Corrispondenze

Traducendo Baudelaire #6

Da un semplice “esercizio”, le prove di traduzione per l’esame di letteratura francese del corso di laurea magistrale in traduzione (Università di Pisa) si sono trasformate in proposte stimolanti. Il corso dell’anno accademico 2013/14 era incentrato sullo studio della poetica della prima grande raccolta lirica francese “moderna”, Les Fleurs du Mal di Baudelaire. Durante il corso, è stato dato particolare risalto all’analisi e al confronto dei testi francesi con le più importanti traduzioni italiane. Gli allievi hanno subito a tal punto la fascinazione della scrittura baudeleriana da volersi cimentare a loro volta nella traduzione. Si tratta quindi di testi che sono nati in un contesto, per così dire, “scolastico” – non pensati in vista di una qualche forma di pubblicazione – e che mostrano, per certi versi, anche le ingenuità dell’esordiente. Ma nell’insieme testimoniano grande sensibilità e rispetto del testo di partenza, sempre con lo sguardo rivolto all’ipotetico lettore. (Helène de Jacquelot, Barbara Sommovigo)

il giocatore segreto

Correspondances

La Nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles;
L’homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l’observent avec des regards familiers.

Comme de longs échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme la nuit et comme la clarté,
Les parfums, les couleurs et les sons se répondent.

Il est des parfums frais comme des chairs d’enfants,
Doux comme les hautbois, verts comme les prairies,
– Et d’autres, corrompus, riches et triomphants,

Ayant l’expansion des choses infinies,
Comme l’ambre, le musc, le benjoin et l’encens,
Qui chantent les transports de l’esprit et des sens.

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Corrispondenze (trad. di Caterina Vito)

La Natura è un tempio i cui viventi pilastri
A volte sussurrano confuse parole;
L’uomo ci passa attraverso foreste di simboli
Che l’osservano con occhi familiari.

Come lunghi echi che da lontano si confondono
In una tenebrosa e profonda unità,
Vasta come la notte e come la limpidezza,
I profumi, i colori e i suoni si rispondono.

Vi sono profumi freschi come la carne dei bimbi,
Dolci come oboi, verdi come prati,
-E altri, corrotti, ricchi e trionfanti,

Che posseggono l’immensità delle cose infinite,
Come l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso
Che cantano gli impeti dell’anima e dei sensi.

 

Questo sonetto, tra i più celebri della raccolta e capolavoro in assoluto della poesia moderna, può essere considerato l’atto fondativo di quel movimento letterario e artistico che verrà poi designato con il nome di Simbolismo. Un movimento che in Francia riconoscerà a ritroso i propri maestri (lo stesso Baudelaire, Rimbaud, Verlaine…), ma che con la nascita di una coscienza estetica (il manifesto di Moréas è del 1886) comincerà il proprio declino sotto il segno di una scrittura codificata e imitativa. Le corrispondenze baudelairiane riattivano l’idea di un’analogia universale, dove parti lontanissime del mondo entrano in rapporto, e perfino sfere sensoriali diverse finiscono per compenetrarsi. La metafora e la sinestesia sono le figure retoriche che esprimono linguisticamente questa unità. Ma la critica dei Lumi a ogni possibile soprannaturale aveva tolto potere a quelle garanzie metafisiche che nel Seicento legittimavano ancora la metaforicità barocca. Le immagini simboliste ricadono dunque inevitabilmente nell’interiorità soggettiva e la illuminano, annunciando quel luogo delle simmetrie profonde che Freud renderà famoso con il nome di inconscio. La proposta di Caterina Vito ha in questo senso aspetti di libertà che sono però coerenti rispetto al significato complessivo del testo. Trasformare il “lasciano uscire” in un “sussurrano” rende le parole della Natura più simili a un vizio dell’orecchio, a una nostra fantasia proiettiva. La “chiarezza” divenuta “limpidezza” infittisce il tessuto analogico, tendendo un filo che dalla luminosità passa all’acqua e ritorna alla luce. I “trasporti” dell’anima e dei sensi, fatti “impeti”, sembrano suggerire che il gioco della corrispondenze non è soltanto armonia, ma rivelazione violenta, strappo, lotta con una verità sempre data e sempre sottratta. (A.A.)