Antonella Anedda

Maria Borio, Poetiche e individui

Maria Borio, Poetiche e individui. La poesia italiana dal 1970 al 2000, Marsilio 2018

Allorché, qualche mese fa, inserii Poetiche e individui di Maria Borio tra gli esempi significativi e incoraggianti di Un altro sguardo. Dal margine alla pienezza, posti in evidenza nel mio contributo al numero del 2018 della rivista «Zer0Magazine», intendevo avviare una serie di riflessioni che si concretizzano oggi come sonoro invito alla lettura e, insieme, come percorso di valenza metodologica.
La scelta di individuare nella poetica, o meglio, nelle poetiche – e non nei generi, non nel canone – il punto di partenza e il filo conduttore dell’indagine sulla poesia italiana dal 1970 al 2000 sgombra il campo da un approccio che si è rivelato da tempo inadeguato, benché esso venga riproposto in più di una sede, segnale di abitudine inveterata, crosta dura da rimuovere.
Al cambio di paradigma adottato da Borio corrisponde uno studio accurato che sa unire la prospettiva storica, l’inserimento puntuale e argomentato di ciascuna delle opere prese in esame, o di suoi stralci, in un ampio contesto coevo, che si sposta anche oltre i confini nazionali e che accoglie riferimenti alle vicende della ricezione e agli ambiti della prima e delle successive pubblicazioni (anche in riviste e in antologie, le cui azioni sono anch’esse oggetto di riferimenti puntuali), così come in linee di sviluppo diacronico, a un avvicinamento al testo poetico capace di farne brillare peculiarità e rimandi, analogie e parentele.
Gli strumenti di indagine vengono dispiegati con consapevolezza, messi a disposizione, perché la poesia – ecco l’ulteriore pregio di questo volume – non perde in bellezza, in capacità di sprigionare stupore, se essa costruisce, amplia e rafforza la conoscenza, se essa viene analizzata, posta sotto la lente di ingrandimento, scavata, accostata ad altra poesia.
Stupore e conoscenza in quella che Maria Borio a ragione definisce “lettura relazionale” sono dunque i frutti che chi legge Poetiche e individui saprà cogliere esplorandone, sui sentieri indicati dall’autrice, testi e contesti.
Per ciascuno dei tre decenni conclusivi del XX secolo, per ciascuno dei capitoli, in alcuni casi per singoli paragrafi, il percorso suggerito prende l’avvio dal testo poetico, corpo, prova e documento. Spesso è proprio il testo poetico, riportato nella sua interezza o per passaggi significativi, a dare il nome al capitolo. Riporto di seguito alcuni esempi dall’eco profonda e dalle diramazioni ampie. (altro…)

I poeti della domenica #306: Antonella Anedda, Lacrime

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Lacrime

Rileggendo il sesto libro dell’Eneide
davanti a questo lago artificiale coi resti di una chiesa
raggiungibile ormai soltanto in barca
penso a come resista nei secoli
l’immagne della casa dei morti,
a quanto desiderio spinga i vivi nella gola degli inferi
solo per simulare un abbraccio impossibile,
a come le mani che penso di toccare siano rami
di lecci, querce, abeti – aberi di natale,
specie inusuale in queste terre.
Nel vecchio paesaggio c’era il fiume
dove le donne andavano a lavare.
Stendendo le lenzuola sulle pietre
raccontavano di come le ombre delle madri
scendessero a turno dalla rupe solo per asciugare
le lacrime che continuavano a colare.

 

da Antonella Anedda, Historiae, Einaudi, 2018

Festival ‘verso libero’ a Fondi (LT) il 30 settembre e 1 ottobre 2017

Il fuoco accende la IV edizione del Festival poetico ‘verso Libero’

La rassegna che si terrà a Fondi il 30 settembre e 1 ottobre 2017. Uno sguardo sull’opera di de Libero e sulla poesia tra musica, teatro e arte

Saper vedere, mettere a fuoco. Una città è stata messa a ferr’e fuoco. A fuoco una vittima, la parola, la vita. Brucia qualche cosa dentro. Arde la brace delle nostre azioni, la passione accende i nostri passi. La metafora del fuoco è onnipresente nell’opera di Libero de Libero «e di cenere odora / la stanza chiusa del cuore». La fiamma della poesia è sempre accesa nell’opera che resiste al tempo. Esistere è non smettere di divampare.

Per il 4°anno consecutivo l’associazione “Libero de Libero” organizza a Fondi (LT), “Ciociaria di mare”, terra natìa del poeta e intellettuale Libero de Libero, figura di spicco della Roma del secolo scorso. Il 30 settembre e 1° ottobre prossimi si terrà la quarta edizione del Festival poetico “verso Libero” che unisce in un’unica rassegna poesia, performing art, pittura, musica, cinema e teatro per ricordare la vita e l’opera deliberiane. L’invito-slogan è: “metti a fuoco la parola“. Parteciperanno alcuni poeti italiani contemporanei tra cui Claudio Damiani, Davide Rondoni, Antonella Anedda, Rodolfo Di Biasio e Nicola Bultrini. Si metterà in scena un’opera del poeta Lino Angiuli, “Via Crucis terraterra”, Premio “Solstizio” alla Carriera 2016 che quest’anno passerà il “testimone” a Lucio Zinna, poeta siciliano. Significativo lo spazio dedicato al romanzo “Amore e morte” di Libero de Libero, che, come avrai letto già da quel mio pezzo e dall’estratto, indaga le ragioni di un delitto passionale del 1907, quando un giovane diede fuoco alla capanna della sua “amata”.
Programma completo cliccando a questo link 

 

Una foto dalle precedenti edizioni

 

