caravan of love

in-side stories #16: Il barbiere di Encefalonia (seconda parte: la messa)

berlino - foto gm

in-side stories 16 – Il barbiere di Encefalonia (seconda parte: la messa)

 

Tonino Guarrattella era uomo energico e deciso sia come persona che come barbiere. Era intelligentissimo e completamente pazzo. Era l’uomo più temuto di Encefalonia.  Da qualche tempo aveva un pensiero che gli dava fastidio, una specie di retrogusto amaro rispetto a una cosa che aveva fatto. Nei momenti più impensabili, durante il lavoro o durante la pennica pomeridiana (abitudine che aveva adottato e subito adorato da quando era diventata illegale), gli tornava in mente la faccia di Luciano De Rosa, l’uomo che aveva sgozzato con un colpo secco di rasoio un paio di mesi prima. Aveva la sensazione di aver fatto fuori una persona intelligente e di particolare sensibilità. De Rosa gli appariva adesso come qualcuno che con un po’ di educazione, con la giusta pazienza, avrebbe capito, compreso. E, dopo, avrebbe visto i riccioli biondi che gli coprivano la testa e la fronte. I suoi morbidissimi e splendenti riccioli da angelo. Questo pensiero che tornava lo sorprendeva e lo spaventava:, restava un paio di minuti con la testa fra le mani, poi lo ricacciava indietro, sapendo che lui, Tonino Guarrattella, non poteva sbagliarsi. Si guardò allo specchio, i riccioli erano perfetti, l’aiutante quel pomeriggio aveva fatto un ottimo lavoro, prese la giacca e si avviò verso la porta di casa. Era l’una di notte, tra poco sarebbe cominciata la messa. Mise in moto la macchina e si diresse verso la discoteca “El cubo magico”.

Pasquale Gervasetta (questo era il nome dell’aiutante in pantaloni rosa) girava per casa in comodi e aderentissimi pantaloncini arancioni, la sera della messa era sempre particolarmente nervoso. Tonino lo voleva costantemente al suo fianco durante la funzione e, quindi, sotto gli occhi di tutta la Encefalonia che contava. Merda, pensò, i pantaloni rosa erano sporchi, quelli dorati (i suoi preferiti) li aveva indossati la settimana precedente, non restavano che quelli neri: lucidi e bellissimi, ma stretti, porca puttana. Comunque doveva sbrigarsi altrimenti chi l’avrebbe sentito a quello. Gesù, pensò, un’intera città in balia di un calvo che pensava di essere Shirley Temple, la riccioli d’oro dei miei coglioni. Sorrise al ricordo di quando capì la fissa di Tonino e gli accarezzò il cranio lucido sussurandogli: «Madonna mia Tonino, io capelli così morbidi non li ho mai toccati.» Quella volta il viso di Tonino si era illuminato, seppur ciccione, si era inginocchiato con agilità impressionante e gli aveva fatto un pompino. Che schifo, ma la vita e i soldi valevano tutto, un pompino illegale fatto da un ciccione poteva sopportarlo.

