Beppe Salvia

I poeti della domenica #179: Beppe Salvia, Scrivere un’autobiografia definitiva in cui

 

Scrivere un’autobiografia definitiva in cui si
dica, quanto fu perso del ridere per cause
d’infamante insidia, e quanto poi riacquistato
e in che modo.
e in questo libro senza fedi e senza prezzo,
non sposo e nemmeno puttana, si sgrani la
maglia del mistero musivo, si abroghi l’Editto
e si abiuri e si faccia ammenda al sorriso.
Io raffigurato un gatto adolescente il libro
va diviso in gomitoli

 

© Beppe Salvia, in Elemosine Eleusine, Roma, Edizioni della Cometa, 1989.

Passione poesia

passione-poesia-copertina-rid-per-web3

 

PASSIONE POESIA – Letture di poesia contemporanea 1990-2015.
A cura di Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo, Nino Iacovella, Edizioni CFR/Gianmario Lucini, 2016

Confino ancora con una parola e con un’altra terra,
confino, per quanto poco, con tutto, sempre più,

boemo, cantore nomade, che non ha nulla, che nulla trattiene,
con il solo talento del mare oramai, ch’è controverso, terra mia eletta da vedere.

Ingeborg Bachmann
(da La Boemia è sul mare, trad. di A.M. Curci)

 

Già nel titolo e nella terna di agili saggi introduttivi, i curatori di Passione poesia, Sebastiano Aglieco, Luigi Cannillo e Nino Iacovella, manifestano una chiarezza di intenti e una correttezza nel metodo che sarà mantenuta per tutto il volume. L’equilibrio, appassionato e lucido allo stesso tem­po, tra principio di piacere e principio di realtà, si fa incontro a chi legge fin dalla dedica: «I curatori dedicano questo libro alla memoria di Gianmario Lucini, poeta e illuminato editore che ha sempre contribuito con entusiasmo alla divulgazione della poesia contemporanea.» Proprio con entusiasmo e operosità illuminata il volume, che viene non a caso presentato come “progetto”, raccoglie il te­stimone che Gianmario Lucini ci ha consegnato con tutta la sua opera e in particolare con la serie di Poeti e poetiche.

Di ciascuno dei tre saggi introduttivi mi sembra utile riportare qui alcune considerazioni che co­stituiscono una valida bussola per orientarsi nel «mare oramai, ch’è controverso, terra mia eletta da ve­dere» – ricorro al verso conclusivo della poesia La Boemia è sul mare Ingeborg Bachmann – di Passione Poesia, che raccoglie le letture di oltre cento (115) poeti e critici su altrettante composizioni di autori scelti in un arco temporale che abbraccia un quarto di secolo, dall’indomani della “ca­duta” del muro di Berlino alla metà degli anni Dieci del terzo millennio, dal 1990 al 2015. Nel suo saggio Giro di boa, Luigi Cannillo declina le diverse nature della poesia, che è ai suoi occhi (e sot­toscrivo) «pensiero, evocazione, gioia, ricerca, parola» e sottolinea l’empatia tra chi legge e chi scrive. Troppo poco? Troppo vago? Talu­no storce la bocca? Talaltro invoca la critica militante “che ha perduto e che ha sì cara”? Anche qui, con un ammirevole equilibrio tra principio di piacere e principio di realtà, tra slancio e constatazione di con­fini e limiti, la passione è definita, dinamica­mente (ancora una volta, una promessa che poi viene man­tenuta) come «processo che unisce impul­so, attrazione e mutamento nel lettore». In Poesia e critica d’oggi, Sebastiano Aglieco richiama momenti di incontro e scontro tra poesia e critica, tratteggia, a partire da Voltaire e dalla sua apo­strofe, “barbara”, alla poesia di Shakespeare, i momenti salienti di una storia del­la critica fino a oggi e rivendica alla critica la natura di «libero esercizio del cuore e della mente». In Marginalità della poesia, poesia marginale, Nino Iacovella ritorna sulla questione dei confini e della emarginazio­ne e di critica e di poesia. Ricostruisce un contesto di manifestazione e attività di poeti e poesia che si sottrae, come ricordava Zanzotto, alla definizione tout court. Con un sonoro “eppure”, che riecheg­gia la parola scelta da Hilde Domin, autrice di raccolte di poesie e di saggi che hanno a pieno diritto rappre­sentato un punto fondamentale di (ri)partenza per la “passione poesia”, Iacovella conferisce tuttavia proprio a questa il carattere di argine alla valanga dell’effimero che rischia di travolgere in poltiglia indi­stinta la perenne “fuga” (Zanzotto) della parola poetica. (altro…)

(Ri)Leggere Beppe Salvia: “L’improvviso editto” (1980)

braci1

Beppe Salvia

L’improvviso editto

1

A un tempo son certo adesso e della
inutile mia prova e della sua bellezza
goffa austera;
.             ridetemi appresso continuerò a mentire;
mai seppi scrivere e nessun metro
grammatico voglio che mi s’accosti,

per quanto tetro e inetto è come il tuono
il mio suono, forza della natura.

