Citto Maselli

Alessandra Trevisan, Goliarda Sapienza. Una voce intertestuale

Alessandra Trevisan, Goliarda Sapienza. Una voce intertestuale (La Vita Felice 2016)

Della monografia su Goliarda Sapienza di Alessandra Trevisan va sottolineata l’illustrazione degli strumenti dell’indagine, già dall’apertura che ne dichiara il taglio, con un’importante precisazione anche riguardo ai temi che non saranno trattati e alle linee che non saranno seguite. Esporre, per così dire, la cassetta degli attrezzi di chi ricerca rappresenta ai miei occhi un merito importante e contribuisce a evidenziare ciò che con questa pubblicazione si è realmente verificato, vale a dire  un passaggio molto lucido dai miti alla coscienza, per ricorrere al titolo di un famoso testo critico di Carlo Salinari degli anni Settanta.

Ammettendo il criterio tematico, questa monografia intende proseguire il percorso qui riassunto, approfondendo alcune peculiarità dell’autrice, ma anche ponendo in evidenza numerose novità che concernono la sua opera. Il campo di lettura proposto dai Gender Studies, inoltre, – sebbene di riferimento – è risultato essere troppo circoscritto quando si parla di Sapienza […] Non si potrà fare a meno di parlare di sessualità, genere, maternità, etc., ma sarà più corretto tentare di fare esplodere questi temi andando oltre. Si sono infatti manifestate altre possibilità di indagine che esplorano, ad esempio, la plurivocità della scrittura dell’autrice in relazione ad altri temi e scritture coeve (e non solo) ma anche l’evidenziazione dello sconfinamento extra-genere presente nei suoi testi; si è resa specialmente possibile un’analisi nei confronti della “voce” come mezzo peculiare per esprimere una personalità letterariamente disgiunta e labile, ripetitiva, dedica all’ascolto e in particolare all’”autoascolto”; (p. 16).

Strettamente collegata alla questione – sulla quale si fa subito chiarezza, ed è questione di fondamentale importanza dinanzi al ‘tema’ Goliarda Sapienza, non di rado oggetto di squilibrate trasfigurazioni e altrettanto squilibrate minimizzazioni – del passaggio dai miti alla coscienza, è la storia della ricezione dell’opera tutta, o di parte dell’opera, di Goliarda Sapienza. Ebbene, come illustra Alessandra Trevisan, entrando nel dettaglio e non facendo mai mancare una corretta collocazione storica, si tratta di una ricezione spezzettata e discontinua,  che procede per apprezzamenti entusiastici, per silenzi, per clamorosi rifiuti, per lunghe fasi di oblio, per riscoperte postume e, come ben messo in evidenza nelle prime pagine del volume, per strumentalizzazioni. Vero è che «Goliarda Sapienza non è mai stata allineata alla cultura del suo tempo» (p. 17), ma quello che avvenne con le poesie di Ancestrale è paradigma – come sottolinea Alessandra Trevisan richiamandosi a quanto dichiarato in precedenza al proposito da Fabio Michieli – di troppo frequenti chiusure, incomprensioni e sostanziale immaturità dinanzi a manifestazioni di poesia, come quella di Goliarda Sapienza, che ritengo, come ebbi a scrivere qualche anno fa, vera nella storia, arma di difesa e sensibilissima intercettatrice, accecante e rivelatrice quando sceglie di essere lapidaria, con richiami nitidi a tutti i sensi, sempre, sia quando percorre con coraggio e strazio le macerie, sia quando disegna il futuro partendo dal passato fissato in una foto antica, sia, infine quando si distende, sconfinando per passione,  verso la narrativa. Alessandra Trevisan racconta al proposito:

[…] le poesie circolarono in un ambiente ristretto e a leggerle oltre alla Banti e a Longhi (su invito del critico Niccolò Gallo), furono il giovane Cesare Garboli e Attilio Bertolucci che le apprezzarono, mentre Mario Alicata, all’opposto, le rifiutò, decretandone una stroncatura definitiva dell’opera. Ancora una volta Sapienza non fu accettata dall’entourage di Maselli a causa del mancato impegno politico e di un ripiegamento in un privato-pubblico borghese; (p. 134).

