Annamaria Ferramosca

Caterina Davinio, Il nulla ha gli occhi azzurri (rec. di Annamaria Ferramosca)

Caterina Davinio, Il nulla ha gli occhi azzurri. Con una nota critica di Francesco Muzzioli, Effigie edizioni, pp. 219, € 17,00

Romanzo da assaporare pagina dopo pagina, gustando un immaginario personalissimo, oltre che l’impianto stilistico e l’eleganza esatta della prosa. Un libro capace di smuovere in profondità, le cui pagine si percepiscono scritte con passione autentica, quasi l’autrice avesse conosciuto dal vivo i personaggi, che sembrano balzare vividi sulla carta trasmettendo tutta l’angoscia da cui sono dilaniati.
Credo che questo libro vada oltre la prima impressione, che è nell’evidenziato contrasto tra i due mondi, quello contadino ormai residuale, che si crede integro e antico di saggezza, e quello più esteso, superficiale e ambiguo, di una società cinica e individualista, basata sull’immagine; presto ci si accorge che vi è – centrale – la volontà di svelare contraddizioni metafisiche, quelle oggi trascurate, affondate nei recessi della psiche, quella impossibilità, forse assoluta, di trovare le vie vere del Bene, perché accidentate di ostacoli umani e imprevedibili, dal sapore dannatamente tragico. Ostacoli di cui l’uomo può essere o no consapevole, ma da cui è travolto. È questo dubbio metafisico ad attraversare le pagine, dando all’autrice la possibilità di rivelare la sua straordinaria capacità introspettiva, raccontando i più sottili e ambigui moti psicologici dei personaggi. Adesione empatica e insieme furore di penetrare i percorsi tortuosi delle menti angosciate del benzinaio Barnard e del transessuale Dorian, sono le leve che spingono l’autrice, con uno scatto di geniale inventività, a trasformare a tratti in modo spiazzante la tecnica narrativa. Così chi scrive si assume non più il ruolo del soggetto narrante, ma quello, in prima persona, del personaggio narrato, rendendo molto più incisivo l’andamento del racconto. E l’ambiguo sessuale, l’ermafrodito di rarissima bellezza, colpito dal ritrovamento di una visione perduta e pure archetipica di bontà di cui vorrebbe riappropriarsi, sembra dapprima vincere sulla resistenza di colui che crede integro, facendo poi deflagrare le pagine nell’esito finale di ritrovarsi sua vittima, con macabre tragiche rivelazioni.
Ci troviamo di fronte ad una narrazione che oggi appare nuova mitopoiesi, una tragedia dell’oggi dove l’umano rivela il suo vano contorcersi andando verso un’inesorabile deriva. Perché un dilemma irrisolvibile lacera la vita del benzinaio-boscaiolo sconvolto da pulsioni represse, e lo stesso accade al transgender, pure irretito dall’impulso violento del sedurre e toccare il fondo, quasi a guastare un mondo pulito, o forse, infine, mosso solo dal desiderio di redimersi.

Così l’autrice alla fine decide di non decidere, di lasciare in sospeso senza indicare vie d’uscita, senza delineare una possibile catarsi, una salvezza nella ricomposizione dei contrasti, ma prende la direzione di una ferma constatazione della pura casualità dell’esistere, dell’intrico forse irrisolvibile che continua a chiedere d’essere risolto. Dove la verità, dove la salvezza? Quale la scelta tra le due visioni dell’agire umano, quella “ecologica” di stampo contadino, con i suoi rischi dovuti alla sancita illibertà delle regole, al mascheramento delle colpe, o quella del mondo consumista-tecnologico-massmediatico, con i suoi rischi di vuoto e distanza dal cuore? È in questo dibattersi, in cui oggi ci si riconosce, il fascino tutto contemporaneo di questo disincantato, originalissimo romanzo.