XIII Quaderno di poesia contemporanea: un corridoio d’acqua

CopertinaQuaderno

Tredicesimo quaderno italiano, Marcos y Marcos, 2017, € 25,00

Ho scelto l’acqua per attraversare il XIII Quaderno italiano di poesia contemporanea.
L’acqua è un elemento che compare in quasi tutte le poesie di Agostino Cornali (1983); una presenza costante, persistente. Il campionario è vastissimo: si tratti di rogge, fossati, pozzanghere, sorgenti, marcite, vasche, ghiacci, torrenti, laghi, fiumi, mari, proprio attraverso l’acqua sembra dettarsi, prima di sciogliersi nel nulla, la sua (sua e potenzialmente di ognuno) “geografia dell’io”. Dirò meglio: Cornali prova a pescarsi in una toponomastica che gli serve da puntellamento esistenziale e immaginativo, e l’acqua è un contorno fondamentale. Siamo in presenza di una ricerca e di una fantasia dell’io. I luoghi e le situazioni di Camera dei confini sono dunque punti, nomi che diventano tracce di epifania, perché del suo io avvenga l’annullamento. Cornali è autore anche di prosa, ama l’invenzione e lo scavo di Mari, ama l’asciuttezza e l’essenzialità di McCarthy. Così tutto è un confine nella sua poesia, che si muove tra storia, leggenda (come quella del Lago Gerundo col Drago) e la quotidianità di tutti. Cosa resta, alla fine? Una grandezza, una vastità sognante, potremmo dire, tra antichità e futuro dell’io, in una poesia che ci fa toccare magnificamente solitudine e abbandono.

                                           Chieve

È il respiro del drago Tarantasio
che fa tremare le persiane
nelle notti di febbraio

e sulle barche che solcano il lago
i nostri antenati longobardi
si alzano in piedi, tremanti sulle prue,
le spade e gli scramasax in mano

guardano la testa crestata del mostro
che emerge lentamente dalle acque,
i suoi occhi accesi nella nebbia
le fauci spalancate

e allora divampa
il fuoco sulle torri
dei castelli di pianura
e il pianto dei bambini risuona sulle coste
da Fara Gera d’Adda ad Acquanegra.

Di quel lago maledetto
che dà il nome alla tua via
è rimasta una piccola pozza
che non riesce ad asciugare
in un campo di frumento.

Ma tu, nel sonno, continui a tossire.

 

Il nome di Franca Mancinelli (1981) è un nome già affermato, saldo nel panorama della poesia contemporanea. Tasche finte, dopo i libri Mala kruna e Pasta madre, è il contributo di novità che si offre in questo Quaderno. Ha ragione Antonella Anedda, introducendo l’opera, nell’evidenziare quanto il gerundio sia venuto in soccorso in queste ultime prose poetiche (o possiamo forse dire: “false” poesie). Interessa notare il procedimento creativo di Mancinelli, come le immagini cioè diventino incisioni, e come il gerundio, in effetti, consenta in modo efficace e affascinante un rallentamento nel farsi di queste immagini: raffinate immagini  che pian piano si disegnano, entrano in un disegno filmico, entrano nella nostra mente, depositarie di una delicatezza (ma non disgiunta dalla forza) che le distingue e le esalta. Scelgo ancora l’acqua, come dicevo, per poterci inoltrare nella sua poesia. Fin qui, dove l’approdo è appena oltre il silenzio:

Qui ciò che cade indurisce nello spazio assegnato dal caso o dal destino. Cadendo si abbandona, perde ogni appartenenza. Iniziano a crescere radici, sottili come capelli. I tuoi, sul pavimento, nella polvere. Ma oggi il tempo è entrato, risuonando sui vetri. Le pareti si sono fatte sottili. La casa di membrana. Ogni stanza entrava nell’altra, sovrapposta come in un gioco di dimensioni perfette. Ne restava una sola alla fine, profonda di tutte le altre. Vi entrava anche il giardino, con gli alberi, la strada di auto lente, il canale. Ti stava facendo questo, pazientemente, la pioggia. Aprendo una sillaba all’infinito fino all’inizio dell’articolazione di un suono. Portandoti appena dopo il silenzio. In quella durata dove potevano fare ritorno, trovare luogo le cose.

(altro…)

I poeti della domenica #135: Antonella Anedda, ‘Non ti ho detto che la mia paura è una piccola macchia’

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Non ti ho detto che la mia paura è una piccola macchia,
una zona calva, una frazione di pelle nuda.
Vedevo il suo impercettibile ingrigirsi.
La paura s’imperla come un’ostrica
il bordo sfrangiato di grigio più scuro.
Tanto piccola da non essere spiegabile.
Screpolata. Tanto insignificante
da non darmi voce per gridare la scoperta
che il male non si espande ma si addensa.

© Antonella Anedda, in Salva con nome, Milano, Mondadori, 2012.

Nuovi Argomenti n. 74: Amelia Rosselli

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Tommaso Pincio “Sfere celesti” 2015, materie varie su tavole (foto di Alessandro Vasari)

