Bartolomeo Vanzetti

La salute della memoria

La mattina del 3 maggio del 1920, Andrea Salsedo, tipografo del giornaletto “DOMANI” precipita dal 14° piano del Park Row Building, l’edificio che ospita il dipartimento di giustizia di Manhattan. Salsedo era stato arrestato da qualche giorno con il collega Roberto Elia in seguito agli attentati che un anno prima avevano preso di mira personaggi legati alla soppressione della rivista settimanale “Cronaca sovversiva” di Luigi Galleani e a cui collaboravano oltre a Salsedo anche Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Questo fatto, probabilmente sconosciuto ai più, ma riconoscibile nelle dinamiche da molti (non a caso citato da Dario Fo nello spettacolo Morte accidentale di un anarchico), non è solo che il principio di quanto poi avrebbe portato 7 anni dopo Sacco e Vanzetti sulla sedia elettrica. Questi e altri fatti relativi all’arresto e al processo dei due anarchici italiani sono presenti e accuratamente descritti in La salute è in voi, Sacco, Vanzetti e la dimensione anarchica, traduzione degli atti della conferenza tenuta presso la Biblioteca di Boston tra il 26 e il 27 ottobre del 1979 e raccolti poi in un volume da parte dello storico Robert d’Attilio. Questo piccolo volume, auto-prodotto in collaborazione da piccole edizioni indipendenti piemontesi raccoglie non solo la traduzione di cui sopra ma presenta la copia anastatica di quel “La salute è in voi” l’opuscolo clandestino, pubblicato il 5 maggio 1906 all’interno di Cronaca sovversiva e che girava tra i gruppi anarchici italiani dell’epoca. (altro…)

The stories disintegrate you like Waves: La Ellis Island di Robert Viscusi

Villafalletto 9 maggio 1911
Caro mio figlio Nel leggere la tua lettera che io ricevetti da pochi giorni mi rallegrai in compag dei tuoi fratello e sorelle sia per la salute che ora tieni sia per la contentezza di saperti tra patrioti tutti brava gente, ma mi fece tanto più Ebrezzo la notizia del fuoco e la perdita di tanta gioventù al punto che al momento che scrivo mi commuove e mi fa pianger al solo pensarci, e per questo io ti raccomando Caro Tumlin, di abitare, dove in tale circostanza tu sii sicuro di salvarti per non aver da fare una fine così dolorosa…”

Questa lettera scritta da Giovanni Battista Vanzetti al figlio Bartolomeo, sbarcato come tanti altri a Ellis Island circa 3 anni prima, il 19 giugno del 1908, è un mirabile sunto di quell’intreccio di storie che si rincorrono nell’America dell’immigrazione e che nella scrittura del poeta Robert Viscusi, si raccolgono, si mescolano e travolgono la Storia come le onde transoceaniche. Nell’epopea di Viscusi, tutto sembra necessariamente convergere in quella piccola isola alla foce del fiume Hudson, dove le navi lasciavano il loro carico umano di storie, speranze, paure.
Robert Viscusi, nato a New York nel 1941, americano di terza generazione, fondatore e presidente dell’IAWA (Italian American Writers’ Association), ha scelto di tracciare un epopea in 624 sonetti divisi in 52 libri, la cui trasposizione in italiano affidata a Sandro Sardella è via via in pubblicazione grazie alla piccola e coraggiosa casa editrice abrigliasciolta di Varese che con la prossima pubblicazione del 3° volume, ha dato vita in lingua italiana ai primi 12 dei 52 libri.
La numerologia non è casuale, ma è un segno distintivo dell’opera. Non a caso. Viscusi è entrato d’ufficio a far parte dell’Oplepo proprio grazie a Ellis Island, i cui versi, dotati di una loro significante autonomia, possono ricreare attraverso un software a disposizione nel suo sito 
una possibilità di combinazioni di sonetti pari a: 1,357,013,773,011,244,426,399,457,416,598,180,069,376.

