Avremo cura

I poeti della domenica #138: Gianni Montieri, Per esempio mia nonna

12729192_10207650772259779_3716582022171475467_n

I poeti della domenica #138: Gianni Montieri, da Avremo cura, Zona 2014

*

Per esempio mia nonna
era il punto più distante
dalla morte. Nonna era il bianco
quella che restava in piedi
sulle macerie, tra le briciole
(sempre poche) da spartire.
Lei era di un altro sud
sorrideva, non moriva.

*

© Gianni Montieri

“Avremo cura” a Venezia – stasera ore 20,30

avremo cura1

 

Stasera, alle 20,30,  Gianni Montieri e Fabio Michieli saranno a Venezia alla Libreria Marco Polo per raccontarvi Avremo cura (Zona, 2014 il nuovo libro di Gianni Montieri. Ci sarà un bel pezzo di Poetarum Silva, vi aspettiamo numerosi

Per info:

Libreria Marco Polo
Cannareggio 5886A (accanto al Teatro Malibran)
tel 0415226343
email: books@libreriamarcopolo.com

qui l’evento facebook:

Avremo Cura Venezia

Gianni Montieri, Avremo cura – Nota di Annamaria Ferramosca

Montieri_cop_Avremo_Cura

 

Gianni Montieri Avremo cura – Zona contemporanea, pp.67, euro 10
Nota di lettura di Annamaria Ferramosca

Fare poesia è un fare prezioso, che diviene sempre più difficile per il passo veloce della contemporaneità, per il buio che sembra non diradarsi. Per questo appare come un dono improvviso questa nuova raccolta di Gianni Montieri, con il suo invito a cogliere squarci di realtà e farvi luce, attraversando le oscurità del nostro tempo. E’ una necessità forte, che l’autore avverte e fa emergere, di affrontare in modo diverso la routine dei gesti quotidiani, l’automatismo di ciò che facciamo o guardiamo accadere, per sottrarlo alla nebbia dell’inconsapevolezza, ponendolo sotto un riflettore di luce-parola per coglierne relazioni e semi di significato.
È vero: la liquidità Baumaniana della vita contemporanea rende sempre più arduo concedersi pause, spazi di attenzione, per acquisire consapevolezza su eventi anche minimi eppure rivelatori, che scorrono sotto i nostri occhi. Ma può riuscirci la sensibilità dello sguardo poetico, che penetra la realtà sollecitato da tutto ciò che vi accade o che la realtà fa evocare, come, per esempio, brani di frasi udite che possono sbalzare indietro, nel tempo dell’infanzia e dell’adolescenza, facendolo rivivere con altri occhi, altra consapevolezza. È proprio quel che fa, con uno stile serrato e omogeneo lungo tutto il libro e con un’andatura di spontanea ed efficace leggerezza, Gianni Montieri.
Già il titolo mette sull’avviso: abbiamo l’esigenza forte di “avere cura”, di non far passare nel limbo della dimenticanza ogni gesto, ogni evento, di accogliere e vagliare il flusso della vita con la sottile lente della poesia, implacabilmente rivelatrice. Ne emergono indicazioni insospettate, affioramenti del senso – da sempre inseguito – del nostro essere nel mondo. Ecco che il paesaggio si fa vivo e si trasforma insieme a noi, ecco che i movimenti della realtà quotidiana e del passato vengono come illuminati da questa cura gentile delle relazioni; una cura che si dispiega lungo le due sezioni del libro attraverso la doppia dimensione della relazione d’amore e di quella larga, sociale , che riguarda , ma non solo, il degrado del sud, come emerge dai ricordi d’infanzia e adolescenza dell’autore. Nulla deve essere cancellato o respinto, ogni moto evocato ha bisogno dell’attenzione della parola per riacquistare senso, per costruire una consapevolezza che ci restituisca più densa la nostra umanità, più luminoso il pensiero. (altro…)

Come una lettera (inedito)

di Luciano Mazziotta

foto ps

non est extrinsecus malum nostrum: intra nos est, in visceribus ipsis sedet.

(Seneca)

 

 

Quando scrivi “rinunciavamo”
è chiaro, caro, che altro che
di rinunciare parli e chiara
è la distanza tra il te di ora
…………………………………..e il te di allora.
Ma questo scacco, questo balzo,
il metro di chi vuole avere cura
nel futuro del presente e la rinuncia
del passato la tratta con pietà
io non lo capisco, non ce la faccio,
Gianni.
…………Non era la rinuncia, quella,
la forma, sola, dello stare al mondo
per stare al mondo e basta?
Non era la rinuncia
una sopravvivenza? Perché mai
dovremmo adesso ripudiarla
con la maturità?

Firmiamo la resa senza pietà.

Senza suicidio, certo,
ma senza compassione:
il morto dal superstite si aspetta
che muoia anche lui presto e non racconti
com’è che sono morti
gli altri. Se c’è da morire morire
si deve, non puoi opporti, Gianni,
non posso io e se anche lo potessi
non vorrei.
……………..Qui c’è la nebbia, c’è
da adeguarsi alla fine
continuando a rinunciare, Gianni,
al bene non meno che al male:

io ho già dimenticato i compleanni.

“Avremo cura” di Gianni Montieri – una doppia nota di lettura

[Esce oggi il nuovo libro di Gianni Montieri, Avremo cura, edito da Zona. Francesco Filia ed io abbiamo deciso di averne cura leggendolo qui pubblicamente, in una doppia nota, dopo averlo letto e riletto privatamente in corso di stesura. Ce lo sentiamo un po’ nostro, Avremo cura. E questo non potevamo non dirlo.

ff, lm]

di Francesco Filia

Avremo cura - copertina solo prima

Di nuovo il futuro nel titolo di un libro di Gianni Montieri, dopo Futuro semplice, Avremo cura (Zona edizioni, 2014) e qui il senso del futuro viene esplicitato nella sua dimensione più propria, del proiettarsi della vita oltre se stessa, oltre un passato di sofferenza o di sogni infranti. Proiettarsi in un nuovo inizio, in una rinascita che comincia con  una promessa, che ognuno può fare a se stesso e anche alla persona amata, di non perdersi più, di raccogliere ciò che è importante, essenziale e portarlo con sé custodendolo, facendone la ragione della propria vita (e mi trovi, scampato a calli e ponti / al primo freddo, al mio passato). Questa promessa può essere realizzata, come fa notare Vincenzo Frungillo nel bugiardino, solo attraverso l’attenzione verso le cose, verso i gesti minimi, verso i barlumi rari dell’esistenza.
(altro…)