Anna Ruotolo

Su “Cancellare la città” di Marco Aragno. Note di Anna Ruotolo

Marco Aragno, Cancellare la città, Transeuropa editore, Massa 2018, € 16,90

 

A.D. 2018, 25 Settembre.

Siamo a Giugliano, enorme periferia napoletana, e i telegiornali locali e nazionali danno la notizia di un maxi rogo tossico scoppiato nel campo rom – Asi.
Dall’emittente Tele Club Italia (canale 98, ndr) arriva la telecronaca in diretta, con tanto di immagini da the day after: tra roulottes e containers sono anni che si accumulano rifiuti di ogni genere e questi, bruciando, hanno sprigionato una nube tossica visibile dall’isola di Ischia. L’odore acre ha investito le zone dell’hinterland napoletano. La voce della telecronista incalza raccontando di roghi continui lungo la circumvallazione esterna e di campi rom veri e propri ghetti, ricettacolo di rifiuti, discariche a cielo aperto a tutti gli effetti. “Qui, nelle aree intorno agli insediamenti rom, robivecchi, criminali, ditte, responsabili di opifici gettano spazzatura, elettrodomestici e scarti di lavorazione che puntualmente vengono dati alle fiamme per risparmiare i costi di smaltimento con la complicità di qualche residente del campo che a sua volta regala ferro e rame da rivendere”.

A.D. 2018, 26 Settembre.

È la data di uscita del secondo romanzo di Marco Aragno (chi lo conosce non solo nelle vesti di giornalista, quale è, sa che ha esordito in poesia a partire dal 2010 e poi ha pubblicato il suo primo romanzo, Absolute, nel 2015), per i tipi di Transeuropa: Cancellare la città.
Sembra un sogno pieno di presagi che si avvera o, meglio, sembra quasi che la storia e il romanzo di Marco Aragno abbiano superato addirittura la realtà, creandola prima ancora che accadesse e fungendo da previsione e compimento assieme.
Nella visione dell’editore Giulio Milani, poi, di fatto, realizzata in questa particolarissima collana battezzata Wildworld, gli autori avrebbero dovuto misurarsi con fatti di cronaca o attualità confezionando un romanzo distopico, surreale, onirico.
La verità è che a Marco Aragno è venuto quasi naturale, non dovendo fare altro che pescare in una memoria cementata e difficile da rimuovere, tanto incredibile quanto reale e viva, tanto inimmaginabile quanto, purtroppo, concreta.
L’argomento o, meglio, il pretesto per entrare a gamba tesa in simboli, sistemi, domande, tesi, ipotesi e poi non uscirne più, è la questione “terra dei fuochi”. L’idea a Marco Aragno nasce già nel 2015 quando scoppiò uno dei roghi più devastanti di Giugliano, ovvero il rogo al deposito “De Luca” (zona Casacelle) che per il suo impatto distruttivo ha segnato l’immaginario di tutti.
Così, a poco a poco, nasce questo romanzo, un’autofiction, come ama definirla l’autore stesso, dove il protagonista si chiama, appunto, Marco Aragno e fa il giornalista. È l’alter ego del vero Marco Aragno o forse una sua emanazione, un altro uomo possibile che avrebbe potuto esistere o uscire dalle quinte di uno scenario torbido e oscuro,così come raccontato nel romanzo. La scelta singolare, concordata con l’editore, fa sì che il tutto acquisti una singolarità ancora più spiccata tanto da iscriverlo a pieno titolo nella collana Wildworld e dargli il largo nel mondo editoriale.
Ma perché scenario “torbido e oscuro”? (altro…)

Pas de deux # 3

berlino 2011 - foto gm

Due poeti contemporanei scelgono un testo di un autore straniero e lo traducono per Poetarum Silva. Un confronto sulla traduzione tra diverse sensibilità. Un’occasione per scoprire poeti che non si conoscono o riscoprirne altri con un vestito nuovo. I post non avranno cadenza regolare, perché soggetti alle tempistiche dei traduttori invitati, ma ci auguriamo che diventino un appuntamento abbastanza regolare. Per il terzo numero della rubrica Anna Ruotolo ed Elio Grasso  hanno tradotto una poesia di Marc Chagall.

