daniele silvestri

in-side stories #9 – Pezzi di carta

berlin 2011 - gm

in-side stories #9 – Pezzi di carta

La seconda volta che lo vide, l’uomo stava seduto su una panchina al parco. Esattamente al centro della panchina. Indossava un K-way piuttosto mal ridotto. Della prima volta che l’aveva visto non ricordava nulla se non il fatto stesso d’averlo notato, lì al parco. Come si nota un albero, cosa che sta lì. Pensò che prima della prima volta dovevano esserci state delle altre volte, perché le storie non cominciano mai quando ce ne accorgiamo. Cominciano prima. Questa seconda volta l’uomo teneva sulla panchina due grossi sacchetti per la spesa. Uno a sinistra, uno a destra. Teneva la testa dentro il cappuccio, rivolta verso il basso, sembrava si guardasse le ginocchia. Portava dei piccoli occhialini da vista. Aprì il sacchetto alla sua sinistra e ne tirò fuori un mucchietto di qualcosa, dalla posizione da cui lo osservava sembravano dei foglietti di carta. Si chiese se fosse il caso di mettersi lì a esaminare dei foglietti di carta sotto la pioggia. La faccenda lo incuriosiva e da sotto l’ombrello, a distanza di sicurezza, continuò a osservare. L’uomo esaminava i foglietti di carta, li separava, alcuni li metteva alla sua sinistra, altri a destra. Uno o forse due li infilò in tasca. Gli vennero in mente i suoi nonni, per quella particolare fissazione degli anziani di conservare ogni cosa. Suo nonno, ad esempio, conservava le confezioni di plastica trasparente dei tovaglioli di carta, per farne un possibile secondo utilizzo. Pensò che a suo nonno sarebbe sembrato quasi normale vedere un tizio che stava lì a separare la carta dalla carta. L’uomo andava avanti abbastanza velocemente ma sembrava molto attento. Sapeva cosa stava facendo. Doveva essere una pratica quotidiana, era professionale. Una specie di lavoro. Sua nonna, sua mamma e le sue zie, quando d’estate pulivano i fagioli, avevano la stessa velocità e attenzione. Dopo quel giorno lo vide ancora diverse volte, ma per non invadere non si avvicinò abbastanza per vedere cosa fossero e cosa ci fosse scritto su quei pezzi di carta, ammesso che qualcosa ci fosse scritto. Solo una volta sulla panchina c’era un secondo  uomo, lo stava aiutando. Aveva l’aria di chi stesse facendo un favore, non ci metteva la stessa cura. Perdeva tempo e basta. Una sera finì di lavorare più tardi, uscì dalla metropolitana a passo veloce e si diresse verso il parco, gli sarebbe dispiaciuto non vedere il tizio all’opera. Incrociò i soliti due o tre rompicoglioni che si vantavano dell’eccezionalità del proprio cane. Valutò che quando sarebbe uscito con il suo quelli sarebbero già tornati a casa. Sorrise. Da lontano scorse l’uomo alzarsi dalla panchina, con i due sacchetti, e dirigersi verso l’altra uscita del parco. Accelerò il passo maledicendo il lavoro, si stava perdendo il rituale della sera. Non ci aveva mai riflettuto ma quell’uomo lo incuriosiva e, allo stesso tempo, guardarlo lo rilassava. Rallentò quando si accorse che uno dei due sacchetti era bucato e dei pezzi di carta stavano cadendo per terra. Ne raccolse qualcuno e chiamò l’uomo ad alta voce, ma questi era già troppo lontano o non si diede pena di voltarsi. Scosse la testa e finalmente guardò cosa aveva tra le mani. Numeri grattati via, simbolini colorati, birillini disegnati. Scoppiò a ridere, erano dei fottutissimi gratta e vinci. Esisteva una sottosperanza dopo la speranza di altri. Qualcuno ogni giorno cercava sotto il già grattato e la distrazione altrui la propria salvezza.

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© Gianni Montieri

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Daniele Silvestri – Pozzo dei desideri (Album Sig. Dapatas 1999)
Io vendo promesse di ogni sorta
qualcuna la mantengo di tutte le altre invece non mi importa
io smisto monetine da gettare in fondo a un pozzo
o da grattare sulla patina dorata di un concorso
a premi multimiliardari, diffidate dei falsari
e non incolpate me se ci gettate dei denari
non ho colpa se siete schiavi di una tombola
stracolma di tesori che distribuisce a vanvera
e vi coccola l’idea di impadronirvi della vincita
vivere di rendita capita ogni domenica
e se non hai mai vinto fino ad ora
sei stato sfortunato, amico tenta ancora…
tenta ancora…
Io vendo scommesse sul futuro
qualcuna vince molto, di tutte le altre invece non mi curo
e non ci sono meriti non c’è una gerarchia
ma solo il cieco meccanismo di una…lotteria
e non posso che adeguarmi non posso lamentarmi
se usate queste mie monete al posto delle armi
se tutti i vostri sogni li puntate in questo gioco
io vendo un’illusione in più e non è poco

