Arte contemporanea

Gli “Ingorghi” di Raffaele Saccà (di I. Grasso)

R. Saccà – G.R.A. tributo a Roma – modellini di macchinine e smalto su lastra di alluminio cm 80×80

Gli Ingorghi di Raffaele Saccà

Nota critica e una poesia di Ilaria Grasso

 

Raffaele Saccà nasce a Catanzaro e si è formato alla Facoltà di Architettura de La Sapienza di Roma. È stato grafico, architetto e ha più volte giocato con l’arte. Ora è dirigente in un ente per il finanziamento delle imprese. La sua è una personalità curiosa, intellettualmente molto viva e con grande spirito d’osservazione.
Ossessione creativa della sua produzione artistica gli ingorghi metropolitani che ha dato origine ad una produzione di opere che saranno esposte a Roma dal 26 al 28 ottobre, presso la Spazio 40 Galleria d’arte, in una personale dal titolo Ingorghi – Una riflessione sul vissuto contemporaneo.

R. Saccà – ingorgo n°4 – modellini di macchinine e smalto su MDF cm 80×80

Sul tema del traffico urbano la letteratura visionaria di Cortázar si era già espressa nel racconto L’autostrada del sud all’interno della raccolta Tutti i fuochi il fuoco, da cui è stato poi tratto il film L’ingorgo di Comencini. Sia lo scrittore sia il regista avevano rilevato nel vissuto quotidiano l’enorme quantità di vite e autovetture che si riversa in continuazione nelle strade delle metropoli evidenziandone gli effetti collaterali (alienazione, improduttivo accelerismo, emarginazione, impossibilità di consumare tutto ciò che viene prodotto e che inevitabilmente viene accumulato). Da questi accumuli principia la riflessione di Saccà e il moto produttivo delle sue opere.
Una riflessione tutt’altro che ingenua. Si legge chiaro il riferimento ad Arman e al Nouveau Réalisme che non ha ancora smesso di esprimersi filosoficamente e artisticamente perché le condizioni da cui partiva nel nei primi anni Sessanta non sono affatto cambiate, anzi!
Se l’arte di Fontana lascia il segno incidendo la tela con un unico gesto del braccio e Burri fonde le materie plastiche sovrapposte sulla tela, Saccà dispone meticolosamente su tele e altri materiali (alluminio e tavole di legno) modellini di macchinine, carri armati e aeroplani in un’unica composizione. (altro…)

SOLO 1500 N.3 – Biennale Arte 2011: Zimbabwe 1 – Italia 0

Solo 1500 n. 3 – Biennale Arte 2011: Zimbabwe 1 – Italia 0

Diamo un po’ di numeri:  Artisti in mostra nel Padiglione Italia 270. Artisti in mostra nel Padiglione Zimbabwe 4.  Numero di giornalisti, intellettuali, artisti, galleristi, critici, autorità e pubblico presenti all’Arsenale,  all’inaugurazione del Padiglione Italia: elevatissimo  (prevedibile,  data l’attesa). Numero di persone presenti all’inaugurazione del  Padiglione Zimbabwe, vicino alla Pietà:  5, me compreso. Non riesco, a questo punto, a trovare le parole adatte per descrivere il numero di tartine, flute di spumante o prosecco, panini, salmone offerti all’Arsenale;  ma ne trovo una per raccontare la scatola di banane posta all’ingresso del Padiglione Zimbabwe: sorriso. Come il sorriso che mi ha fatto l’addetto stampa aggiungendo:  you are welcome. Mi rendo conto che queste righe potrebbero sembrare delle banalità ma vi chiedo di pazientare ancora un attimo, perché quello che conta è ciò che resta negli occhi di chi guarda. Da non esperto di arte contemporanea so d’aver visto del bello in mezzo all’incredibile accozzaglia del Padiglione Italia ma so anche d’aver fatto fatica ad associare un nome all’opera e a ricordare a distanza di qualche giorno cosa mi sia piaciuto o meno. Dei quattro artisti del Padiglione Zimbabwe ricordo molto, invece. Ad esempio l’installazione di Tapfuma Gutsa  – un misto tra dama e campo di calcio, con oggetti schierati a muovere la storia. Oppure la forza dei colori nei quadri di Misheck Masamvu. Questo e null’altro stabilisce il punteggio finale.

@ Gianni Montieri

qui le puntate precedenti:

Solo 1500 N.2    Solo 1500 N. 1