624 sonetti quindi: si potrebbe anche dire dodici componimenti (168 versi) per ogni settimana dell’anno (168 ore).
Ellis island” è il libro dei mutamenti, impressi nella memoria di un secolo di migrazioni, e vive attraverso la storia delle trasformazioni e delle promesse che l’America ha fatto ai nuovi «approdati». Anche Georges Perec, ha affrontato l’argomento Ellis Island nel suo scritto “
Récits d’Ellis Island. Histoires d’errance et d’espoir “ in commento al cortometraggio di Robert Bober. Ma se la ricerca di Perec era intesa come la visione di un non luogo dove le storie in transito, effimere forse, quasi come un eco che potrebbe risuonare ancora tra le mura, assumono un carico di possibilità, di separazioni, di differenze necessarie e violente. Per R. Viscusi, Ellis Island è la catalizzazione delle storie che si attraversano, si incrociano, e si dipanano lungo strade infinite. Miliardi di possibili storie nate da quelle “onde” .che devono costituirsi come una dovuta memoria collettiva costantemente in mutazione ma non per questo da nascondere o cancellare. Robert Viscusi, attraverso un “Io” generico, intercetta le storie di chi è passato attraverso “L’isola delle lacrime”, ma è un occhio puntato anche sulla contemporaneità, su un fenomeno che non è nato e non è morto a Ellis Island. Da quell’isola è transitato tutto e il contrario di tutto; esiste un sito  che gestisce l’archivio dei nomi che sono sbarcati a Ellis Island: nella mia memoria affiora immediatamente E. Carnevali, un’altra storia nella storia; così come quelle (non italiane of course, ma “necessarie”) di un Arthur Stanley Jefferson, meglio conosciuto come Stan Laurel sbarcato con il collega d’allora mr. Charles Chaplin; le cui “storie” avrebbero poi preso forme, incanti e disincanti estremamente diversi.

Certe cose non fanno una buona poesia“, ci dice Viscusi soprattutto quando “le storie ti travolgono come onde” . Spesso sono storie delle storie delle storie che grazie alla forma in versi restituiscono ad un paese orfano di memoria le proprie radici nel momento in cui “dobbiamo ricominciare tutto da capo“.

A questo proposito trovo interessante la visione della documentarista Orsola Sinisi, che con il suo cortometraggio  “Un tempo si chiamavano cafoni“, racconta la terra di Puglia e le sue storie di immigrazione e sfruttamento nel 2000 nei campi di raccolta dei pomodori la dove la memoria sembra essersi persa definitivamente e dissolta in un mare che sembra tanto lontano.

1.11

su ellis island le storie ululano attraversandomi come temporali
un frastuono che non ha nulla da dire tranne il significato che vuoi dare
alla tua pelle nella carezza di qualcuno che ti ama

a questo punto entriamo in uno spazio immenso nè cielo nè mare
scavando i sotterranei portarono immondizia qui sulle chiatte
e ne costruiscono questo appezzamento in posizione strategica

la consideriamo come l’isola delle possibilità
parliamo del futuro come se potessimo toccarlo
e ne esploriamo ogni aspetto come se fossimo lenti d’ingrandimento

gli alberi abitano qui in una perpetua allucinazione
pensano di essere creature marine
monumentali crostacei cresciuti quando il mare fu invaso dalla lava

stavamo affrontando l’acqua e pensando a diecimila notti
in attesa di un’unica alba

  • Ellis Island di Robert Viscusi è pubblicato dalla casa editrice abrigliasciolta, è prevista in questi giorni l’uscita del III volume.
  • La lettera a B. Vanzetti è tratta da: F. Ramella, “I documenti personali e la storia dell’emigrazione. Le lettere americane di Giovanni Battista Vanzetti, contadino cuneese”  (estratto da “Il presente e la storia“, rivista dell’Istituto Storico della Resistenza in Cuneo e Provincia, N°57 Giugno 2000)
  • Il cortometraggio di Orsola Sinisi è, per volere dell’autrice, in libera diffusione  su Youtube