carcere di bollate

Quell’azzurro che non comprendo (poesie dal carcere)

9788877995292-0

Guardare oltre un confine
pieno di paure
in un’esistenza senza tempo
in un gioco delle parti senza logica
in un turbinío di scuse
andando a tastoni
per una strada tutta buche e sabbia
in questo viaggio pieno di noi.

(Gualtiero Leoni)

***

Figli

Rendetemi cieca e io
vivrò felice di sentire
il loro respiro.
Vivrò con il tocco delle loro
mani come fossero vibrisse di gatto
o piccoli nastri d’argento.
Come giunchi loro sono cresciuti
persistenti alla vita
nulla si crea, nulla si distrugge
il mio amore per loro
dà fuoco alle valanghe.

(Tatiana Mogavero)

***

Cerchi di fumo

Caffè, gocce, sorsi, zucchero poco…
Cerchi di fumo su quadrati di fondo
sopra la spugna scrivo la mia poesia,
un pensiero tra le dita
ed è il colmo che ora
qui
in questa condizione, sulla mia cuccia
costretto nella dimensione
di un letto, ora… il Giallo
mi bacia
ma traccia sul pavimento
un’ombra che si allunga…

(Francesco Capizzi)

***

L’esattore

Guardi i conti che devono tornare al centesimo
le cifre scorrono fra indice e pollice
e intanto alla porta bussa il tempo
che viene a riprendersi gli anticipi;
è un esattore che non concede dilazioni.
Adesso tu tenti di coprire i debiti dei tuoi giochi
offrendo in garanzia lembi di pelle e mosse teatrali,
sai che è una scorciatoia per ingannarlo
confidando che l’oscurità della notte
lo porti a varcare altre soglie
per soddisfare la sua sete di giustizia.
Però il medesimo buio avvolge entrambi
e le calcolatrici non funzionano più.

(Vittorio Mantovani)

***

Sogno tradito

Sono stanco
di vedere la nostra stagione;
viene dipinta solo di rosa. Sono stanco
di sentire il pianto delle vedove
sulle salme disseminate nel fosso
lasciate al silenzio del bosco.
Sono stanco
di vedere che la nostra generazione
viene eliminata giorno per giorno
dal fuoco amico,
è diventato un sogno scoprire il manto bianco
seguire la traversata del falco
la nascita dello stato laico
senza croce né rosario
senza burka né barba.
Non vogliamo il ritorno della Regina di Saba
del rabbino del monaco.
Liberiamo il credo dal potere.
Non rendiamo la scelta per altri
una spina nel fianco,
difendiamo i colori i valori.
Nel nostro bel mosaico
la diversità è un bene mitico,
la convivenza civile impegno etico.
Per inaugurare un futuro
di diritto di libertà democratica.
Sogno tradito della Tunisia, dell’Egitto
del popolo libico.

(Jomaà Bassan)

***

Albania

Voglio venire da solo a riprendere
la mia eredità
quella grande ricchezza fatta
di pietre di arbusti di alberi alti
terra colorata fiocchi di neve.
Il freddo accogliente
il caldo opprimente
il chiasso delle cicale
il canto degli uccelli
il respiro del fiume
le montagne i fichi gli ulivi
il sorriso delle signore anziane
che per me erano tutte mamme
sempre pronte a difendermi.
Sono ancora lì ad aspettarmi
lì irremovibili
nell’attesa che io le porti per sempre con me.
Ovunque. Per non lasciarmi morire da solo.

(Qani Kelolli)

***

Come un bambino

Se tutte le lacrime
mi fossero cadute dagli occhi
avrebbero riempito un oceano
creando onde gigantesche.
Ma la mia poesia è
come un bambino vivace
che ride e sorride
ogni volta che sente cantare
gli uccelli.
Io sono una piccola stella
che illumina la terra,
sono la poesia innocente
che fa bene al presente.
Sono contento perché tutto ciò
viene dall’anima mia.

(Mone Karilla)

***

Nota: le poesie raccolte nel volume sono nate durante il Laboratorio che si tiene nel Carcere di Bollate, da molti anni. Laboratorio tenuto da Anna Maria Carpi e Maddalena Capalbi.

