Beck

in-side stories #15 – Il barbiere di Encefalonia

berlino east side gallery - foto gm

in-side stories #15 – Il barbiere di Encefalonia

(grazie a Isabella e Edu)

Controllò ancora una volta l’indirizzo sul foglietto di carta che gli avevano dato. Era corretto. Lo lasciava perplesso, però, l’insegna posta sulla porta d’ingresso. C’era scritto “Spaccio”. Lui aveva chiesto, al titolare del bar dove aveva fatto colazione, dove potesse trovare un buon barbiere, non tagliava i capelli da due mesi. Ora si trovava lì davanti, attraverso finestre senza tende riusciva a guardare dentro. C’erano cinque o sei persone in grande attività, ma tutto sembrava tranne che un salone da barbiere. Per togliersi ogni dubbio: entrò. Un uomo gli venne incontro con fare gentile. «Buongiorno, in cosa posso esserle utile?» «Buongiorno, stavo cercando il Barbiere.» «Venga dentro, si sbrighi. Ma è matto a urlare così in mezzo alla strada? Non sa che i barbieri sono illegali qui?» La faccia perplessa di Luciano De Rosa, commesso viaggiatore, incitò l’uomo a continuare. «Il barbiere è in un bunker qui sotto, l’attività che svolgiamo qui sopra è di copertura.» Luciano sempre più sconcertato, più perché non sapeva cosa dire che per curiosità, domandò: «E quale attività svolgete qui sopra come copertura?» «Smistiamo e spacciamo cocaina, naturalmente. È una gran rottura di scatole e rende pochissimo, ma cosa vuole è una delle poche attività rimaste che si possano svolgere legalmente.» Mentre pronunciava questa frase prese Luciano sotto il braccio e lo condusse verso un armadio a muro. «Venga che l’accompagno dal barbiere.» «Sicuro, posso stare tranquillo?» «Ma come no, Tonino Guarrattella è il miglior barbiere dello Stato, è latitante naturalmente.» «Gesù.» «Non si metta a invocare che la religione è illegale.» «La religione? Ma mi scusi cosa è rimasto di legale qui?» «Ma non lo sa? Ma dove arriva lei, mi scusi? Sono rimaste legali le solite cose: la corruzione, gli scippi, i furti con destrezza, lo spaccio di stupefacenti, gli omicidi e le stragi. Pure lo sterminio di massa, ma rende così poco che quasi nessuno ci si dedica.» «Capisco.» Disse Luciano e scosse la testa. Doveva decisamente inoltrare la domanda di pensione, questo mondo non era più il suo, le cose cambiavano troppo in fretta. L’armadio a muro si aprì con uno scatto e comparve una scala a chiocciola. «Prego, si accomodi. In fondo alla scala troverà uno degli aiutanti di Tonino ad accoglierla. Dopo, se tutto va bene, la faranno uscire da un’altra porta. Arrivederci.» «Arrivederci.»

