Archiloco

Filosofia e poesia: un’ipotesi didattica

righestretteInsegno filosofia e storia nei licei, quindi il mio rapporto con l’insegnamento della poesia è indiretto, ma mi sforzo di mantenerlo costante. Una questione che mi pongo sin da quando ho iniziato il mestiere di professore è perché agli alunni, anche ai più motivati e scolarizzati, dovrebbe interessare qualcosa della filosofia e della storia, le discipline che insegno, e della poesia, l’attività che comunque concentra l’attenzione e le energie di una buona parte delle mie giornate. Cosa possono trovare, nella filosofia e nella poesia, che possa suscitare il loro interesse, in queste due dimensioni dello spirito umano apparentemente così lontane dal loro quotidiano? La maniera migliore per far ciò è quella di far interagire poesia e filosofia in modo che si possano illuminare vicendevolmente, soprattutto nello snodo iniziale della storia del pensiero filosofico. E questa integrazione è ancor più necessaria, perché una vera e propria introduzione alla filosofia, nel senso di una propedeutica al pensare che fornisca gli strumenti e i mezzi adatti alla conoscenza, è impossibile, perché, per dirla con Hegel, sarebbe come voler imparare a nuotare fuori dall’acqua. Quindi la filosofia, se non vuole essere una ripetizione mnemonica di ciò che altri hanno pensato e altri ancora sintetizzato in forme manualistiche pur necessarie, deve essere colta nella sua radice storica e vitale, attraverso un’opera di destabilizzazione da parte del docente dei pregiudizi radicati negli alunni, finalizzata a un processo di lento destarsi delle coscienze dall’ovvio che permea la nostra esistenza quotidiana. Ciò è possibile, ancor di più, se si fanno dialogare tra loro filosofia e poesia nella dimensione storica in cui per la prima volta sono venute a contatto e mostrare, sollecitandone la curiosità e le conseguenti domande, come, attraverso un dialogo serrato, sia possibile riappropriarsene.
In questa prospettiva didattica, il confronto tra mito, pensiero prefilosofico e nascita della filosofia è il punto di partenza fondamentale. I passaggi su cui concentro l’attenzione sono i frammenti di Eraclito e di Parmenide. Cerco di mettere in evidenza come nella cultura delle origini, tramandata oralmente, di cui noi conosciamo il depositato scritto dalle opere e dalle testimonianze che ci sono state trasmesse, sia quasi impossibile separare discorso poetico da quello mitico-religioso. La stessa parola mythos significa sia parola sia verità e la parola poesia (poièsis) deriva dal verbo greco poièô che significa ‘invento’, ‘produco’, ‘compongo’, ‘faccio’: essa è una delle tecniche di produzione umana, ma è quella che, in particolare, produce un senso all’accadere, sottraendolo dal muto e implacabile succedersi degli eventi naturali. In ultimo mi soffermo sul termine theorìa che indica, nella sua evoluzione, lo specifico approccio del sapere greco alla realtà rispetto alle altre culture antiche. Termine che significa ‘solenne ambasciata’, ‘festa’, da cui si origina quindi la religione, il mito, la poesia, il teatro e il pensiero di una comunità, cioè il luogo in cui i mortali entrano in rapporto con il sacro, con ciò che è separato dalla realtà sensibile, ma che la anima e quindi è ciò che è essenziale per la vita stessa.
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Archiloco, Epodo di Colonia – fr. 196A, 17 West2

trad. di Luciano Mazziotta

colonia

“Affatto interrotto,
lo stesso sopporta e se
adesso hai fretta e il cuore ti pulsa
c’è dalle mie parti
una bella e molle fanciulla verginetta
che brama follemente: d’aspetto
niente male mi sembra.
Lei tu fattela tua”.
Queste parole modulava e io di contro rispondevo:
“Figlia d’Anfimedosa,
donna, sì donna, ma soprattutto
valorosa, che la terra umida ha con sé là sotto,
molti sono i piaceri della dea dati ai giovani
oltre al divino consumare: uno di questi può bastare.
E il resto io e te
negli antri con gli dei e il loro favorevole volere
decideremo tranquillamente.
Obbedirò io poi al tuo piacere.
Insistente
sotto il fregio o sotto le porte
ti chiedo di non resistermi, tesoro:
approderò allora al giardino di Era.
Questo sappi ora: NEOBULE
un altro eroe se la prenda!
Quella è matura e rinsecchita, senza esagerare:
il fiore verginale è andato a male,
andata a male è la sua antica grazia:
mai sazia
e senza misura
appare pazza questa donna pazza!
Mandala alla forca!
Ché prendendo per moglie quella porca
sarei la barzelletta del quartiere.
Su di te si è fermato invece il mio volere.
Tu né dubbia né infedele,
quella tanto acuta e pungente
se ne farà tanti
——————di amici.
Temo la ventura di figli prematuri
e ciechi – se spinto dalla fretta –
come quelli della gatta”.
Così blateravo. E la vergine in fiore
feci inchinare, coprendola del mio
mantello delicato, abbracciando il suo collo
ceduto di soppiatto –
[io cacciatore], lei cerbiatto! –
Mi attaccai con le mani dolcemente al suo petto:
Luceva lei di pelle fresca,
impeto straniero di giovinezza;
e strusciandomi su tutto quel bel corpo
finalmente spruzzai la mia potenza seminale
sul suo biondo pelo vaginale.

 

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