Baldini Tartaruga

Anna Maria Carpi e il sentimento del tempo

 

Anna Maria Carpi. da qui

Anna Maria Carpi. da qui

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Dove sei Magnificat di Bach,
pura bellezza, fede illimitata
che in te l’umano o qualche umano è salvo?
Anna Maria Carpi

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Si fa parole e musica il pensiero, nella produzione lirica così come nella narrativa di Anna Maria Carpi, guarda in faccia il tempo, bimbo sfrontato che pasticcia e sguscia. La voce non demorde, mentre lo sguardo si china sulla mano che scalfisce il muro e obietta, con forza e decisione, doti unite alla capacità di guardare indietro e oltre, senza dimenticare, sì, ma senza cadere preda di alcuna ‘trasfigurazione’ fallace del ricordo. Mi piace sottolineare oggi, nel giorno del compleanno di Anna Maria Carpi, questo sentimento del tempo, proponendo alla (ri)lettura una poesia dalla raccolta Quando avrò tempo e l’incipit del romanzo di formazione Il principe scarlatto. (A.M. Curci)

QUANDO AVRÒ TEMPO dico
e so che non l’avrò:
mai l’afferro o lo fermo,
non mi sta in mano il tempo,
palpita stride becca vola via.
E io che intanto
ingombro questa casa come un bimbo
che sparge intorno i giochi
e di far ordine non è mai il momento
e nemmeno è capace, se non viene sua madre.

da: Anna Maria Carpi, Quando avrò tempo. Poesie 2010-2012, Transeuropa edizioni 2013

 

«È da un pezzo ormai che neppure tra amici si parla più di se stessi, di come si è o del proprio destino. Ne manca il tempo, e a parte questo ormai si sa che un io semplice e fisso non c’è, è solo un’apparenza, un assemblaggio di parole o peggio ancora una malattia. Peccato. Anche se è ben vero che quasi tutto ciò che sono l’ho preso da fuori, e molto da mio padre e da mia madre, tanto che a volte mi pare di essere nata anch’io nel loro secolo – che è ormai due secoli fa, perché quando mi hanno messa al mondo si avvicinavano entrambi ai cinquanta. E forse che ho un equilibrio, ho deciso qualcosa, so da che parte andare, se mettermi una volta per tutte in proprio o correre dietro agli altri? No. Che cos’ho di mio? Niente. La mia è soltanto una storia d’obbedienza. A che? A chi? Non lo so. Io lo chiamo il principe scarlatto».

da: Anna Maria Carpi, Il principe scarlatto, Baldini Tartaruga, Milano 2002, p. 7