::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::La redazione

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Comme un barbare

Là où se pressent des maisons courbées
Là où monte le chemin du cimetière
Là où coule un fleuve élargi
Là j’ai rêvé ma vie
La nuit, il vole un ange dans le ciel
Un éclair blanc sur les toits
Il me prédit une longue, longue route
Il lancera mon nom au-dessus des maisons
Mon peuple, c’est pour toi que j’ai chanté
Qui sait si ce chant te plaît
Une voix sort de mes poumons
Toute chagrin et fatigue
C’est d’après toi que je peins
Fleurs, forêts, gens et maisons
Comme un barbare je colore ta face
Nuit et jour je te bénis

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Marc Chagall (1930-1935), Poèmes, Cramer éditeur, Genève, 1975

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Come un barbaro

Là dove si affollano case ricurve
Là dove sale il sentiero del cimitero
Là dove scorre un ampio fiume
Ho sognato la mia vita
Di notte, un angelo vola nel cielo
Un bagliore bianco sui tetti
Mi predice una lunga, lunga strada
Lancerà il mio nome più oltre le case
Mio popolo, è per te che ho cantato
Chi lo sa se il mio canto ti piace
Una voce esce dai miei polmoni
Tutta dolore e fatica
È secondo ciò che sei che dipingo
Fiori, foreste, genti e case
Come un barbaro coloro il tuo viso
Notte e giorno io ti benedico

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*************************************Traduzione di Anna Ruotolo

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Come un barbaro

Dove premono case inarcate
Dove sale la via al cimitero
Dove scorre un fiume esteso
Là ho sognato la vita
Di notte, un angelo attraversa il cielo
Un lampo bianco sui tetti
Mi predice una lunghissima strada
Lancerà il mio nome sulle case
Gente mia, per te ho cantato
E chissà se ti piace il canto
Una voce sorta dai polmoni
Colma di dolore e fatica
Dopo di te dipingo
Fiori, foreste, genti e case
Come un barbaro ti coloro la faccia
Notte e giorno io ti benedico

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::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::traduzione di Elio Grasso

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Marc Chagall nasce a Vitebsk il 7 luglio 1887. Pittore russo d’origine ebraica, dopo varie vicende difficili vissute tra la  Russia e la Francia, nel 1923 si trasferisce per un periodo significativo a Parigi con la moglie Bella e la figlia Ida, acquisendo la cittadinanza francese nel 1937. È in questo periodo piuttosto felice che pubblica le sue memorie in yiddish, scritte inizialmente in lingua russa e poi tradotte in lingua francese dalla moglie Bella ma anche articoli, racconti e vibranti poesie.

Durante la Seconda guerra mondiale, gli Chagall fuggono da Parigi. Si nascondono a Marsiglia poi si dirigono verso la Spagna e il Portogallo. Nel 1941 si stabiliscono negli Stati Uniti. Nel 1944, Bella, compagna amatissima, soggetto frequente nei suoi dipinti e nelle sue poesie, muore. Due anni dopo Chagall fa ritorno in Europa e nel 1949 si stabilisce in Provenza.

Esce dalla depressione, causata dalla morte della moglie, quando conosce Virginia Haggard, dalla quale ha un figlio.

Chagall si risposa nel 1952 con Valentina (detta “Vave”) Brodsky. Viaggia molto tra la Grecia, Israele e la Russia ma non tornerà mai più nella natìa Vitebsk.
L’ormai famosissimo Marc Chagall muore a novantasette anni, a Saint-Paul de Vence, il 28 marzo 1985.