Arrivato in fondo alle scale, Luciano venne accolto da un ragazzo in pantaloni rosa aderenti e camicia bianca sbottonata sul petto. «Buongiorno carissimo, venga, la stavamo aspettando.» Si aprì una porta d’acciaio, proprio come quelle dei bunker e davanti a Luciano comparve qualcosa di incredibile. Una stanza immensa, con pareti coloratissime d’arancione, di giallo, di rosa. Poltrone dal design avveniristico, caschi in titanio, flaconi trasparenti di shampoo blu, verde, grigio, viola. Mentre cercava di riprendersi fu avvicinato da un uomo vestito con un completo gessato, stile gangster anni trenta, baffetti alla Poirot e senza l’ombra di un capello in testa. «Buongiorno e benvenuto, sono Tonino Guarrattella. Da questo momento lei non si deve preoccupare di niente, la sua testa è nelle nostre mani, si ricordi soltanto qualora dovesse andar via di dimenticarsi di essere stato qui.» «Qualora? Come ‘qualora’?» «Stia tranquillo, non si preoccupi, si accomodi lì, vicino a quegli altri due signori e aspetti, i ragazzi le porteranno un caffè o un bicchiere d’orzata (sono le uniche due bevande illegali rimasteci). Intanto potrà godersi lo spettacolo di vedermi all’opera, perché è il momento che preferisco della giornata: il momento dei calvi.» Luciano sempre più sbigottito, si accomodò su una poltrona color oro, in mezzo agli altri due clienti in attesa. Entrarono i calvi. Due uomini ammanettati, completamente calvi e con lo sguardo perso nel vuoto, vennero fatti accomodare su due poltrone al centro del stanza. Tonino sorrise felice, fece un inchino verso i tre clienti, che non muovevano un muscolo,  e si mise al centro delle due poltrone. L’aiutante in pantaloni rosa gli portò una Katana. Tonino la impugnò con eleganza e tagliò le teste ai due calvi. Il taglio fu così preciso che il sangue quasi non uscì. Luciano era terrorizzato. Il cliente alla sua sinistra sorrideva, quello alla sua destra ansimava. Quello che sorrideva si rivolse a Luciano: «Permette? Peppe Quagliarella» «Luciano De Rosa.» «Lei ha appena assistito alla soppressione di uomini calvi, garantita dall’Articolo 6 del Trattato Illegale dei Barbieri dello stato di Encefalonia» «Madonna del Carmine.» «Bravo, si sfoghi, qui può bestemmiare.» Detto questo si alzò e andò a sedersi su una poltrona davanti agli specchi dall’altra parte del bunker, dove subì un regolare e perfetto taglio di capelli. Pagò, salutò e uscì. L’altro cliente continuava ad ansimare, Luciano era immobile, sempre più convinto di essere capitato dentro un incubo. Il cliente ansimante fu fatto accomodare, stava per parlare, per specificare quale taglio di capelli gradisse, quando Tonino lo fermò. «Qui esiste una sola regola mio caro, il taglio di capelli lo decido io. L’immenso, l’infinito, il sublime Tonino Guarrattella.» L’uomo tacque. In pochi minuti Tonino accorciò i capelli all’uomo, rasandoli ai lati e lasciando un unico grande ciuffo che arrivava fino alla base del collo. Tinse i capelli di biondo platino e diede ordine di fare lo shampoo verde. L’aiutante eseguì le istruzioni alla lettera e asciugò. Luciano assistette alla scena in silenzio, sorseggiando orzata; per distrarsi da quella specie di cartone animato, pensava a sua nonna, a quando dopo il riposino del pomeriggio d’estate gli preparava un bicchiere d’orzata. Dolce e ghiacciato, che bellezza. Intanto Tonino guardava la sua opera d’arte, pregò il cliente di alzarsi e disse: «Voilà, abbiamo finito. Soddisfatto, mio caro?» Il cliente si guardò allo specchio, divenne bianco come un cero, prese a sudare copiosamente, si guardò intorno come a cercare aiuto, poi guardò Tonino, sospirò e disse: «Veramente, no.» Tonino lo guardò, sorrise e fece un inchino, poi rivolto al suo aiutante disse: «Protocollo F2.» L’aiutante prese il cliente sotto il braccio e lo pregò di seguirlo, lo condusse in un’altra stanza e gli sparò alla nuca. Luciano sentì il rumore dello sparo e disse: «Ma che è successo?» Tonino rispose: «Niente, gli abbiamo sparato. Vede, fare il barbiere è illegale ma ammazzare i clienti insoddisfatti non lo è. Strano no? Sono le contraddizioni di questa strana terra.» Luciano si sentì mancare, Tonino lo prese sotto il braccio e gli disse di stare tranquillo. «A lei non succederà nulla mio caro, si vede già che lei è un cliente che mi darà grande soddisfazione, si accomodi.» Luciano si sedette, non prima di aver mandato giù un altro bicchiere d’orzata e aspettò il supplizio. A metà taglio, non seppe mai con quale coraggio, se ne uscì con una domanda: «Mi scusi Tonino, se posso, ma come mai se la soppressione dei calvi qui è garantita illegalmente, lei è vivo?» Tonino sorrise come sorridono i bambini davanti a un regalo. «Lei si sbaglia, mio caro, non vede i boccoli biondi che mi circondano la testa? I miei riccioli biondi?» Luciano stava per rispondere quando Tonino gli tagliò la gola con un rasoio.

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© Gianni Montieri

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Beck – Devil’s Haircut (Album Odelay, 1996)

Something’s wrong ’cause my mind is fading
And everywhere I look
There’s a dead end waiting
Temperature’s dropping at the rotten oasis
Stealing kisses from the leperous faces

Heads are hanging from the garbage man trees
Mouthwash jukebox gasoline
Crystals are pointing
At a poor man’s pockets
Smiling eyes ripping out of his sockets

Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind

Love machines on the sympathy crutches
Discount orgies on the dropout buses
Hitching a ride with the bleeding noses
Coming to town with the brief case blues

Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind

Something’s wrong ’cause my mind is fading
Ghetto-blasting disintegrating
Rock ‘n’ roll, know what I’m saying
And everywhere I look
There’s a devil waiting

Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind
Got a devil’s haircut in my mind

Devil’s haircut! In my mind!
Devil’s haircut! In my mind!
Devil’s haircut! In my mind!

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