© Annamaria Ferramosca, 14 dicembre 2017

Ancora su Annamaria Ferramosca, Andare per salti

fotografia di Dino Ignani

Se la sfida è cercare, nell’andare per salti, un filo conduttore, ebbene la sfida è raccolta.
La raccolta di Annamaria Ferramosca, Andare per salti (Arcipelago itaca edizioni 2017), delicatissima nella scrittura quanto visionaria nelle immagini, dà l’impressione a lettura conclusa di aver ruotato senza mai perdere l’orientamento attorno a un tema preciso. Un tema assieme sconsolato e amorevole, perché Annamaria Ferramosca non si limita a puntare il dito contro la stortura che il suo occhio sensibile denuncia, ma ne fornisce alcune ipotesi di medicina. La stortura è quella forma di cocciutaggine autodistruttiva che quello che l’autrice chiama homo insipiens si ostina a mettere in atto contro se stesso, consegnandosi a un isolamento mascherato da ipersocialità, e contro il pianeta, con forme attive come la guerra ma anche più passive quali una progressiva, stolida indifferenza, un’incapacità a essere parte armonica di un tutto naturale. Le medicine sono semplici, e per questo estremamente credibili. Sono la comunione, l’ascolto, il passaggio di testimone di una sapienza che a volte può anche risalire le generazioni, come accade con le poesie a Nicole, oltre che discenderle. E la poesia, di cui questo libro dà una magnifica definizione: «un chiamarsi tra loro – pianissimo – delle cose// e quella nostra stramba contentezza/ nell’ascoltare».
(altro…)

Annamaria Ferramosca, Andare per salti

 

Annamaria Ferramosca, Andare per salti. Introduzione di Caterina Davinio, Arcipelago Itaca edizioni 2017

Non è frequente incontrare una poesia che proprio nel suo procedere si fa universale, senza trala­sciare, tuttavia, di andare a fondo nell’esplorazione del particulare. Scrivo della storia di questo riu­scito incontro, scrivo di Andare per salti di Annamaria Ferramosca.
I testi che compongono la raccolta argomentano, manifestano, dispiegano, innanzitutto, il titolo che – lo scopriamo percorrendola con il batticuore per il ritmo che trascina e per il coinvolgimento che afferra insieme coscienza e affetti – è sia scelta, intenzione, programma di chi scrive, sia invito a chi legge.
Come non pensare, infatti, che il titolo suoni come una risposta, in contraddittorio, alla nota affer­mazione “Natura non fecit saltus”, come non pensare a un’opera che con quella affermazione intrecci un canto come poetico ‘contrasto’, tanto più che, si badi bene, ci troviamo dinanzi a  un’autrice che trae linfa poetica anche dalla sua formazione scientifica, e che, per essere più precisi, come sot­tolinea Caterina Davinio nell’ampia introduzione, Libertà e scienza nella poesia di Annamaria Ferramosca, ha uno sguardo sulla natura che si avvicina molto più al metodo sperimen­tale di Galilei che non, piuttosto, al punto di vista di Leopardi?
Si procede invece – e attraverso le tre sezioni Ferramosca addita varie possibilità di andature alter­native – Per salti, Per tumulti, Per spazi inaccessibili.
Ineludibile, dunque, la presenza di un pungolo incalzante, che scatena una danza di ribellione. Alla danza della poesia Ferramosca ci ha splendidamente abituati nelle raccolte precedenti. Ma se lì – in Ciclica, ad esempio, o, ancor prima, nel volume Other Signs, other Circles – la coreografia disegna­ta era preferibilmente una ronde armoniosa, ora il ballo è una «danzaturbine»; dismesso l’incanto, sopraggiungono «ancora altri corpi danzanti/ altra inquietudine» (taràn).
Ci siamo, è rivolta. Ma rivolta contro chi, contro che cosa? Le prime poesie della raccolta ne disse­minano gli indizi, i segnali, l’occhio estraneo (ostile?). Ecco che il particulare del sentore, del presagire l’accadimento inevitabile agli umani, si fa dire universale e spiega le scaturigini di Andare per salti: «sai la fine mi tiene d’occhio e voglio/ andare senza direzioni» (esterno con pioggia   in­terno con acquario); «tanto so che l’altrove/ mi tiene d’occhio e» (ora che mostro viso e braccia aperte). (altro…)