Amelia Rosselli, «Nuovi Argomenti», n. 74, 2016

Introduzione
di Maria Borio

«Nel pulsare di tutte le moltitudini». Forse è questo uno dei versi attraverso cui oggi si può lanciare lo sguardo alla scrittura di Amelia Rosselli e ritrovarne la presenza almeno in almeno due fenomeni: una tonalità emotiva centrata su una pronuncia individuale e interiore, che si sgancia dalle poetiche del Novecento e cerca con fatica la propria autenticità espressiva; e la capacità di tenere insieme più linguaggi, musica, parola, diverse lingue. Questo verso, tratto dalla raccolta Sleep-Sonno, descrive in controluce l’assemblaggio che lavora le inserzioni semantiche e il ritmo come andamento tonale, ma anche come forma grafica, elaborando la poetica musicale e visiva descritta in Spazi metrici e dando vita a quello che potrebbe essere chiamato uno ‘sperimentalismo esistenziale’. Nanni Balestrini, con una dedica in versi, ci consegna il suo «attimo in fuga»; Antonella Anedda, con una inedita poesia-saggio, restituisce un’interpretazione dell’incastro ibrido che lo sguardo a più livelli e a più voci della Rosselli può suggestionare; Roberto Deidier disegna uno scatto-documento emerso da un originale inventario privato.  La vocazione di questa poesia ricrea, forse prima di tutto, l’affollamento dell’inconscio di un’interiorità contemporanea che pulsa come un sismografo in uno scambio tra l’esperienza e la storia, tra l’io e un essere – o ritrovarsi – personaggio. E il poeta, come Amelia Rosselli amava definirsi abolendo le distinzioni di sesso o scale d’appartenenza, è un universo che si compone e solidifica nei legami sonori, semantici e grafici, un universo che Stefano Giovannuzzi porta alla luce nei nodi tra la scrittura e la biografia, Alberto Casadei attraverso le possibili funzioni dell’inconscio biologico-cognitivo, Caterina Venturini nel rapporto tra la figura della madre e la psicoanalisi, Alessandro Baldacci nella ricostruzione di un simbolico mondo di presenze animali. Caso unico nella poesia italiana del Novecento, la Rosselli fluttua in una solitudine eccentrica e «quadrata», che le permette di strizzare l’occhiolino a Sanguineti e alla Neoavanguardia, come ben ricorda Gian Maria Annovi, o ai palinsesti dei cosiddetti Novecento e Antinovecento, di cui parla Gandolfo Cascio scrivendo sul poemetto La Libellula. Nella sua unicità, tra la «variazione», che lavora musicalmente, e il «documento», che usa l’individualità come filtro della storia, la Rosselli tende a spossessare l’intenso inconscio lirico per farlo rifluire in una sorta di inconscio collettivo, in una sola moltitudine, incontro di tutte le moltitudini, con uno «sforzo per essere autentici», come diceva Amelia di Boris Pasternak, come scrive Laura Barile commentando i Nonnulli, e come si legge nei ricordi di Daniela Attanasio e Gabriella Sica. Essenziale l’incastro tra le lingue, forse naturale antesignano di certe recenti tendenze al genere ibrido, che si riverbera nei lavori sulla traduzione: nei contributi di Jennifer Scappettone e di Daniela Matronola per l’inglese, e di Jean-Charles Vegliante per il francese. Infine, Laura Pugno, con un delicato ritratto lirico, e Ulderico Pesce, in una conversazione sulla rappresentazione teatrale di alcune opere di Amelia e del suo rapporto con Rocco Scotellaro, lasciano due fotografie in scrittura da conservare.

 

(La sezione dedicata ad Amelia Rosselli, per il ventennale della scomparsa, a cura di Maria Borio, propone contributi di Nanni Balestrini, Antonella Anedda, Roberto Deidier, Stefano Giovannuzzi, Alberto Casadei, Caterina Venturini, Alessandro Baldacci, Gian Maria Annovi, Gandolfo Cascio, Laura Barile, Daniela Attanasio, Gabriella Sica, Laura Pugno, Ulderico Pesce.)

 

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Tommaso Pincio “Sfere celesti” 2015, materie varie su tavole (foto di Alessandro Vasari)

11 febbraio

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1963, Londra: riversa a terra, la testa nel forno a gas, al 23 di Fitzroy Road, casa un tempo di Yeats, c’è Sylvia Plath. «La casa di un poeta che amo» – aveva dichiarato – «è con me, al mio fianco. Questa è la mia torre all’ombra del faggio rosso e le sue rose sono i miei fiori. La targa azzurra alla sua memoria in alto a destra del portoncino mi ha invitata. Ho sentito che questa doveva essere la mia casa, l’unica che fosse giusta per me. Un poeta irlandese morto ventiquattro anni fa è la sola compagnia che io ho».

1996, Roma: appartamento al quinto piano, in via del Corallo, una sedia appoggiata al davanzale della finestra. Poi, il corpo di Amelia Rosselli in fondo alla chiostrina interna.
Una dose estrema di solitudine, quindi la sequenza finale: l’ultimo giorno, l’ultima ora, l’ultima fotografia dedicata al mondo.

Certo, quanti, troppi elementi contribuiscono «a fabbricare dalle sue ceneri un personaggio, quasi un mito di consumo, con scarsa giustizia per un’opera poetica destinata a reggersi splendidamente da sé, senza bisogno di puntelli aneddotici»; vero specialmente nel caso di Plath, cui queste parole di Giovanni Giudici si indirizzarono. La cronaca, quella nudità dei fatti così sorpassabile, eppure tanto capace, frequentemente, di tornare a ferire. Con la decisione di sottrarsi alla vita, i modi e i momenti scolpiti in un gesto finale, la nudità del fatto diventa emblema fossile di dolore.
Tuttavia, è davvero decisivo andare oltre la data e il luogo del corpo spezzato:

(…)

ma solo spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch’io sono (…)

Questi versi di Zanzotto legano fortemente il pensiero alle due morti, di Sylvia e di Amelia.
Come non credere al cuore di quel “non”, negazione del nulla?
Alla parola scolpita cioè, al marmo in eterno. «Lo scopo dell’artista, sia egli poeta o altro, sta tutto nel produrre qualcosa di compiuto, duraturo e immutabile», afferma Auden ne La mano del tintore.
Ritagliamo perciò ora, come fossero in indelebile memoria, questi versi di Sylvia Plath: «La donna è perfetta. / Il suo morto / corpo veste il sorriso del compimento (…)»; e di Amelia Rosselli: «(…) Era necessario alla / sua altezza morale che fosse registrato su dell’inchiostro / nero il suo fallimento. Non era necessario alla sua / bassezza morale morire».
Morire, dormire. E, lasciandosi, lasciarsi incidere nel marmo. Perché mai, veramente, di mera espressione si parla, ma, appunto, di incisione.
«Greve marmo»: lì si scolpisce, come avviene sulla pagina, quanto passa da buio a buio per ruotare poi nella mente di chi resta.
Leggiamo, in tal senso, questa poesia di Amelia Rosselli, da Sleep, anno 1955:

Well, so, patience to our souls
the seas run cold, ‘pon our bare necks
shivered. We shall eat out of our bare hand
smiling vainly. The silver’ pot is snapped;
we be snapped out of boredom, in a jiffyrun.
Tentacles of passion run rose-wise
like flaming strands of opaque red lava. Our soul
tears with passion, its chimney. The wind cries oof!
and goes off. We were left alone with our sister
navel. Good, so we’ll learn to
ravish it. Alone. Words in their forge.