Amaro dover constatare che a Goliarda Sapienza è mancato in Italia quello che in Austria ebbe Christine Lavant: un Thomas Bernhard che, probabilmente proprio dal suo vigoroso “non allineamento” con conterranei e coevi, seppe apprezzare, scegliere e far conoscere una voce poetica così vicina a quella di Goliarda, anche per ciò che riguarda l’aver esperito le dimensioni dell’esclusione e della reclusione (qui mi riferisco ai soggiorni in manicomio, anche se a Goliarda Sapienza toccò anche l’esperienza della reclusione in carcere).

In Goliarda Sapienza. Una voce intertestuale, Alessandra Trevisan individua proprio nella voce, un filo conduttore e “la” direttrice principale per una analisi approfondita dei testi nell’opera di Goliarda. Una voce che ha avuto uno sviluppo e un allenamento straordinari sul palcoscenico, a partire dagli «sforzi per abbandonare la cadenza sicula» (p. 118) fino alla elaborazione di una tecnica personale. Suonare la voce, scrivere la voce: Goliarda Sapienza si è messa alla prova anche come insegnante. Mi affascina pensare a Goliarda Sapienza come insegnante di recitazione. Ricordo un film del 1986 di Citto Maselli, Storia d’amore, che mi colpì molto quando lo vidi per la prima volta, con una giovanissima Valeria Golino nella parte della protagonista femminile, Bruna, una ragazza del sottoproletariato romano che ha la forza straordinaria, centrifuga e centripeta, di Goliarda Sapienza. Valeria Golino racconta in un’intervista di aver conosciuto Goliarda Sapienza proprio durante le riprese del film. Dell’attività di Goliarda Sapienza come insegnante rende conto Alessandra Trevisan:

Alcune informazioni riguardanti l’esperienza di docente – anche con riferimento alle lezioni private date a Valeria Golino nel 1986 per Storia d’amore e nel 1990 a Nastassja Kinski per L’Alba (entrambi di Maselli) – si hanno nei saggi editi a cura di Giuliana Ortu, Lucia Cardone e Emma Gobbato. […] Sapienza rielabora una tecnica personale servendosi della letteratura di Yukio Mishima e della poesia di Mario Luzi, autori indicativi per lo studio delle pause e della lettura in metrica, quindi utili per allenare l’orecchio, organo dell’udito e dell’equilibrio; (pp. 117-118).

Le dimensioni di Goliarda, Goliarda insegnante, Goliarda scrittrice, Goliarda-personaggia e Goliarda-cinematografara, vengono prese in esame e collegate tra di loro attraverso la disamina dell’opera della scrittrice. È una disamina che individua percorsi di lettura, ad esempio, tra le poesie e i Taccuini, tra i quattro romanzi pubblicati in vita e le opere postume. Mi piace sottolineare qui il collegamento individuato tra il romanzo Il filo di mezzogiorno (1969) e il romanzo, apparso postumo, Io, Jean Gabin (2009). Un passo sostanzioso del volume di Alessandra Trevisan riguarda infatti il rapporto tra Sapienza e il personaggio Wozzeck nell’opera lirica di Alban Berg (Woyzeck nel dramma omonimo di Georg Büchner, scritto tra il 1836 e il 1837, con tre finali diversi e un impianto che anticipa in maniera sorprendente l’espressionismo). Alessandra Trevisan scrive, a ragione, che nel romanzo “psicanalitico” Il filo di mezzogiorno:

Wozzeck è la prima delle immedesimazioni maschili di Goliarda-personaggia in un soggetto maschile, cui seguirà – cronologicamente – quella con Gabin-padre»; (p. 132).

Mi sono chiesta, che cosa abbia significato per Goliarda Sapienza vestire i panni di Wozzeck, dare la sua voce, nella scrittura, alla voce di Wozzeck? Da questa domanda è scaturita l’intenzione di indagare ulteriormente i legami tra l’outsider Sapienza e l’outsider Büchner (attraverso la mediazione di Alban Berg). Questo è sicuramente uno degli ulteriori meriti della monografia di Alessandra Trevisan: individuare altre possibili piste di ricerca, istigare, per così dire, ad altre ricerche.