Gianni Montieri, Avremo cura – Nota di Annamaria Ferramosca

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Gianni Montieri Avremo cura – Zona contemporanea, pp.67, euro 10
Nota di lettura di Annamaria Ferramosca

Fare poesia è un fare prezioso, che diviene sempre più difficile per il passo veloce della contemporaneità, per il buio che sembra non diradarsi. Per questo appare come un dono improvviso questa nuova raccolta di Gianni Montieri, con il suo invito a cogliere squarci di realtà e farvi luce, attraversando le oscurità del nostro tempo. E’ una necessità forte, che l’autore avverte e fa emergere, di affrontare in modo diverso la routine dei gesti quotidiani, l’automatismo di ciò che facciamo o guardiamo accadere, per sottrarlo alla nebbia dell’inconsapevolezza, ponendolo sotto un riflettore di luce-parola per coglierne relazioni e semi di significato.
È vero: la liquidità Baumaniana della vita contemporanea rende sempre più arduo concedersi pause, spazi di attenzione, per acquisire consapevolezza su eventi anche minimi eppure rivelatori, che scorrono sotto i nostri occhi. Ma può riuscirci la sensibilità dello sguardo poetico, che penetra la realtà sollecitato da tutto ciò che vi accade o che la realtà fa evocare, come, per esempio, brani di frasi udite che possono sbalzare indietro, nel tempo dell’infanzia e dell’adolescenza, facendolo rivivere con altri occhi, altra consapevolezza. È proprio quel che fa, con uno stile serrato e omogeneo lungo tutto il libro e con un’andatura di spontanea ed efficace leggerezza, Gianni Montieri.
Già il titolo mette sull’avviso: abbiamo l’esigenza forte di “avere cura”, di non far passare nel limbo della dimenticanza ogni gesto, ogni evento, di accogliere e vagliare il flusso della vita con la sottile lente della poesia, implacabilmente rivelatrice. Ne emergono indicazioni insospettate, affioramenti del senso – da sempre inseguito – del nostro essere nel mondo. Ecco che il paesaggio si fa vivo e si trasforma insieme a noi, ecco che i movimenti della realtà quotidiana e del passato vengono come illuminati da questa cura gentile delle relazioni; una cura che si dispiega lungo le due sezioni del libro attraverso la doppia dimensione della relazione d’amore e di quella larga, sociale , che riguarda , ma non solo, il degrado del sud, come emerge dai ricordi d’infanzia e adolescenza dell’autore. Nulla deve essere cancellato o respinto, ogni moto evocato ha bisogno dell’attenzione della parola per riacquistare senso, per costruire una consapevolezza che ci restituisca più densa la nostra umanità, più luminoso il pensiero. (altro…)

Annamaria Ferramosca, Ciclica (La Vita Felice)

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A pochi giorni dall’uscita in libreria, presentiamo in anteprima una scelta di poesie tratte dalla raccolta Ciclica di Annamaria Ferramosca.

Annamaria Ferramosca, Ciclica (La Vita Felice, 2014)

Nota di lettura di Anna Maria Curci

Con Ciclica prosegue il viaggio nella produzione poetica di Annamaria Ferramosca. Il titolo della raccolta conferma le premesse: si tratta di una scrittura a tutto tondo – scorrere ampio e soste meditate – animata da musica e ritmo che conoscono la variazione e non nascondono, tuttavia, l’aderenza, fedele e coerente, a uno stile sicuro e inconfondibile. I versi di Lutz Seiler in esergo – tratti dalla poesia Il diavoletto di Cartesio, nella traduzione di Paola Del Zoppo nella raccolta La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott – compongono una cornice di riferimento solida: scomoda per chi si accontenta di increspature leziose di superficie e salda per chi conosce il prezzo dell’inattualità e l’impegno alla memoria. «Sotto lucitravi delle macchine a due tempi/ un mondo soffiava di crisantemi-da-/ film-muto, fresco/ pulito dalle tende &/ la sua forma sibilava senza / titolo senza luogo», scrive Lutz Seiler, e Annamaria Ferramosca raccoglie la sfida dell’inusuale, coglie il senso della creazione di parole nuove e nuove combinazioni per dirlo, già nel testo di apertura, che oppone vera etica dell’ascolto al mero ‘baratto dell’apprezzamento’:

scelgo mi piace e condivido
soltanto se
la posa non è teatrale se intravedo
il capo rasato sotto la pioggia
la stanza fiammeggiare
allontanarsi il punto cieco
l’urto mi chiedi l’urto ma
sei virtuale un’ipotesi una
finestra sul vuoto poi non so
quanto davvero vuoi
farti plurale
dimmi se chiami per conoscermi o solo
per riconoscerti
chiami chiami dai tetti
da eccentriche lune chiami da
nuvole pure dal basso chiami
voce di fango che mi macchia il petto
segna la fronte pure
si fa lacrima cristallo che
taglia il respiro

(p. 11)

Sempre lucido e consapevole della padronanza e dell’ampiezza dei mezzi di conoscenza e di espressione del reale è l’equilibrio tra la formazione scientifica e la nutrita vocazione al dire poetico di chi scrive:

FIORITURE

Fior di loto è fiorito,
vorrebbe dirci che s’arrende
a una domanda così grande
da non saper altro che fiorire

Kikuo Takano, Secchio senza fondo

.

amo questo lavoro di biologo
anche se piuttosto idraulico ma
a volte vorrei essere esperta
in altra scienza della vita
penetrare la pasta segreta
dei pensieri quotidiani degli urti
vita che invade invisibile i corpi
lingua molecolare che parla
a impalpabili stelle
scalare la doppia elica
dei perché dei quando fino alla vetta
scavare nel mio nulla senza scampo
nucleotidi a brandelli su cui inciampo
cercando nel mosaico la mia tessera
di terra cruda nuda
fragile come appena sbozzata
ma è nello sbreccio delle imperfezioni
che avverto il tocco-random di una mano
che plasma e scompiglia
i geni sulla spirale tutto vedono si ravvedono
– un parlottìo continuo là per le scale –
cercare il massimo vantaggio per
proseguire il viaggio vis à vis
senza mai perdersi
sì venga pure la notte

(pp. 14-15)

Non c’è mai resa, pratica consueta altrove, né comoda concessione all’oscuro per maniera, al confuso per convenienza. Di tutto questo non trapela alcuna tentazione, né, tanto meno, la ricerca si fa altezzoso deposito di certezze incrollabili. Scrittura è coscienza del dubbio come compagno di viaggio:

sono accerchiata
batte una luce cruda
sull’ultima mia isola
si vuole ogni mia traccia disperatamente
la misura irretita del bosco
i sobbalzi dietro la siepe
si vuole la chiave della mia tua stanza
dello sconfinamento
(chi sorride dall’alto
del suo altopiano etiope?)
siamo nomadi corpi notturni
impazienti di alzare il velo su ogni sillaba
di urti sulla fronte rarefatta dai tuoni
siamo corpi già dimezzati ombre
che implorano ancora un’altra infanzia
di più ti amo
quando sul monitor mi lanci
inutile dire chi scrive vede di più
ha solo più dubbi

(p. 21)

È una poesia che si muove tra paesaggi naturali, mitologici e dell’epica antica, familiari – dal Salento delle radici, soprattutto, ma con una significativa tappa nella Lucania di Scotellaro – ed esotici, e che, allo stesso tempo, sa attribuire a stanze domestiche (sì, stanze, da leggere qui nella doppia accezione del termine)  una voce che cambia volume e modulazione nel tempo:

NASCITA

a Nicole

Il tuo arrivo in settembre una migrazione
da magma scuro verso la radura
che abbaglia di promesse
nella stretta della mano minuscola
abbozzi di frasi come desideri
guardo il sole assentire
lembi di cielo piegarsi
respiro largo della casa che ti accoglie
ieri solo spazio d’attesa muto
annullata d’un tratto per te la sua storia
tutti i pianti trascorsi le risa
ora nuova a ospitare il tuo grido
dispotico tuo segno lanciato al mondo
che incide il tempo della compassione
e fa i gesti di cura perfetti come una metrica
ché l’accostarsi al piccolo corpo accende
inauditi segnali visioni lampi
tutti gli inviti tutte le preghiere
ti chiamo sottovoce mentre dormi
soffio il tuo nome intorno
– battesimo di sillabe nell’aria –
veglio il tuo sonno arreso che trascina
fiumi di stelle alla mia notte

