Cristina Bove

Cristina Bove, Una per mille

 

Cristina Bove, Una per mille. Prefazione di Franco Romanò, Fusibilia libri 2016

Raccontare la vita nelle sue manifestazioni più diverse: se questa formula, da un lato, riassume ciò che pungola chi scrive e attrae chi legge, essa non spiega, dall’altro, le ragioni dell’impronta forte e durevole che determinate narrazioni sanno consegnare all’immaginario e alla memoria. Dice il contenuto, l’oggetto della narrazione, ma non ne dispiega il come. È il come si racconta, ovviamente, a fare la differenza; qui non contano le ricette a buon mercato, le pillole di saggezza dispensate attraverso tubi catodici, canali telematici, lunghezze d’onda, le messe in guardia dall’autobiografismo e le distillazioni varie – con l’erborista ovvero dispensatore di grappa letteraria di turno in versione “Così parlò…” – di sottili distinguo circa realismo, verosimiglianza, scelta e trattazione della materia grezza narrativa. È la verità a fare la differenza, quella che Albertine, nel finale di Doppio sogno di Schnitzler, tiene ben distinta dalla semplice realtà, fosse anche la realtà di un’intera vita umana: nel romanzo di Cristina Bove è la verità a guidare sguardo e resoconto, rievocazioni e considerazioni.
Tornando, tuttavia, all’enunciato iniziale di questa nota, è necessario qui innanzitutto porre al plurale l’oggetto della narrazione, perché non di una vita si parla, ma di tante vite, delle linee successive o parallele di chi narra, che si definisce, come recita esplicitamente il titolo, Una per mille. È, inoltre, delle vite altrui che si intesse, procedendo nella narrazione, la trama del romanzo. Sono le esistenze altrui, che attraversano ovvero che rendono sempre piena di sorprese, nutrendola perfino, come nel caso dei quattro figli, la vita (le vite) dell’io narrante. Al plurale sono prese in considerazione, ancora, le dimensioni dell’esistenza, con un’attenzione rivolta all’altro da sé, all’altrove, a modalità ‘altre’ di accesso alla conoscenza, alla dialettica tra istinto naturale e coscienza.
C’è un evento – non dimentichiamo che ci troviamo dinanzi a una narrazione che merita pienamente questo nome – dal quale si può cominciare a parlare di pluralità di punti di punti di vista. Giro di vite, svolta, linea spezzata e poi ripresa sul palmo della mano che riporta il tormento e il trauma sul quale lavorano incessantemente due agenti opposti: il ricordo misericordioso e il vergognoso oblio. Questo evento è un volo giovanile, foriero di coma e ossa rotte, ma portatore di visioni ‘oltre’, ‘al di là’, sì che le voci di Cristina Bove sono ‘voci sulla soglia’. Sanno di bivi, di attese, di altre dimensioni. Sono tramite e luogo, come si legge nel romanzo. Sono consapevolezza e empatia, sono, nonostante tutto, speranza. (altro…)

Cristina Bove, Metà del silenzio

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Cristina Bove, Metà del silenzio, Pibuk 2014

Nota di lettura di Anna Maria Curci

Una mano sulla spalla, proprio là dove il dolore sordo e continuo accompagna i giorni, il tocco lieve e fermo: questo è per me l’incontro, che si rinnova con la raccolta Metà del silenzio, con la poesia di Cristina Bove. Quella mano potrebbe scrollare – ne ha tutta la forza e l’autorevolezza-  ma non lo fa; al contrario, quel tocco è l’invito alla sosta, alla riflessione, a un volteggio perfino, a condividere una danza, a percorrere un tratto di strada insieme. Quella mano e il suo tocco non possono essere disgiunti dagli occhi che la guidano, e quegli occhi guardano oltre, verso una dimensione altra. Attenzione, tuttavia: non ci troviamo dinanzi a una poesia che sfugge, spaurita e dimentica, il reale; semplicemente, lo attraversa, cogliendone orrori tanto palesi quanto palesemente ignorati dai più e, insieme, bellezze che si sottraggono alla superficialità e che non tutti, quindi, sono in grado di percepire. Viene spontaneo, dunque, l’accostamento a una raccolta precedente di Cristina Bove, Attraversamenti verticali, ma anche qui, come ogni volta mi accade, penso al superamento, che dell’attraversamento è compagno e affine e che ne costituisce una prosecuzione allo stesso tempo naturale e dettata da una volontà inconsueta. (altro…)