Il parcheggio della discoteca era affollatissimo. I vigili e i poliziotti all’ingresso controllavano che tutte le donne avessero il tacco dodici, un numero sufficiente di pailettes e i gioielli per l’occasione. Controllavano poi che gli uomini portassero scarpe lucide nere, punta stretta, cravatte (come legge imponeva) non abbinate al colore degli abiti. Lentamente e ordinatamente tutti entrarono in discoteca. La musica dance anni ’70 pompava dalle casse, le stroboscopiche e le luci colorate facevano il resto. Più o meno tutti ballavano o bevevano caffè e orzata, le bevande legali, ma lo facevano quasi svogliatamente. Tutti quanti erano in attesa di un segnale. Pasquale avvisò Tonino che le porte erano state sigillate. Tonino sorrise, si avvicinò al microfono del deejay  e disse: «Miei cari, è l’ora. Che si disponga tutto per la cerimonia.» Le casse tacquero, le luci si spensero, le luci stroboscopiche furono risucchiate dal soffitto. Da ogni angolo fecero il loro ingresso candele accese, statue di madonne colorate, altare principale e altarini laterali. Dall’alto venne calato un Gesù sulla croce, la croce era verde pistacchio. Sulla testa del Cristo, in luogo della vecchia e legale scritta INRI campeggiava la frase: Solo al Calvario il vero pistacchio di Bronte. La parte centrale del pavimento si aprì come una porta a scrigno e salirono alla ribalta banchi da chiesa, poltrone da cinema e sgabelli da picnic. Tutti con ordine e rapidità si accomodarono. Tonino Guarrattella salì sull’altare insieme a Pasquale e disse: «Nel nome del capello, della tetropeloctomia, del rasoio manuale e dello shampoo santo, amen» «Sia lodato il ricciolo.» Rispose l’assemblea. Tonino proseguì: «Fratelli, prima di inaugurare ufficialmente il settimo anno della messa illegale, raccogliamoci in silenzio e pensiamo a quelle piccole attività legali che abbiamo dovuto svolgere questa settimana.  Vedo in prima fila le sorelle Russaglia costrette anche in questi giorni a fare volontariato. Prego per voi. Lamberto Cinnella, lo so, hai dovuto soccorrere un ferito in pieno giorno, so il tuo dolore, la vergogna quando si è salvato. Prego per te. Prego per tutti voi, fratelli miei, che i vostri capelli siano sempre così come li vedo stanotte: puliti, folti, lucenti, neri, castani, biondi, rossi. Tanti. Vi amo tutti, ogni volta mi commuovete. Amen.» «Che il barbiere sia lodato.» Esclamò Pasquale. «Sempre sia lodato.» Risposero i fedeli in coro, toccandosi i capelli. Tonino fece un cenno a Pasquale, che senza indugiare scese tra la folla, prese una donna dalla terza fila, una donna dai bellissimi capelli rossi e la condusse davanti all’altare. Tonino scese dall’altare e si mise di fronte alla donna. Pasquale la fece inginocchiare. Tonino la guardò negli occhi, le accarezzò i capelli e parlò: «Adelaide, mia adorata, come dobbiamo fare con te? Soltanto questa settimana hai totalizzato venti comportamenti legali, capisci anche tu che non posso passarci sopra.» Adelaide acconsentì con un movimento del capo, lacrimoni le scendevano sulle guance. «Io ti perdonerei, anzi ti ho perdonata, ma non posso dimostrarmi debole di fronte a quest’assemblea, gente che si comporta illegalmente, con devozione, per tutta la settimana. Tu rappresenti il mio più grande dolore, il mio fallimento. Guardami. Come sono i miei capelli?» Adelaide sollevò la testa e disse con commozione: «Sono bellissimi, i riccioli biondi, morbidi come sempre.» Non aveva notato i nuovi riflessi cenere. Pasquale, nel frattempo aveva passato un pugnale a Tonino, che la guardò, la abbracciò e, con un movimento solo, la scalpò. Pasquale e altri due vestiti come le gemelle Kessler, ai tempi del varietà, la portarono via. Tonino fece un largo sorriso rivolto all’assemblea e disse: «Fratelli, con la gioia nel cuore vi invito a pregare con me, recitiamo insieme il primo canto dei radicali liberi.» Si alzarono tutti insieme e cominciarono a pregare.

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© Gianni Montieri

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Housemartins – Caravan of love , 1986

Are you ready, are you ready,
Are you ready,are you ready,
Are you ready for the time of life
It’s time to stand up and fight,
It’s alright, it’s alrightHand in hand we’ll take a caravan
To the mother land
One by one we’re gonna stand up with pride,
One that can’t be deniedStand up stand upFrom the highest mountain valley low,
We’ll join together with hearts of gold
Now the children of the world can see
There’s a better place for us to be

The place in which we where born,
So neglected and torn
A part

Ev’ry woman ev’ry man
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

Ev’ry body take a stand,
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

I’m your brother,
I’m your brother don’t you know

She’s my sister,
She’s my sister don’t you know

We’ll be living in a world of peace
In the day when ev’ryone is free

We’ll ? the young and the old,
Won’t you let your love
Flow from your heart

Ev’ry woman ev’ry man
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

Ev’ry body take a stand,
Join the caravan of love,
Stand up, stand up, stand up,

I’m your brother,
I’m your brother don’t you know

She’s my sister,
She’s my sister don’t you know

Are you ready

You better get ready