Anna Ruotolo, Dei settantaquattro modi di chiamarti (alcuni estratti)

Da Dei settantaquattro modi di chiamarti”, Raffaelli editore, 2012
(pubblicazione Premio ClanDestino)

 

Primo. Cielo indiviso,
cielo nevicato all’improvviso

Terzo. Mani di bandiere
nell’aria
e nella nebbia

Quattordicesimo. La notte
più lunga passata
con te –
giro di rotte
e di pianeti

 

Ventiduesimo. Quando arriva mattina,
biglia nella mano.
Quand’è notte, biglia persa
nell’oscurità del letto

Quarantaquattresimo. Autostrada di venti
e di bandiere

 

Modi

(una montagna)

Mi manca il fiato. Scalatori. La corda è tesa, corre sui pendii.
Qualcuno sale, invoca l’aria. Si avvicina al fuoco e a Dio. Sono esseri speciali, crediamo. Esseri di nervi e di coraggio, qualunque forza li attragga.

Qualunque bene.

[…]

Una montagna è un uomo. Un uomo è una montagna.
Da lì viene. Dalla sua polvere e dalla sua roccia.

Poi l’uomo si abbassa: è una collina. Si accomoda alla terra,
un poco la tocca poi si ritira. È il passaggio della sua crescita
nei primi giorni, dall’inizio di tutto.
Poi si abbassa ancora: è un altipiano. Sfiora coi piedi
il fuoco e l’accensione della crosta. Si ritira ma se si lascia
per intero nel suo spazio sente che tutto è un battere dal cratere,
dal suono e dal caldo primordiale.
Poi l’uomo si appiana: è una pianura.
Ed è il giorno della discesa. Piano piano si livella alle cose dell’acqua
e alle cose dell’erba. Non sente lo sbalzo, finito è il gradino, il pendere
dal dislivello della nascita.
Quando un uomo nasce nella materia toccabile è una pianura
di stelle e di fiorite. E pesci e mostri marini.
E mari di giorno e mari di notte. Acqua di sopra e di sotto.
È infinita distesa.

Tu sei ancora una pianura. E una pianura come te è la più gagliarda,
perché sferzata dal vento e dal sole seccante.
E una pianura come te è la più bella.
Ma quando nell’uomo è innescato il prodigio e nasce, cresce, la crescita
è infinita, fossile, stratificazione di gigantesca materia.
Dalla pianura di nuovo fino al picco: questo è il piano.
Indietro. Dalla pianura alla vetta che tocca la fine del mondo per stare là
nel momento della grandissima salita, nello spazio tutto,
nel tempo che vive di eternità.
Ma quando l’uomo cresce per il suo ultimo salto è stratificazione d’aria leggera,
acqua che vacilla e gocciola pian piano. Perdita di peso. Trasparenza di pelle.
Fiero dimenticatore di parole, fiero lasciatore di pesi, di gelate invernali,
di conti, di parenti, di amori e affetti piccoli e terrestri.
La seconda montagna è la più perfetta. E la sua perfezione è la trasparenza,
l’invisibilità, il volo.

L’uomo, in principio, è una montagna.

L’uomo nato è una pianura.

L’uomo che ritorna è, ancora, una montagna.

Per salire, tu lo sai, diventi ogni ora più leggera. E questa salita è come la discesa.
Sali che non c’è spasimo e fiato corto. Sali che non ti si può più vedere.
Lasci la tua pianura. Cresci di altipiano in collina.
Di collina in cima.

E, se alzo gli occhi, mi manca il fiato.

 

(disordine)

L’ordine dei giorni.

Il disordine dell’inciampo, della parola che pronunci
[dopo dieci giorni
di silenzio e fiato rosso.
Il disordine dell’ora legale e lunghissima sera,
il disordine della tromba sul tetto,
il disordine del matto.
Il disordine della tua storia lanciata così,
il disordine del tuo corpo di bolla e del tuo cuore forte
che se fosse più forte lo direi felice.
Il disordine delle mani battute nella notte,
il disordine dei fuochi d’artificio,
il disordine dello scampato all’onda disastrosa,
il disordine del regalo nel giorno anonimo,
il disordine del gesto gratuito.

