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I poeti della domenica #93: Johann Wolfgang Goethe, Segreto manifesto

divano

 

SEGRETO MANIFESTO

Ti hanno chiamato Lingua
Mistica, santo Hafis,
senza capire, esperti
di formule, la formula.

Mistico, ti hanno detto,
perché di te delirano
e, nel tuo nome, versano
il loro vino torbido.

Tu resti puro, e mistico,
perché non ti capiscono;
beato, non devoto.
E questo non lo ammettono.

Johann Wolfgang Goethe
(traduzione di Ludovica Koch)

 

OFFENBAR GEHEIMNIS

Sie haben dich, heiliger Hafis,
Die mystische Zunge genannt
Und haben, die Wortgelehrten,
Den Wert des Worts nicht erkannt.

Mystisch heißest du ihnen,
Weil sie Närrisches bei dir denken
Und ihren unlautern Wein
In deinem Namen verschenken.

Du aber bist mystisch rein,
Weil sie dich nicht versteh’n,
Der du, ohne fromm zu sein, selig bist!
Das wollen sie dir nicht zugestehn.

Edizione di riferimento: J. Wolfgang Goethe, Il divano occidentale-orientale. A cura di Ludovica Koch e Ida Porena. Testo tedesco a fronte, BUR 1997

Riletti per voi #11: Ennio Flaiano, Tempo di uccidere

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Riletti per voi #11 Ennio Flaiano, Tempo di uccidere, Longanesi, 1947 (ultima edizione BUR, 2008; € 10,50)

di Francesca Piovesan

Ero meravigliato di essere vivo, ma stanco di aspettare soccorsi. Stanco soprattutto degli alberi che crescevano lungo il burrone, dovunque ci fosse un posto per un seme che capitasse a finirvi i suoi giorni. Il caldo, quell’atmosfera morbida, che nemmeno la brezza del mattino riusciva a temperare, dava alle piante l’aspetto di animali impagliati.

Inizia così Tempo di uccidere di Ennio Flaiano, Premio Strega del 1947.
Ho iniziato questo tour fra i vari premi letterari mondiali, per scoprire letture che sicuramente non riuscirei ad affrontare nella mia routine di lettrice.
L’incontro con Flaiano è stato fondamentale. Mi ha riportato a un potere immaginifico che avevo un po’ perso nell’ultimo periodo. Le descrizioni che l’autore affronta in queste pagine non possono che ricondurmi all’Africa che ho sempre idealizzato: un paese senza tempo, avvolto in una foschia calda che confonde i contorni netti con le ombre.
Un continente dalla natura indomita che preserva degli animi umani puri, incorrotti. Voi mi direte che oggi la realtà è ben diversa, ma io ho bisogno di immaginare questo, di trovare quelle piccole grandi virtù che nel nostro progresso scarseggiano.
Flaiano al centro del suo romanzo mette proprio questo: l’Africa, e il suo essere oltre il tempo. L’incontro con il “conquistatore bianco”, in questo caso il soldato italiano del periodo coloniale, genera diffidenza, sospetto, ma anche curiosità, sentimento di rivincita.
Tempo di uccidere è la storia di un tenente che, a causa di un mal di denti, ottiene una licenza speciale di tre giorni per raggiungere un dentista in un centro urbanizzato. Un camion rovesciato e una scorciatoia segnata da carcasse di muli lo porteranno all’incontro con Mariam, giovane etiope che si presenta nuda in una pozza d’acqua.

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Mi accorsi che era bella, anzi mi parve troppo bella, o forse la solitudine mi imponeva questo giudizio senza scelta. No, era davvero una di quelle bellezze che si accettano con timore e riportano a tempi lontani, non del tutto sommersi nella memoria.

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