Metaitalica

Cenerentola
in cerca della fata smemorina
allarme allarme!
credevate che i versi di moine
conducessero a fiabe
(chi sarà mai costei che li ammannisce?)
zac
tagliatela sul nascere
la lingua che s’innesta sui giardini
di faeria maldestra
fu tempo fa che vidi “Il topo”
e Jodorowsky ne previde tanto
di cancro e di metastasi

cominciano di solito in sordina
poi diventano masse irriducibili
nomi e cognomi afflitti
da telogen effluvium
e sotto
protuberanze da conigli sfatti

ed è così che ancora ci si mette
metà di tutto e forse
anche di meno
la sua cerchia di accoliti in mutande
a fargli coro
papaline e bandane
hanno colore uniformatocacca
espongono mefitici trofei
che gl’imbecilli annusano
sperandone l’assaggio.

Da psicanalisi (se servisse)

Ho pensieri incrostati
li vorrei cancellare
ditemi, c’è un solvente
per scioglierne la gromma?
Mi ritornasse immacolata pagina
questa mente da macero.

Sono annidati in essa temporali
fulmini e fiori
come già ne scrissi
e clandestini abitatori
delle mie case in cartapesta.

Forse potrei
scendere a patti con la mia fortuna
dicono almeno che di ciò si tratta
ma bendata
da riconoscere ben data.

Vedete dunque quanto mi suppone
una logora attesa
e quanto spira
di me sospesa in quella notte triste
in cui tutto sarebbe terminato.

Allora pregherei
se un santo cui non credo mi credesse
che mi tracciasse come una parentesi
(dare vita ai miei figli e custodirli
in questa dimensione).

Io redimorta
tornare a quell’asfalto

tre poesie di Cataldo Amoruso

Cataldo Amoruso (31/7/1959) è un poeta che ha tenuto nascosto a se stesso di esserlo, per lungo tempo, e ancora non se ne convince.
Soltanto da poco ha aperto un blog dove pubblica racconti e poesie del passato e testi attuali. La sua è una scrittura diretta e coinvolgente, decisamente interessante.

cb

***

Periferie

.

E tu qui,
dove c’è stato un tempo

entra per questa via
di toponomastica confusa
di periferie
di borghi annessi e in fretta sciolti
guarda i nomi
forse qualcuno ne ricordi
sono strani
sono vie e piazze
di colori di frutta di cose
sono gli ultimi viali
quelli che a voltarsi ci si sente soli
perduti, a fine corsa
o volo
entra per questi spini
passa per queste vene
è caldo il sangue
è di strada d’agosto
blu
o rossa
come da legenda
come da istruzioni annesse
lascia che ti parli la radice del cuore
importuno
vorrei farmi di soli vorrei
passarti come un dito sulle labbra,
disegnare un volto
ché il mio era finito
e non poteva sapere
che ogni linea tracciata
era un altro un unico confine.

Oggi provi a spezzarlo questo profilo di non luogo
ché già è stato quel tempo
che alberava viali sotto la linea dello sguardo
a fiori nuovi
e proiettava segni di avvenire
a ruota libera
sotto l’ala. (altro…)

Chissene…

Lo avverto è scroscio
spazza le case delle mie certezze
mi smemora e mi scaglia
in odore di santa languidezza
non vidimata ancora
dalle offese che morsero i miei giorni.

ora che sono bianca
ed il mio nome è quasi cancellato
nasce una donna ignota
che vive e s’imbelletta
guarda in tralice gli anni a marameo
affiora rosa
e si stupisce il saggio portaborse
di flosci documenti ormai scaduti
e sulle mie capriole s’arrovella

malevolo sgomento anche al mercato
dove ti fanno il gioco delle pulci
e le risate
sono bandite oltre una certa età

ma come disse un fascinoso attore
io francamente me ne infischio
e porto
il giocoliere delle mie serate
all’osteria dell’ultima bellezza.

Longitudine

mare d’ignota percorrenza
un gradino in cambusa
al terminare scale
o capitano
ascoltavi deliri e riposavi all’ombra
di te stesso. Io raccoglievo in fogli
e paratie
la mia vita sommersa

sognavo di remare alla catena
e nell’affanno della latitudine
mio capitano
cartesiane e trigoni
non consentono attracco.

