Carlo Bordini

Inediti di Fabrizio Miliucci

,

1#

Ti ho scritto
una lettera dʼamore
e mi ha risposto
la tua casella mail.

I miei indirizzi
non sono più aggiornati,
i miei messaggi
tornano al mittente.

Provo a immaginare dove sei.

Proverò a bloccare il mio exploit
come suggerisce il mio pc.

 

2#

***
A questʼora decollano gli aerei in tutto il mondo
fili invisibili uniti ai fili di quei libri
aperti
il vortice del tempo ci ricorda
le navi passano nei cieli, dicono: – è facile sparire
inglobano il non essere del / nellʼinfinito.

A questʼora succede in tutto il mondo
quello che è successo a noi.

Le hostess preparano i cuscini sorridenti;
potrebbero saperlo da questo messaggio non scritto
non voluto, può darsi che lo sanno già. (2015)

 

3#
Sballo a Fontanigorda

Sono stato tutto il giorno occupato
ho avuto pochissimo tempo
gli impegni mi hanno
del tutto assorbito.

Quasi non ho respirato.

Sono stato impiegato
in una urgentissima operazione
il tempo non poteva
davvero aspettare.

Fai una questione dʼonore.

Cʼè stato un momento
in cui ho disperato
oberato da così tanto lavoro.
A stento non sono svenuto.

Eppure non ti ho chiesto aiuto.

 

4#
I libri

I libri
riardono
più certamente di una voce.

I libri non sono altro da sé
non vanno avanti senza pause
i libri possono soffocare animali di tutte le taglie: stai attento ai libri.
Quando provi a nuotare nei libri
ogni parola
appare più lucida che nella realtà
perché nella realtà non esistono i libri.

Pensavo di essere solo uno sconfitto
e affollavo le case
di labirinti
di libri
per nascondermici dentro.
Ho comperato scaffali per lunghezze interminabili
e li ho riempiti di ninnoli e di libri
ma alla fine non avevo più sangue nelle vene.

Non ho potuto fare altro che inaridire
mentre leggevo le tue storie sui libri
e non ho potuto fare altro che convertirmi
allʼinutile presenza di me stesso
guardando nello specchio della pagina.

 

Ci sono dieci pause che valgono
in una vita intera.
Dieci vuoti
dieci spazi non scritti.

 

5#
Sbattere

………………………………………..a Carlo Bordini

Molto spesso ho paura di andare a sbattere. Sogno
di tuffarmi da una piattaforma di cemento
cammino nel buio schermando lo spazio di gesti da insetto

mi alzo in piedi di scatto
e non mi ricordo perché.

 

#6

Narcisso

tempo, scusa, fermati
fammi ʼsto piacere
facciamo che domani
non arriva mai

tra poco vado a letto
e tu ti fermi no?
e poi io non è che muoio
ma resto lì per sempre
e non mi sveglio più

 

#7
condizione

non sapevo cosa fosse la solitudine,
passavo i giorni chino sui libri – il sole
era unʼombra pallida che avanzava
dalla finestra di sopra.
i giorni erano come dei poveri momenti
di stordimento. la mattina passava
a scrivere furiosamente
parlavo di quella periferia nuova
e solitaria. dividevo le ore con un
taglio di luce sopra la tangenziale,
i ragazzi mi guardavano in maniera
sospetta, interrogativa, curiosi.
chinavo la testa per il pomeriggio.
rincasavo sul tardi, mangiavo, era
come una nuova educazione alle cose.
la macchina perdeva pezzi mentre
andavo per strada.

 

#8

O nonostante tutto saranno poche righe
di silenzio, affonderà nei giorni
come una porta aperta –
cassato ogni altro tipo di rivalsa
vivevano, vivrai fuori dalle
conclusioni.

O no non ne sapremo niente altro
che ciò che apparirà in tele visione
tu te ne andrai di là in silenzio
ci siamo separati pochi istanti
fa.

