Cortona on the move

Like/Not Like

 

Già l’anno scorso vi avevo caldamente invitato a fare una visita al festival di fotografia Cortona on the move. Quest’anno invece, che vi piaccia o no, l’invito cortese si trasforma quasi in una necessaria coercizione. La proposta culturale offerta con l’edizione 2018 grazie all’ampia e lungimirante proposta di Arianna Rinaldo direttrice artistica del festival non solo esplora per scelta la fotografia al femminile ma affronta tematiche inedite e complesse che in uno sguardo globale (sono 24 le mostre proposte) si presentano come una lettura della contemporaneità che apre una riflessione secondo me fondamentale: non è più necessario scegliere da che parte stare se si sente a prescindere il bisogno di non stare sempre nello stesso punto. Cortona on the Move, non è un festival sulla fotografia di viaggio, ma ogni anno propone uno sguardo a 360° su quanto succede in ogni angolo del pianeta e le tematiche offerte fanno parte di una complessità informativa, culturale e educativa che manca ai mezzi di Informazione, soprattutto la Cronaca cristallizzata in una narrazione ripetitiva a-cronica di fatti astratti da un presente ben più complesso e divulgati al fine di disporsi come recettori di “like/not like”. Risulta allora superficiale esprimere pareri su migrazioni e sbarchi (anche solo un si o no) senza guardare il lavoro narrativo e intimo di Tanya Habjouga sulle donne siriane rifugiate in Giordania o Marylise Vigneau che ritrae chi in Pakistan è costretto a nascondere o mimetizzare sessualità, opinioni, passioni o i ritratti anonimi di persone vittime di tratta fatti ad Amsterdam (Europa!) da Ernst Coppejans. Ma se questi lavori, come quello di Debi Cornwall su Guantanamo Bay o la brava Carlotta Cardana sulle giovani generazioni degli indiani di America toccano corde già usate (ma mai abbastanza), le sorprese arrivano con il lavoro di Allison Stewart che racconta gli Stati Uniti di chi si prepara alla sopravvivenza con i propri “Bug out bag”, zaini o borse che contengono ciò che si reputa fondamentale per la sopravvivenza dopo catastrofi naturali o belliche. Una vera e propria ossessione svelata non solo attraverso le molteplici differenze dei contenuti che rispecchiano le ansie del proprietario, ma anche mostrandoci l’esistenza di centri commerciali e fiere dedicate ai “preppers“. Un impietoso sguardo sulla sfiducia e il senso di precarietà se non terrore verso il futuro e che sembra essere un modo di pensare e vivere sempre più radicato. Ossessione anche quella del nucleare presente nel lavoro di Sim Chi Yin che “sfiora” i territori degli USA e della Corea del Nord destinati alla ricerca e alla produzione di ordigni nucleari. Un’altra forma di paura la racconta con toni diversi Michele Spatari con il suo lavoro sui bagni pubblici di Torino che diventano specchio delle precarietà abitativa presente nelle nostre città. Un’altra sorpresa per la novità della ricerca è il lavoro di Claudia Gori su chi tenta di difendersi o isolarsi dalla prolungata esposizione ai campi elettromagnetici, causa di vere e proprie disfunzioni e malattie invalidanti e discriminanti che non sono che le avvisaglie di un qualcosa che può diventare sempre più grande e diffuso. Sempre a proposito di malattie, la foto simbolo del festival 2018 è tratta dal lavoro di Sanne de Wilde (esposto per le strade del centro storico) che affronta l’acromatopsia: la cecità ai colori diffusa in un’isola della Micronesia.
Come ho scritto, sono 24 le mostre diffuse in tutto il territorio cortonese e mai come quest’anno viene approfondita una ricerca sull’intimo e sul personale femminile come per esempio nella ricerca “antropologica” di Pouloumi Basu sull’esilio temporaneo delle donne mestruate in Nepal, inteso come radice della violenza di genere. Questa ricerca si sviluppa nelle varie autrici attraverso tecniche diverse come il recupero dell’autoritratto che riprende la sua dignità dall’abuso del “selfie”. Mi riferisco per esempio al lavoro di Elinor Carucci, la dove la narrazione visiva della propria maternità diventa il recupero e la memoria di gesti, sguardi, interazioni. Interessante anche il rapporto tra la necessità di una presenza della fotografa come protagonista delle foto vernacolari di Jennifer Greenburg e  la presenza/assenza che emerge invece nel lavoro di Bieke Depoorter. Più complessi sicuramente i ritratti di Guia Besana e Alena Zandharova, ma anche il lavoro sul desiderio di Loulou d’Aki. Un lavoro interessante sulla pratica del Selfie è quello proposto da Pierfrancesco Celada con il suo progetto Instagram Pier.
Per la prima volta viene proposta una sezione video “Arena” dove sono presentati video sperimentali e installazioni realizzate da fotografi che propongono opere transmediali. Tra queste, per chiudere il cerchio iniziato nella mia premessa, devo assolutamente citare “The March of the Great White Bear” di Sheng Wen-Lo, una serie di riprese contrapposte di orsi tenuti in cattività all’interno di alcuni zoo dove il comportamento delle bestie si adatta fino a trasformarsi in una serie di ripetizioni che nelle riprese accelerate appaiono come loop realizzati artificialmente e a cui il pubblico risponde con entusiasmo e stupore in maniera meccanica (quasi pavloviana). metafora esemplare del Like/not like indifferenziato davanti alla realtà immediata superficiale del fatto.