Appoggiami l’orecchio sulla vita
trentatre sessantaquattro mille
mi dispiace dottore – non ho abbastanza fiato –
dico zero.
Ti concedo il mugugno
marinaio
e un remo corto per il tuo rientro
stringiti il ceppo alle caviglie
quattro misure d’aria.

Intaglio dell’olivo più ritorto
polena immersa seni e fianchi all’onda
cellule staminali e dio risorto in
affondare lento.
Perchè prestavi ascolto
e tendevi le mani ai miei riflessi
avevi sete e ti porsi la bocca di ruscello
o capitano
volevi anche di terra e di colline
cicale imbavagliate alle radici
albero ancora infisso
e non sirena dalle gote rosa
a tagliare riverberi nell’acqua.

Un astrolabio almeno
una cima di scorta o un suono acceso
battito d’una sola mano
è il porto

è tempo di libri

Enzo Campi

IPOTESI CORPO

 

Edizioni Smasher – Messina

 

Per acquistare il libro

qui

 

http://www.edizionismasher.it/campi/enzocampi.html

 

 

Il corpo è qui tema dell’indagine e palcoscenico in cui l’io mette in opera un monologo questionante che – poematicamente e teatralmente – si incarna nel corpo del testo e della parola cercando di risolvere (dissolvere?) l’unicità di senso di un doppio movimento che oscilla incessantemente tra il dispendio (come ragione di vita) e il ricominciamento (come unica possibilità di proiezione verso l’a venire). Ciò avviene attraverso la scissione drammatizzata tra forze centripete (pulsione, desiderio, istinto-carne) e forze centrifughe (ragione, indagine e ricerca-alterità).

(dalla prefazione di Natàlia Castaldi)

 

 

 

AAVV

 

POETARUM SILVA

 

Edizioni Samiszdat – Parma

 

Antologia di prosa e poesia a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri,  Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia,  Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri,Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

Per acquistare il libro

qui

http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

Silvia Rosa

 

DI SOLE VOCI

 

Edizioni LietoColle – Como

 

Per acquistare il libro

qui

http://www.lietocolle.info/it/rosa_silvia_di_sole_voci.html 

 

Così i versi di Silvia Rosa sono una cronaca del giorno a venire, della conta dei passi che servono per uscire dal fondo di sé per farsi Sola Voce. Il verso chiama una profonda cura del dettaglio e dello stile così come una parola piena, contundente e circolare che si fa carne nuda: il mio Corpo cede peso all’Anima/ e cambia di significato e di sostanza/ nello spazio del discorso/ si appunta come un segno nero/ a margine. Ecco che la nudità diventa la possibilità di decifrare con la pelle la scrittura e il segno del mondo: resta come un coagulo che si distingue dall’anima e accede al Senso. 

(dalla prefazione di Alessandra Pigliaru) 

POETARUM SILVA – L’ANTOLOGIA

AAVV – Poetarum silva – Ed. Samiszdat – Parma

 

Per acquistare il libro senza carta di credito

http://www.pchelp.it/Lara/Negozio/index.html

Poetarum Silva

Antologia di prosa e poesia

a cura di Enzo Campi

Testi di

Alessandro Assiri,  Cristina Bove, Enzo Campi, Giovanni Campi, Natàlia Castaldi, Giovanni Catalano, Stefania Crozzoletti, Glo’ D’alessandro, Luigi Di Costanzo, Gabriella Garofalo, Federica Gramiccia,  Vincenzo Mancuso, Luciano Mazziotta, Silvia Molesini, Arturo Moll, Gianni Montieri, Andrea Pomella, Anna Maria Salvini, Antonella Taravella, Antonella Troisi.

 

Cristina Bove

 

Allora ti avvicini con la bocca

alle cose sentite dire altrove

che non sono le tue

raccogli cenci

spolveri le travi 

– i ragni li farai infelici –

e se pronunci ancora altre parole

otterrai sei monete e due lustrini

di fandonie sgargianti
 

tu non conosci decerebrazione

l’essere solo corpo

– il pesce anfiosso –

il suono delle cellule che cade

transitorio

giù per accenti tonici

emerge da cunicoli

deflagrando crisalidi

– l’atropa sfinge –

separata ristagna e si nasconde

sotto lemmi e cifrari

l’anima mia

per un destino d’ali.