(p. 34)

La poesia di Annamaria Ferramosca – e i testi di Ciclica costituiscono a questo proposito una  tappa significativa di un progetto, in progressivo formarsi, dalle vaste articolazioni – sa alternare e far risuonare, in partiture animate, coralità e voce solista, che percepisco come voce piena e profonda di contralto, come in

STALATTITI

inciamperò – lo sento – su pietre native
in questo viaggio del disorientamento
fuori da ogni codice da ogni latitudine
sono in partenza e in molti mi salutano
da piattaforme di stazioni che sfrecciano
nomi in fuga illeggibili e nessuno
che possa vedermi commossa
agitare le braccia rispondere al saluto
unico appoggio achtung
per non cadere di solitudine sporgendomi
è la voce bambina che affiora lontanissima
allo scoccare dell’ora della favola
la parola d’ordine segreta
zínzuli!
(sugli stracci salivamo leggere
come sospese solo orecchio essenziale)
fosse un arcano di grotta la
biblioteca chiara dove riconoscersi
deprogrammarsi nudi
oltre il tempo
un rampicare insieme lungo pareti sdrucciole
verso un tetto carsico
cercando l’aggancio al pieno il cavo da saziare
fosse questa dalla grande madre
la risposta in lingua stalattitica
lente parole da dire lente da elaborare
sedimento che edifica pietra
contro ogni legge di gravità
come a scan-dire una costanza
sempre sarò qui per te
nonostante

(pp. 50-51)

 

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Annamaria Ferramosca è nata a Tricase (Lecce). Da molti anni vive a Roma, dove ha lavorato in campo scientifico dedicandosi in contemporanea alla scrittura poetica e alla divulgazione di poesia contemporanea. È stata cultrice di letteratura italiana per l’Università Roma3; è ideatrice e curatrice della rubrica non autoreferenziale Poesia Condivisa nel portale poesia2punto0. Collabora con testi poetici e note critiche a varie riviste di settore tra cui «La Clessidra», «La Mosca di Milano», «Le Voci della Luna», «Gradiva», «IPR – Italian Poetry Revue», «Poesia». In poesia ha pubblicato: Il versante vero (Fermenti, 1999) – Premio Opera Prima «A. Contini Bonacossi», Porte di terra dormo, plaquette (DialogoLibri, 2001), Porte/Doors (Edizioni del Leone, 2002), Curve di livello (Marsilio, 2006) – Premio «Astrolabio», Paso Doble (Empiria, 2006, coautrice Anamaría Crowe Serrano, traduzione di Riccardo Duranti), Canti della prossimità in «La Poesia Anima Mundi», monografia a cura di Gianmario Lucini (Puntoacapo, 2011), Other Signs, Other CirclesPoesie 1990-2009 (collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti, Chelsea Editions, N.Y., 2009).

LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE – AZIONE N° 8 (reading)

LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE

AZIONE N° 8

MARTEDÌ 3 APRILE ore 21.30

ROMA

Associazione Culturale

“Villaggio Cultura”

Viale Oscar Sinigaglia 18/20

reading con

Nina Maroccolo, Annamaria Ferramosca, Alessia D’Errigo,

Fernando Della Posta, Anna Maria Curci, Enzo Campi

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Nina Maroccolo

È nata a Massa. Vive e lavora a Roma dal 2004.

Scrittrice, performer, artista visiva. È curatrice di libri e antologie, conduce laboratori di scrittura.

Ha fatto parte della casa discografica CPI, ha collaborato e organizzato eventi culturali con la “City Lights Italia”.

È fondatrice del gruppo poetico “Stanzevolute” e membro fondatore del gruppo artistico-sperimentale ATEM. Fa parte di “Atelier LiberaMente” e del Creative Drama & In-out Theatre”; è membro della Factory AL-KEMI lab e redattore del blog collettivo “La poesia e lo spirito”.