2

Me ne vado vagando e v’assicuro
son duro a sentire ogni loquela
sorda di costoro i potenti;
non valgo nulla e nulla pagherò
di mio all’Eterno;

di più, m’accorgo d’impetrare
un dolore nuovo a Natura Novella
all’Universo tutto, quello
di dirmi infine nuda marviglia
anch’io del creato come la dura
pietra come lo scoglio inerte;

per questo traverserò, e traverso.

3

Potete sentirmi adesso?
Non schiudete occhi pavidi
davanti l’orror mio
e che vi manifesto; è l’orrore di tutti.

Potete nicchiare adesso! v’ho detto
v’ho gridato il mio caso, come
tutti sono, centro dell’universo.

4

Non mi nascondo più. Non
lecco lo ferite mie. Non voglio perdonarmi
d’accordo, ma nemmeno ossequio
voi; io poso, son gradasso, urta
il mio modo d’accordo, ma il vostro
vetro non vale il diamante che ho trovato;

fu un caso è vero, non ho da vantarmene,
e d’altronde duole assai questo peso,
misero me essere il vostro metro,
.                                      comunque.

5

Arricchisco in questa indigenza!

6

Alcuno s’ammalò rima d’ogni alba, sempre

del male che acceca ed impedisce
cennare l’intesa o declinar l’invito.

7

Perché credete ch’io faccia
il paio, con malagrazia e avvedutamente
e felice di questo, col morto
tocco di quest’ora maligna?

Perché credete ch’io accordi
il mio canto all’inutile sirena
dello stagno inerte?

È solo perché l’unisono bifido
di questi versi possa chiamare
l’ultimo suono alla mia
ammalata nostalgia, al male
che mi fa veder tutta perduta
quest’infinita meraviglia
che già mi creò, me come tutto.

8

Non sopporto più che mi si taccia,
e lo grido, lo griderò
in eterno;

o già l’ascoltate da sempre,
nevvero? questo rombo pedante come l’orifiamma fredda
sulla chiostra di guglie
del castello d’un pazzo.

9

Non vi chiedo l’ascolto
non v’ho prestato molto
del mio

troppa miseria mi dimenticò
.                            ogni riguardo.

.


Beppe_Salvia_BBeppe Salvia nacque a Potenza il 10 ottobre 1954. Animo irrequieto ma poliedrico come pochi, Salvia esordì in poesia nella seconda metà degli anni Settanta, destando l’interesse di Elio Pagliarani e Dario Bellezza, e vedendosi pubblicate le prime poesie in varie riviste, tra le quali “Lettera” e “Nuovi Argomenti”, nonché con la silloge autoprodotta Il coro (1977). Ma è a partire dalla prima metà degli anni Ottanta che Salvia pubblica i suoi testi più importanti e soprattutto lascia un segno “eterno” nel clima di rinnovamento della poesia che percorre l’Italia, riverberando dalle zone più periferiche (si pensi alle esperienze romagnole o marchigiane degli stessi anni, solo per citare due esempi tra i più noti): appartengono a questo periodo, che corrisponde anche all’ultimo della sua vita, le collaborazioni con Gabriella Sica e la rivista “Prato pagano”, e l’importante esperienza di “Braci”, rivista fondata dallo stesso Salvia insieme ad Arnaldo Colasanti, Claudio Damiani e Marco Lodoli (per citare alcuni dei collaboratori alla rivista).
Se si eccettuano le poesie e altri testi consegnati alle riviste, l’opera di Beppe Salvia è da considerarsi tutta postuma, come pure la sua ‘fortuna’. Morto suicida a Roma il 6 aprile 1985, la sua prima raccolta, Estate uscirà per l’appunto postuma nei “Quaderni di Prato Pagano”, con l’eteronimo femminile Elisa Sansovino. Seguiranno negli anni altre pubblicazioni in grado di alimentare un mito sotterraneo della poesia italiana contemporanea, poco frequentato e nominato dai più, ma ben presente e radicato in chi è venuto a contatto con questa voce limpida (magari attraverso la lettura di Claudio Damiani, spesso raffrontata all’esperienza di Beppe Salvia). Le più recenti pubblicazioni risalgono rispettivamente al 2004 e 2006: I begli occhi del ladro, a cura di Pasquale Di Palmo (Il Ponte di Sale, Rovigo; su quest’edizione si veda quanto scritto non molti anni fa da Gabriella Sica), e il bel libro – facilmente reperibile – Un solitario amore, a cura di Flavia Giacomozzi e Emanuele Trevi (Fandango, Roma).
Si attende ancora un’edizione che raccolga tutta la produzione in versi apparsa sia in rivista vivo l’autore, sia postuma, edizione più volte auspicata. [f.m.]

L’improvviso editto venne pubblicato nel n. 1 della rivista “Braci” (novembre 1980). I testi e le poesie che Beppe Salvia ha consegnato alla rivista sono ora disponibili in rete nel sito a lui dedicato e curato da Mauro Biuzzi: www.beppesalvia.it. Da questo sito ho tratto sia il testo della poesia sia l’immagine di copertina del primo numero di “Braci”.