 

Nota dell’autore

Dopo la pubblicazione del mio primo (e fin qui unico) volume di versi (Nuove poesie, Perrone, 2010) sono passato da un momento di entusiasmo a uno di dubbio. Perché scrivere (e pubblicare) poesie? Negli anni questa domanda si è ingigantita, trasformando quel che per me era stata, fino a quel momento, la scrittura. Il distillato di quasi un decennio di dubbio e di momenti contraddittori è una raccolta che ho deciso di intitolare Gli errori. Si tratta di un insieme molto diseguale di pochi testi superstiti (circa trenta) che segna definitivamente il passaggio da un primo stadio di fiducia incondizionata nella poesia (e forse anche in altro) ad un secondo stadio che è contemporaneamente molto più disilluso e ancora bisognoso di illudersi.
Gli errori è un libro interrotto, distratto e diviso, come le due sezioni che lo compongono. C’è una volontà di canzonetta sardonica, unita però al punto più basso che ho raggiunto in vita mia. Anche sotto il profilo metrico e melodico mi rendo conto di una bipolarità piuttosto accentuata, è come se a un certo punto non avessi più avuto voglia di canticchiare un ritmo piacevole. Se dovessi scegliere tre ascendenze nobili (oltre i miei Gozzano, Sereni, Penna e Caproni) sceglierei il Montale di Satura, il primissimo Testa (quello di Le faticose attese) e Carlo Bordini, una persona amica cui, tra l’altro, uno dei testi che allego è dedicato.

Carlo Bordini, Assenza

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Carlo Bordini, Assenza, Carteggi Letterari, 2016, € 14,00

*

Dalla postfazione di Viola Amarelli:

Un libro febbrile questo di Carlo Bordini, dove si affollano aporìe che si rivelano complementarità, pacate allucinazioni, reverie in flusso semionirico che procede a cerchi, a ripetizioni, ma nello stesso tempo – che tempo, poi, non è – a scarti e squarci via via più increduli per la dimensione grottesca eppure assurdamente autentica della realtà che si delinea, sempre a sorpresa, in una scrittura liminale, tra sonnambulismo e transesperenziale. […]

*
Poesia per Medellin

In una foto degli scampati a un’inondazione
un uomo cammina nell’acqua che gli arriva al petto
un cane gli nuota accanto, ma si vede che l’uomo lo tiene
::::accanto a sé con una mano
sulle spalle l’uomo ha una bambina
che tiene in una mano le scarpe dell’uomo
la bambina tiene una mano sui capelli dell’uomo
e guarda verso il piccolo cane con un’aria un po’ assorta
mi ricorda altre figure femminili
conosciute in Colombia
come se la vita fosse un gioco
da affrontare con leggerezza

*

Cosa

cosa significa
la prima notte il tuo sonno comatoso
il doppio ritorno
brandelli di magia not
turna e di dolcezza e
quanto
durerà. cosa
significa
la tua curva doppia.

*

Ho baciato una ragazza davanti all’oceano pacifico
diceva che il mare era un grosso amante
un grande dio che ama le donne
diceva che sono un angelo cattivo
che non devo essere geloso del mare.
le finestre dell’albergo mandavano una luce strana
era una ragazza fragile
come può essere solo in un paese cattolico
aveva un cervello febbrile
abbiamo camminato per parchi
in una città con molti prati.

*

Poesia che ha avuto successo

Cari governanti,
non rubate.
Non preparate nuove guerre.
Non aumentate le tasse ai poveri.

*

© Carlo Bordini

I poeti della domenica #133: Carlo Bordini, Festa

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Carlo Bordini Festa

da Assenza, Carteggi letterari edizioni 2016, € 14,00

*
Festa

Myra, che ha circa cinquant’anni meno di me,
mi ha detto:
quando avrò 70 anni, e sarò una
vecchietta rattrappita,
tu mi verrai a trovare e (mi) dirai
come stai?
Io ti dirò:
avevi ragione. (tutto sommato)
è andata abbastanza bene.
Tu mi dirai:
sono venuto a farti una sorpresa.
Sei venuto a farmi una sorpresa.
Sono venuto a portarti ad una festa.

*
© Carlo Bordini

Una frase lunga un libro #70: Carlo Bordini, Memorie di un rivoluzionario timido

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Una frase lunga un libro #70: Carlo Bordini, Memorie di un rivoluzionario timido, Luca Sossella Editore, 2016, € 10,00

*

Il problema di ogni reduce. Lui crede che ha cambiato il mondo facendo la guerra, e invece il mondo è cambiato in pace, nel costume, ecc.. Ci sono altri dischi, le ragazze portano altri vestiti

All’inizio di questo libro, tra le avvertenze al lettore, Carlo Bordini scrive:

Tutte le irregolarità grafiche, grammaticali, ortografiche e sintattiche sono quindi volute. Mi riferisco ai capitoli che terminano senza punto, all’uso arbitrario delle maiuscole e delle minuscole, alle irregolarità nella punteggiatura, alle parentesi quadre, alle parole deformate; tutti accorgimenti volti al perseguimento di un impasto musicale fatto di dissonanze. Non si tratta infatti di refusi ma dell’uso di un linguaggio deformato, di cui ho creduto necessario servirmi per cercare di superare la piattezza dell’italiano televisivo su cui si basa il linguaggio letterario contemporaneo e per creare un impasto sospeso tra il sogno e la realtà.