L’ordine delle stagioni.

Il disordine del caldo d’inverno,
il disordine del camino acceso a marzo.
Il disordine di tutto il cibo comprato, il disordine del libro lasciato in fretta.
Il disordine del tuo racconto nelle mani di qualcuno.
Il disordine del vento nel sereno.
Il disordine del venditore di frutta sotto la tua finestra.
Il disordine mondiale del primo dell’anno che dormi e ti perdi quasi,se non fosse che arriviamo in fila, rotta la lentezza della tua stanza,
messi i nostri piedi e le ginocchia sul tuo letto, obbligata a bereuna cosa frizzante, obbligata all’ultima fotografia di certezza.

L’ordine delle cose. 

                        Il disordine e il tumulto del tuo sorriso.

 

Sessantasettesimo. Filo tremulo
e tenero soltanto
che cade solitario – un gesto raro –
discende, fa un giro nel giardino mio
un giro nel pollaio, ritorna nella terra.
Gesto santo

Settantatreesimo. Mistero
grandioso
di mattine e oceani
invisibili

Poesie di Anna Ruotolo

Poesie di Anna Ruotolo*

 

[Con Anna Ruotolo  si conclude  la prima fase della rubrica di poesia contemporanea di poeti nati negli anni ’80. In ordine sono stati pubblicati Fabio Teti, Greta Rosso, Valentina De Lisi, Chiara Daino, Domenico Ingenito, Simona Menicocci, Carmen Gallo, Francesco Terzago, Tommaso Di Dio, Mariasole Ariot, Luca Minola e Alessandro Giammei.  Per ciò che concerne i testi di Giovanni Catalano, Luigi Bosco e Luciano Mazziotta, in quanto redattori di Poetarum,  si rimanda ai link di altri blog: Stroboscopio per Bosco, Imperfetta Ellisse per Catalano e La dimora del tempo sospeso per Mazziotta. Sempre su Poetarum Silva, sono stati inoltre segnalati da G. Montieri e N. Castaldi, Riccardo Raimondo e Nadia Tamanini. Le pubblicazioni riprenderanno a Marzo.]

 

 

(da “Secondi luce”, LietoColle, Faloppio 2009)

anghelos

Che rientri da questa terra
per i segreti delle porte
che quasi mi dormi accanto
è scritto nel rumore della pioggia
nel tremito aguzzo delle acque.
Più dentro è il chiodo di non saperti qui
vederti andare come certe domeniche d’inverno
anche quando è il dono del mondo che ci unisce,
il fondo delle cose a crescerci di neve.

*

Annerire gli spazi col puntino

Ho scelto,
ho scelto un fondale per questa sera:
so che vorrei la tua faccia
tutta intera e chiara
una scena vivida all’improvviso,
una traccia elettrica dall’orlo dei lampioni.
Ho da fare come un percorso
su una parete illuminata
ed ogni punto sarà lo spazio da annerire
per vederti nascere, apparire dal nulla.

(da “Quattro giovin/astri”, Kolibris, Bologna 2010)

Dialoghi da Moleskine

IV

– E se si fa sottile il suo corpo
la riviera ci sembra attraverso
non mangia ormai che pane
e origano,
dobbiamo partire
per le stanze bianche
e i corridoi verdacciaio delle sale
per provare a ricongiungerci
nel sangue.
– Così le dici? Dobbiamo partire?
– Ogni tanto succede. O, ogni tanto,
che anche a me fa male qualcosa
cosicché dopo a lei non dice niente di brutto,
tutto ciò, niente di terribile.
È la riprova che il corpo è nostro
e se siamo in due si passa meglio
dal sogno all’esistenza , dall’esistenza
al sogno, nella notte.

