collana gialla Pordenonelegge

Anna Maria Farabbi, da ‘La casa degli scemi’

sull’argine

mentre piscio nel fiume
ho la gioia della liberazione tra le gambe
una velocissima curva giallina lucente che schizza
suonando nel cerchio dell’acqua

io sono il signore della mia acqua
il signore del niente
che sperpera i suoi pesci i suoi morti i suoi maestri
mangiati e bevuti negli anni
per restituirli al fiume affinché mi concili alla foce

*

sto zitto e penso

a chi improvvisamente cade e si rompe
a chi serve un dio per paura di spaccare sé stesso conoscendosi
a chi come me apre la catena
e mette non per cristo ma per etica
la sua vita alla mano
di quelli che gli altri definiscono ultimi

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Maria Borio, poesie da ‘L’altro limite’

Soppesi la mia vocazione,
non esagero,
poi parli dei passi più veri,
non ci credo.

Così vale adesso la conta
di gradi e virtù,
come mi hai chiesto
e ancora chiedi

chi siamo,
cose di vento,
cose che chiamano.

*

“trasparente
se la verifichi, ma tutt’altro che una serena esplorazione”

Quale direzione trattengono le cose,
quale semplice pretesa?
Il bisogno di uscita, l’intercapedine
che non ci isola.
La mia protezione è lontana
e solo umana, come il corpo
di una mente o una voce.
E lo spazio dove tutti valgono
il peso del giorno e nemmeno
si inanella di occhi. Di scatto
alcuni riconoscono che è possibile
anche il vuoto, altri si riprendono
dopo averlo colmato.
Ma il tuo nome è arrivato
sopra a un nulla, ha lasciato
con la luce la via.
Poi lo spazio si è preso
tutte le cose come mie e tue,
come le stringevi allora
in un balzo, nell’aria.

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