Sono i miei occhi – AA.VV. (dal Laboratorio del Carcere di Bollate)

Segnaliamo, molto volentieri, anche quest’anno l’uscita dell’antologia poetica (edita da  La Vita Felice), frutto del lavoro svolto nel laboratorio del Carcere di Bollate, coordinato, ormai da molti anni, dalle poetesse Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi. Il volume è prefato dal Sindaco di Milano Giuliano Pisapia e sarà presentato nella splendida sala Alessi di Palazzo Marino, sabato 16 giugno. Un esempio di quella che dovrebbe essere la funzione rieducativa del carcere, un’occasione per i detenuti di esprimersi e raccontarsi in versi, un’opportunità importante anche per chi legge

GM

Voci  di Najib El Haddaoui

Sono i miei occhi senza pace
che più mi tormentano
ma è sufficiente udire
la molteplicità delle voci
in questo risiede la pericolosità.
L’uomo di latta recupera il cuore
solo allora
le voci, ridotte al silenzio
da spiriti maligni
intrappolati dalla bottiglia
volano via.
Così è come oscurare
i colori della realtà
e adattarla al bianco e nero.

Come brace se ci cade l’acqua Lorenzo Giupponi (premio Marina Incerti 2011)

Che qualcuno
bussi alla porta, questo vorrei
e che non sia soltanto il vento.
L’amore tarda a venire
e il mio cuore si spegne
come una brace se ci cade l’acqua.
Mi turba la lontananza di lei
e nelle tempie cadono gli occhi
come pietre di fuoco,
le vesti di lei sono il fogliame
che copre la nudità
del mio pensare.

L’invisibile di  Sabina Negut

L’amore vede ciò
che è invisibile.
Pochissimi sono gli spiriti
a cui è dato scoprire
che le cose e gli esseri
esistono perché
non dominano
e non si lasciano dominare
L’umiltà è soprattutto
una qualità dell’attenzione.

**********

qui il link per leggere un estratto della prefazione:

Sono i miei occhi – prefazione

***********

qui il link per ordinare il libro:

Sono i miei occhi – acquista

Nel mare dell’indifferenza AA.VV. – Lietocolle 2010

NEL MARE DELL’INDIFFERENZA AA. VV.  – ED. LIETOCOLLE  – ANNO 2010

Esistono mondi di cui sappiamo poco o nulla. Luoghi tristi e terribili. Luoghi come il carcere. Dentro le prigioni ci sono, però, molti angoli e tante storie, provenienze diverse. L’angolo luminoso di cui voglio raccontarvi è quello del laboratorio del carcere di Bollate, appena fuori Milano. Il laboratorio di poesia si svolge settimanalmente ed è curato e seguito da due poetesse: Maddalena Capalbi  e Anna Maria Carpi. Ecco in breve come si svolge l’attività del laboratorio nelle parole della Capalbi:

“Ci si incontra ogni sabato nella così detta Area Trattamentale del carcere, il laboratorio viene seguito da circa 20 detenuti italiani e stranieri. Cerchiamo di introdurre discorsi che possano interessare e far interagire tutti. Solitamente si leggono i testi di ognuno frutto  dei temi trattati o nati dopo la lettura di qualche poeta contemporaneo. Sono tutti interessati e pronti a farsi ascoltare, mettersi in gioco. Ovviamente si parla principalmente dell’affettività che manca anche se spesso riusciamo a intrattenerli con problematiche sociali.”

Questo è, invece, ciò che mi ha raccontato Anna Maria Carpi:

 “Il Laboratorio di poesia si riunisce in uno stanzone nudo, tipo palestra di scuola: parete-scaffale con cassette dei film, finestrelle con le inferriate su un cortiletto interno, al centro un tavolo lungo – a  volte qualcuno porta caffè e cioccolatini, è vietato fumare ma si fuma – e a volte a questo tavolo risuona davvero la poesia. Ognuno legge agli altri quello che ha composto in reparto, in cella, se non ha composto niente sta ad ascoltare, si critica, si discute, in un clima di parità e non competizione che fuori di qui dove lo trovi? E non è merito della poesia, è merito della libertà con cui ci guardiamo, noi volontarie e loro – i “ragazzi” come chiamiamo questi uomini fatti e con pesanti vicende alle spalle. E’ un piccolo patto di vita, muto ma in qualche modo sacro.”