Giovanni Catalano

 

Quando dei volti amati

si perderanno i tratti e resteranno

le stanze senza musica

o nella cenere delle mansarde

le borse di pelle

piene di carte di giornale

accartocciate,

i due cappelli di lana,

un vecchio abete artificiale.

Nemmeno noi

che di questa vita

abbiamo amato gli angoli

e nella notte gli altri

poco prima di svegliarsi.

Persino noi,

la stessa distanza.

Piegati in due

a far combaciare i lembi

tra l’indice e il pollice

e un passo contro l’altro,

in due, in quattro, in otto.

(altro…)

L’INCANTO DELLE PAROLE

DOMENICA   9  MAGGIO  ore 18.00

Galleria d’arte La Metamorfosi

Piazza Fontanesi – Reggio Emilia

 

“L’INCANTO DELLE PAROLE”

 

READING COLLETTIVO  CON

 

VELVET AFRI

ENZO CAMPI

GIANCARLO CAMPIOLI

CLAUDIO BEDOCCHI

NADIA BONEVA

ELENA LUSVARDI

ROSSELLA PENSERINI

  (altro…)

Delle apparenze

– Voi credete ancora alle apparenze, è questo il vostro dramma –
– Ma non sei forse tu che ne hai creato ogni presupposto? Nei minimi particolari, microscopici, hai fatto in modo che potessimo capire solo fino a un certo livello.
– Questo sarebbe un giusto appunto se non avessi dalla mia tutto l’universo, e voi soltanto un pulviscolo di cellule.
– E allora lo ammetti, hai fatto in modo che mai percepissimo le dimensioni totali del nostro esistere. Un bello scherzo da prete.
– Da papa, anche, con o senza accento, giacché ci sei.
– Ho appena letto una documentazione sui delitti che hanno contrassegnato il dilagare del potere di quella chiesa che spaccia per tuoi i propri interessi.
– Conosco la faccenda, so tutto il numero dei cosiddetti santi sepolti nelle cripte marmoree, mitria in testa, in quel luogo di sfarzo sfrenato e preziosità di ogni genere. Mandai mio figlio tempo fa tra loro, ma lo uccisero e delle sue parole fecero commercio.
– Allora mi pare di capire che non abbiamo speranza. Oggi ancora una volta abbiamo assistito alla vittoria dei loro protetti, mafiosi e obnubilatori di coscienze. E dei loro scandali immondi minimizzare la portata e gli esiti.
– Purtroppo non avevo considerato queste deviazioni, ma nella libertà dell’infinito possibile, ho voluto che tutto fosse sperimentabile.
– Allora vedi che è tutta tua la responsabilità!
– Se per responsabilità intendi l’avervi lasciato completa libertà di co-creare la vostra realtà, allora sì, sono responsabile-
– Bene, è già qualcosa, ammetti le tue colpe.
– No, ammetto le vostre.
– Troppo comodo, non sono d’accordo.
– Comodo perché? Se sono tutti voi, se ciascuno di voi è un minuscolo punto del mio essere, è dentro di me che avviene ogni dolore, come è dentro di me che si articola ogni passione e ogni piacere.
– Vuoi dire che tu patisci te stesso?
– Si potrebbe anche dire così, se preferisci.
– E allora io, io chi sono e quanto conto in questo infinito incommensurabile di cui consisti, di cui rifulgi e infinitamente ti espandi?
– Tu sei l’informazione che ho voluto, tu sei la mia coscienza momentanea, ma senza di te non ci sarebbe il tempo.
– ?
– Nemmeno un buco nero: un vacuolo può esistere perché esiste l’intorno, io sono la dimostrazione degli assunti contrari, io sono il tutto, IO SONO.
– Dopodiché io continuerò ad essere tuo complemento infinitesimo, nel bene e nel male…
– Bene, Male e Indifferenziato, sono categorie di questo pianeta che insieme abbiamo creato e stiamo ancora creando, fondanti di un sistema trino. Infatti, con chi tu stai discorrendo?
– Stando a quanto hai detto, con me stesso.
– Ecco. Allora le responsabilità?
– Sono le mie.
– Beh, in un certo senso sì, ma tu sei solo una cellula dell’organismo che ha per corpo la Terra, per cervello le stelle e per braccia l’eternità.
– E allora come posso essere responsabile di tutto questo?
– Siamo al dunque, lo sei e non lo sei, esattamente come Me.

cristina bove