VII

Le cose che non iniziano, le cose
che finiscono soltanto e non sono
la fine dell’altro

NICOLA GARDINI


 

– Le cose che non ci sono vanno pensate
– Va pensata la vita e la scrittura!
– Allora, non ci sono?
– Ci sono quando la mano comincia
a finire. È tutto un salire per gradi.
– Per esempio?
– Finalmente anche la direzione
del sole, alla mattina, si ferma
ben bene sulla tua guancia
– Qual è il significato?
– Che il sole smette di far luce
non c’è, va pensato come
il grano che ti preme in bocca,
che ci fa mangiare.

*

“a” come avvicino

IV

bocca a bocca:
scioglierò la mia per gioco
nella pagina ventuno del tuo libro
baciando la poesia dell’anno

quasi sono felice che dal tuo nome
abbia avuto vita un segreto
e che tu non abbia parlato
per bene, a lungo
da scoprirmi indaffarata
nel termine luminescente
della pioggia
e il mare e il freddo
e il gelo che – sai – non mi tormenta.

X

Crescono i coralli ogni giorno

La tua carne si riduce.

ORI BERNSTEIN

braccio a braccio
ho da dirti due cose:
dapprima che non c’è abbandono per te
né passaggio di notizie infauste
a primavera (tu sei immune, sei immune).
Due: sei tanto debole
che ti sistemo un’ala,
tanto forte
da riuscirci per me.

*

(inediti)

Primariamente

Ci manca, come niente,
la preistoria – primissimo giorno minerale:
e fu sera e fu mattina –
la prima nascita,
la primavera, la primina e il primo mare.
La pietra, la coperta, l’oleandro
la penna che scappa dalle piene delle dita
la paura di ciò che d’acqua non si abbassa
e non si vede bene fino giù alla fine.

Abbiamo sempre un dopotutto, il doposcuola
delle feritoie intagliate nella luce, sì proprio
così al contrario.
Il dopodomani, ché oggi lei sembra una sposa
in bianco e in lacrime non pronta,
il dopobarba aperto e montano
e il: “dopo, amore, ti dico che t’amo”.

*

I like the way you say things

Dovremmo parlarne con una lingua diversa,
o-c-e-a-n-i-c-a
che lasci filtrare cose grandi e cose piccole
attraverso i cassetti del mondo.
Questa sarebbe la via migliore per tutto il tempo.
Loro dicono via, way, noi maniera.
Loro vanno, noi abbiamo il dare da una rete di mani
toglierci qualcosa, aspettare il ritorno,
il contraccambio. È che ci trattiene la mano
tesa, le mani nelle mani. Mano che finisce
e non corre in strada. Mano che finisce per restare.

 

*Nota Biobibliografica

Anna Ruotolo (1985) vive a Maddaloni, in provincia di Caserta. Si è diplomata al Liceo Classico e frequenta  la facoltà di Giurisprudenza. Ha vinto vari premi nazionali ed internazionali giovanili (tra gli altri il “Premio Turoldo 2009” nella sezione under 25) . Suoi testi sono apparsi in “Poesia” (Crocetti), ne “Il Foglio Volante – La flugfolio”, ne “Il Foglio Clandestino“, in “Capoverso”, in “Poeti e Poesia” e in “Italian Poetry Review”; un testo tradotto in spagnolo da Jesús Belotto nel num. 4 della rivista internazionale online “Poe +”.

Dal 2008 al 2010 ha curato e condotto il poetry slam “Su il sipario” in diversi locali casertani. Dal 2010 fa parte della redazione del sito e progetto “I giovin/astri di Kolibris”.

È presente nelle antologie poetiche “Il Fiore” 2008 (dall’omonimo premio letterario), “Corale per opera prima” (LietoColle, Faloppio 2010) e “Quattro giovin/astri” (Kolibris, Bologna 2010).
“Secondi luce” (LietoColle, Faloppio 2009 – premio “Silvia Raimondo” 2009) è la sua opera prima. Cura il sito personale: http://www.annaruotolo.it