Bene, c’è un’altra avvertenza che fa il recensore e che è molto semplice, riguarda il modo di porsi davanti alle pagine di questo romanzo autobiografico, ovvero di abbandonare la rigidità (non solo quella formale e lessicale) che pone l’occhio come primo ricettore delle parole scritte; per leggere bene il libro di Bordini bisogna aprire da subito anche le orecchie, bisogna immediatamente ascoltare la musica che viene già dalla prima parola, bisogna sdraiarsi o stare in piedi, bisogna aver cura della maniera che più ci consentirà di seguire il ritmo, perché se si indovina quel ritmo, il ritmo di Bordini, si comprenderà davvero ciò che questa storia personale rappresenta, un pezzo della storia di tutti noi. Leggere poi è sempre un fatto di ascolto, lo abbiamo imparato anche con le poesie di Bordini, tra gioco e profondità, abbiamo imparato l’ampia visione e la prospettiva, il campo lungo, lo sguardo profondo; le regole di Bordini sono le stesse, per niente rigide, sono flessibili e conducono alla scoperta.

Bordini racconta un numero congruo di anni della sua vita e di questo paese. Racconta senza paura l’incapacità d’amare, la sua. Che poi è comunque una capacità, ma irrealizzabile sulla distanza. Il narratore ama ma è più felice in certi momenti d’assenza, ama ma soffre, a volte non respira. Il nostro narratore non è mai sereno, scappa – naturalmente – ma sempre da se stesso. È in perenne lotta col sentimento e con la lucidità, è un scompenso ambulante, che tra timore e panico fugge, ma comunque non smette di cercare, e se non è l’amore è una carezza, e se non è un letto di una notte è il chiarore di un riparo. La ricerca continua di una spiegazione a ciò che non si spiega, che non è l’amore ma la sua completa accettazione, viverlo senza recare dolore. E invece si fugge la serenità appena la si intravede. E questo è un punto. Ci sono poi i viaggi all’estero, che era un altro viaggiare, un viaggiare sul serio, alla ricerca di tutto e di niente. Sono gli anni cinquanta, sessanta e settanta. «Tanto il romanzo finisce nel ’75. Tra non molto». La Svezia, in tanti a dormire in una stanza, le donne, gli scambi, i lavori nelle cucine, tutto era una continua scoperta. La Germania, avanti e indietro dall’Italia, per amore o altro, non importa. Trovare i soldi e ripartire di nuovo. Gli studi, le difficoltà, l’abbandono e la ripresa. La psicanalisi. L’ansia e il dolore, e poi la politica. Bordini e il Pci, Bordini trotskista, Bordini che raccontando questo aspetto importante della sua vita ci racconta un pezzo della nostra storia politica. La cosa bella, e qui conta la scrittura, è che il punto di vista è sempre personale ma lo sentiamo come collettivo. Comprendiamo Bordini quando abbandona il partito, capiamo le sue critiche ai dirigenti, li vediamo molto chiaramente quando li descrive, riconosciamo quelli che sarebbero venuti dopo, a non concludere come tutti gli altri. Bordini a Roma, Bordini alle manifestazioni, Bordini a Torino vero organizzatore. A Torino dove svolge vari lavori, la Torino delle fabbriche, delle lotte. Le città che cambiavano, le università, le lotte, il ’68.

Il giocattolo lo uccise il ’68 con tutta la sua carica di crudele novità, la crudele carica non prevista da nessuno, che scardinava tutti gli schemi, creava basi per futuri sociologi e futuri rivoluzionari, anche se nessuno se ne accorse perché lo rivestirono subito con un cappottino di vecchio rivoluzionario, gli misero in mano un fucile e una stella rossa sul berretto, cercando di esorcizzarlo e sussurrandogli: è vero che vuoi bene al papà e alla mamma?, e cercando di insegnargli a dire mam-ma, mam-ma, e lui invece a dire parolacce.