Dunque, va bene, pazienza per le nostre anime
i mari sono freddi, sopr’i nostri colli nudi
tremati. Mangeremo dalla nostra mano vuota
sorridendo vanitosamente. La teiera d’argento è
sbattuta;
ci siamo liberati subito dalla noia, in un attimocorsa.
Tentacoli di passione corrono come fanno le rose
come fiammanti colate di opaca lava rossa. La
nostra anima
si lacera con passione, suo camino. Il vento grida uffa!
e se ne va. Fummo lasciati soli con nostra sorella
ombelico. Bene, dunque impareremo
a stuprarla. Sola. Parole nella loro fucina.

[trad. Antonio Porta]

Questi due anni del Novecento che continuano a girare intorno all’11 febbraio, abbracciamoli allora, con l’affetto che altre due voci femminili hanno saputo regalare.

La voce di Vivian Lamarque:

Amelia da vive
non eravamo amiche, tantomeno
nemiche, tu eri sempre
come lontana e anch’io un po’ altrove
un po’ strana, mi parlava di te Emmanuela
Tandello ricordi? ti ricordi i ricordi? Sara
se chiamavi correva come una mamma
con Mimma, Daniela, Maria Clelia,
te lo ricordi Amelia? Ti portavano in montagna,
ridevi, perché non chiamarle anche
quel giorno? perché trasformare quell’11
in giorno di marmo, in giorno di morte
di Amelia?

(e dimmelo lo sapevi quella vigilia che l’11
febbraio era anche il giorno in marmo di Sylvia?)

E quella di Antonella Anedda, nei versi conclusivi dedicati nella morte di A. R.:

Non ho voce, né canto
ma una lingua intrecciata di paglia
una lingua di corda e sale chiuso nel pugno
e fitto in ogni fessura
nel cancello di casa che batte sul tumulo duro dell’alba
dal buio al buio
per chi resta, per chi ruota.

© Cristiano Poletti

L’importanza di essere piccoli (terza edizione)

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                                                                                                                            Il mondo è delicato

 il mondo è una pallina che s’increpa

teniamolo leggero

teniamolo sulla punta delle dita

N. Pedretti

                                                                                                                     

 

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione

poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese

dal 4 al 9 agosto 2013

Ritorna ad agosto la rassegna di musica d’autore e poesia che mappa e custodisce poeticamente l’appennino tosco-emiliano

con

MILO DE ANGELIS, ANTONELLA ANEDDA, UMBERTO MARIA GIARDINI, COLAPESCE, CESARE BASILE e molti altri

La rassegna “l’importanza di essere piccoli giunta alla sua terza edizione (4-9 agosto), organizzata dall’associazione SassiScritti di Porretta Terme (Bo) con la direzione artistica di Azzurra D’Agostino e Daria Balducelli, realizzata con il contributo di Arci Bologna, Regione Emilia Romagna, Fondazione del Monte e Provincia di Bologna Distretti Culturali, ha avuto nell’ultimo anno un sensibile incremento dei Comuni che aderiscono al progetto. Ad arricchire “la geografia poetica” dei luoghi che accoglieranno gli incontri e i concerti si sono aggiunti il comune di Vergato e il suo pittoresco Suzzano, Grizzana Morandi con La Scola, il Parco dei Laghi di Suviana e Brasimone con il Poranceto, un bosco di alberi secolari, e Granaglione con il parco fluviale di di Molino del Pallone.

Il fiorire di nuove adesioni è un dato positivo se si considera che alla base della rassegna c’è lo spirito di condivisione, valore che l’inverno scorso ha permesso all’associazione SassiScritti di essere selezionata al premio nazionale cheFare (ww.che-fare.com) con il progetto “Custodi”.

A emblema infatti di questi giorni sono stati scelti i versi di Nino Pedretti che esprimono e racchiudono l’idea di cura e custodia, parole che accompagnano l’immagine di una goccia, un filo di ragnatela e di una foglia:  esempi di fragilità e tenacia, di precarietà e di resistenza. Dettagli del mondo tanto piccoli quanto preziosi  come le parole e le note, come quegli spazi del mondo e della persona che sono da proteggere.

 

Manuela Dago, Franca Mancinelli, Francesca Matteoni, Marco Simonelli con Bart La Falaise e Federico Frascarelli (sei giovani artisti per un’anteprima che sia uno spazio per le voci nuove), Colapesce  e Stefano Dal Bianco, Anna Maria Carpi e Giangrande, Cesare Basile e Ida Travi, Pino Marino e Antonella Anedda, Umberto Maria Giardini e Milo De Angelis si incontreranno per la prima volta in questi giorni, il cantautore ascolterà il poeta e viceversa, incontri e scambi preziosi che trasfigureranno ed esalteranno  gli scorci più belli e sconosciuti dell’Appennino. Il borgo de La Scola arroccato attorno alle sue torri e ai suoi due oratori risalenti al 1300;  il Poranceto – un fiabesco bosco di castagni secolari; il parco fluviale del greto del Reno che solca la valle del Molino del Pallone; gli ampi panorami che abbracciano Suzzano; la bellezza domestica di Massovrana di Badi e  la dolcezza dei declivi di Capugnano. 

