Collettivo Interavista

Giorgio Ghiotti, La città che ti abita (di I. Grasso)

Giorgio Ghiotti, La città che ti abita, Empirìa, 2017

di Ilaria Grasso

 

Mentre in America esce il nuovo libro di George Saunders, Lincoln nel bardo, penso ai poeti e agli scrittori di casa nostra. Mi domando se si siano mai interrogati su questo stato della mente in cui la coscienza viene separata dal corpo e leggendo la raccolta di Giorgio Ghiotti, La città che ti abita, ho pensato molto al bardo come concept di lettura e di scrittura.
Nel bardo la mente acquisisce un corpo mentale simile a quello del sogno e ha il potere di raggiungere qualsiasi luogo, in qualsiasi momento, senza alcun ostacolo. La vita nel bardo è fatta di sofferenze, sia per la non accettazione della propria morte, sia per l’attaccamento a se stessi, alla famiglia, agli amici, ai propri averi.

[…] cosa dovremo raccontare
di questi anni infiniti che a cento volti
insieme ci passano negli occhi, perché
più popolato del visibile è l’invisibile
o chi ne fa più parte, chi sta di là
o subito prima del filo
finché ci sarà chi tende le antenne […]

Questi appena riportati sono i versi che più di tutti mi fanno pensare al bardo; fanno parte della poesia che Ghiotti dedica a Biancamaria Frabotta, poeta, scrittrice, giornalista, e sua docente all’università, nonché prefatrice della raccolta. Ghiotti fa del distacco, dell’abbandono e persino della morte, materia viva ben consapevole del potere di rendere immortali che appartiene alla scrittura e letteratura in generale. (altro…)