Cavallo

Giuseppe Ceddia, Bestiario N. 9: Cavallo

“Mercato di cavalli al palo” di Théodore Géricault

Giuseppe Ceddia, Bestiario N. 9: Cavallo

Fascio di muscoli tesi allo spasimo che saettano schiaffeggiando il vento, zoccoli che risuonano come treni sulle rotaie quando il terreno delle praterie consente guizzi magici e meravigliosi, possente delizia degli occhi e nobile andatura storica, il cavallo si erge come un imperatore nella valle dei dominatori.

Ce ne sono di leggendari, quelli che hanno concesso di essere cavalcati da grandi personaggi della storia, quelli che hanno donato o donano il loro seme da campione per lo sviluppo e la continuazione ereditaria di alto rango, quelli che – senza sella – son stati domati dai nativi americani prima che questi venissero sterminati dall’uomo bianco, ce ne sono di grandi e piccoli, di chiazzati e di tinta unica, da tiro pesante o da trotto.

Da sempre compagno di avventure dell’uomo, con lui ha diviso gioie e dolori, intense avventure reali o oniriche (come non rammentare il Ronzinante di Alonso Chisciano, alias Don Chisciotte della Mancia!), ha cavalcato nel sangue delle guerre e nei boschi per la caccia, ha servito fedelmente imperatori e fuorilegge, ha subito il sacrificio della morte tramite esecuzione con arma da fuoco quando, azzoppato, è ormai inutile e sarebbe solo sofferenza il restare in vita.

Ne hanno cantato le gesta molte ballate della tradizione, di questo animale si conosce il prestigio e la rettitudine, la fedeltà e il coraggio, lo schiumoso sudore che copre il manto come una coperta di sacrificio, dopo estenuanti corse per luoghi selvaggi e dimenticati dagli dei.

Con un colpo dello zoccolo posteriore ha ucciso molti stupidi umani che l’hanno provocato, potenza equina del disappunto; è animale dell’inconscio, freudiano simbolo fallico per chi con esso sviluppa contatti spirituali ma anche ossessivi (da rivedere il film Equus di Sidney Lumet, 1977, tratto dall’omonimo dramma del 1972 di Peter Shaffer, storia di un uomo che ama i cavalli e ne è ossessionato al punto tale da accecarne sei); d’altra parte anche l’accecamento è una forma di evirazione, come ben sapeva il caro Edipo.

Qui al sud, del cavallo, si usa mangiarne la carne; un sapore forte e deciso al contrario della carne bovina. Molti storcono il naso, si fanno buonisti per la nobiltà equina. Eppure ogni paese ha le sue usanze, vorremmo forse condannare i mangiatori di cani, di coccodrilli o di scarafaggi? Ogni animale ha dignità, dunque non credo abbia senso gerarchizzare.

Ricordiamolo protagonista dei romanzi cavallereschi e anche della destrutturazione parodica degli stessi; celebriamolo per la polvere che il suo passaggio alza nei deserti rocciosi, ricordiamolo per la grande lucidità e il possente spirito. Chi dorme in piedi (in senso reale e non per modo di dire) ha una storia che andrebbe raccontata.

 

 

©Giuseppe Ceddìa