Il ritmo, lo vedete, le parole, il suono, la ricerca del linguaggio, il disegno personale che diventa paesaggio di tutti. È un romanzo che ipnotizza e allo stesso tempo ti culla, ti fa venire voglia di svegliarti. Bordini scrive che la sua è la storia di un disadattato, ma non lo siamo tutti? La vita non è altro che la ricerca costante di un equilibrio e molti sono i modi di cercarlo, si procede per tentativi, Bordini ci ha raccontato i suoi, ha richiesto la nostra attenzione, ha messo la sua storia al servizio del lettore, facendo fatica e mostrandoci di nuovo quanto sia mobile il linguaggio, quanto ancora lo si possa reinventare, rispettandolo senza averne paura. Memorie di un rivoluzionario timido è un libro che commuove, e ognuna di quelle frasi spezzate provoca una lacerazione che riguarda ciascuno di noi.

*

© Gianni Montieri

Carlo Bordini: 7 poesie

foto di Dino Ignani - tutti i diritti riservati

foto di Dino Ignani – tutti i diritti riservati

Arti marziali

non fare mai quello che ti è stato insegnato
sconvolgi tutte le regole
usa le tecniche per il contrario per cui sono state inventate
spiazza l’avversario
Usa ciò che ti hanno insegnato in modo contrario, per battere chi te l’ha insegnato
/e per mostrargli che non c’è niente di certo/ [//, neanche le sue tecniche//].
pensa sempre
inventa sempre qualcosa
usa le vecchie regole per fare cose nuove
tradiscilo non affrontarlo lealmente
usa il paradosso [e] sii il più possibile pirandelliano
[P]per esempio dire:
scherzare sempre
“Il Fmi e la banca mondiale sono istituzioni che operano nella segretezza e sono
responsabili dell’instabilità e della povertà
che dovrebbero curare” (Manifesto 19 aprile 2000).
Dichiarazione di Trevor Ngwane, di Jubilee
2000 del Sudafrica:
“questo è un movimento globale,
cominciato a Seattle, e basato su valori di
dignità umana e giustizia”

 

Autunno

Quando la fantasia
scopre l’invenzione di se stessa
si stanca
di inventare la realtà
non esistono le ore, non esistono i giorni, l’esistenza e la vita si
confondono.

È questo il paradiso? O l’autunno?
l’inverno precede dunque l’autunno? È questa la cabala?
così come la guerra precede la pace.
l’acqua è acqua di pozzo, molli onde, concentriche.

Ciò che richiama il tuo incerto sorriso. Un ricordo oltre i mari, oltre
le colonne di sole. Le foglie girano e riportano indietro.

tu non immagini di vivere in un castello incantato, e
di svegliarti dopo trent’anni, credendo di aver dormito
dieci minuti

forse sono le ragnatele ad aver dormito, o forse abbia-
mo dormito entrambi. abbandonai
nei tuoi terrori i miei. l’autunno
è appena iniziato.

 

(altro…)

Simone Consorti è oscenamente onesto (di Massimiliano Damaggio)

Simone Consorti, Nell'antro del misantropo, L'arcolaio, 2014C’è una cosa che viene rimarcata qua e là, quando si scrive di libri – specialmente di poesia. C’è un giudizio che riguarda il contenuto. Si è fortemente contro, almeno a livello inconscio, a ciò che non presenta vie di fuga. Sembra proibita la poesia che non ha uscite di emergenza. Pare che la poesia, in qualche modo, debba espletare un ruolo moralistico, addirittura edificante. Debba “costruire”. C’è chi fa commenti sull’assenza di una non chiara pars construens dopo essere passati per la pars destruens – come lessi qualche tempo fa in un commento su un blog. Ma chi scrive poesie non è – e sarebbe meglio non lo fosse mai – un filosofo – altrimenti tanto varrebbe scrivere un trattato di filosofia. Il contenuto di una poesia non è soggetto ad interpretazioni personali, e deve essere preso per quello che è – piaccia o non piaccia, poco importa. Perché la poesia non si struttura su tesi e antitesi filosofiche, non è politica, non è pensiero. La poesia è antecedente il pensiero e solo a volte gli è propedeutica. Così, ci sono testi che mi colpiscono anche se hanno un contenuto che non condivido – per la forma, per la potenza o, addirittura, per il suo proprio opposto. Non mi sembra compito della poesia portarmi su un terreno di argomentazioni filosofiche – e se non ne condivido il contenuto, posso sempre andare a bermi una birra e non farla tanto lunga. Nell’antro del misantropo è appunto uno di questi libri, dove non c’è alcuna pars construens – ma molta pars destruens – almeno così può sembrare. Forse è meglio che sia più chiaro: non c’è nemmeno alcuna pars destruens ma una visione soggettiva dello sfacelo, proprio e altrui. Lo sfacelo non è positivo né negativo: è. Uno sfacelo piacevole, ironico, fine a se stesso – una scrittura che rimesta la sporcizia inevitabile e che in tutti i modi vogliamo mascherare con la creazione di tesi costruttive per qualcosa che, semplicemente, si avvia verso la decomposizione. Dico “piacevole” perché piacevole è il linguaggio di Consorti, ironico sempre, a volte giocoso – questa la migliore modalità per rendere fulminante un concetto:

Oggi ho piantato un sasso
innaffiandolo e parlandoci
dandogli semi e cercando
il terreno adatto
Il mio sogno è che cresca come
un Partenone
Oggi ho piantato in asso
un fiore per un sasso

(altro…)

I costruttori di vulcani | Carlo Bordini

 

I costruttori di vulcani | Carlo Bordini

Carlo Bordini, I costruttori di vulcani (Tutte le poesie 1975-2010), a cura di Francesco Pontorno, 496 pagine Prezzo € 20,00

 

I costruttori di vulcani | Carlo Bordini
(Tutte le poesie 1975-2010)
Luca Sossella Editore 2010
a cura di Francesco Pontorno

Questo è un libro «cresciuto, stratificato, ingrossato con redazioni e versioni differenti, titoli che si ripetono, titoli di sezione che sono anche titoli di poesie», è «l’oggetto più emblematico del percorso poetico di Bordini; l’uso di tutte le proprie poesie come se non fossero proprie o come se fossero nuove – per esempio, spostandole […] da una sezione all’altra» (dalla prefazione di F.Pontorno). E Bordini così si pronuncia sulla quarta di copertina: «Per cominciare non ho rispettato l’ordine cronologico. Ho cercato di creare una struttura musicale, e con questo criterio ho montato il libro. Ma c’è qualcosa di più; ho cercato di dare forma a un libro nuovo, indipendentemente dal fatto che esso sia formato dalle poesie che ho scritto nella mia vita».
I costruttori di vulcani
appare quindi come una ricostruzione autobiografica dell’opera omnia del poeta, come il tentativo di ricreare una stratificazione della memoria.
Ma non è quel genere di rimaneggiamento che fu di Umberto Saba, è piuttosto un tentativo sincero di ricostruire i moti della memoria, con le sue sovrapposizioni, capovolgimenti, innesti, con il suo magma informe – ma formato da forme costanti. Un tentativo di registrare le sue misteriose forze telluriche.
L’io del poeta non è preponderante nella poetica di Bordini, tanto piuttosto lo sono quelle forze invisibili che agiscono, strisciando: sono i démoni della terra.
Non sbagliamo seguendo il consiglio di F.Pontorno, che ricerca le cause prime della poetica di Bordini nei dati biografici. Il curatore del volume cita una memoria del poeta:

Era come se mi sentissi un intruso. Era come se non sapessi esattamente dove dovevo stare e cosa doveva fare. Da bambino ero quasi catatonico. Era come se sentissi il bisogno di scusarmi per il fatto di esistere. […] Conosco uno scrittore abbastanza noto che non cammina, striscia; io strisciavo. Dopo imparai a ribellarmi strisciando.

Un’io che striscia, insicuro. Un’identità sociale “debole”. Un “macchiavellismo fragile” di cui Bordini parlerà in Manuale di autodistruzione. Un’adolescenziale volontà di annullarsi che diventa poi il fuoco della rivolta:

Suicidio (da Sasso)

Nulla di ciò che è vivo mi interesserà
Sarà come non essere mai nato
Che è il mio sogno di sempre
Non ricorderò nulla.
Non ricorderò nemmeno di essere morto
Non saprò mai di essere stato vivo
E non saprò
Si averti amata
Gli altri si meraviglieranno
Si chiederanno perché.
Non capiranno.
Se sarò bravo
non mi accorgerò nemmeno del passaggio
Non ricorderò nemmeno di aver scritto questa poesia.