© Anna Maria Curci

 

“Goliarda Sapienza, telle que je l’ai connue” di Angelo Maria Pellegrino. Una biografia e una ricognizione attorno alla poetica dell’autrice

Goliarda-Pellegrino-Poetarum

Angelo Maria Pellegrino, Goliarda Sapienza, telle que je l’ai connue, Paris, Éditions Le Tripode, 2015, pp. 64, € 9.00

L’intento di un’opera biografica dovrebbe essere quello di completare di dettagli inediti una vita, ridandole valore, acuendo talvolta la sua possibilità di riscatto. Il compito di una biografia dovrebbe essere quello di approfondire, non di insegnare: riagganciare i tasselli di un puzzle da (ri)costruire. Si tratta di far riflettere le diverse parti di un prisma, gli spigoli di un vissuto e i suoi “lati” più o meno evidenti: fatti riflettere appunto nuovamente alla luce, potrebbero chiarificare alcuni elementi dell’esistenza di cui si narra, rendendoli circoscrivibili se non comprensibili. Non è mai cosa facile: un’operazione di tale portata impone una logica ferrea, ossia quella che esclude la divagazione ma include la particolarità e l’attenzione.
Belinda e il mostro di Cristina De Stefano (Milano, Adelphi, 2002) è un esempio lampante di questo tentativo di indagine postuma attorno alla vita (“segreta”, come da sottotitolo) di Cristina Campo, un volume che conclude il percorso già iniziato altrove, nell’epistolario – magnifico – dell’autrice. Ricche di annotazioni, appunti, ragionamenti in essere e conclusi, le lettere della Campo non solo sono state definite imprescindibili (va da sé) per la lettura della sua Opera ma anche sono state designate come opera letteraria all’interno del corpus. D’altronde lo “stile” è sempre alla prova: deve superare l’esame di una “tensione” data dalla lettura ma anche dalla compattezza di un’idea.

Presso la librairie Tonnet a Pau – dal sito de Le Tripode

Un preambolo utile, questo, per entrare nel volume Goliarda Sapienza, telle que je l’ai connue di Angelo Maria Pellegrino uscito per la casa editrice francese Le Tripode quest’anno, la stessa che sta ripubblicando e pubblicando tutta l’opera di Sapienza sinora edita. Un’impresa attenta che crea così un doppio filo con l’autrice, chiudendo il cerchio della fortuna francese dei primi anni Duemila del romanzo L’arte della gioia, prima della ripubblicazione e del successo avuto con l’edizione Einaudi nel 2008. La stessa traduttrice di L’Art de la joie nel 2005 (per Éditions Vivian Hamy) infatti, Nathalie Castagné, sta curando coraggiosamente la traduzione dei volumi francesi di Sapienza ed è più volte intervenuta, negli scorsi mesi, a fianco del vedovo di Goliarda, Pellegrino, per trattare de lavoro comune, del loro approccio e della poetica di un’autrice complessa ma molto amata dal pubblico francese. Certo, in Italia attendiamo l’epistolario di Goliarda (di prossima pubblicazione) che arricchirà la parte delle opere autobiografiche, in primo luogo i Taccuini Einaudi, ma anche la biografia di Giovanna Providenti, i saggi e gli interventi critici che citano ampiamente le lettere inedite e la corrispondenza che l’autrice ebbe sia con amici e conoscenti, sia con esponenti del mondo editoriale coevo. (altro…)

Clara Sereni, Via Ripetta 155

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Si può recensire un libro anche partendo da “ciò che non è”, conducendo un discorso che porta a definire quello che il libro in questione comunica a chi lo legge e ne scrive. E può fare al caso Via Ripetta 155, l’ultimo romanzo-diario di Clara Sereni uscito per Giunti (2015) che attraversa un decennio della vita della scrittrice dal ’68 al ’77, anni legati alla storia italiana ma anche a una storia più intima.
Ogni anno è un capitolo e ogni capitolo un anno in cui si riordinano le carte della vita di Clara ragazza poco più che ventenne, alle prese con la propria indipendenza, l’affrancamento dal padre, le prime esperienze nel mondo e con il mondo.
Si può affermare sin da subito che questo libro non è soprattutto tre cose: una dedica, un catalogo e nemmeno un “romanzo leggendario”, come invece lo sono molti altri volumi che narrano, attraversandoli, – non solo in termini di racconto ma ben più in profondità – gli anni della contestazione studentesca, del Femminismo, del Movimento e del Terrorismo.
Clara Sereni ritorna a parlarci del passato dopo averlo affrontato anche in, tra gli altri, Il lupo mercante (Milano, Rizzoli, 2007), raccolta di racconti che, tuttavia, faceva emergere una dimensione collettiva pregnante e una partecipazione corale dei personaggi, qui quasi del tutto assente.
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