Chris Simpson

Appunti – di Pier Maria Galli (post di natàlia castaldi)

[tentativo di poesia improvvisa e marginale]

Chris Simpson

non è certamente qui. il carico di una poesia, il peso
di una persona amata fino a notte, quella prima luce
che s’infila spaesata tra le persiane, non è
certamente qui, questo coricarsi nella mattina.
tra qualche sponda più in là, o forse solo poco più in alto,
il lago non ci sarà più, così il dolore di scrivere
cose piene e leggerissime, benché ogni mattina il lago
riempia le sponde di sempre, e non muti nulla,
gli amanti perbene delle domeniche pomeriggio
(purché ci sia il sole, purché ci siano delle mani
da intrecciare) e non certamente qui,
dove noi torniamo, deserti e consapevoli, ad osservarli
appena più in alto di noi, dove il peso di tutte le poesie,
il tuffo quasi per gioco nelle acque dileguate
*

(appunto n. 0)

a volte più di quando scriviamo
siamo poeti mentre leggiamo qualcosa.
e c’è qualcuno che ascolta.
è una questione di rumori la poesia.
e di oggetti nudi che ancora
dobbiamo imparare ad amare.
e come basta una lettura segreta
perché si ricomponga la scena,
perché la pagina che piano ci gira
torni nella sua forma ubbidiente.
così il tono di madre del mio letto sfatto
questa mattina, o la folata di un abbraccio
appena svegli del primo caffè
a picco sul chiaro della mia tazzina

(2007)
*

[appunti]

.

manca al ritratto la donna alla fermata dell’autobus.
prendi in considerazione, quindi, il cordoglio dei carnefici
qualcuno potrebbe giungere all’espressività
di una donna che non c’è
alla fermata dell’autobus
la donna (possibilmente) alla fermata dell’autobus dice:
hanno scritto tutto.
poi l’abbiamo distrutto.
è tutto da ricostruire,
e questo è creare
credo sia stata la szymborska, rivolgendosi ai suoi personaggi
(e di questo ne sono certo, erano i suoi attori ad ascoltare), ad aver sentenziato la
medesima suggestione.
penso ad “effetto notte”. poi dico che questo
nella poesia non è possibile,
scriverne una descrivendo qualcosa o qualcuno che scrive a sua volta una poesia
tuttavia potrebbe accadere alla fermata di un autobus una donna
(restiamo concreti)
tutti gli orizzonti possibili da dove sarebbero giunti i pescherecci.
quindi la donna si sedette sul foglio, ad aspettare
(e questo sconfesserebbe me e la szymborska)
(qualche mattina indietro leggevo simic raggomitolato sul divano.
il rumore di un tagliaerba che giungeva dal giardino vicino
sfogliava le pagine,
senza rifilarle)
casomai la donna alla fermata dell’autobus
nel ritratto che non c’è crea il terzo movimento della sonata op. 40
di schostakowitch nella sua durata di sette minuti e 24 secondi:
il tempo di dirgli le lenzuola in autunno (e come
noi
risaliamo ai rami)
…….

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