I luoghi che “daranno asilo” alla rassegna sono i protagonisti, come gli artisti e i loro abitanti, di un evento che accade una volta all’anno ma che porta con sé il lavoro dei mesi precedenti, fatto di incontri, di laboratori, di pensieri condivisi davanti al fuoco, la lenta e paziente creazione di una comunità sensibile all’incontro con “lo straniero”, un appuntamento vissuto gioiosamente dagli abitanti stessi che accolgono i visitatori in un vero e proprio “ricevimento” culturale aperto a tutti. I buffet con prodotti locali saranno infatti preparati dalle pro loco, dalle associazioni culturali, o da semplici cittadini e cittadine che desiderano contribuire alla realizzazione della manifestazione. Infine, ma non meno importante, è la gratuità della rassegna che ribadisce il valore imprescindibile della cultura – da considerarsi come qualcosa che deve essere pubblico, diritto e possibilità a cui tutti sono invitati.

 

PROGRAMMA

Tutti gli eventi sono a ingresso gratuito e si svolgono a partire dalle ore 21:00

 

L’anteprima della rassegna, che vuole essere un momento dedicato all’incontro con artisti emergenti o addirittura esordienti, si terrà domenica 4 agosto nel bel clima domestico del borgo di Massovrana (Badi/Castel di Casio) un abbraccio di casette appena sopra il Lago di Suviana che faranno da palco al live acustico del cantautore olandese Bart la Falaise che, accompagnato da un altro musicista, interpreterà canzoni inedite e cover con una voce limpidissima e delicata. Federico Frascarelli, un altro giovane cantautore, presenterà alcuni brani chitarra e voce dal suo Mi manda 2 righe. Nel corso della serata si terranno letture corali, improvvisate, folli e iridescenti di 4 poeti underground molto diversi tra loro ma uniti da una vena poetica che lascerà sicuramente stupiti gli spettatori. La voce delicata ma salda di Franca Mancinelli; il tono agrodolce venato di un’amara ironia che canta la vita la morte il sesso nel nostro tempo di Marco Simonelli; le spirali di senso e suono che come linfa di pianta innervano i versi di Francesca Matteoni; la freschezza e i brevi lampi che raccontano per immagini di Manuela Dago una delle fondatrici di Sartoria Utopia, ‘capanna editrice’ di libri di poesia cuciti a mano.

Lunedì 5 agosto inizia ufficialmente la rassegna che si sposta nel Comune di Granaglione a Molino del Pallone e più precisamente nel “parco fluviale” che si estende lungo la riva del fiume Reno, bonificata dagli abitanti del paese e gestita dalla Proloco del Molino.

Acqua che chiama acqua perché uno degli ospiti del parco sarà il cantautore siciliano Colapesce (Lorenzo Urciullo, nel 2010 lancia il progetto solista Colapesce in riferimento alla leggenda siciliana di Colapesce, il ragazzo “pesce” che amava stare nel mare a tal punto da non riemergerne più) che con l’album Un meraviglioso declino si è aggiudicato la “Targa Tenco 2012”  come “migliore opera prima” e il premio “Fuori dal Mucchio” (assegnato dal mensile Il Mucchio Selvaggio) per il “Miglior esordio”. E se Colapesce suonerà dal vivo facendo riemergere quel “meraviglioso declino” che accompagna la vita comune corrosa dalla crisi ma che allo stesso tempo fa riscoprire quelle piccole cose che fanno “sognare ancora”, al poeta senese Stefano Dal Bianco è affidata la parola che “conferma l’inquietudine profonda del suo rapporto con l’esistere e la sua ansia di libertà in un mondo di anime costrette“. Scandita in sette parti, come le sette note della scala musicale, la nuova opera di Dal Bianco Prove di Libertà (ed. Mondadori) esplora le contraddizioni del sentimento e del pensiero, l’antinomia tra spinta alla consapevolezza e levità di una più naturale adesione alla vita.

Dal fiume e dai “meravigliosi declini poetici” della prima serata la rassegna, martedì 6 agosto, si sposta verso Vergato da cui si sale ad ottocento metri di altezza al panoramico Suzzano con le sue case in pietra arenaria. Qui gli abitanti addobberanno la piazzetta preparando anche un piccolo buffet di benvenuto, mossi  dall’entusiasmo e dalla stessa tenacia che ogni anno gli ha permesso di organizzare una famosa festa  popolare che radunava centinaia di persone provenienti dai paesi delle Valle del Reno. Forti di questa tradizione e volendo mantenere vivo un luogo che altrimenti rischierebbe di essere spopolato, la terza tappa della “mappa poetica” de l’importanza di essere piccoli ospita la poetessa e traduttrice Anna Maria Carpi una tra le più importanti ed interessanti autrici e intellettuali contemporanee. Formatasi all’Accademia di Brera, partecipando a esposizioni a Milano e a Colonia, ha vissuto per diversi periodi a Bonn; saggista e traduttrice di poeti tedeschi (da Gottfried Benn, Kleist, Nietzche, Grünbein a Enzensberger) si confronta con la vita quotidiana e con le grandi domande ontologiche, con quel mistero abissale che si cela nei gesti di tutti i giorni, nella vita che scorre come la prosa e che ha slanci di verticale poesia. Un linguaggio familiare che filtra nella pelle, arriva anche alle persone che non sono “abituate” ad ascoltare poesia. Una leggibilità che è tipica invece della musica proposta per quest’occasione dal musicista, produttore e songwriter Giangrande, capace di muoversi con grazia ed eleganza all’interno dei diversi linguaggi e stili musicali: dalla canzone d’autore all’elettronica fino alla colonna sonora. In questo momento in tour con Daniele Silvestri come chitarrista della band, Giangrande porta a Suzzano il suo ultimo album da solista, Directions, prodotto da Paolo Benvegnù. Un album dalle atmosfere delicatissime, cantato in tre lingue, un respiro internazionale che però bene si sposa -grazie alla delicatezza della voce di Giangrande- con l’intimità di un piccolo borgo.