Una monetina a te una a te una monetina pure a te così fanno 3
una monetina per questa serata che non può finire
una per trovarti e l’altra per sparire
una monetina a te una a te un’altra monetina pure a lei così fanno 6
una monetina per sapere che non ho sbagliato mondo
fiumi di monete tutte in fondo al
Pozzo dei desideri
mille monete se indovini i miei pensieri
pozzo dei desideri
rivoglio indietro quello che ti ho dato ieri

Io sono imparziale e non mi impiccio
se vinci prendi tutto, se perdi in fondo è solo qualche spiccio
il rischio è minimo, la posta in gioco alta
prendi una moneta, amico e gratta
credici, provaci, potresti fare tredici
se cedi il turno adesso sei pazzo, riflettici
magari il tuo destino sta girando…ora!
… sei stato sfortunato amico, tenta ancora

Una monetina a te una a te una monetina pure a te così fanno 3
una monetina per questa serata che non può finire
una per trovarti e l’altra per sparire
una monetina a te una a te un’altra monetina pure a lei così fanno 6
una monetina per poterti dare quello che mi hai chiesto
una per un viaggio e ancora non è tutto
Una monetina per il Chiapas una per Filippo che è partito per Caracas
milioni di monete per il sogno di una terra dopo il mare
per chi malgrado tutto continua a navigare
una monetina per la Cina, una per il ponte sullo stretto di Messina
sperando che il calore della terra siciliana
possa sciogliere la nebbia fissa in Valpadana

Pozzo dei desideri
mille monete se indovini i miei pensieri
pozzo delle illusioni
ma non sarà che siamo tutti un po’ coglioni
pozzo io non ti credo,
io non mi fido quando il fondo non lo vedo
pozzo dei desideri
rivoglio indietro quello che ti ho dato ieri
pozzo non mi convinci,
me li ripaghi tu i 2000 gratta e vinci

Queste monetine sono sudamericane
guardate che colori e che forme strane
e poi ce ne ho moltissime venute dal Giappone
ci riesco a fare calcoli di estrema precisione
ecco qui monete d’Africa, di lega poverissima
perché li si discrimina perfino in numismatica
monete e monetine di ogni parte del mondo
tra queste c’è anche quella che stavate cercando
Una moneta soltanto una, una moneta per la mia sfortuna
una moneta, per cortesia, una moneta e dopo vado via
una moneta per continuare, per tutto quello che non posso fare
una moneta almeno una, una moneta contro la sfortuna

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in-side stories #5 – Il pieno, per favore