Ha pubblicato : Il carro di Sonagli, (City Lights Italia, 1999), Annelies Marie Frank (Empiria, 2004-2009), Documento 976 –Il processo ad Adolf Eichmann (Nuova Cultura, 2008), Malestremo (Le reti di Dedalus, 2008), Nitrito d’argento (Neobar, 2009), Illacrimata (Tracce, 2011).

Annamaria Ferramosca 

È nata a Tricase  (Lecce). Vive e lavora a Roma. Collabora con testi e note critiche alle riviste Le Voci della Luna, La Mosca di Milano, La Clessidra e con vari siti di poesia in rete, tra cui clepsydraedizioni.com. Ha pubblicato in poesia: Other Signs Other Circles, Chelsea Editions, New York, raccolta antologica di poesie 1990-2009, (Premio Città di Cattolica);  Curve di livello, Marsilio, 2006, (Premio Astrolabio, Castrovillari-Pollino, finalista ai Premi Camaiore, Lerici Pea, Pascoli, San Fele, Montano); Paso Doble, Empiria, 2006 (raccolta di dual poems, coautrice Anamaría Crowe  Serrano), Porte / Doors, Edizioni del Leone, 2002 (traduzione inglese di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti, Premio Internazionale Forum); Porte di terra dormo, Dialogo Libri, 2001; Il versante vero, Fermenti, 1999 (Premio Opera Prima Aldo Contini-Bonacossi); Canti della prossimitàPuntoeacapo editrice, 2011 (silloge contenuta in  La Poesia Anima Mundi, quaderno monografico a cura di Gianmario Lucini).       Suoi testi sono inclusi nei volumi collettanei: Pugliamondo, 2010 e La Versione di Giuseppe, 2011, entrambi per le Ed.ni Accademia Terra d’Otranto-Neobar, Poeti e Poetiche, CFR, 2011. Ha ricevuto nel 2011 il Premio Guido Gozzano per la poesia inedita Fa parte della redazione del portale Poesia2punto0.com, dove è ideatrice e curatrice della rubrica Poesia Condivisa

http://www.poesia2punto0.com/category/poesia-   condivisa/

Alessia D’Errigo
Autrice, attrice e regista. Ricercatrice in campo teatrale e cinematografico. Da anni conduce un intenso lavoro sulla poesia parlata e scritta. Nel 2004 apre, insieme all’artista e regista Antonio Bilo Canella, il “CineTeatro di Roma” centro di ricerca, formazione e produzione in campo teatrale e cinematografico.  Nel 2011 crea il progetto IMPROMPTU THEATRE (Teatro all’improvviso), con l’intento  di voler fondere varie arti (musica, poesia, danza, pittura e teatro) in uno scenario d’improvvisazione totale. Progetto sancito dall’omonimo spettacolo “Impromptu” con il pittore-performer Orodè Deoro e successivamente da un altro evento “Variazioni Belliche (LamentAzione)”. Ha partecipato come attrice a svariati cortometraggi e lungometraggi; ha realizzato, diretto e montato opere cinematografiche, tra cui: “La casa del Sator” (2006), “Onde” (2007); ha scritto, diretto e interpretato numerosi lavori teatrali, tra cui: “Desiderio” (2006), “Shake Revolution” (2009), “Profetica” (2010), “Il pugno e la rosa” (2011). È rintracciabile, in rete, su www.cineteatro.it

Fernando Della Posta 

È nato a Pontecorvo, in provincia di Frosinone e vive e lavora a Roma nel campo dell’Information Technology.

E’ redattore del blog di letteratura e poesia “Neobar. Agorà senza l’assillo delle correnti”, http://www.neobar.wordpress.com/

Molti suoi testi sono apparsi sul web, riviste e antologie. Ha partecipato con suoi testi al poemetto collettivo “La Versione di Giuseppe. Poeti per don Tonino Bello”, edito da Accademia di Terra d’Otranto, Neobar 2011. La sua prima raccolta di poesie “L’anno, la notte il viaggio” edita da Progetto Cultura, 2011, nella collana “Le gemme”.