Mercoledì 7 agosto la geografia poetica della rassegna si addentra nel cuore di un bosco di castagni secolari nel Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone in località Poranceto (nel comprensorio del comune di Camugnano). Nel raccoglimento del castagneto, in quel silenzio referenziale che si crea a contatto con la natura, gli ospiti potranno ascoltare la “mitologia contemporanea” di Ida Travi. Poetessa, ma anche studiosa di filosofia, Ida Travi con il saggio L’aspetto orale della poesia pubblicato dal 2000 al 2007 in tre edizioni, avvia una sua riflessione personale sul rapporto tra poesia e filosofia, in particolare tra lingua poetica e lingua materna, oralità che diventa cardine della sua scrittura e una traccia del dire. La parola detta da Ida Travi, che ripesca i toni e le voci dalla memoria in un “impasto” sensoriale, e la parola cantata, dolentemente dialettale dello straordinario cantautore siciliano Cesare Basile, permeeranno il sottobosco de Il Poranceto con toni alti e gravi. Cesare Basile suona e scrive dall’inizio degli anni ottanta e tra le sue collaborazioni vanta quella con John Bonnar (Dead Can Dance), Nada, Lorenzo Corti (Cristina Donà, Delta V, aka Musical Buzzino), Valentina Galvagna e Marta Collica (Sepiatone). Dopo aver soggiornato a Berlino e a Milano, nel 2011 Basile rientra a Catania dove sposa la causa del Teatro Coppola Occupato che lo impegnerà anche nei lavori di ristrutturazione. Dal lavoro nel cantiere del teatro sono nate le dieci tracce dell’ultimo album Cesare Basile (febbraio 2013 Urtovox) un disco blues “situato tra la tradizione popolare italiana ed il folk americano delle radici, cantato in siciliano con una voce che graffia l’anima”.

Giovedì 8 agosto il paesaggio che comprenderà l’incontro con la poesia di Antonella Anedda e la musica di Pino Marino sarà quello della campagna intorno al comune di Grizzana così cara all’artista Morandi. Le curve delle colline, i profili brulli dei calanchi, sono i quadri malinconici e nostalgici che circondano l’antico borgo de La Scola. Di origine militare bizantina Scola, nel corso dei secoli, assume una fisionomia difensiva con torri che permettono la sicurezza del borgo ed è grazie a queste torri che il borgo è riconoscibile anche da lontano. Bellissima, con la sua meridiana settecentesca, l’edicola e gli affreschi, il forno quattrocentesco con mensole scolpite, finestre con formelle d’arenaria incise con simboli comacini, la Scola è una partitura di memoria, di storie e di leggende così ben custodite dall’Associazione Sculca composta da volontari che ancor oggi si prendono cura di un dono tramandando dal tempo. Non poteva esser scelto luogo migliore per raccogliersi intorno alle parole “salvifiche”di Antonella Anedda e alle sue meditazioni liriche. “Premio Rèpaci Viareggio” 2012 con la raccolta Salva con nome, Anedda con i suoi ultimi versi aggiunge un ulteriore tassello a un percorso poetico animato da un pensiero sotterraneo. La sua poesia “naviga nel sangue fino al cuore” e lo fa con la precisione di un “agocucendo con pazienza i significati, i nomi che, come indica il titolo dell’ultima raccolta, esistono per affacciarsi al mondo. E se Antonella Anedda “cuce” i versi, il raffinato cantautore Pino Marino inanella parole come perle, componendo canzoni raffinate caratterizzate da sonorità scarne ed intimistiche. Compositore, autore, pianista e chitarrista, legato alla miglior tradizione del cantautorato italiano, Pino Marino per molti anni ha portato la sua musica nei locali capitolini. Dopo diversi progetti che lo hanno portato a ricevere prestigiosi riconoscimenti come il “Premio Recanati” premio Italiano “Musica Emergenti”  nel 2000 con la collaborazione di Mauro Pagani e David Petrosin,  pubblica il suo primo album, Dispari con il quale vince il “Premio Ciampi” nel 2001. Con il suo secondo lavoro Non bastano i fiori (2003) la critica si fa unanime e Federico Guglielmi della rivista musicale “il Mucchio selvaggio” scrive:  “…una voce evocativa che intona testi per i quali si può scomodare il termine poesia, poesia concreta e surreale, profonda e ironica, intrisa di malinconia così come illuminata di speranze (…)”

Venerdì 9 agosto termina il viaggio degli artisti e degli spettatori nelle terre dell’Appennino con il consolidato appuntamento a Capugnano (Porretta Terme), dove sul palco saliranno altri due grandi artisti: Milo De Angelis e Umberto Maria Giardini.

Milo De Angelis è una delle voci più importanti della poesia italiana contemporanea, poeta che frequenta gli abissi e i “cortili oscuri della vita” e lo fa sporgendosi nei precipizi, negli orridi della vita per ripescarne una parola scarna, non spettacolare, che batte come un corpo che duole, che indica un verso, una caduta. Dalla pietra miliare Millimetri del 1983 fortunatamente riedita dopo trent’anni dal Saggiatore, alla dolente e meravigliosa raccolta di dolori di Tema dell’addio, fino alle poesie di Quell’andarsene nel buio dei cortili dove i ricordi d’infanzia, gli amori, il calcio, gli amici,e i cortili milanesi sono sempre attraversati dal buio, un buio che è il risvolto segreto della luce, un buio che convoca a giudizio. Oltre ad essere un grande poeta De Angelis ha tradotto superbamente dal francese e dalle lingue classiche Racine, Baudelaire, Blanchot, Eschilo, Lucrezio.