berlino 2011 - foto gm

In-side stories #5 : Il pieno, per favore

Il tizio finisce di lavorare, corre a casa recupera la macchina e parte. Da Milano verso L’Emilia, lo aspetta una serata con gli amici, una sera d’estate come si deve. Entrando in autostrada si accorge di due cose: di aver poca benzina e di non aver prelevato. Pazienza, pensa il tizio, farà rifornimento più tardi e preleverà all’arrivo. Passa l’area di servizio San Zenone, passa Lodi, passano musica orribile alla radio, e ed eccola lì, all’orizzonte: Area di servizio Somaglia est. Hanno un ottimo Autogrill, si fermerà lì. La Esso gli sta un po’ sulle balle, ma non è che le altre siano meglio. Del resto da qualche parte bisognerà pur rifornire. Pompa numero sette.  «Buongiorno,  quanto le faccio?» «Il pieno per favore.» «Verde?» «Verde, grazie.» Il tizio è proprio contento di fare un giro fuori Milano, è un bel pomeriggio e non c’è traffico.
«Ecco fatto, sono ottantadue euro, può andare dentro a pagare alle casse.» «Grazie.» Il tizio entra nello Shop, e chiede di pagare per la Pompa numero 7, porge la tessera. La cassiera pone la domanda rituale: «Carta o Bancomat?» Il tizio mentre risponde automaticamente Bancomat fa in tempo a domandarsi come mai in quella domanda lì che fanno in tutti i posti, dicano sempre Carta prima di Bancomat, per quale meccanismo. Digita il pin, la solita attesa. «Qui dice autorizzazione negata» «Che strano, vabbe’ provi come Carta di Credito.» Nuova attesa, il testo del messaggio non cambia, l’autorizzazione è di nuovo negata. I primi segnali di panico cominciano a intravedersi sulla faccia del tizio, ed è a quel punto che entra in scena Nazisciura. Nazisciura, si intuisce subito essere la proprietaria della baracca. Avrà settant’anni, piccolina,  ma uno sguardo capace di incenerirti all’istante. «Allora, ascolti come facciamo: prendiamo la mia macchina (la sua lascia qui parcheggiata) e andiamo al Bancomat in paese, può provare a prelevare lì.» Il tizio, sempre più pallido, acconsente e intanto pensa che il giorno seguente dovrà andare in Banca a litigare, perché non è possibile, che cazzo di figura di merda, che i soldi sul conto ce li ha, che è in ritardo, che sta sudando. Naturalmente la risposta è la stessa anche allo sportello automatico. Il panico è alle stelle, il tizio si sente in dovere di proporre alla Nazisciura (che ormai lo guarda sempre più in cagnesco) una soluzione ragionevole: «Mi scusi signora, se ha un computer, io posso entrare nel mio conto on-line, le mostro il saldo, le faccio un bonifico all’istante e siamo tutti contenti.» Ma Nazisciura non la pensa così: «Lei deve essere matto, sa quanta gente mi ha fatto il bonifico e il giorno dopo l’ha revocato? Lasci perdere.» «Allora come facciamo?» Faccia e tono cadaverico. «Me lo dica lei, sì me lo dica lei come facciamo.» Tornano, intanto, al distributore, il tizio prova a telefonare a uno degli amici che sta per raggiungere, che cavolo è a cento chilometri ma una mano verrà a dargliela. Quattro telefonate vanno a vuoto. Poi l’amico richiama: «Scusa se non ti ho risposto ma sono a un corso di Fisica Quantistica.» Il tizio non può fare a meno di sorridere, pensa che quel suo amico lì lo stupisce sempre «Niente, volevo dirti che sono in ritardo, ho un problema col Bancomat al distributore, insomma una figura di merda, ma tranquillo che arrivo, tu sei troppo lontano, ce la faccio in qualche modo, a dopo.» Sì, ma in che modo? Il panico è totale, il pensiero dei Carabinieri o della Polizia è sempre più frequente, lo denunceranno e tornerà poi a portare i soldi, andrà in Banca, dimostrerà. Suda e ha sete, capisce per la prima volta l’ansia che prendeva David Foster Wallace quando (cioè sempre) sudava copiosamente. Merda, ha paura di chiedere alla Nazisciura un po’ d’acqua. Ormai, oltre a lei, anche le due cassiere e il tipo che l’ha rifornito lo guardano male. Ma che cazzo. Lampo, un’idea, si ricorda che a trenta chilometri da lì abita una cara amica. La chiama, le spiega, lei arriverà con i soldi. Nel frattempo con Nazisciura parzialmente tranquillizzata, si appoggia al cofano dell’auto e fa tutta una serie di pensieri: «Io questa vecchia stronza la uccido, i miei amici penseranno che non ho soldi sul conto, poveretta chissà quante volte l’avranno fregata, che brutte quelle due cassiere lì, non arriverò mai in tempo, domani mattina piomberò in Banca con una Molotov, mi sentiranno cazzo, arriverò in super ritardo, vaffanculo a me che non ho prelevato oggi pomeriggio, me ne sarei accorto, questa è proprio una di quelle cose da raccontare, magari è solo smagnetizzata, però il bonifico poteva accettarlo, dovrò offrire una cena alla mia amica salvatrice, Cavani sarà irrimediabilmente venduto, fa veramente caldo, se potessi me ne tornerei a casa,  la Fisica Quantistica deve essere una figata pazzesca se ben applicata, ma applicata a cosa? Prendo quell’estintore laggiù e le schiumo  tutte, ‘ste stronze.» L’amica arriva, passa i soldi e un abbraccio, quanto basta. Paga alla cassiera saluta la Nazisciura che nemmeno lo guarda. Mette in moto e riparte, l’avviamento di un motore può essere un rumore bellissimo. Passerà poi una bella serata. La mattina dopo il tizio va in Banca e chiede al Punto Informazioni: «Scusi, ho un problema con la Carta di Credito, a chi posso rivolgermi?» Punto Info risponde: «A lei chi la segue?» Il tizio si volta, poi sorride e capisce che anche quella che seguirà non sarà  una giornata molto diversa dalla precedente.

© Gianni Montieri

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Daniele Silvestri: Datemi un benzinaio (album Daniele Silvestri 1994)

Su questa stupida autostrada del sole come era logico aspettarsi piove
e con la pioggia l’automobile sbanda, una vocina dentro dice rallenta
90, 80, 70, 60, 50, 40, 30, 20
perfino i fari mi si sono spenti, perfino i fari mi si sono spenti.
Con gli autotreni che mi schizzano accanto
e lo specchietto che si riempie di bianco che acceca
è una fatica rimanere sereno, è una fatica troppo grande temo

La testa è pesante, è pesante, è pesante, sembra fatta di roccia
e di benzina ho solo qualche goccia, che guaio…

Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò
Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò…
Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò…
Datemi un benzinaio, un benzinaio

Porca puttana è pure sabato sera e non vorrei finire in cronaca nera
andare a venti all’ora in questo casino c’è solo il rischio che mi investa qualcuno.
E allora 40, 50, 60, 70, 80, 90, 100 ,
ma che cos’è questo rumore che sento ? Oddio ! Anche il motore ha reso l’anima a Dio.

Mi ci vorrebbe almeno un’area di sosta non tanto l’area, quantomeno una sosta
forzata, dati gli ultimi eventi, motore rotto e fari quasi spenti
ci vuole pazienza, pazienza, procedere lentamente sulla corsia d’emergenza
ma pensa che guaio…

Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò
Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò…
Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò…
Datemi un benzinaio, un benzinaio

Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò
Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò…
Datemi un benzinaio, datemi un benzinaio, aiò…
Datemi un benzinaio, un benzinaio

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