Babbo Natale

Questo Natale #18: Paolo Triulzi, L’amante di Babbo Natale

Parigi, foto gm

Parigi, foto gm

L’AMANTE DI BABBO NATALE

L’amante di Babbo Natale prese il primo pullman per il deserto, solo una valigia nella mano. Alla prima sosta non c’era niente. Un bar, una cabina telefonica e uno sconfinato nulla in ogni direzione.

I passeggeri assonnati scesero tutti per fumare e andare in bagno. Mentre ascoltava la linea suonare a vuoto, osservava l’autista farsi allungare con del whisky il caffè nel bicchierone di carta. Sottobanco, di nascosto dai passeggeri.

Quel bastardo non è ancora tornato a casa, pensava. Porco, pensava, ma un po’ sollevata. Forse aveva ancora tempo. Ancora un po’ di vantaggio. Ricordava la prima volta che gli aveva detto me ne vado. Se mi lasci non vale, aveva risposto lo stronzo. Sei uno stronzo, gli aveva detto. Tanto poi ti ritrovo, le aveva detto lui, io faccio il giro del mondo in una notte.

Non riusciva ancora a decidere se era peggio quando scherzava, dato che scherzava sempre e su tutto, o quando diceva quelle cose da stalker psicopatico. Non sapeva perché, ma lei ci aveva sempre creduto a quel tono tetro che gli veniva quando la minacciava. Le sembrava all’improvviso di essere completamente nuda fuori in mezzo alla tundra.

Un fottuto stalker alcolizzato in mezzo alla tundra, ecco cos’era. Fottuto porco alcolizzato e pervertito. Ripassava gli insulti come una litania mentre ritornava sul pullman. Dentro era scesa la temperatura durante la fermata. Ora c’era freddo e puzza di tabacco appena fumato. L’autista era viola in faccia e fuori dal finestrino riprendeva il nulla.

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Questo Natale #6: Fernando Coratelli, Romanzi e caleidoscopi

Biennale 2010, foto gm

Biennale 2010, foto gm

Romanzi e caleidoscopi

A dire il vero pochi caleidoscopi

 

Appena apre la porta del negozio gli si fa incontro una giovane commessa sorridente che lo saluta. Vincenzo le dà un’occhiata veloce, poi si sottrae a quella manifestazione di vitalità, e a braccia incrociate abbozza un: Buongiorno.
La posso aiutare?
Lui prova a fare no con la testa, ma al contempo le sorride. Così la ragazza lo incalza, briosa: Deve fare un regalo? È per sua moglie?
Vincenzo segue lo sguardo della ragazza che si è posato sul suo anulare. E allora d’istinto porta il pollice sulla fede e la ruota. Già, deve fare un regalo a sua moglie. Detesta il Natale, detesta queste ricorrenze in cui si deve cimentare in pensieri, oggetti. Per fortuna che per i bambini, parenti e amici ci pensi proprio sua moglie. Ma per lei… beh, per lei tocca farlo a lui.
Grazie, ma volevo solo dare un’occhiata.
D’accordo, se ha bisogno mi chiami pure.
Vincenzo fa sì con la testa e poi prende a vagare per il negozio. Non sa neppure perché sia entrato in profumeria, visto che per ogni ricorrenza finisce sempre con il comprare un beauty con sali da bagno, creme e altre diavolerie. E sua moglie tutte le volte, prima di scartare il regalo dice: Chissà che creme mi hai preso stavolta? – e poi gli schiocca un bacio sulla guancia.
A quel punto Vincenzo si fa forza e si gira verso la commessa che è lì a due passi, con le mani giunte in grembo. La ragazza, contenta di potergli essere utile, gli si avvicina a larghe falcate. Vincenzo la osserva stretta nel girocollo nero a coste, e un paio di pantaloni neri aderenti.
Devo fare un regalo a mia moglie, ma tutte le volte le compro sempre uno di questi (alza un beauty che ha davanti), ma ora vorrei qualcos’altro e non so cosa.
Capisco. Che ne dice di una trousse? Si trucca sua moglie, sì?
A quella domanda Vincenzo alza gli occhi al soffitto. La ragazza ride.
Non sa se sua moglie si trucca?
Sì, sì, si trucca, è che pensavo a che tipo di trucchi potrebbe avere bisogno.
Ma no, una trousse ne contiene vari, e sono tutti di marca. Guardi.
E gli mostra una sfilza di matite, pennelli, rossetti, ciprie. Vincenzo ha una leggera vertigine.
Non sta bene? (La ragazza si fa seria e stringe gli occhi a fessura.)
No, no, sto bene, è che non sono avvezzo, mi capisce.

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