Sarà, infine, l’atteso live acustico di Umberto Maria Giardini (conosciuto per molti anni con lo pseudonimo Moltheni) a chiudere la serata e la terza edizione della rassegna, e lo farà con il suo canto aperto e suggestivo che conduce in territori onirici. Un’esibizione insolita dove ai suoni più elettrici del bellissimo e ultimo disco La dieta dell’imperatrice, si darà spazio ad arrangiamenti più melodici, e in scena con la sua contraddistinta grazia, Umberto Giardini darà sicuramente il meglio di sé a ricordarci che “l’unico sollievo che l’uomo può succhiare direttamente dalla sua volgare esistenza è dato dalla natura e dal silenzio. Ovunque c’è natura, ovunque c’è silenzio, c’è speranza” considerazione che sembra essere in dialogo con uno dei versi più belli di Milo De Angelis contenuti nella storica raccolta Millimetri: “In noi giungerà l’universo, | quel silenzio frontale dove eravamo | già stati”.

Come ogni anno a dare il benvenuto agli artisti e al pubblico ci sarà la calorosa ospitalità dell’Associazione Beata Vergine della Neve e della Proloco che come tutti gli anni per l’occasione cucineranno crescentine, tigelle e polenta.

Ad arricchire la rassegna saranno presenti i due bookshop della libreria “L’Arcobaleno” di Porretta e de “LO SPAZIO di via dell’ospizio” di Pistoia, oltre che la presenza di una vetrina aperta all’innovativa e ricercata piccola casa editrice “Sartoria Utopia” con i suoi colorati ed eleganti libri cuciti a mano. Verranno inoltre messi in vendita a sostegno delle attività del festival alcuni esemplari di poster d’arte numerati, pezzi unici realizzati appositamente per il festival secondo le antiche modalità di lavoro dalla tipografia d’arte bolognese Anonima Impressori. Inoltre nei giorni del festival e in quelli precedenti alcune realtà locali realizzeranno piccoli gadget a sostegno del festival, come per esempio i segnalibri con su riportato un verso di Umberto Saba sul pane e dati in omaggio dall’Antica Forneria Corsini di Porretta Terme, nella convinzione che la cultura sia altrettanto importante nutrimento.

L’IMPORTANZA DI ESSERE PICCOLI – III edizione

poesia e musica nei borghi dell’Appennino bolognese

dal 4 al 9 agosto 2013

con il contributo di

Arci Bologna, Regione Emilia Romagna Fondazione del Monte,Provincia di Bologna Distretti Culturali

e il sostegno dei comuni di

Castel di Casio, Gragnaglione, Grizzana Morandi, Porretta Terme, Vergato

e del Parco Regionale dei Laghi di Suviana e Brasimone

e di Coop Reno, Banca di Credito Cooperativo Alto Reno, Banca di Imola Filiale di Porretta Terme, Proloco di Capugnano, Associazione Parrocchiale Beata Vergine delle Nevi, Proloco di Molino del Pallone, Proloco di Cereglio

con la collaborazione e il sostegno di

Associazione Parrocchiale “Beata Vergine della Neve”; Pro Loco di Capugnano; Pro Loco di Cereglio; Pro Loco di Molino del Pallone; “Antica Forneria Corsini” di Porretta Terme; “The Califfo” Pub di Porretta Terme; Libreria “L’Arcobaleno” di Porretta terme; Libreria “Lo Spazio di via dell’ ospizio” di Pistoia; Gelateria “La Baracchina” di Porretta terme; Centro Turistico “La Prossima” di Castel di Casio; Associazione culturale  “Sculca”.

  • 4 agosto – Massovrana (Castel di Casio) h 21 in caso di pioggia: sala interna del B&B Borgo Massovrana
    MANUELA DAGO, FRANCA MANCINELLI, FRANCESCA MATTEONI, MARCO SIMONELLI
    (letture poetiche) BART LA FALAISE & “SOCIO”(live acustico); FEDERICO FRASCARELLI (live acustico)
  • 5 agosto – Molino del Pallone (Granaglione) h 21 in caso di pioggia: Molino del Pallone, sala proloco
    STEFANO DAL BIANCO  (lettura/incontro) COLAPESCE (live acustico)
  • 6 agosto – Suzzano (Vergato) h 21 in caso di pioggia: Suzzano, sala proloco
    ANNA MARIA CARPI (lettura/incontro) GIANGRANDE (concerto)
  • 7 agosto – Poranceto (Camugnano) h 21 in caso di pioggia: Sala  Parco dei Laghi, p.zza  Kennedy 10, Camugnano
    IDA TRAVI (lettura/incontro) CESARE BASILE (live acustico)
  • 8 agosto – La Scola (Grizzana Morandi) h 21 in caso di pioggia: La Scola, sala Associazione La Sculca
    ANTONELLA ANEDDA (lettura/incontro) PINO MARINO (live acustico)
  • 9 agosto – Capugnano, Porretta Terme h 21  in caso di pioggia:  Capugnano, Oratorio della chiesa di San Michele Arcangelo
    MILO DE ANGELIS (lettura/incontro)UMBERTO MARIA GIARDINI (live acustico)

 

Tutti gli eventi sono a ingresso libero.

 

INFO

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sassiscritti@gmail.com

fb: L’importanzaDiEsserePiccoli

mob: 349 5311807 | 349 3690407

Le foto degli artisti e dei luoghi in cui si svolgerà la rassegna sono disponibili all’indirizzo: www.arcibologna.it/area_stampa

Come raggiungere i borghi:http://sassiscritti.wordpress.com/come-arrivare/

UFFICIO STAMPA

Arci Bologna: Rossella Vigneri (+39 349 8354451) I ufficiostampa@arcibologna.it

SassiScritti: Azzurra D’Agostino – 349 5311807 | azzurradagostino@gmail.com

Lemmario per Anedda

di Marilena Renda 




Fantasmi

Tutti sanno, per contatto più o meno prolungato con l’oggetto, che i fantasmi difficilmente lasciano la presa sui viventi. Spesso sono i viventi, però, ad aggrapparsi ai fantasmi, a mettere un nome sopra le immagini fantasmatiche e archiviarle tra le cose che li fondano. C’è una grande libertà, però, nel lasciarli fuggire, e ancora maggiore nel lasciar cadere i nomi; non solo la loro arbitrarietà è sgradevole, ma nei riti di passaggio i nomi tengono ferma la carne e impediscono il movimento. Che c’è di meglio che perdere un nome per dimenticarsi? A quel punto è più facile perfino prendere sonno.