È rintracciabile in rete sul suo blog personale “L’anno e la notte.poesia”

http://versisfusi.wordpress.com/

Anna Maria Curci

È nata a Roma, dove vive e insegna.

Scrive sul blog “Cronache di Mutter Courage“,  su  “Unterwegs / In cammino” ed è tra i redattori del blog collettivo “Poetarum Silva”. Suoi testi sono apparsi su riviste (Journal of Italian Translation; Traduttologia) e antologie (La notte, Roma 2008), sul blog La dimora del tempo sospeso, sul blog collettivo  “La poesia e lo spirito” e sul sito “Poeti del parco”. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta Inciampi e marcapiano (LietoColle ed.).

Enzo Campi 

È nato a Caserta. Vive e lavora a Reggio Emilia. Autore e regista teatrale. Critico, poeta, scrittore.

È presente in alcune antologie poetiche edite, tra gli altri, da LietoColle, Bce Samiszdat, Liminamentis. È autore del saggio filosofico Chaos – Pesare-Pensare, scaricabile sul sito della compagnia teatrale Lenz Rifrazioni di Parma. Ha pubblicato per Liberodiscrivere edizioni (GE) i saggi Donne – (don)o e (ne)mesi (2007) e Gesti d’aria e incombenze di luce (2008); per BCE-Samiszdat (PR) il volume di poesie L’inestinguibile lucore dell’ombra (2009); per Smasher edizioni (ME) il poemetto Ipotesi Corpo (2010) e la raccolta Dei malnati fiori (2011). È redattore dei blog La dimora del tempo sospeso e Poetarum Silva. Ha curato prefazioni e note critiche in diversi volumi di poesia. Dal 2011 dirige, per Smasher edizioni, la collana di letteratura contemporanea Ulteriora Mirari e cura l’omonimo Premio Letterario. È ideatore e curatore del progetto di aggregazione letteraria “Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze”.

In fase di pubblicazione per Smasher edizioni: Il Verbaio – Dettati per (e)stasi a delinquere (terzo classificato Premio Giorgi 2010, finalista Premio Montano 2011).

LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE

 

Per una co-abitazione delle distanze:

Letteratura Necessaria – Esistenze e Resistenze

In un’epoca dove ritornano a galla sempre più prepotentemente l’urgenza e il bisogno di rispolverare e ridefinire i concetti di comunità e condivisione, nasce il progetto di aggregazione letteraria  LETTERATURA NECESSARIA – ESISTENZE E RESISTENZE.
Lo scopo del progetto è essenzialmente quello di far CIRCOLARE i libri e le cosiddette “risorse umane” creando dei momenti di aggregazione, scambio e confronto che possano abbattere qualsiasi tipo di divisione ideologica, editoriale, di mercato, ecc., mettendo in comunicazione tra loro diverse e svariate realtà che operano nel settore o che sono impegnate in tal senso.
In parole povere si tratta di costituire una serie di poli geografici di riferimento disseminati lungo tutto l’arco del territorio nazionale. Ogni polo avrà un referente che si occuperà dell’organizzazione in loco e con il quale concordare gli autori (locali e nazionali) da coinvolgere e le modalità di realizzazione dell’evento.

Il progetto è diviso in varie fasi; ad una prima fase quasi esclusivamente performativa seguirà una seconda fase dove gli autori – per rendere ulteriormente “concreto” il concetto di aggregazione – verranno chiamati a leggere e presentare criticamente altri autori.
Visto che il progetto intende caratterizzarsi come un qualcosa di itinerante e ad ampio respiro si cercherà di organizzare e rendere fattiva una terza fase in cui gli autori che intendono contribuire alla realizzazione del progetto ma che si trovano territorialmente distanti e/o impossibilitati a partecipare direttamente agli eventi, potranno rendersi presenti anche nella loro assenza attraverso contributi fonici e visivi.
La quarta fase del progetto prevede la realizzazione di uno o due volumi antologici “comunitari” con contributi letterari e critici di diverse decine di autori che collaborano all’iniziativa. Nella fattispecie, ogni autore antologizzato si impegnerà a realizzare un evento nella propria città e, attraverso le risorse individuate dalla rete, inviterà autori territorialmente vicini a partecipare all’evento. Durante questi eventi, oltre a “spacciare” i contenuti del progetto e l’antologia cosiddetta comunitaria, gli autori coinvolti potranno eventualmente presentare le loro opere e eventualmente altri autori.

