Augusto Rodríguez

Nuova poesia latinoamericana. #10: Augusto Rodríguez

NUOVA POESIA LATINOAMERICANA

foto augusto rodriguez

Augusto Rodríguez

Traduzione di Gianni Darconza
Selezione di Mario Meléndez

 

  

Augusto Rodríguez (Equador, 1979). Giornalista, editore e professore universitario. Ha pubblicato numerosi libri, tra i quali vale la pena segnalare: Cantos contra un dinosaurio ebrio (Barcelona, Spagna, 2007), Matar a la bestia (Guadalajara, Messico, 2007), Voy hacia mi cuerpo (Lima, Perù, 2010), La enfermedad invisible (DF, Messico, 2012), Las águilas del adiós (DF, Messico, 2012) e Del otro lado de la ventana (Lima, Perù, 2011). Ha ottenuto il Premio Nazionale di Poesia David Ledesma Vázquez (2005), il Premio Nazionale Universitario di Poesia Efraín Jara Idrovo (2005) e il Premio Nazionale per il Racconto Joaquín Gallegos Lara (2011). È fondatore del gruppo culturale Buseta de papel. La sua opera poetica è stata tradotta in inglese, arabo, portoghese, catalano e francese. È editore della casa editrice El Quirófano e direttore del Festival Internazionale di poesia giovane IEC.

.

.

MI PADRE

Mi padre murió en invierno
sólo sé que al fin descansó
de la estrecha cama de todos los días.
Ya no hay ruido, ceremonias
pañuelos, ni rosas blancas.
Al fin, dije yo, descansó de las deudas
de los vicios, de la burocracia.
Mi padre murió en una pequeña alcoba
donde quedan remedios, jeringuillas
alcohol, drogas,
sus manos frías, abiertas
y vacías que me tocan con ternura.
Unos ojos blancos y amarillos
inyectados de muerte.
Un cáncer que no silencia
su victoria de sangre, de carne
de vejez inconclusa.
Todos los relojes dan la misma hora
y retroceden
cuando mi padre no era mi padre
sino un hombre
que se abría paso ante la vida.
Mi padre murió en una alcoba de hielo
y su cuerpo cada vez se adelgaza
se empequeñece, se evapora
en el aire vacío
la lámpara de la alcoba
juega con la materia de su piel.
Sus dientes amarillos
me sonríen
le sonrío
temblando de miedo
aunque de a poco
se convierta en polvo
fugaz.

.

MIO PADRE

Mio padre è morto in inverno
so solo che alla fine si è riposato
dallo stretto letto quotidiano.
Non ci sono più rumori, cerimonie
fazzoletti, né rose bianche.
Alla fine, ho detto io, si è riposato dai debiti
dai vizi, dalla burocrazia.
Mio padre è morto in una piccola alcova
in cui rimangono medicine, siringhe
alcool, droghe,
le sue mani fredde, aperte
e vuote che mi toccano con tenerezza.
Occhi bianchi e gialli
iniettati di morte.
Un cancro che non tace
la sua vittoria di sangue, di carne
di vecchiaia inconclusa.
Tutti gli orologi danno la stessa ora
e retrocedono
a quando mio padre non era mio padre
bensì un uomo
che si faceva strada nella vita.
Mio padre è morto in un’alcova di gelo
e il suo corpo ogni volta dimagrisce
rimpicciolisce, evapora
nell’aria vuota
la lampada dell’alcova
gioca con la materia della sua pelle.
I suoi denti gialli
mi sorridono
gli sorrido
tremante di paura
benché fra poco
si tramuterà in polvere
fugace.

 
(altro…)