Cucire

Con un identico movimento si cuce e si scuce. Già nella Vita dei dettagli, lei cuciva i pezzi di giacca dell’amato sui propri oggetti domestici, per incorporarlo tra i suoi Lari e non farlo fuggire dalla prossimità del corpo. Cucire significa non far fuggire l’ultimo resto della Presenza (e si sa, la Presenza è un attributo della Divinità). Si cuce per tentare un’incorporazione, e gli aghi possono farlo meglio delle parole. Si cuce per addensare il Tempo.

Pronomi

Si scivola dall’uno all’altro senza fare tante storie.

Immagini

Le immagini non meritano un eccessivo rispetto: sono semplicemente un tavolo da lavoro. Occorre pestarle e ripestarle, come il seme biblico, perché diano senso. Sono il testo a fronte della memoria; ma se con loro non ci si prende delle libertà diventano immediatamente inerti. Il dettaglio porta più lontano, l’anonimato della figura è quasi sempre un sollievo (anche le persone più care è bene che restino senza nome). Perché ostinarsi con l’intero quando i pezzi raccontano una storia in modo tanto più eloquente?

Spazio

“Contro il tempo trovammo l’arte dello spazio”. E’ una prospettiva molto ebraica: se il tempo risulta invivibile, l’unica dimensione salvabile resta lo spazio. Nell’ordine: spazio della paura estiva, spazio della paura diurna, spazio dell’invecchiare, spazio dell’acqua domestica. Anche in questo caso, ad essere in gioco è la libertà, la possibilità di trovare – nello spazio – agio sufficiente e riparo.

Voce

Riecheggiare, ma non essere posseduti dalle voci altrui. Se si diventa cassa di risonanza e si lascia che i morti attraversino lo scheletro del corpo, allora i giorni e le notti passeranno quasi incruenti. Il soggetto retrocede sullo sfondo, qua e là ne emergono pezzi doloranti ma silenziosi. Conta davvero il nostro dolore? Forse, se non gli diamo importanza, se ci poniamo dietro le quinte del nostro scontento, vedremo un paesaggio diverso, di tregua. Immagini di una donna che stende le lenzuola, guarda il tempo che farà, accende la luce, distende la schiena, abbozza un gesto di riconoscimento.

Polvere

Tutto sommato, lasciarla depositare è cosa saggia. Non compiere gesti superflui, tendere alla sobrietà del vegetale, al silenzio. “Adesso c’è silenzio. So che non torna più nessuno ma che esiste una tregua: questa, ora, tra mezzogiorno e l’una”.


Antonella Anedda, Salva con nome, Mondadori, Milano 2012, pp. 119, 16 euro.

[Già su Alfabeta2, luglio 2012]

RAGIONE, PASSIONE E INTERFERENZA. LE DIMENSIONI CREATRICI DELLA POESIA – POESIA A CALTAGIRONE (CT)

RAGIONE, PASSIONE E INTERFERENZA. LE DIMENSIONI CREATRICI DELLA POESIA – POESIA A CALTAGIRONE (CT)

         

Rassegna Natale a Caltagirone
dal 17 al 19 dicembre 2010 Ore 19

Palazzo Ceramico ex Reburdone
via Abate Meli, 3 – Caltagirone (CT)
Ingresso libero 

17 DIC. : L’ESPERIENZA POETICA DEL PENSIERO
Reading e conversazione con gli autori
 
ANTONIO RICCARDI presenta il suo ultimo libro “AQUARAMA E ALTRE POESIE”
MARIA CONCETTA RIPULLO E ANGELA ALES BELLO (Roma) parlano di filosofia e poesia presentando il libro “Ragione e Sentimento. Antropologia ed Estetica”
GIOVANNI MIRAGLIA presenta un omaggio al poeta errante TURI SALEMI e coordina il dibattito insieme a MARIA ATTANASIO

18 DIC.: PASSIONE IN FORMA DI POESIA
Reading e conversazione con gli autori
 
MARIA ATTANASIO presenta le sue ultime POESIE uscite sull’ALMANACCO dello SPECCHIO MONDADORI 2010
ANTONELLA ANEDDA (Roma) presenta il suo ultimo libro “LA VITA DEI DETTAGLI” accompagnata dalla proiezione di immagini d’arte
JENNIFER SCAPETTONE (USA), poetessa, traduttrice e docente parla della sua esperienza di scrittura sperimentale
JOSEPHINE PACE introduce e coordina il dibattito insieme a MARIA ATTANASIO e GIOVANNI MIRAGLIA.

Ore 21,30 Concerto live di Madeleine Bloom con anticipazioni dal suo nuovo album “Munutia”
 
 
19 DIC.: VOCE E INTERFERENZA
Reading e conversazione con gli autori
 
ANDREA INGLESE presenta il suo ultimo libro “LA DISTRAZIONE”
MIGUEL ANGEL CUEVAS (Spagna) presenta il suo ultimo lavoro in corso di pubblicazione “INCAVO”, poesie sull’opera dello scultore basco Jorge Oteiza, traduzioni e reading in Italiano a cura di GIOVANNI MIRAGLIA
LUCIANO MAZZIOTTA presenta il suo libro d’esordio “CITTÀ BIOGRAFICHE”
BIAGIO GUERRERA reading con notazioni musicali di Simona Di Gregorio.