Dall’incontro, dallo scambio e soprattutto dalle poesie composte dai detenuti, anzi , dai “ragazzi” è nata un’antologia dal titolo “Nel mare dell’indifferenza” curata da Maddalena Capalbi e Anna Maria Carpi, con prefazione di Roberto Vecchioni. Si  resta molto sorpresi leggendo i versi qui raccolti, prima ancora che dalla bellezza, dalla serietà con cui i partecipanti al laboratorio approcciano la poesia. Si percepisce un rigore e un impegno che spesso non si trova in opere di poeti più o meno “ufficiali”. Lo dice Vecchioni quando scrive: “Qui siamo davanti a poeti veri”.

“ Sei tu la mia terapia / quando sono nei guai, / sei stata una rosa che ho piantato / anzi una poesia / ma le sue parole sono impossibili, / per questo l’ho infilata nel dizionario./” (da Sei stata di Fauz Megri pag. 14).

“Ti amo a squarciagola / con i capelli al vento / gli occhi slavati che mi danno l’aria / del sonnambulo/ (da Ti amo a squarciagola di Habib H’man pag. 22).

L’antologia è ben fatta. Il dolore, la sofferenza, la solitudine ma anche l’amore e la speranza, qui trovano voce . Leggendo questi versi si impara qualcosa, che le parole possono essere il fiammifero che fa luce nell’anfratto più scuro. Mi viene in mente Carver quando diceva “le parole sono tutto ciò che abbiamo”. Forse non sono proprio tutto ma a volte possono quasi tutto. Succede con la poesia vera, succede nel laboratorio del carcere di Bollate.

“ A chi è rimasto / ho rubato/ le lame oblique / del solo d’ottobre / A chi è rimasto / ho rubato / le vendemmie a piedi scalzi / di sere, ubriache di baci / A chi è rimasto / ho rubato / gli anni di sorrisi sciocchi / tutte le saggezze degli errori / A chi è rimasto/  ho lasciato/  come prigione il mondo/ e me ne sono andato./ Io piccolo re / di queste fortezze, / che non mi appartengono. / (A chi è rimasto di Luca Denti pag . 51).

L’antologia edita da Lietocolle è uscita quest’estate ed è patrocinata da Amnesty International. E’ un progetto bellissimo quello del laboratorio di poesia del carcere di Bollate. Io penso che valga la pena leggere questi versi, un modo per cercare di comprendere, di non stare sempre dall’altra parte.

 

@ recensione di Gianni Montieri

 

Notizie sulle curatrici:

 Maddalena Capalbi è nata a Roma, ma vive a Milano dal 1973. Dal 2006 coordina un corso di scrittura creativa nella Casa di Reclusione di Bollate (Milano). Suoi testi sono inseriti in numerose antologie e, in qualità di curatrice, ha collaborato a diverse pubblicazioni di sillogi personali di autori e volumi antologici. Ha pubblicato in poesia: Fluttuazioni (LietoColle, 2005), Olio (LietoColle, 2007), Sapevo… (Ed. Pulcinoelefante, 2008), Il giardino di carta (stampato dal laboratorio grafico ‘Fil de Fer’ Freedom Coop, 2008), Arivojo tutto , poesie in dialetto romanesco (LietoColle, 2009).

 Anna Maria Carpi vive a Milano. Insegna letteratura tedesca a Ca’ Foscari a Venezia. Ha pubblicato romanzi, fra cui Il principe scarlatto (Tartaruga, 2002) e Un inquieto batter d’ali. Vita di Kleist  (Mondadori, 2005) e le poesie Compagni corpi  (Scheiwiller, 2004), E tu fra i due chi sei  (Scheiiwiller, 2007). Traduce lirica tedesca, fra cui Della neve di Durs Gruenbein (2005) e Le poesie di Nietzsche (Einaudi, 2000, 2008).