 

Forse è una sofferta morte dell’io, un morire a sé stessi (ma con qualche insicurezza, qualche remora) che rende il poeta «spietato, ironico cronista del vero». Ma è anche, addirittura, la poesia che muore a sé stessa, e morendo rivela la sua vera vita.
Forse rispondendo a Giorgio Manganelli (una sua cara lettura giovanile) – che si interrogava sul «perché scrivo?» e rispondeva «perché da piccolo non sapevo allacciarmi le scarpe» –, Bordini dice «io non scrivo, io sono scritto». La poesia scrive il poeta.
C’è in Bordini un grande Senso che manca a tanti poeti della sua generazione, spesso impregnati di ideologismo o nella ricerca di aride sottigliezze stilistiche, di autoreferenziali giocolerie del ricordo.
C’è in Bordini un vivere puramente la poesia, anzi – pardon! –  un lasciarsi vivere da essa.
Mauro Fabi scrive su Pericolo di un linguaggio «stupefacente che Bordini ha creato e che non ha riscontri nel panorama poetico italiano, un linguaggio piano, asciutto, pulitissimo».
Già Olivier Favier – che è anche traduttore di Bordini in francese – ha parlato di semplicità e oscenità nella poesia di Bordini, trovando interessanti legami con T.S.Eliot. Qui vorrei riuscire a mostrarvi un poeta «sgradevole, come solo la grande poesia sa esserlo» (T.S. Eliot parlando dei versi giovanili di W.Blake).
C’è in lui un’ ingenuo artigianato del verso, lì dove l’ingenuità è la virtù più grande che possiamo attribuire a un poeta; lì dove l’ingenuità è quella caratteristica che permette al bimbo di cogliere in flagrante l’oggetto, in tutta la sua pienezza e vitalità.
Così lo sguardo del bimbo scruta la vita in tutte le sue forme, con acuto ma misurato senso del gioco, con velocissima capacità sintetica e dialogica, con «irresistibile vocazione alla polifonia», dove persino le maiuscole e le minuscole – private del loro senso grammaticale – assumono valore semantico e tonale: sono gli alti e i bassi (F.Pontorno).

Spiegazione di me stesso (da Effimere)

Certo
mio padre
cercò
di fare di me un uomo
vale a dire
uno
capace di disprezzare gli altri
sei un poeta! – (mi diceva) …

io però
non sono mai diventato un uomo
e quindi sogno
quanto segue:
verrà
l’età della donna e del bambino
l’umanità femminile-infantile

questo non è il sogno di un poeta
state sicuri

 

D’altro canto c’è anche qualcosa che spaventa, che inquieta il poeta, in questa tenerezza infantile. L’ingenuità non è sempre virtuosa. L’osceno e la semplicità – come ha scritto O.Favier.



C’è qualcosa di osceno
(da Città)

Noi che
siamo tutti rannicchiati nei nostri sogni
sappiamo che
C’è qualcosa di osceno nei sogni altrui
C’è qualcosa di osceno
che consiste nel fatto che i sogni altrui sono / assurdamente / e spaventosamente

uguali ai nostri
e svelano la vergogna
dei nostri sogni privati
[…]

 

oppure:

(da Mangiare)

odiamo i topi
perché sono
i nostri fratelli

 

Se di ecologia della letteratura si può parlare (per citare Giulio Ferroni in La passione dominante), mi piace scrivere di Bordini come di un’ecologia del verso, come d’un cercatore di verità in rotta verso un’ecologia del verso.
«Bordini impiega per i suoi testi materiale estraneo, scorie e altra scrittura apparentemente insignificante. Collage, innesto, inserto» (F.Pontorno): in questo ritrovo un tentativo di sintesi, di semplificazione, anche emozionale. Gli strumenti di questo tentativo sono le reti per il il colino della coscienza; sono la lentezza e la pigrizia.
Una lentezza contrapposta a una Città fatta di gesti sbagliati, abitudinari, goffi, maldestri, fatta di tic un po’ ridicoli, una pigrizia di chi è troppo solitario, / troppo introverso / troppo poco pratico / troppo poco sociale (da I gesti).
C’è nei collages di Bordini un desiderio di pulizia, una paura dei rumori.

 

(da Mangiare)

Mangiare troppo rende brutti e
grassi
ma c’è qualcosa di peggio
mangiare troppo rende laidi
perché
si imitano i topi e chi mangia troppo
è come un gigantesco
roditore
che consuma inopinatamente e senza
ragione
come un vigliacco
le risorse della terra
e la vita
altrui.
Consuma
cereali,
erbe
e per ultimo consuma inopinatamente
e senza ragione
le carni, gli altri, animali,
come un gigantesco sozzo roditore
e
questo
siamo noi
uomini dell’Occidente
grassi e ingrassati a
ingrassare, rodi-
tori enormi che
troppo mangiano
che tutto
mangiano
e condannano tutto il resto
della vita a
finire
nei loro stoma-
ci