Boris Pasternak

I poeti della domenica #323: Boris Pasternak, Mein Liebchen, was willst du noch mehr?

Mein Liebchen, was willst du noch mehr?

Fuggono dal muro le lancette.
L’ora assomiglia a uno scarafaggio.
Basta, perché spaccare i piatti,
far saltare i nervi e i bicchieri?

A questa dacia tutta legno
ben altre cose possono capitare.
La felicità è una cosa facile!
Non fasciamoci la testa prima che si rompa.

Potrebbe saettare un fulmine
e incendiare la cuccia umida.
Potrebbero scappare i cuccioli.
O un pallino di pioggia forare un’ala.

Il bosco non è altro che un salotto.
Il calore della luna sui pini – una stufa,
come grembiule steso al sole –
si asciuga una nuvola e fruscia.

E quando infuria sul pozzo
la bufera dell’angoscia, di sfuggita
elogia la tempesta le pareti domestiche.
Mia cara, che vuoi di più?

Un anno si è bruciato nel cherosene
come un moscerino sulla lanterna.
Eccolo, come un’alba grigio-azzurra,
si alza intriso di sonno, di intemperie.

Si mette alla finestra, arcuato,
vecchio, sconvolto di compassione.
Zuppo di lui rimane il guanciale,
sono i singhiozzi che vi ha affogato.

Come consolare tale decadenza?
O tu che vieni senza leggerezza,
in che modo placare la negletta
tristezza di un’estate desolata?

Gronda il bosco filamenti plumbei,
grigia e rabbuiata – la lappola,
mentre lui piange, quando risplendi tu!
Bella a giorno, bella di trepidazione!

Che avrai da lacrimare, vecchio zuccone?
Forse ne hai visti altri più felici?
Lì dove in campagna i girasoli
si smorzano – astri nella polvere e acquazzoni?

(altro…)

Un libro al giorno #26: Boris Pasternak, Poesie (3)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Vladimir Majakovskij, Lili Brik e, dietro di loro, in piedi, Boris Pasternak e Sergej Eizenstein

Vladimir Majakovskij, Lili Brik e, dietro di loro, in piedi, Boris Pasternak e Sergej Eizenstein

Nel tempo primaverile del ghiaccio

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Nel tempo primaverile del ghiaccio
e delle lacrime, nella primavera smisurata,
nella primavera smisurata, quando
a Mosca è la fine d’una stagione,
l’acqua giunge nei giorni di freddo
alla cintola dell’orizzonte,
partono i treni di buon’ora,
poi gli stagni sono d’un giallo limone,
ed i congedi come fili elettrici
s’allungano fra gli argini.

Quando i ruscelli cantano una romanza
sul fango vischioso
e la sera, non certo per noi,
è misteriosa e nericcia,
e il guazzabuglio del cielo è come il linguaggio
d’un cantastorie del popolo
e delle donne prima del diluvio,
come un fascino senza smorfie
ed il riposo d’un minatore.

Quando c’è come un guado nel petto
e come un cavallo sul guado
qualcosa in noi piange: “risparmiaci”,
come progenie di strada.
Ma dietro, nelle pozze, sono tante
melodie sommerse che basta
inserirvi un rullo per avviare
la macchina della piena.

Quale rullo io debbo inserirvi?
Primavera mia, non lamentarti.
L’ora del tuo rammarico ha coinciso
con la metamorfosi del giorno.

…………………………

Nei paesi del tramonto il ghiaccio s’è sciolto
e in mezzo ai flutti, disgelando,
galleggia come un nido risciacquato
una tenuta priva di padroni.

Senza asciugar le lacrime d’addio
e dopo aver pianto tutta una sera,
s’allontana dall’occidente l’anima,
laggiù non ha niente da fare.

S’allontana come a primavera
per la giallezza color limone
di un’insenatura silvestre al tramonto
ci si lancia nel buio della notte.
S’allontana verso il terricciato
del diluvio come ai tempi di Noè,
e non ha paura d’esser sola
nella primavera smisurata.

Dinanzi a lei è un paese in cui non si obbliga
il gemito a un umile inchino,
né si ritaglia un festone dal cuore
d’una ragazza di casa.

Dinanzi a lei l’aurora, dinanzi a lei ed a me
come un’aurora d’un giallo limone
è l’ampiezza inondata di primavera,
di primavera, primavera smisurata.

E poiché fin dagli anni dell’infanzia
io soffro per la sorte della donna
e l’orma del poeta è solo l’orma
delle strade di lei, non di più,
e poiché solo a lei mi appassiono
e per lei c’è da noi libertà,
io sono tutto lieto di annullarmi
nel volere della rivoluzione.

………………………….

(1931)

(trad. di Angelo Maria Ripellino)

Boris Pasternak, Poesie, a cura di Angelo Maria Ripellino, 1957, pp. 219-223.

Un libro al giorno #26: Boris Pasternak, Poesie (2)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

pasti

Per superstizione

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Scatola con una rossa melarancia
è la mia cameretta.
Oh, non imbrattarsi nelle stanze d’albergo
sino alla bara, sino all’obitorio!

Mi sono qui stabilito di nuovo
per superstizione.
Il colore dei parati è marrone come una quercia
e mi canta la porta.

Non mi lasciavo sfuggire di mano i nottolini,
tu sgusciavi,
e il mio ciuffo sfiorava la tua bizzarra frangetta
e le labbra, le viole.

Oh, vezzosa, in nome di quelli di prima
anche questa volta il tuo
abbigliamento cinguetta come un bucaneve
“Buon giorno!” all’aprile.

È peccato che tu non sia una vestale:
sei entrata come una sedia,
hai presa la mia vita come da uno scaffale
e ne hai soffiata la polvere

(1917)

(trad. di Angelo Maria Ripellino)

Boris Pasternak, Poesie, a cura di Angelo Maria Ripellino, 1957, p 75.

Un libro al giorno #26: Boris Pasternak, Poesie (1)

Come ogni anno faremo una piccola pausa estiva rispetto alla programmazione ordinaria, cercando di fare sempre una piccola cosa diversa per ogni estate; quest’anno dal 25/07 al 21/08 (con tre post al giorno) proporremo testi da libri che amiamo particolarmente, sperando di accompagnarvi in vacanza e di aiutarvi a sopportare meglio il caldo. La programmazione ordinaria ricomincerà lunedì 22/08 (la redazione).

Pasternak

Mia sorella la vita

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Mia sorella la vita anche oggi nella piena
s’è frantumata in pioggia primaverile contro tutti,
ma le persone coi ciondoli sono altamente burbere
e pungono cortesi come serpi fra l’avena.

Gli anziani hanno per questo le proprie ragioni.
Ma di certo ridicola è la tua
che nella burrasca siano lilla gli occhi e le aiuole
e odori di umida reseda l’orizzonte.

Che a maggio, quando l’orario dei treni
leggi nella vettura sul tronco di Kamysin,
esso sia più grandioso della Sacra Scrittura
e dei divani neri di polvere e tempeste.

Che appena il freno, latrando, s’imbatte
nella placida gente dei campi in una vigna sperduta,
guardino dai divani se non sia la mia stazione
e il sole, calando, si dolga con me.

E spruzzando per la terza volta, nuota via il campanello
con scuse incessanti: mi rincresce, non è questa.
Sotto la tendina soffia la notte che brucia,
e la steppa crolla dai giardini che salgono a una stella.

 

(trad. di Angelo Maria Ripellino)

Boris Pasternak, Poesie, a cura di Angelo Maria Ripellino, 1957, p 61.