Quello che conta qui è una vera e propria “messa al lavoro” della letteratura. Semplificando e riducendo, si potrebbe dire che se le “esistenze” sono riconducibili ai libri, in quanto oggetti fisici, le “resistenze” rappresentano le “azioni” di quei “soggetti” fisici che producono i libri. Aggiungendo una sola caratterizzazione: il fatto di ostinarsi, per esempio, a produrre e a “spacciare” poesia, oggi come oggi, deve essere considerato come un vero e proprio “atto politico”. In tal senso ogni azione di questo tipo viene a rivestirsi di un plusvalore sociale. “Letteratura necessaria” è un progetto che vuole rendersi pratico, concreto e tangibile. Qui si tratta di far sì che la necessità di mettersi in gioco in prima persona diventi l’aspetto preponderante della diffusione della letteratura come atto corporeo, politico e aggregativo. L’idea di fondo è quella di ovviare alla sempre più imperante DISPERSIONE che caratterizza, in negativo, l’attuale panorama letterario nazionale e di creare una sorta di rete che permetta la costituzione e la ripetizione di eventi (“marchiati” e catalogati progressivamente in “azioni”) collegati tra loro ove far interagire realtà letterarie e realtà editoriali, in un regime non competitivo, ma collaborativo.

“Letteratura necessaria”, beninteso, non vuole essere un movimento tematico, ma pluritematico, volto a certificare la propria “esistenza” e a diffondere una sorta di “resistenza”. Resistenza a chi e a cosa? A tutto ciò che è privazione, restrizione, negazione, omologazione, ghettizzazione, a tutto ciò che lede i propri diritti, che ripropone gli stessi, triti e ritriti canoni letterari. In poche parole il progetto, almeno in fase concettuale, nasce “in costruzione” e crescerà sempre “in costruzione”, assorbendo e consolidando, di volta in volta, necessità, urgenze, tematiche e facendosi portavoce di messaggi che possano rientrare nei concetti di necessarietà, esistenza e resistenza.

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Finora, tra Bologna, Milano, Parma, Reggio Emilia, Roma, Capua (CE), sono state realizzate 8 azioni live che hanno coinvolto : Francesco Marotta, Enrico De Lea, Jacopo Ninni, Agnese Leo, Dina Basso, Ermanno Guantini, Silvia Molesini, Patrizia Dughero, Nina Maroccolo, Anna Maria Curci, Cristina Annino, Vincenzo Bagnoli, Loredana Magazzeni, Luca Ariano, Viola Amarelli, Lucia Pinto, Marco Bini, Ada Gomez Serito, Lorenzo Mari, Simonetta Bumbi & Orlando Andreucci, Stefania Crozzoletti, Antonella Taravella, Silvia Rosa, Roberto Ranieri, Sergio Pasquandrea, Marco Palasciano, Daniele Ventre, Gianluca Corbellini, Valentina Gaglione, Enea Roversi, Martina Campi, Meth Sambiase, Patrizia Rampazzo, Marco Ruini, Claudio Bedocchi.

Le attività, dopo una breve pausa invernale, riprenderanno ad aprile con 5 azioni a Roma, Sasso Marconi, Bologna, Mantova  e Verona, e proseguiranno a maggio con altre 6 azioni tra Torino, Milano, Verona e Bologna. Sono in fase di costruzione altre azioni tra Marche, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.

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E’ stato costruito un blog per documentare le attività del gruppo, per segnalare altri eventi e per pratiche di divulgazione letteraria.
http://letteraturanecessaria.wordpress.com/

Pagina del gruppo su facebook

http://www.facebook.com/groups/179852888755635/

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