catastrofe

Solo 1500 n. 24 – Maluventu, Ruina e Toc

Solo 1500 n. 24 – Maluventu, Ruina e Toc

Leggo un bell’articolo di Paolo Rumiz su La Repubblica di domenica 27/11. Rumiz compie un percorso, nemmeno tanto breve, nella Storia d’Italia. Lo fa attraverso le catastrofi: alluvioni, terremoti, frane, valanghe e così via. Ho trovato l’articolo molto interessante. La lezione è ovvia: non impariamo mai, né dalla storia né dai nostri errori. Qui, però, mi preme sottolineare un aspetto del brano di Rumiz quello che ancora una volta ci spiega quanto siano importanti le parole, le loro origini e i dialetti. Prendiamo  i tre termini del titolo, tre dialetti diversi. “Maluventu” in sardo significa : vento cattivo, i piemontesi lo registrarono male, “maldiventre” e il tratto di mare così denominato divenne tremendo per le navi che lo attraversavano. “Ruina” la frana più estesa che sia mai avvenuta in Italia – Ancona 1982, dai Romani in poi, lì non si era mai costruito. “Toc”, il Vajont, che significa  all’incirca: qualcosa che sta in bilico. Un nome ignorato e duemila morti. La riflessione che provo a fare è semplice: davvero possiamo continuare (se non a imparare da ciò che succede da sempre) a sottovalutare il valore di una parola? Di un nome? Oggi molto spesso si sente dire: chiamiamo le cose con il proprio nome. La frase la si usa soprattutto quando non si è molto chiari su ciò che si vuole. Non potremmo cominciare a considerare, allora, l’importanza di un nome dato a un luogo? O pensiamo davvero che chi sia venuto molto prima di noi sia stato tanto idiota e sprovveduto da dare un nome a caso?

Gianni Montieri