il petto sul quale
morivamo di sete.
Quando arriverà il momento,
mi metterò in cammino
per cercare mio fratello.
Non può essere più tanto lontano.

 

Fußnote

Ich hab den Schmerz der Welt
zur Kenntnis genommen in meinem Gedicht
Und den eigenen im Gesicht der anderen
Ich habe Länder bereist
in plombierten Wagen
und in Häusern gewohnt, die
keine Fenster hatten
Ich habe die Vergangenheit prophezeit
Und der Zukunft ein Nachwort geschrieben
Von meinen Träumen ist übriggeblieben
ihre Unerfüllbarkeit.

Wir haben alle den gleichen Feind, uns selber,
und die gleiche Mutter, die uns
die Brust gab, an der wir
verdursteten.
Wenn die Zeit kommt, werde ich
aufbrechen um meinen Bruder
zu suchen.
Er kann nicht mehr weit sein.

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo, Del Vecchio, 2014. Traduzione e cura di Nadia Centorbi

Un libro al giorno #28: Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

hans-sahl-del-vecchio

 

Memorandum

Un uomo, che alcuni ritenevano
saggio, dichiarò che dopo Auschwitz
non fosse più possibile alcuna poesia.
Sembra che delle poesie
l’uomo saggio non abbia avuto
alta considerazione –
quasi che queste servissero a consolare
l’anima di sensibili contabili
o fossero vetri intarsiati
attraverso i quali si guarda il mondo.
Noi crediamo che le poesie
siano ridiventate possibili
ora più che mai, per la semplice ragione che
solo in poesia si può esprimere
ciò che altrimenti
sarebbe superiore a ogni descrizione.

 

Memo

Ein Mann, den manche für weise
hielten, erklärte, nach Auschwitz
wäre kein Gedicht mehr möglich.
Der weise Mann scheint
keine hohe Meinung von Gedichten
gehabt zu haben –
als wären es Seelentröster
für empfindsame Buchhalter
oder bemalte Butzenscheiben,
durch die man die Welt sieht.
Wir glauben, daß Gedichte
überhaupt erst jetzt wieder möglich
geworden sind, insofern nämlich als
nur im Gedicht sich sagen läßt,
was sonst
jeder Beschreibung spottet.

 

Hans Sahl, Mi rifiuto di scrivere un necrologio per l’uomo, Del Vecchio, 2014. Traduzione e cura di Nadia Centorbi

Un libro al giorno #2: Gwyneth Lewis, L’assassino della lingua (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

g. lewis fonte corpoetryfest.net

g. lewis fonte corpoetryfest.net

Gwyneth Lewis, L’assassino della lingua, Del Vecchio, 2007, traduzione di Paola Del Zoppo

*

Spargi un po’ di felicità

Ora che a milioni usano pillole
e pisciano Prozac, le trote salmonate
sono molto più morbide e i fiumi fluiscono
di appagamento chimico. Il mio dono
alle zanzare è un’esplosione di tranquillante
che allevia soltanto
i problemi come la morte. Zanzarina, datti
agli antidepressivi. Te lo consiglio!

*

Spread a littlehappiness

Now that millions are taking the pills
and pissing out Prozac, the salmon trout
and very much mellower and rivers run
with chemical happiness. My gift
to mosquitos is a blast of ‘cool
head’ that just takes the edge
off problems like dying. Mozzie, take a hit
of antidepressant. I recommend it!

*

© Gwyneth Lewis

Un libro al giorno #2: Gwyneth Lewis, L’assassino della lingua (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

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Gwyneth Lewis, L’assassino della lingua, Del Vecchio editore, 2007, traduzione di Paola Del Zoppo

*

Afasia

Chiedo “martello”, ma mi danno “vanga”
Mi andrebbe del “tè”, ma ordino “aranciata”

per errore. Specifico “velluto” ma mi danno “seta”
in un colore che nemmeno mi piace

ma la prendo, fingo. Qualcuno ha tagliato il filo
tra le parole e le cose cui si uniscono,

così la mia mente è una rigattiera di dove sono stato.
Non saprò mai cosa intendo davvero.

*

Aphasia

I ask for “hammer” but am given “spade”,
felle like sonic “tea” but order “orangeade”

by mistake. I specify “velvet” but am given “silk”
in a colour I don’t even like

but I take it, pretend. Someone’s cut the string
between each word and its matching thing.

so my mind’s a junk shop of where I’ve been.
I’ll never know now what I really mean.

*

© Gwyneth Lewis

Un libro al giorno #2: Gwyneth Lewis, L’assassino della lingua (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08. (la redazione).

assassino

Gwyneth Lewis, L’assassino della lingua, Del Vecchio editore, 2007, traduzione di Paola Del Zoppo

*

La confessione della poetessa

«L’ho fatto. Ho ucciso la mia lingua madre.
Non avrei dovuto lasciarla
lì tutta sola.
Tutto ciò che volevo era divertirmi un po’
con un altro corpo
ma adesso che è scomparsa
il silenzio è tremendo.

Era davvero suscettibile
molto probabilmente invidiosa.
in fondo, sono giovane
e lei, la bella,
ormai tutta una grinza
malgrado la chirurgia.

Avrei potuto salvarla?
farla sentire a casa?

Senza i suoi rimproveri.
Mi sento tanto confusa,
non libera, come avrei pensato…

Chiami il mio legale.
Finché non sarà qui
tengo tutto per me.»

*

A poet’s confession

‘I did it. I killed my mother tongue.
I shouldn’t have left her
there on her own.
All I wanted was a bit of fun
with another body
but now that she’s gone
it’s a terrible silence.

She was higly strung,
quite possibly jealous.
After all, I’m young
and she, the beauty,
had become a crone
despite all the surgery.

Could I have saved her?
made her feel at home?

Without her reproaches.
I feel so numb,
not free, as I’d thought…

Tell my lawyer to come.
Until he’s with me,
I’m keeping mum,‘

*

©Gwyneth Lewis