© Iacopo Ninni

Le immagini sono  di © Allison Stewart e © Sanne de Wilde

Cosedicasa

 

…Esiste però un’altra definizione della poesia, o meglio del poetico: perché qualsiasi arte, dalla architettura alla musica al cinema può essere poetica, quando si struttura attraverso dei
ritmi. E non solo le arti, ma anche un paesaggio, una persona, uno sguardo quando creano dei ritmi e delle situazioni che toccano l’essenza delle cose, anche in questi casi si tratta di poetica…
[Dall’introduzione di Alessandro Mendini]

 

 

 

 

Balconate

Da qui invece
servono lenti diverse
per inquadrare le isometrie
del verde lungo il muro davanti
e concentrarsi sulla conferma
dei gesti per interrogare un orario,
una mancanza
o solo il nome della nuova amica
della vicina
Ci sono fiori qui, erbe aromatiche
e un merlo che reclama briciole,
quanto basterebbe per attirare
un’attenzione.
Di là, dove si appoggiano
soprattutto le attese
la focale si apre
su una visuale più ampia che
concilia la litania del viale
con la metrica dei davanzali
e le piante qui sono stranamente più verdi.


Sacrificale

Solo sotto, oltre la radice del muro
dove ci attraversano gli anni
resta ancora quella crepa sottile
che ti ha lasciato
ed è più possibile un tremore.
Procederai un giorno allo scavo
fino a dove la terra si fa concava
per decifrare la Lineare
delle ombre nella malta
e rinnovarsi così,
perché un giorno le pareti si mescolino
ancora al latte

 

Inverno

L’inferno comincia nel giardino
ricordo di averlo letto da qualche parte
o forse ne abbiamo solo parlato
sfogliando a tavola
un catalogo di piante possibili.
Potevamo mettere delle ciliegie rare
o delle orchidee, mi dici
mentre richiudo il cancello
dietro il nocciolo
prosciugato dai rovi

© Iacopo Ninni, Cosedicasa, Milano, Dotcom press,  2017

             

© Fernanda Scianna               © Fulvia Mendini                           © Antonio Odiardo

 

 

