Bestiario dei giorni di festa

Inediti di Gabriele Galloni da “Bestiario dei giorni di festa”

Sinossi:

Bestiario dei giorni di festa è, sul modello dei bestiari medievali e del “Bestiaire” di Apollinaire, una raccolta di quaranta poesie su altrettanti animali. Le poesie sono brevi; quasi tutte di tre versi endecasillabi. Ho provato a trasporre in una lingua moderna e precisa certi toni di Esopo come della poesia didascalica settecentesca. Senza mai, naturalmente, rinunciare all’ironia o al gioco. (N.d.A.)

 

Il cane

Un cane con due zampe è sempre un cane.
Purché sempre ricerchi con la coda
la fissità delle cose lontane.

 

Il gatto

“Non avrai altro Dio all’infuori di me,”
miagola il gatto. È rosso a chiazze bianche.
Trema fortissimo; chissà perché.

 

La lince

La lince non è sveglia come vuole
far credere agli umani. Molto spesso
confonde un lampadario con il sole.

 

La pecora

Beve la pecora allo stesso fiume
di Eraclito; ma non è sazia mai,
ché l’acqua è troppo capriccioso nume.

 

Il passero

Non ha memoria, il passero, né voglia
di ricordare; solo vola e muta
di secondo in secondo, foglia in foglia.

 

La medusa

La medusa è un neurone dell’Oceano.

 

Il cammello

Potrai sedere in mezzo alle due gobbe –
il cammello ti narrerà la storia
dell’angelo che combatté con Giobbe.

 

Il bradipo

Ha come l’impressione, tanto è lento,
di vivere più a lungo. Un solo gesto
del bradipo è il più vivo tra i memento

mori.

 

Il pellicano

Sarà l’Apocalisse un pellicano
grandioso; bruceremo tutti nella
sua bocca spaventosa, piano piano.

 

Il pappagallo

Ripete sempre l’ultima parola
non detta, il pappagallo: non è mai
profeta in patria. E per dispetto vola.

 

La Balena

Inghiottirà tutta l’acqua di Dio?
La balena travolge le foreste
marine – è buio abbandonato l’Io.

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