corrado augias

Festlet! #2: ereditare

Foto G. A.

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Per festeggiare il ventennale, Festlet incontra quest’anno, per venti minuti ciascuno, degli scrittori che sono liberi di parlare del libro che hanno letto a vent’anni (la ricognizione è aperta, però: potete twittare il vostro libro a #librodei20). Per tornare al tema di ieri sul corpo, Chiara Valerio, ad esempio, ha parlato di un libro che avrebbe voluto leggere a quell’età ma aveva letto a sedici, Tra un atto e l’altro di Virginia Woolf, da lei recentemente anche tradotto per nottetempo. Forse è della rappresentazione di noi, come ha detto stamattina Antonio Prete parlando dell’autoritratto in pittura, che lasciamo l’eredità più ballerina; lo stesso Borges, ha raccontato Alan Pauls, a un certo punto della sua vita si è tolto un anno per far coincidere la sua nascita con il 1900. Parlando ancora del Libro dei vent’anni, Giorgio Ghiotti ha ereditato l’amore per Natalia Ginzburg (e poi tutti i suoi libri) dalla nonna, che una sera dei suoi dieci anni ha iniziato a leggerla per lui dopo che aveva dimenticato il libro per ragazzi che aveva con sé.
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Festlet! #1: CORPO

Foto G.A.

Foto G.A.

Quando Giovanni Bietti ha introdotto l’Orchestra da Camera di Mantova, che al Duomo ha regalato un anticipo di Festlet eseguendo per noi fortunati la Settima di Beethoven, ha speso due parole esatte e felici per raccontare la celebre Sinfonia. Ha ricordato di come Wagner la definì “apoteosi della danza”, quindi di quel movimento che richiede sfrenatezza e controllo, e di come la metrica che ne è alla base sia strettamente intrecciata con i ritmi e le cadenze della letteratura: dattilo e spondeo, dattilo e spondeo sono il basso ostinato del famoso Allegretto, eseguito dagli adulti e giovanissimi dell’orchestra con una pulizia melodica che ha commosso gli spettatori assiepati sulle panche, seduti con la schiena contro le colonne, in piedi a naso teso per scattare una fotografia e cercare di captare il movimento dei violoncelli. Così è cominciato, quest’anno, il Festivaletteratura di Mantova, prima ancora del consueto brindisi inaugurale. E Bietti ha ricordato, a tutti noi singoli arrivati a fare comunità con le nostre orecchie per dare il benvenuto al ventesimo Festlet, che lo spirito della Settima nel suo rincorrersi di linee è proprio il confronto costruttivo tra la voce sola e il tutto.
Un concerto dal vivo, quindi, come corpi veri sono tutti gli ospiti del Festlet, evento dove accade questo gioiosissimo momento dell’essere in carne e ossa di nomi che figurano sulle costole dei nostri libri, sulle pagine dei nostri giornali, nei nostri televisori. Non mi stancherò mai di dire che la vera bellezza del Festival è questo essere tutti racchiusi in uno spazio di piazze e vie e redazioni, tanto da non riuscire spesso a distinguere dove finisca un evento e dove inizi la chiacchiera all’angolo di una chiesa, dietro un bar. Ed è una grazia tanto naturale da passare a volte inosservata, se dall’altro lato Corrado Augias ci chiedeva perché continuassimo a guardare nello schermo che lo riprendeva se lui era lì che parlava davanti a noi. (altro…)