Cortona on the move 2017

© Justyna Mielnikiewicz

Da domani giovedì 13 luglio e fino al primo ottobre, Cortona (AR) si trasformerà in un fondamentale e stimolante punto di riferimento per la fotografia contemporanea. Inaugura infatti la VII edizione di Cortona on the move Il festival di fotografia che oltre a ospitare numerosi talenti, si presenta anche nel suo divenire con una rassegna di eventi e letture portfolio che attirano studenti, amatori, professionisti, giornalisti del settore da tutto il mondo. Nato nel 2011, già nel 2013 il Time inserisce il festival nella guida dei dieci appuntamenti imperdibili. Nel 2014 Donald Winslow, fotoreporter ed editor di News Photographer Magazine, definisce Cortona On The Move “il miglior festival d’Europa se non del mondo”. Se già Cortona di per sè è un luogo che si distingue per la bellezza degli spazi e del paesaggio, va segnalato il fatto che tutti gli eventi e le mostre sono ospitati all’interno di architetture e spazi urbani caratteristici e caratterizzanti per la storia e la struttura urbanistica del centro urbano; piazze, giardini, cortili, antichi palazzi, la storica fortezza del Girifalco o edifici inutilizzati da tempo come il Vecchio ospedale che viene aperto al pubblico e come negli anni prcedenti “rivitalizzato” proprio in funzione dell’evento. Questa sinergia integrativa è sicuramente uno dei punti di forza del festival.
Se ne parliamo qui è perchè, proprio per volere del direttore Antonio Carloni e della direttrice artistica Arianna Rinaldo (che ringrazio entrambi per la gentile ospitalità durante il “making of“), Cortona On The Move vuole essere il centro dinamico di chi fa della fotografia uno strumento di narrazione visiva. Cortona On the move perchè “come la vita è fatta di movimento, a maggior ragione deve muoversi la fotografia che ne ritrae la continua trasformazione e, al pari del linguaggio e della grammatica, deve evolversi secondo lo spirito dei tempi per essere la lingua franca, accessibile a tutti, che ha il compito di informare e documentare, creare e provocare, emozionare e sorprendere“. Tra i tanti autori esposti per esempio troviamo il venezuelano Luis Cobelo con il progetto ZURUMBÁTICO, un omaggio personale ai 50 anni di Cent’anni di solitudine;  un viaggio attraverso tutti quei sentimenti e stati d’animo suggeriti dalla parola “zurumbático” che hanno accompagnato Cobelo nel Nord della Colombia, dove Gabriel García Márquez è nato e ha costruito la sua opera. Imperdibili saranno le esposizioni dei lavori di Donna Ferrato con AMERICAN WOMAN: 40 YEARS (1970s-2010s)  che raccoglie per la prima volta all’interno di una mostra le sue fotografie tratte dagli archivi personali, di violenza domestica e di scambismo (swingers) e Matt Black, fotografo dell’agenzia Magnum  con la sua THE GEOGRAPHY OF POVERTY, una ricerca fotografica sull’america più povera. Il Maec ospita la mostra di Pete Souza, il fotografo personale di Obama alla Casa Bianca. Per tutti gli altri autori, le location e per tutte le informazioni su eventi, modalità di accesso, biglietteria, vi rimando al sito e alla pagina facebook dove potrete seguire tutti gli aggiornamenti

La formula del festival prevede una serie di eventi durante le tre giornate inaugurali.

Giovedì 13 alle ore 17 avrà luogo l’inaugurazione nel cortile di Palazzo Casali, già sede del Maec. a cui seguirà una visita inaugurale alle mostre in presenza degli autori.
Venerdì 14 nelle sale di PALAZZO FERRETTI avranno luogo le Letture portfolio con esperti nazionali e internazionali; nella cosìdetta COTM zone, sede del bookshop, sarà possibile farsi autografare i libri da  Justyna Mielnikiewicz, Donald Weber, Luis Cobelo, Daniel Castro Garcia, Miyuki Okuyama e sarà possibile partecipare a visite guidate con gli autori.
Sabato 15 luglio altre letture Portfolio e Booksigning con Jessica Backhaus, Donna Ferrato e Klaus Pichler.

© Iacopo Ninni